francesco gioffré

Seregno - C’è un candidato che frequentava i clan. Si muove B.

di Davide Milosa da il Fatto quotidiano del 24/05

Tempo di elezioni. In Lombardia si vota in diversi Comuni. Anche a Seregno, Brianza ricca, operosa e terra di ’ndrangheta. Qui, boss e comprimari fanno affari e intrecciano relazioni con la Pubblica amministrazione. Capita, naturalmente, anche il contrario. Politica e ’ndranghe - ta in vista del voto. Con la benedizione di Silvio Berlusconi che domani sarà proprio a Seregno per tirare la volata al candidato di Forza Italia, nella cui lista compare un politico che ha avuto più di qualche rapporto con i clan.

ECCO, ALLORA, I FATTI. Giacinto Mariani, casacca leghista è sindaco uscente e ricandidato. Contro lui ci prova Forza Italia che in lista, al quinto posto, mette il consigliere uscente Francesco Gioffrè. Il nome di Gioffrè compare in uno dei filoni successivi all’inchiesta Infinito. Si tratta dell’indagine Ulisse del 2012. Al vaglio il solito carnet di reati: associazione mafiosa, armi, estorsioni. Copione lombardo dentro al quale cresce la storia del fratello di Francesco. Roberto Gioffrè fa l’impren - ditore e si butta nella gestione di un locale notturno. Si tratta del Casinò Royal Texas Holden di Paina di Giussano. Gioffrè entra e dall’ex proprietario rileva dei crediti da esigere. Chi deve pagare non tira fuori i soldi. E glielo fa capire in modo brusco. Gioffrè parla con Rocco Cristello, ritenuto affiliato alla “locale” di Mariano Comense. Cristello prende le parti del debitore. Esordisce con Gioffrè: “Tu sei un pezzo di merda”. Tradotto: il debito non s’ha da pagare. Gioffrè mette a verbale e racconta di una violenta aggressione subita. “Alla mia opposizione verbale fui aggredito a calci e pugni da quasi tutti i commensali”.

Alla scena assiste anche il fratello Francesco il quale, sentito a verbale, “ha tentato in ogni modo di minimizzare la portata dei fatti giungendo quasi a prendere le difese dei Cristello sino al punto di dirsi estremamente stupito nell’apprendere la notizia del loro arresto del luglio del 2010”. Da qui il ragionamento fatto dal giudice di Milano nell’ordinanza dell’operazione Ulisse. “Con riferimento all’episodio del 29 ottobre 2009 inoltre, le sue dichiarazioni sono in netto contrasto con quelle del fratello Roberto, in quanto egli pur ammettendo la circostanza dell’incontro, nega recisamente che vi sia stato da parte dei protagonisti dello stesso alcun ricorso a metodi violenti”. Da qui la definizione di “fratello opaco e voce fuori dal coro”, il quale va oltre è afferma di “conoscere i fratelli Rocco e Francesco Cristello”. Non solo, svela di averli aiutati “per una pratica presso il Comune nel quale egli stesso è consigliere comunale”. Da qui la valutazione della sua condotta “vicina alla connivenza”. Francesco Gioffrè non è mai stato indagato. Oggi si ricandida, nonostante quell’imbarazzante ammissione di conoscenza, e lo fa sotto l’ala protettrice addirittura di Silvio Berlusconi.

E DEL RESTO l’ombra di qualche frequentazione discutibile si allunga sullo stesso sindaco uscente, anche lui mai nemmeno sfiorato da indagini. Nel 2014, infatti, Mariani per la sua candidatura alle Europee gira una parte del suo spot elettorale nella panetteria di Antonino Tripodi, il quale nell’in - chiesta Infinito viene inserito dai pm all’interno della “locale” di Desio. Indagato per associazione mafiosa, sarà condannato, invece, per reati minori. Il nome di Tripodi (solo citato e non indagato) compare anche nell’ultima inchiesta della Squadra mobile sul boss Giuseppe Pensabene. Davanti a un tale inciampo politico, il sindaco Mariani, intervistato da un giornalista, risponde: “La famiglia Tripodi è una famiglia di Seregno come tutte le altre”

E il caos regnò sovrano nella Tangentopoli Lombarda del Terzo Millennio

di @nonymous b

Un’intera classe dirigente  sta crollando sotto i colpi delle inchieste della Tangentopoli del Terzo Millennio, un sistema malato, alimentato  da  pericolose collusioni tra politica e ‘ndrangheta.
Un matrimonio non d’amore, ma di interessi fondato sul mattone; nutrito da sospetti cambi di destinazione d’uso, da appalti truccati. Il tutto passando per goderecce cene e  viaggi in barca.

Prima il triumvirato Riva-Brambilla-Perri coordinato dall’ex assessore regionale Massimo Ponzoni,  poi  “Carate Nostra". Il caso del seregnese Gioffrè (definito dai magistrati un politico dal comportamento opaco e vicino alla connivenza con esponenti della ‘Ndrangheta) per arrivare all’ultimo, ma solo in ordine cronologico, clamoroso arresto dell’assessore lombardo alla Casa Domenico Zambetti, accusato di aver comprato voti dalla 'ndrangheta per la sue elezione nel 2010 (e  padre dell’Accordo di Programma che cementificherà l’area di Ponte Lambro e che ha destato una vera rivolta tra gli ambientalisti).

