'Ndrangheta - Ombre sul catering a San Siro. Il pm: in cinquanta a giudizio

di Giuseppe Guastella da il Corriere della sera

La bancarotta fraudolenta di una decina di società del gruppo della ristorazione «Il Maestro di casa srl» porta ad una nuova ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Luigi Gargiulo nei confronti di Cristiano Sala, proprio mentre per l’imprenditore e un’altra cinquantina di persone la Procura chiede il giudizio immediato dopo gli arresti di metà dicembre per reati che vanno dall’associazione mafiosa alle estorsioni, dall’usura al traffico di droga.

Una società riconducibile a Sala si era aggiudicata il servizio di catering a San Siro. Sala, figlio del fondatore del gruppo del catering che fatturava 35 milioni di euro l’anno nell'organizzazione di mense aziendali e banchetti per matrimoni, secondo le indagini della Dda dirette dal procuratore aggiunto, Ilda Boccassini, era originariamente una vittima della ‘ndrangheta, ma poi finì dentro l’organizzazione quando nel 2009 il suo gruppo entrò in difficoltà a causa della crisi. Sala chiese protezione alla «locale » milanese della cosca calabrese Libri-Tegano, che fa riferimento a personaggi come Alessandro Nucara o i fratelli Domenico, Giulio e Vincenzo Martino, quando alcuni clienti, loro già collegati alla organizzazione, lo minacciarono per riavere 300 mila euro.

Assistito dall’avvocato Gabriele Minniti, Sala è stato interrogato in un «incidente probatorio » durante il quale avrebbe confermato i risultati delle indagini secondo le quali, dopo il fallimento della «Maestro di casa» nel 2010, attraverso una società a lui riconducibile, riuscì ad aggiudicarsi il servizio di catering nello stadio di Milano per il periodo 2014- 2015. Per i pm, grazie agli accertamenti dei carabinieri del Nucleo investigativo, l’inchiesta ha messo in luce uno «spaccato di vita criminale che a Milano non si registrava da vent’anni», cioè dalle indagini e dai maxiprocessi che negli anni ‘90 portarono in carcere centinaia di persone legate alle organizzazioni mafiose responsabili di decine di omicidi e di imponenti traffici di droga. Tra le richieste di giudizio immediato c’è quella per Giulio Martino, considerato anche lui punto di riferimento della cosca attiva tra piazza Prealpi e viale Certosa, per Carlo Milesi, un carabiniere del Nucleo tutela del lavoro, e per l’ex poliziotto Marco Johnson. Stralciata la posizione di due persone, una perché latitante, l’altra perché detenuta in Svizzera in attesa di estradizione, l’ultima è un cambiavalute sospettato di aver avuto contatti con l'organizzazione mafiosa e che nella Confederazione è accusato di riciclaggio.

gguastella@corriere.it

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