Processo Miriadi. Il legale di Mario Girasole: “ Non è stato un sequestro di persona ma violenza privata”

di Cronos

L’avvocato Attilio Villa, difensore di Mario Girasole, accusato con i fratelli Miriadi di tentato sequestro, estorsione, minacce ed altri reati, inizia la sua arringa definendo il processo in corso al Tribunale di Monza come “difficile e litigioso, dentro al quale si sono volute insinuare, o meglio introdurre, una serie di circostanze che non si sono mai verificate”.
“Questo è un processo che sembra vecchio, non un processo del 2011 ma del 1990. Nato da una sorta di ricostruzione di una saga famigliare. Ed è per questo che non parlerò di quanto avvenuto vent’anni fa perché questi fatti non c’entrano nulla con l’oggi ”.

Vimercate non è Sedriano. Il sindaco: “Nessuna inchiesta sugli amministratori. Dopo i fatti di sangue degli anni ‘80 abbiamo alzato una barriera contro le infiltrazioni mafiose”

di Cronos

L’Ammistrazione di Vimercate non ci sta ad essere sbattuta in prima pagina con l’accusa d’essere collusa con la ’ndrangheta; accumunata a quella di Sedriano, comune che il Prefetto di Milano ha sciolto per infiltrazioni mafiose.

Mercoledì sera in piazza Roma, presenti un centinaio di persone, il presidio “Per la verità e la trasparenza, forti dell’orgoglio dell’onestà” organizzato in risposta all’articolo pubblicato da il Fatto quotidiano ( Mafia al nord, la lettera del deputato Pd e il “condizionamento ambientale” in Comune)

Sul palco si sono succeduti gli amministratori cittadini, il sindaco di Bellusco e alcuni consiglieri di PD, Comunità solidale, Sel e Lega Nord ( quest’ultima partito di opposizione a Vimercate ).

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Processo Miriadi. Il sindaco di Vimercate e il parlamentare del Pd testimoni al processo. La richiesta della difesa

I difensori: "Il burattinaio del processo ai Miriadi è il geometra Galbusera"
di Cronos

Udienza pomeridiana tranquilla quella di lunedì scorso a Palazzo di giustizia. L’eco della lettera inviata da Marcello Musso al questore di Milano (vedi articolo de il Fatto quotidiano), per denunciare che “il processo va avanti in un clima di intimidazione e minacce”, arriva smorzato.

Inizia l’udienza l’avvocato Giambattista Colombo, difensore di Giovanni Miriadi, che deve completare la sua arringa.

Processo Miriadi. L’avvocato della difesa: le intercettazioni indicano la linea che Giuseppe Malaspina voleva dare al processo

di Cronos

Giambattista Colombo, avvocato formatosi nello studio del professor Angelo Giarda, esordisce dicendo che “è difficile parlare di questo processo e non per il clima come dice la parte civile”. Va subito al sodo il legale che difende Giovanni Miriadi.
“Sgombriamo il campo dal dubbio: l’incontro di Giuseppe Malaspina con Giovanni e Vincenzo Miriadi è del 2009 o del 2010? Sicuramente del 2009. Anche se altri incontri ci sono stati. Nascondere rapporti di conoscenza familiare e frequentazioni delle famiglie a matrimoni e funerali, tra Giovanni Miriadi e Carlo Malaspina e tra Giovanni Miriadi e Mario Girasole che hanno lavorato per le società del gruppo dei costruttori Malaspina è impossibile”.

Processo Miriadi - La parte civile: “Il mio cliente non è mafioso, fosse stata lotta tra famiglie mafiose sarebbe finita nel sangue”

di Cronos

Parlano per oltre tre ore gli avvocati di parte civile Luca Ricci e Gerardo Perillo che hanno iniziato la loro arringa nell’udienza del 7 ottobre e la concludono nell’udienza di lunedì 14 ottobre.
In aula ci sono i loro assistiti, Carlo e Giuseppe Malaspina. Non si fa vedere Antonio, il terzo fratello.

“Carlo Malaspina non è mafioso, non ha la mentalità mafiosa e non è per questo che ha avuto remore a denunciare il tentato sequestro, anche se la sua cultura calabrese gli consente di comprendere il clima d’intimidazione. Dopo l’accaduto il mio cliente ha un travaglio interiore, non vuole recarsi all’ospedale di Vimercate preferendo quello di Monza. Si confida con Isidoro Crea, gli riferisce quanto gli è accaduto - prosegue l’avvocato - C’è un livello di confidenza tra Crea e Carlo Malaspina. Non ha invece il medesimo atteggiamento con il geometra Enrico Galbusera che verrà a sapere del tentato rapimento soltanto giorni dopo”.

Progetto Lissone – Rossi sì, ma di vergogna…

di Marco Pirola - nuovabrianza.it

Navigando sul web si trovano cose interessanti. Sul blog di Stefano Battocchio c’è tutta la trama di film dal titolo un po’ amaro. Progetto Lissone: Storia di un fallimento annunciato. Di soldi buttati dall’Amministrazione comunale. Di figure poco edificanti la cui esatta consistenza “materica” è taciuta per decenza. Del resto come chiamare altrimenti tale situazione. Il Consiglio comunale aveva appena deciso di prelevare 196mila euro dalle casse per rifinanziare e rilanciare il piano di sviluppo dell’economia lissonese. Lo stesso desiderio di “grandeur padana” da sempre in passivo. Sì perché il progetto, che aveva funzionato bene negli anni d’oro, lentamente aveva cominciato a imbarcare acqua finendo per accumulare 1 milione e 500 mila euro di debito con banche e soci. Gli stessi che con il fallimento perderanno anche i crediti accumulati. Va detto che Il Comune è una partecipata al 56% di Progetto Lissone. Da qui la decisione di approvare la ricapitalizzazione con quei “maledetti” quanto inutili 196 mila euro (ai quali si sarebbero poi dovuti aggiungere anche i soldi degli artigiani).

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Seregno - L'orgoglio ferito e le bugie del cavalier Barzaghi

di k.ts.

Ci sono giorni che il nostro orgoglio ferito vorrebbe cancellare, giorni in cui magari veniamo presi con le mani nel sacco, reagiamo in modo scomposto  e finiamo per fare una figuraccia.
Giorni così, capitano a tutti.
Mercoledì 10 aprile 2013, quando Fabrizio Gatti varcò i cancelli del’Effebiquattro per intervistare il titolare, è il giorno che l’orgoglio ferito di Mario Barzaghi vorrebbe cancellare.

Venerdì pomeriggio, a sei mesi di distanza, Barzaghi ha indetto una conferenza stampa per dare la sua versione dei fatti e “mettere fuori la testa” dopo il periodo vissuto masticando amaro e sullo sfondo della conclusione delle indagini e del probabile rinvio a giudizio per lui e per la figlia (amnistia permettendo).
L’accusa: violenza privata ai danni dell’inviato dell’Espresso che quel 10 aprile venne sequestrato in azienda per più di un’ora dopo che l’intervista virò dall’andamento dell’industria del legno alla composizione sociale di +Energy e ai rapporti con la Simec, società sequestrata dal Tribunale di Santa Maria di Capua Vetere per infiltrazioni camorristiche (vedi video).

Autodromo - Sias si costituirà parte civile al processo che vede imputato l’ex direttore Enrico Ferrari

di Vanwall58

Se il Consiglio di amministrazione dell’Automobile Club di Milano voterà la delibera, Sias si costituirà parte civile nel processo che – al momento – vede coinvolte 17 persone, indagate dalla Procura di Monza con accuse che vanno dalla corruzione all’abuso d’ufficio, dalle false fatturazioni al falso ideologico in atto pubblico, dalla distruzione di patrimonio arboreo alla turbativa d’asta, dall'omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro all'usura.

Quest’ultimo capo di imputazione è per il solo ex direttore dell’Autodromo, Enrico Ferrari, che da ottobre ha riconsegnato le chiavi della villetta con giardino inglese annessa all’impianto motoristico.

Gli annegati di Lampedusa e il coraggio di Passannante

di k.ts.

Oggi sul Corriere della sera e immagino anche sugli altri quotidiani, era tutto un vergognamoci / vergogantevi.
Ma io di che cosa mi devo vergognare? Di non essere sul barcone che è affondato a Lampedusa, di essere vivo mentre quei poveracci sono morti?

Questa reprimenda arriva poi da un quotidiano che per anni ha suonato la grancassa contro gli immigrati e non si è mai distinto in battaglie civili contro la Bossi-Fini, i CIE (Centri di Identificazione e Espulsione NdR) e i motivi profondi che costringono le persone a emigrare e ad emigrare in quel modo.

Al limite il Corriere della sera e la maggior parte della stampa italiana hanno pubblicato qualche articolo su dossier-immigrazione preparati da: governi, commissioni parlamentari e organizzazioni non governative.
Un po’ di numeri riassunti in poche righe, mai un articolo in prima pagina.

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Processo Miriadi - Chiesti dal pubblico ministero Musso 77 anni di carcere per il tentato sequestro di Carlo Malaspina

di Cronos

Due ore di requisitoria del pubblico ministero Marcello Musso al processo per il tentato sequestro del costruttore di Vimercate Carlo Malaspina.
Al termine la richiesta di condanna dei quattro imputati per complessivi 77 anni di carcere.

27 anni e mesi 2 a Giovanni Miriadi; 21 anni a Mario Girasole; 17 anni e 2.800 euro di multa a Vincenzo Miriadi; 12 anni e 1.500 euro di multa a Isidoro Crea.

“La verità è un viaggio che abbiamo fatto insieme con il Tribunale e con il dibattimento delle parti”, spiega il Pm che cita anche una frase di Indro Montanelli: “Le notizie non le so fino a quando non le scrivo” consegnando alla presidente del Collegio 1, Letizia Brambilla, copia con circostanziati appunti. “E’ soltanto un contributo del Pm per la ricostruzione dei fatti che vada oltre la superficie”, tiene a precisare.

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