Le intercettazioni  tratteggiano un quadro a dir poco nauseante: un radicato sistema di collusioni basato su malaffare e  corruzione al quale – indignati -  dovremmo reagire, per dirla con Crozza, con il forcone.
Sbalordisce  che la Lega “dei padroni  a casa nostra”  non si separi dai collusi , per ricordare che  l’operosa terra di Brianza non è la Calabria. Che non esca dalle Giunte sulle quali lo spettro dell’ ‘ndragheta è più di un sospetto.

Stupisce ancor di più che tutto questo non sia ancora sufficiente a decretar la fine dell’impero del Casto Celeste che chiede di essere nutrito con il sondino per altri 100 giorni.
Perché nonostante la termopili  di arresti che sta decimando la classe politica lombarda e soprattutto la giunta formigoniana, l’ex Ministro Maroni non stacca la spina? Cui prodest il velleitario desiderio di alimentare il moribondo per altri 3 mesi? La riforma elettorale con l’eliminazione del listino bloccato non mi pare certo una valida ragione.
Ed allora, forse forse vien da pensare che la lega non stacchi la spina all’ agonizzante governo perché evidentemente  ha qualche grosso bubbone che vuole tutelare … (e non penso certo alle malefatte dell’imbecille Trota).

Oppure – semplicemente - che il Casto Formigoni dovrà restare “politicamente”  in vita finché la potente Compagnia delle opere non avrà trovato “la quadra” per preservare il proprio potere economico. Potere che neppure leghisti della prima ora quali Alessandro Ce sono riusciti a scalfire.
E non vorrei  che la Holdig ciellina l’uomo della provvidenza lo trovasse  proprio tra le fila del centrosinistra. Si sa che  politici come Bersani, Letta, Renzi e Rutelli sono vicini a Cl. Senza contare Filippo Penati (ed il suo Assessore Bruna Brembilla).

La stampa locale ventilava qualche mese fa avvicinamenti tra Natalino Erba  (l’ex  enfant prodige di Cl , leader di Movimento Popolare, arrestato nel 1992) e Gigi Ponti.
Perché, a pensar male, si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca.
 

Seregno - Pdl e Lega ai ferri corti. È crisi ma nessuno vuole fare il primo passo

di Gigi Baj da il Giorno del 06/10

IL PDL NON SI SENTE assolutamente responsabile della situazione che si è venuta a creare in Consiglio comunale all’indomani della decisione del consigliere Francesco Gioffrè di lasciare il gruppo e di fatto assottigliando il numero dei rappresentanti che siedono sui banchi della maggioranza. Gioffrè era stato indicato dai magistrati come «un politico dal comportamento opaco e vicino alla connivenza con esponenti della ‘Ndrangheta».
In risposta alle dichiarazioni degli esponenti del Carroccio che avevano chiesto rassicurazioni politiche agli alleati di governo, la segreteria del Pdl precisa di non dovere dare alcuna risposta alla Lega nè comunicare nuove o diverse intenzioni: «La nostra posizione - dice la coordinatrice Marica Chiara Novara - è stata ufficializzata in occasione proprio dell’ultima seduta di consiglio comunale e ad oggi fermamente mantenuta: non condivisione e presa di distanza dalla scelta del consigliere Gioffrè di non rassegnare le dimissioni con la conseguente sua espulsione dal partito, reiterata richiesta allo stesso di dimettersi dal consiglio comunale. Crediamo fortemente nella prosecuzione del mandato elettorale conferitoci affinché si possa anche continuare in quelle concrete attività poste in essere sin d’ora da questa amministrazione a favore della legalità, tra cui la costituzione del Comune come parte civile nei processi contro l’ ‘ndrangheta, la promozione dell’educazione alla legalità nelle scuole cittadine attraverso la collaborazione con alcuni magistrati del Tribunale di Monza, la sottoscrizione di protocolli mirati alla tutela della legalità con la Prefettura e l’istituzione di una commissione consiliare antimafia».

Il Pdl seregnese risponde anche alle durisse parole espresse dal segretario della Lega Nord Andrea Colombo: «Anche noi riteniamo di dover andare avanti a testa alta, fermi e convinti e in tale ottica il gruppo consiliare pidiellino chiederà la discussione quanto prima dell’ordine del giorno presentato dal consigliere di opposizione Giusi Minotti, anticipando sin d’ora la dichiarazione di un compatto voto favorevole, affinché il consiglio comunale si esprima con un atto formale in merito alla richiesta di dimissioni del consigliere Gioffrè». Nessuno dei due partiti di maggioranza vuole compiere il primo passo verso un chiarimento politico ufficiale che a questo punto appare inevitabile se non altro per stabilire il percorso da fare vista la ormai risicata maggioranza numerica in consiglio comunale. Negli ultimi due anni il Pdl ha perso per strada tre consiglieri, due la Lega Nord.

Seregno - «Non saremo noi a mandare a casa il sindaco Mariani». Il Pdl fa quadrato, la Lega tiene

di Gigi Baj da il Giorno

IN ATTESA di un chiarimento politico ufficiale tra Pdl e Lega Nord, la crisi amministrativa a Seregno registra i primi segnali dopo il burrascoso Consiglio comunale della scorsa settimana quando il Carroccio abbandonò la seduta facendo di fatto mancare il numero legale. Mercoledì ci sarebbe stato un incontro tra il sindaco leghista Giacinto Mariani e alcuni esponenti del Pdl. Il coordinatore Valerio Ciafrone però smentisce l’incontro riconfermando piena fiducia al primo cittadino: «Non saremo certo noi - ha dichiarato Ciafrone - a mandare a casa il sindaco al quale rinnoviamo la piena fiducia. Ha lavorato bene ed è giusto che stia al suo posto. Alla Lega Nord non abbiamo proprio nulla da dire. Da parte nostra abbiamo invitato il consigliere Francesco Gioffrè (ritenuto «in odore di ’ndranghera come si evince dalle indagini effettuate nell’ambito dell’operazione Ulisse, ndr) a fare un passo indietro. Il gruppo ha fatto il suo dovere così come il partito che lo ha espulso all’indomani della sua decisione di costituire un gruppo indipendente».

LA SITUAZIONE che si è venuta a creare in Consiglio comunale è comunque molto difficile e in politica, alla fine, ciò che contano sono i numeri. La maggioranza di centrodestra può contare oggi su 15 consiglieri più il sindaco. Un numero risicato che non può certo garantire una sicurezza nel governo della città. Entro la fine dell’anno dovranno essere affrontati in Consiglio comunale argomenti molto impegnativi, tra i quali il tanto contrastato Pgt. Una maggioranza risicata e sfilacciata andrebbe incontro a un clamoroso insuccesso. C’è poi anche il problema numerico all’interno della stessa maggioranza con i leghisti che hanno assottigliato il divario nei confronti della Pdl rispetto a quanto avevano sancito le ultime elezioni comunali: «Prima di affrontare questi argomenti - ha dichiarato il capogruppo Roberto Trezzi - dovrà essere risolto il caso Gioffrè sul quale la Lega Nord ha espresso un parere molto chiaro e sicuramente non vogliamo perdere la faccia». La crisi rischia di creare uno stallo anche amministrativo. In arrivo vi sono gli equilibri di bilancio che devono essere approvati nei tempi debiti. Martedì prossimo verrà convocato il Consiglio comunale.

Seregno - Gioffrè non vuole andarsene e la Lega pensa di mandare tutti a casa anzitempo

Dopo l’inchiesta sulle ’ndrine che ha coinvolto il pidiellino
di Gigi Baj da il Giorno

LA LEGA NORD non fa passi indietro sulla vicenda del consigliere pidiellino Francesco Gioffrè che i magistrati dell’operazione Ulisse hanno indicato come «un politico dal comportamento opaco e vicino alla connivenza con esponenti della ‘Ndrangheta». I lumbard lo hanno ribadito l’altra sera durante una riunione tenutasi presso la loro sede e alla quale hanno presenziato i vertici della segreteria presieduta da Andrea Colombo e i rappresentanti del gruppo consiliare guidato da Roberto Trezzi: «La Lega - ha dichiarato il consigliere provinciale del Carroccio - è sempre stata coerente sul problema della connivenza con la criminalità organizzata. Sul caso Gioffrè riteniamo che la sua presenza in Consiglio comunale rappresenti un gravissimo problema. Ora spetta ai nostri alleati di governo dare una risposta che possa soddisfarci. Per il momento non abbiamo avuto contatti ufficiali. Siamo in attesa che il Pdl ci comunichi le sue intenzioni». «Meglio uscire a testa alta - aveva sentenziato il segretario della Lega Andrea Colombo - che continuare a testa bassa».

VALERIO CIAFRONE, coordinatore politico del Pdl, ha incontrato l’altro giorno Francesco Gioffrè nell’estremo tentativo di convincerlo a fare un passo indietro. Tentativo che però non ha sortito l’effetto sperato con Gioffrè che ha ribadito la sua scelta di uscire dalla maggioranza costituendo un gruppo misto: «Non condividiamo la sua decisione - ha dichiarato il capogruppo Antonio Graziano - ma non possiamo certo impedirglielo». Ora la sorte della seconda Giunta Mariani è appesa a un filo che la Lega potrebbe tagliare mandando tutti a casa. Difficile pensare infatti a un accordo sino al 2015 visti gli scottanti argomenti (Pgt in primis!) che dovranno essere affrontati e sui quali Lega e Pdl in passato hanno espresso pareri contrastanti. Figuriamoci oggi con una situazione numerica di perfetta parità tra maggioranza e opposizione. «Questa situazione - ha tuonato Mauro Ballabio del Pd - rischia di creare uno stallo alla vita amministrativa. Abbiamo già perso troppo tempo. Questa Giunta ha fallito e deve andarse a casa!».
gigi.baj@ilgiorno.net

Seregno - 'Ndrangheta e politica. Il Pdl temporeggia e il sindaco tace. Ma la Lega nord insiste «O noi o lui»

di Gigi Baj da il Giorno

BOCCE FERME all’indomani della sospensione della seduta del Consiglio comunale voluta dalla Lega Nord in merito al caso Gioffrè, il consigliere di maggioranza che i magistrati che hanno condotto l’operazione Ulisse hanno indicato come “un politico dal comportamento opaco e vicino alla connivenza con esponenti della ‘Ndrangheta”. E che non si è voluto dimettere come richiesto da 4 consiglieri. In attesa di un chiarimento politico ufficiale con gli alleati del Pdl (probabilmente martedì) , i lumbard si ritroveranno lunedì sera in sezione per stabilire la linea di condotta tra la segreteria politica presieduta da Andrea Colombo e il gruppo consiliare guidato da Roberto Trezzi che è anche consigliere provinciale del Carroccio: «Essendo Gioffrè un esponente del Pdl - ha dichiarato Roberto Trezzi - spetta ai colleghi di maggioranza decidere. La Lega è sempre stata coerente sul problema della connivenza con la criminalità organizzata in pieno rispetto del mandato che ci è stato dato dagli elettori. Personalmente ritengo che la presenza di Francesco Gioffrè in consiglio comunale rappresenti un gravissimo problema». Stando a quanto dichiarato in aula dal diretto interessato, difficilmente Francesco Gioffrè farà un passo indietro rassegnando le dimissioni. Uno stallo che di fatto mette in crisi il partito di maggioranza relativa.

«Il momento - ha dichiarato l’assessore Ilaria Cerqua del Pdl ed ex presidente del consiglio comunale - è veramente difficile. Speriamo di trovare una via di uscita». Piergiorgio Borgonovo, consigliere dell’Udc, non crede alla crisi: «Alla fine non succederà niente. Pdl e Lega Nord si metteranno d’accordo accettando l’ennesimo compromesso. Rimane però il fatto che questa maggioranza è totalmente sfilacciata per non parlare poi della situazione interna al Pdl dove le varie “anime” continuano a dividere il partito». «Non siamo un partito giustizialista - dichiara Leo Servidio del gruppo Apoti — nè tanto meno i portavoci della verità. Il consigliere Gioffrè non risulta indagato».
Dura invece la posizione della Federazione della Sinistra: «In nessuno dei sui interventi in Consiglio comunale - ha tuonato Giusi Minotti - Gioffré ha detto una parola contro la ‘ndrangheta o una presa di distanza dalle persone coinvolte nell’operazione Ulisse. Una posizione perfettamente in linea con “l’opacità” rilevata dagli inquirenti».
gigi.baj@ilgiorno.net

Seregno - Centrodestra ko. I leghisti lasciano l’aula, dopo il caso Gioffré

di Gigi Baj da il Giorno

CRISI POLITICO-AMMINISTRATIVA nella maggioranza di centrodestra ufficializzata l’altra sera con l’abbandono del Consiglio comunale da parte dei rappresentanti della Lega Nord dopo la defezione del consigliere Francesco Gioffrè che, a sorpresa, ha deciso di uscire dalla coalizione passando di fatto sui banchi della minoranza. Una decisione che ha letteralmente spiazzato il gruppo della Pdl che, di fronte alla decisa presa di posizione annunciata dal capogruppo leghista Roberto Trezzi, non ha potuto fare altro che adeguarsi facendo cadere il numero legale.

«LA NOSTRA POSIZIONE su questo aspetto - ha dichiarato l’esponente del Carroccio - è nota a tutti. Avevamo chiesto a Gioffrè di considerare l’opportunità di lasciare il gruppo del Pdl. Così non è stato e a questo punto è necessaria una riconsiderazione politica». L’ex esponente di An e della Destra di Storace, definito dai magistrati che hanno condotto l’operazione Ulisse come «un politico dal comportamento opaco e vicino alla connivenza con esponenti della ‘Ndrangheta», non ha dunque obbedito alle sollecitazioni avanzate dai colleghi di lasciare il proprio incarico.

«SONO VITTIMA delle circostanze e dal fatto che mio fratello Roberto ha dichiarato il falso. Mi dimetto dal Pdl, i cui vertici inzialmente mi avevano promesso solidarietà, ma non mi dimetterò mai da consigliere perché sono pulito - ha dichiarato Gioffrè — . Non ho mai avuto connivenze con la criminalità organizzata. Non ho fatto proprio nulla per cui mi debba vergognare. Da quarant’anni lavoro a Seregno e non perchè sono calabrese devo essere discriminato». A chiedere le dimissioni di Gioffrè erano stati Chiara Novara (Pdl), Giusi Minotti (Federazione delle Sinistre), Piergiorgio Borgonovo (Udc), Mauro Ballabio ( Pd). Invece Maria Teresa Viganò (Gruppo Apoti), pur condividendo l’opportunità che Gioffrè faccia un passo indietro, ha duramente stigmatizzato l’operato della maggioranza: «Si chiede ad un consigliere che non è inquisito di andarsene - ha dichiarato l’ex assessore - mentre non si è fatto praticamente nulla per mettere alla porta altri esponenti politici che sono stati non solo inquisiti ma anche rinviati a giudizio. Due pesi e due misure che dovranno essere spiegate ai cittadini». Il sindaco Giacinto Mariani è sembrato visibilmente stizzito: «Più volte in passato mi sono rivolto ai consiglieri comunali affinchè denunciassero circostanze che vedono la criminalità organizzata coinvolta e attiva sul territorio. Quello delle infiltrazioni mafiose in Brianza non è certo un problema di oggi ma risale ad almeno una trentina di anni fa».

IL CAPOGRUPPO del Pd non è stato tenero con i colleghi che siedono sui banchi della maggioranza: «Una coalizione da tempo sfilacciata - ha dichiarato Mauro Ballabio - e non più in grado di governare la città. Questa sera si è consumata l’ennesima farsa con una maggioranza che non ha saputo garantire il numero legale e soprattutto non ha saputo dare una risposta convincente sul piano politico. La giunta Mariani è arrivata al capolinea autodistruggendosi al proprio interno. Ora non resta che pensare seriamente al futuro della città».

Seregno - 'Ndrangheta e politica. Scaricato dal Pdl Gioffré non si dimette. La Lega abbandona l'aula e apre alle elezioni anticipate

Gli audio della seduta del consiglio comunale

di mc costa

Sono vittima delle circostanze e di Roberto Gioffré. Mi dimetto dal Pdl ma non mi dimetterò mai da consigliere perché sono pulito”. Si potrebbe sintetizzare in queste poche battute l’intervento di Francesco Gioffré durante il consiglio comunale  di ieri sera.

Varie forze politiche di entrambi gli schieramenti avevano richiesto le sue dimissioni dopo che il suo nome era comparso nell’ordinanza di custodia cautelare dell’Operazione Ulisse. Gioffré era stato definito dai magistrati un politico dal comportamento opaco e vicino alla connivenza con esponenti della ‘Ndrangheta (vedi articolo).
Lui, pur professando la sua innocenza ed estraneità ai fatti, sembrava si fosse deciso a presentare le proprie dimissioni, rimandando l’ufficialità della decisione al primo consiglio comunale utile.

Arrivato il momento della verità, Gioffré ha letto una nota (forse scritta da altri) le cui logiche conclusioni sarebbero dovute essere le dimissioni però ne ha cambiato il finale ribaltandone il senso.
Si è, quindi, dimesso dal Pdl che nel frattempo lo aveva già espulso e ha annunciato che farà gruppo a sé.  Infine,  si è lamentato dei media, rei di avere infangato il suo nome e quello della sua famiglia, e si è lanciato in un’accorata difesa del buon nome della Calabria e del Meridione, quasi che la ‘Ndrangheta fosse un’invenzione dei “polentoni” per diffamare i “terroni” (ascolta audio).

Evidentemente non si è accorto che tra gli arrestati dell’Operazione Ulisse ci sono dei Brenna, cognome brianzolo,  e molti degli altri indagati, anche se di origine calabrese, sono nati in Brianza o hanno vissuto qui lunga parte della loro vita.
Di contro non conosce nemmeno la vicenda di Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace, “terra di ’ndrangheta, e di cosche pericolose, i Ruga, i Metastasio e i Gallace”.

Ruga e Gallace che hanno stretti rapporti con i Cristello e con gli altri affiliati alla ‘ndrangheta arrestati in Brianza durante le Operazioni Infinito e Ulisse.

Così mentre in Calabria una donna sindaco si batte  coraggiosamente contro la ‘ndrangheta dei Ruga e dei Gallace e chiede aiuto e sostegno alle istituzioni nazionali e all’Italia intera (vedi articolo), in Brianza il consigliere comunale Francesco Gioffré trova normale accompagnarsi a noti ‘ndranghetisti, far finta di non conoscere i loro trascorsi criminali, addirittura aiutare i Cristello per una pratica in comune,  così come scrivono i magistrati.

L’enormità è evidente, ma non agli occhi di Gioffré che in nessuno dei suoi due interventi dice una parola contro la ‘ndrangheta o di presa di distanza dai Cristello, in questo perfettamente in linea con quanto rilevato dagli inquirenti, o  porta alcun elemento per spiegare e chiarire la sua posizione. Si dichiara innocente e assicura di non far parte di alcun clan  e tanto, secondo lui,  dovrebbe bastare agli altri consiglieri e all'opinione pubblica.

Dopo l’intervento di Chiara Novara che ha letto un comunicato del Pdl in cui è stato rinnovato l’invito a Gioffré a dimettersi (ascolta audio),  il capogruppo della Lega, Roberto Trezzi (audio), ha annunciato che se Gioffré non si farà da parte  la Lega chiuderà l’esperienza di governo della città.
In una ripetizione in altri modi di quanto già successo a Desio, dove anche lì la Lega aveva  staccato la spina al sindaco di centrodestra Giampiero Mariani, dopo che erano emerse frequentazioni e contatti tra esponenti del Pdl e appartenenti alla ‘Ndrangheta (vedi Desio, la giunta cade per 'ndrangheta).

Sono seguiti gli interventi di Giusy Minotti della Federazione della sinistra (ascolta audio), di Piergiorgio Borgonovo (Udc), di Mauro Ballabio (PD) e di Maria Teresa Viganò  degli Apoti (ascolta audio) e dopo una breve risposta di Francesco Gioffré (ascolta audio) ha concluso il dibattito il sindaco Giacinto Mariani che ha ricordato il suo invito del passato, rivolto ai consiglieri comunali, a denunciare circostanze che vedono la criminalità organizzata coinvolta e attiva sul territorio e ha concluso il suo lungo intervento (ascolta audio) chiedendo ai consiglieri di opposizione cosa hanno fatto contro la ‘ndrangheta, la cui presenza sul territorio è nota da almeno 30 anni. E che cosa hanno fatto le amministrazioni precendenti la sua.

Mentre queste domande ancora aleggiavano nell’aria i consiglieri della Lega hanno abbandonato l’aula sancendo la fine del consiglio comunale e forse l’ultimo capitolo della giunta Mariani.

Non è di questo avviso il consigliere del Pd Mauro Ballabio che ha definito la decisione una "farsa" ed è convinto che alla fine tutto rientrerà con le dimissioni di Gioffré, della stessa opinione  Pietro Amati, uscito recentemente dal Pd.

