«Favorì i clan Valle-Lampada». Tre anni al giudice

di Luigi Ferrarella da il Corriere della sera del 06/03

Toh, chi si rivede: il concorso esterno in associazione mafiosa. A dispetto di chi opina che sia un reato difficilmente dimostrabile, e secondo taluni quasi nemmeno costruibile, proprio il concorso esterno in associazione mafiosa arriva invece fino in fondo in Cassazione in un processo di ‘ndrangheta della «Direzione distrettuale antimafia» milanese sul clan Valle-Lampada: e ci arriva non solo (come di recente) nel caso di un imprenditore e di un agente di polizia penitenziaria, ma addirittura nel caso di un magistrato calabrese (Giancarlo Giusti) e di un avvocato del foro milanese (Vincenzo Minasi), di cui la Suprema Corte rende appunto definitive le condanne a 3 anni 10 mesi 20 giorni, e a 3 anni 6 mesi 20 giorni, emesse in primo grado dal gup Alessandra Simion e in Appello dalla sentenza delle giudici Francesca Marcelli (relatrice), Antonella Lai e Laura Anelli.

Il coimputato Domenico Gattuso ha avuto 5 anni, mentre le posizioni dell’imprenditore delle slot machine, Giulio Lampada, e dell’altro magistrato Vincenzo Giglio arriveranno al vaglio della Cassazione in un filone parallelo. Se a Minasi era stata contestata una interpretazione troppo estensiva del suo mandato di difensore, tale da sconfinare «in una serie di comportamenti consapevolmente finalizzati ad aiutare i componenti del contesto associativo», Giusti era stato arrestato nel 2011 dal gip Giuseppe Gennari nell’inchiesta dei pm Ilda Boccassini e Paolo Storari che aveva mostrato come il 2008 e il 2010 questo giudice dell’esecuzione civile a Reggio Calabria, poi giudice fallimentare, giudice penale e infine gip a Palmi fosse stato artefice nelle sue procedure giudiziarie di nomine di professionisti segnalatigli dal boss di ‘ndrangheta Lampada, che intanto gli pagava soggiorni gratis a Milano (in totale sui 70 mila euro) a base di viaggi aerei, hotel di lusso e prestazioni sessuali di prostitute dell’Est catalogate in un diario elettronico dal giudice.

La vicenda aveva destato subbuglio anche in seno all’autogoverno della magistratura. Il giudice calabrese, infatti, era finito sotto ispezione e procedimento disciplinare già per avere assegnato nel 2004 immobili alla società di cui era socio il suocero; e per aver dato, su 945 incarichi dal 2000 al 2005, un terzo delle perizie a 4 soli professionisti, e 116 procedure (per 300 mila euro di compensi) all’architetto marito della socia del suocero nella srl. Giusti asserì che non sapeva la società fosse del suocero: «Sfugge all’umana comprensione come si sia potuto credere alla buona fede di Giusti sulla base delle dichiarazioni dell’architetto », osserverà poi il gip Gennari nell’arrestarlo. Fatto sta che il 6 luglio 2007 il Csm (relatrice l’attuale capo degli ispettori ministeriali) aveva assolto Giusti nel procedimento disciplinare perché «la buona fede riconosciuta, nel tentativo di riorganizzare un ufficio ereditato in condizioni disastrose, assume un significato determinante ai fini della valutazione del disvalore disciplinare delle irregolarità».

A distanza di tre anni, Giusti era andato in terza valutazione di professionalità e, come non accade quasi mai, il Consiglio Giudiziario di Reggio Calabria il 22 aprile 2010 aveva espresso all’unanimità un severo parere «non positivo »: «Pur apparentemente determinando la ripresa di un settore da tempo paralizzato», Giusti «ha dato prova di carenti ed inadeguate capacità organizzative » e ha «operato con inopportuna disinvoltura». Ma il 3 novembre 2011 il Csm, che in seguito lamenterà di non essere stato in qualche modo avvisato dalla Dda milanese delle gravi indagini in corso, a sorpresa aveva ribaltato il parere negativo del Consiglio Giudiziario locale, e a maggioranza aveva promosso ugualmente Giusti. Quello che intanto nelle intercettazioni scherzava: «Sono una tomba... Ma io dovevo fare il mafioso, non il giudice».

lferrarella@corriere.it

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »