Milano - Estorsione a imprenditore, 4 anni al nipote del boss

di Giuseppe Guastella da il Corriere della sear del 16/03

Con una «articolata e continua pressione psicologica », «evocativa dei precedenti penali per associazione per delinquere di tipo mafioso dello zio» Costantino, «esponente di spicco» di una cosca della ‘ndrangheta attiva nella zona, Giuseppe Mangeruca avrebbe voluto fare sua l’attività di un avviato laboratorio di pasta fresca a Cornaredo con il cui titolare sembrava volesse entrare in società ma rifiutandosi poi di pagare il dovuto e di restituire i macchinari quando il patto non si perfezionò. L’uomo è stato condannato per estorsione a 4 anni e mezzo di carcere dal giudice Elena Bernante del Tribunale di Milano. Secondo le accuse della Procura, Mangeruca (per questo arrestato a giugno 2013) non ha mai minacciato la parte offesa facendo espressamente riferimento alla parentela, ma la fama della famiglia sarebbe stata sufficiente ad intimorire l’uomo. Mangeruca aveva offerto alla vittima di collaborare per l’apertura di un negozio in un centro commerciale, ma poi quando l’imprenditore lasciò la nuova impresa si sarebbe tenuto i macchinari, che però successivamente restituì.

Secondo l’accusa, l’imprenditore aveva precedentemente chiuso la sua attività di produzione e vendita di pasta all’uovo per essere assunto nella società di cui era titolare Mageruca assieme ad alcuni suoi familiari in modo da garantire la prosecuzione della produzione. All’uomo sarebbero dovuti andare anche 70 mila euro per la cessione della sua originaria attività, che però avrebbe poi ricevuto solo in parte, mentre i macchinari sono stati poi trasferiti nella sede del nuovo negozio. Quando il rapporto tra i due si deteriorò, Mageruca avrebbe chiesto indietro all’imprenditore una somma di denaro, sostenendo che gli spettava di diritto, per ridargli i suoi macchinari che, però, sarebbero stati trattenuti anche dopo che l’uomo gli aveva rimborsato i soldi spesi per un corso di formazione sulla sicurezza, gli acconti versati per altre apparecchiature, i contributi previdenziali e alcune spese. Secondo l’avvocato Leonardo Musuraca, che ricorrerà in appello in difesa di Mangeruca, la «questione si sarebbe potuta risolvere in sede civile».

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