 

Seregno - 'Ndrangheta e Politica. Dopo il caso Gioffré il sindaco minaccia le dimissioni

Si va verso le elezioni?
Il verbale completo su Gioffré e il suo ruolo nell'estorsione ai danni del fratello

di k.ts.

I rapporti del consigliere comunale del Pdl Francesco Gioffré con alcuni dei presunti ‘ndranghetisti arrestati nell’Operazione Ulisse minacciano di abbattersi sulla giunta Mariani decretandone anticipatamente la fine.
Dopo che il Pd ha esplicitamente richiesto le dimissioni del consigliere comunale, il cui comportamento è stato definito dai magistrati opaco e vicino alla connivenza, anche altri gruppi consiliari di opposizione sarebbero orientati a seguire la strada intrapresa dal Pd.

Ma cosa più importante la Lega Nord, una delle compagini di governo, avrebbe chiesto con decisione al sindaco e al Pdl le dimissioni del consigliere nativo di Rosarno.

Da parte sua Francesco Gioffré si dichiara innocente e vittima delle circostanze e dice di non avere mai avuto a che fare con personaggi legati alla ‘ndrangheta, cosa smentita dalla lettura dell’Ordinanza di custodia cautelare dell’Operazione Ulisse che pubblichiamo di seguito per la parte riguardante Gioffrè.

Il Pdl, per il momento, non ha espresso una chiara posizione essendosi spaccato in due: gli ex An da cui proviene anche Gioffré contrari alle dimissioni e i consiglieri vicini a Comunione e Liberazione favorevoli.

Se non arriveranno, come sembra al momento, le dimissioni di Gioffré, una soluzione proposta sarebbe  l’uscita dello stesso dal Pdl e la costituzione di un suo gruppo indipendente.
Un escamotage che non è gradito al sindaco che si troverebbe in questo modo una maggioranza ancor più risicata.

Infatti, oltre al sindaco, ci sarebbero 15 consiglieri di maggioranza e 15 che si collocherebbero fuori, alcuni nettamente all’opposizione, altri a "sostegno critico”  come sono al momento i consiglieri degli Apoti e degli Indipendenti per Seregno. Su una posizione di "sostegno critico" potrebbe attestarsi anche Gioffré nell’eventualità di una sua messa ai margini da parte del Pdl.

Partito nel marzo del 2010 con venti consiglieri su trenta, 11 del Pdl e 9 della Lega Nord, Giacinto Mariani ha visto la sua compagine sfaldarsi in pochi anni, prima con l’uscita dal Pdl di Maria Teresa Viganò e Pantaleone Servidio (Apoti), poi con l’uscita dalla Lega di Federica Forcolin e Davide Giannobi (Indipendenti per Seregno), adesso l’affare Gioffré potrebbe ridurre ai minimi termini i numeri della sua maggioranza.

Una maggioranza che vive forti contrasti interni con i mal di pancia della Lega palesatesi durante l’approvazione del bilancio e il piano di alienazioni degli immobili, modificato varie volte dopo che i consiglieri della Lega avevano storto il naso sul prezzo di vendita di alcune aree. Prezzo ritenuto molto basso (vedi L’area del CRU 16 svalutata del 66% in due anni e mezzo).

Arrivato a metà del suo secondo mandato Giacinto Mariani dovrà affrontare nei prossimi mesi tappe importanti, come l’approvazione del PGT la cui scadenza, dopo le varie proroghe, è ormai imminente e la discussione in aula della relazione sul Cru16, la piazza del palazzo comunale incompiuta, i cui lavori sono fermi da due anni e il cui completamento sembra ancora molto lontano. Tappe che senza una maggioranza solida difficilmente riuscirà a superare indenne.

Per far pressione su Francesco Gioffré e sul Pdl recalcitrante, Giacinto Mariani avrebbe anche minacciato le proprie dimissioni nel caso non arrivassero quelle del consigliere.
Qualora si decidesse a questa mossa la carriera come sindaco di Seregno di Mariani finirebbe qui, infatti, al secondo mandato, se dimissionario non sarebbe più ricandidabile, mentre dopo il 1 ottobre 2012, trascorsi due anni sei mesi e un giorno dalla sua seconda elezione del 30 marzo 2010, se in futuro fosse sfiduciato non sarebbe comunque più ricandidabile come sindaco per le prossime elezioni (passata la metà del mandato, il mandato viene considerato come pieno).

Insomma di sua volontà  o poco più avanti mandato a casa, la carriera politica di Giacinto Mariani sembra giunta a un primo capolinea. Il tempo dirà se sarà quello definitivo.

Su richiesta di alcuni consiglieri è stata, intanto, avviata un’indagine interna al comune di Seregno, per sapere con quali modalità gli uffici sono venuti a contatto con Rocco e Francesco Cristello e per quale pratica il consigliere Gioffré avrebbe aiutato i due, ritenuti esponenti di spicco della ‘Ndrangheta a Seregno.
Di seguito la parte dell’ordinanza su Francesco Gioffré e sull’estorsione ai danni del fratello Roberto.

 

Operazione Ulisse - L'estorsione ai danni di Roberto Gioffré e il ruolo del fratello Francesco

'Ndrangheta - «Brianza, imprenditori collusi con i clan». La pm antimafia Boccassini: dall’omertà alcuni sono passati all’affiliazione

di Cesare Giuzzi da il Corriere della sera

C’è l’ex consigliere comunale di Seregno, Francesco Gioffré, che consiglia al fratello di non mettersi contro «persone scomode». Personaggio «opaco », come lo descrive il gip Andrea Ghinetti nell’ordinanza di custodia cautelare. Davanti ai carabinieri, interrogato sull’estorsione dei Cristello al fratello Roberto, cerca di minimizzare fino quasi a prendere le difese dell’estorsore. Una «voce fuori dal coro» scrivono imagistrati opposta alla denuncia del suo consanguineo e alla realtà. Milano continua a negare la ’ndrangheta. Nonostante i sequestri di armi, droga ed esplosivi. E la Lombardia sembra sempre più simile alla Calabria, con la scoperta a casa di uno degli arrestati (Antonio Stagno, 44 anni) di un bunker nascosto sotto la cucina. Una stanza, con un arredo scarno, alla quale si accede grazie a una botola motorizzata. Un rifugio per latitanti.

Ma nell’operazione «Ulisse» — eseguita ieri dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros) guidati dal generale Fabio Parente e dal colonnello Sandro Sandulli e del Comando provinciale di Milano con a capo il colonnello Salvatore Luongo, e coordinata dai pm della Dda Ilda Boccassini, Alessandra Dolci, Cecilia Vassena — c’è anche la storia di due imprenditori, i fratelli Demasi che si mettono a completa disposizione della cosca Gallace-Ruga per nascondere e conservare le armi del clan. Ma c’è di più, quando Danielemuore (per cause naturali) è il fratello Orlando che si rivolge agli uomini d’onore per essere affiliato: «Così mi tolgo delle soddisfazioni », dice in riferimento a imprenditori concorrenti. Trentasette le misure di custodia eseguite, undici le persone già in carcere per l’operazione «Infinito» del luglio 2010.

Blitz che di fatto è l’inchiesta madre, assieme all’operazione «Bagliore» del 2011, di quest’ultima indagine. Fondamentale la collaborazione di tre pentiti: Antonino Belnome e Michel Panajia, entrambi killer del boss «separatista» Carmelo Novella e Saverio Cappello, catanzarese che ha scelto di collaborare con la magistratura dopo che tutti i suoi familiari avevano fatto lo stesso. Nelle dichiarazioni dei pentiti lo spaccato della vita del «locale» di ’ndrangheta di Seregno e Giussano. Rapporti con gli imprenditori, estorsioni, droga e traffico d’armi. «È evidente, e lo stiamo dicendo da anni, che la classe imprenditoriale ha convenienza a rivolgersi alle organizzazioni criminali piuttosto che allo Stato — ha commentato il capo del pool antimafia della Dda, Ilda Boccassini —. È vero che c’è un problema di vittime (non a caso di origine calabrese e che magari hanno problemi economici gravi e hanno bisogno di soldi), ma è evidente che da parte della classe imprenditoriale che opera ed è stanziale a Milano e in Lombardia purtroppo c’è la convenienza ad agire secondo schemi illegali, illeciti, pur sapendo di rivolgersi alle persone sbagliate».

Nel 2007 il via all’estorsione ai titolari della concessionaria di auto «Selagip 2000» di Giussano, a cui venne chiesto il pagamento di 500 mila euro dopo minacce, telefonate minatorie, attentati incendiari, e l’esplosione di colpi di pistola. In un altro caso un imprenditore è stato minacciato con un coltello in un ristorante: «Mi volevano uccidere».


Preso anche il killer di Cornaredo
da il Corriere della sera

Tra le persone finite nel blitz dei carabinieri anche il killer di Francesco Calabretta, ucciso a 42 anni a Cornaredo il 10 luglio del 2010. Pasquale Fraietta per quel delitto è stato condannato a 20 anni di reclusione. Poche settimane dopo essere uscito dal carcere, dopo aver scontato la pena per un altro omicidio commesso in Calabria, Fraietta aveva ucciso il 42enne con tre colpi di pistola, due in faccia e uno al torace. L’omicidio davanti alla casa della vittima, un palazzo popolare in via Primo Levi. Ora la Dda di Milano ha chiarito il legame con le cosche di Fraietta e quello dei due fratelli Rosario e Nicola, anche loro arrestati.

'Ndrangheta in Brianza - Il j’accuse della Boccassini «Agli imprenditori conviene rivolgersi alla ’ndrangheta»

Il pm antimafia: agiscono secondo schemi illegali
di Marinella Rossi da il Giorno

L’ARABA FENICE ESISTE, è in Lombardia: si chiama ’ndrangheta. Polverizzata da blitz continui, che a partire dal 2010 ne svelano organigrammi e sistema, ne azzerano gerenza, ne inchiodano adepti e fiancheggiatori, si ricrea dalle sue ceneri. Sarà perché il modello è redditizio e da Reggio Calabria severamente clonato in realtà locali, da Giussano a Seregno, ricca Brianza. Sarà perché le vittime, continuano, imperterrite, a sottoporsi al giogo dell’omertà.
È il procuratore aggiunto della Dda, Ilda Boccassini, ancora, a denunciare connivenza e silenzi. Occasione è l’ultima retata, trentasette arresti in Brianza ma anche in Calabria, per associazione per delinquere mafiosa, usura, armi, estorsioni. Gente legata alle famiglie Cristello, Fraietta, Panetta, Stagno. Boss. Boss ai quali costruttori, immobiliaristi, commercianti non sanno dire di no.

«AGLI IMPRENDITORI conviene l’antistato — dichiara, dolente, Boccassini —. È evidente, lo stiamo dicendo da anni, che la classe imprenditoriale ha convenienza a rivolgersi alle organizzazioni criminali piuttosto che allo Stato. È vero, c’è un problema di vittime (non a caso di origine calabrese e magari con problemi economici gravi) ma da parte della classe imprenditoriale che opera ed è stanziale a Milano e in Lombardia purtroppo c’è la convenienza ad agire secondo schemi illegali, illeciti, pur sapendo di rivolgersi alle persone sbagliate». Un dato definito «inquietante»: «Questa situazione permane, non dico di essere pessimista, ma fin quando la classe imprenditoriale nazionale non capirà che stare con lo Stato è più pagante che stare con l’Antistato, non penso che il problema si risolverà». Di fronte ai tanti episodi, telefonate minatorie, proiettili, incendi, gli imprenditori continuano a dire: «Noi non abbiamo ricevuto minacce, mentre le indagini ci dicono che non è così».
E racconta storie, Ilda Boccassini: la storia dei fratelli Demasi, ad esempio. Incensurati e attivi nei clan. «Un dato che ci ha incuriosito e inquietato, un aspetto interessante che va valutato nella sua drammaticità», così commenta l’arresto di Antonio e Orlando Demasi, imprenditori edili, 32 e 35 anni originari del Catanzarese ma da anni residenti a Vernate e Motta Visconti, nel Milanese: «Due lavoratori, gente che produce e dà lavoro». Ma «nell’agosto del 2010, dopo il decesso del fratello Daniele, uno dei custodi dell’armamento della “locale” di Giussano è lo stesso Orlando Demasi, che chiede di essere affiliato». «Una persona che aveva a disposizione cultura, lavoro e denaro, chiede egli stesso di essere affiliato per prendere il posto del fratello nella custodia dell’arsenale della cosca» e nel sostegno economico dei detenuti.

MA NON TUTTO è bianco o nero. E se da un lato c’è, come l’aggiunto sottolinea, «il dato soddisfacente di un altro imputato che si arrende allo Stato», riferendosi all’ultimo collaboratore, l’ex capo della locale di Giussano Michael Panajia e principale autore di questa ulteriore tranche d’indagine, dall’altro c’è un’altra storia di fratelli. Da una parte un uomo raro, «sola voce fuori dal coro», che denuncia il ricatto e, dall’altra, il fratello che, politico di professione, consigliere comunale a Seregno, copre gli aguzzini. Storia di Roberto e Francesco Gioffrè: «Un discorso a parte — scrive il gip Andrea Ghinetti nella sua ordinanza di custodia cautelare — meritano le dichiarazioni di Gioffrè Francesco, opaco fratello della vittima, il quale, sentito come teste, pur ammettendo di conoscere i fratelli Rocco e Francesco Cristello, ha tentato in ogni modo di minimizzare la portata dei fatti giungendo quasi a prendere le difese dei Cristello, sino al punto di dirsi estremamente stupito della notizia del loro arresto del luglio del 2010». Uno dei tanti, politica a parte, intimidito, o connivente?
marinella.rossi@ilgiorno.net

'Ndrangheta in Brianza - Consigliere comunale di Seregno vicino a connivenza con boss

(ANSA) - MILANO, 11 SET - Francesco Gioffré, consigliere comunale di Seregno (Milano), con un atteggiamento "vicino alla connivenza", tentò "di minimizzare" con le sue dichiarazioni agli inquirenti le minacce subite dal fratello Roberto, vittima di estorsione da parte della cosca della 'ndrangheta dei Cristello. Lo scrive il gip di Milano, Andrea Ghinetti, nell'ordinanza di custodia cautelare a carico di 37 persone, eseguita oggi da carabinieri del Ros e del comando provinciale.

"Un discorso a parte - scrive il gip - meritano le dichiarazioni di Gioffré Francesco, opaco fratello della vittima ed unica 'voce fuori dal coro' il quale, sentito a s.i.t. (sommarie informazioni testimoniali, ndr) il 26 aprile 2011, pur ammettendo di conoscere i fratelli Rocco e Francesco Cristello (che sostiene di avere aiutato per una pratica presso il comune nel quale egli stesso è consigliere comunale), ha tentato in ogni modo di minimizzare la portata dei fatti giungendo quasi a prendere le difese dei Cristello, sino al punto di dirsi estremamente stupito nell'apprendere la notizia del loro arresto del luglio del 2010", nell'ambito del maxi-blitz 'Infinito'.

"E' di tutta evidenza - si legge ancora nell'ordinanza - alla luce delle risultanze investigative sopra esposte, che le dichiarazioni di Gioffré Francesco, nella parte in cui contrastano con quelle del fratello Roberto, non possono ritenersi credibili ma debbono al contrario essere inquadrate nel medesimo clima di intimidazione del quale è stato vittima anche Roberto Gioffré, che ha evidentemente portato i due fratelli a reagire in modo diametralmente opposto". Mentre uno dei due fratelli Roberto "ha scelto di denunciare i fatti con rischio personale che lo ha portato a temere talmente tanto per sé e per i suoi familiari da decidere di lasciare il Paese per trasferirsi all'estero, il politico locale Gioffré Francesco ha fatto una scelta diversa, vicino alla connivenza, più in linea con quella già riscontrata in altri casi oggetto della presente misura cautelare".

(ANSA)

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