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'Ndrangheta a Desio. Condannato a 14 anni lo sfasciacarrozze Ignazio Marrone

31/08/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Desio, crocevia della Brianza dove i calabresi della 'ndrangheta vanno – non certo a cuor leggero - a braccetto con i siciliani di Cosa Nostra ed ex Stiddari, costretti a pagare per operare sul territorio.  
Insomma, 'nduja e cannoli alla  brianzola.

Come nel processo appena conclusosi a Monza il cui collegio giudicante presieduto da Giovanni Gerosa, giudici a latere Gaia Caldarini e Marta Pollicino hanno condannato ad una pena di 14 anni il siciliano 41enne di Canicattì titolare della “Recupero eAutodemolizioni srl” di Desio, Ignazio Marrone, “per aver fatto parte dell'associazione di tipo mafioso denominata 'ndrangheta in cui ha ricoperto un ruolo di vertice nella locale di Desio legata alle famiglie Iamonte-Moscato“ e a 10 anni il medico plastico calabrese 43enne, Arturo Sgrò “partecipe della locale con il compito di riscuotere crediti derivanti da illecite attività e provvedere al sostentamento dei detenuti in carcere e tra questi i familiari Giuseppe ed Edoardo Salvatore Sgrò arrestati nel luglio del 2010”.
A Sgrò sono state concesse le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e la minima partecipazione.

Per Marrone – detenuto nel carcere di Opera dal 30 novembre 2010 al 30 gennaio 2012, compagno di cella con il gelese Alessandro Barbieri - appartenente al clan dei Rinzivillo ed imparentato con la famiglia Madonia - il pubblico ministero della Dda, Cecilia Vassena aveva chiesto 15 anni.

Marrone e Sgrò erano stati arrestati a fine gennaio dello scorso anno su ordine del Gip Carlo Ottone De Marchi.

Una taske force di 500 uomini, per quattro giorni avevano bloccato il capannone di Desio, 20 mila metri quadri di via Ferravilla dotato di sofisticate apparecchiature di videocontrollo della “Recuperi e Autodemolizioni srl” e il vicino terreno di via Matilde Serao che era stato interamente rivoltato come un calzino alla ricerca di armi.

L'operazione si era poi conclusa in un capannone della vicina Muggiò dove oltre a motori, cambi e parti d'auto di provenienza furtiva era stata rinvenuta una pistola.

Per evitare di essere intercettato Ignazio Marrone aveva provveduto a munirsi di un jammer, disturbatore di frequenze, e “fregare”, così, gli uomini della Squadra Mobile di Milano e i carabinieri di Desio che lo controllavano.
Ma non è servito, così come non è servito lo stesso espediente a Massimo Carminati, il fascista di Mafia Capitale.

Ignazio Marrone  aveva rapporti con personaggi di spessore  criminale come Pio Candeloro, Nicola Minniti,  Saverio Moscato, Farruggio Salvatore e Giuseppe Pensabene (condannato 15 anni per la banca della ‘ndrangheta di Seveso) al quale aveva proposto la tregua dopo un attentato nel novembre 2009 ai camion della sua azienda, tregua che ha segnato il vertice della locale di Desio. “Ignazio Marrone figura di raccordo tra appartenenti a consorterie mafiose siciliane e calabresi nella locale di Desio”, scrive il Gip Luerti.

Emblematico l'attivarsi di Marrone nei confronti di Emanuele Napolitano, nato a Gela il 5 marzo 1968 e che a fine novembre 2013 viene trasferito dal carcere di S. Sara di Oristano a Opera.

Scrive il Gip: “Napolitano è accusato di associazione mafiosa, tentato omicidio, strage, estorsione, tentato sequestro, traffico di stupefacenti, rapina aggravata, ricettazione, armi” ed anche per il Gip che chiede la sua carcerazione nell'ambito dell'operazione Fire Off oltre ad “associazione a delinquere armata di stampo mafioso finalizzata a estorsione, attentati ed incendi a danno di imprenditori siciliani operanti nel settore edile di Busto Arsizio, il soggetto acquisisce il controllo anche indiretto delle attività edili avvalendosi delle diffuse conoscenze della loro pregressa vicenda giudiziaria, del loro collegamento a famiglie mafiose di origini gelesi e della capacità di incutere timore anche attraverso ricorso a minacce con armi e attentati incendiari”.

Omicidio Vivacqua, il Tribunale di Milano conferma la sentenza di primo grado

28 giugno 2017

di Pier Attilio Trivulzio

La Corte d’Appello di Milano ha confermato le pene già emesse in primo grado dal Tribunale di Monza per gli imputati accusati dell’omicidio di Paolo Vivacqua, freddato con 7 colpi di pistola la mattina del 14 novembre 2011 nel piccolo ufficio di Desio: assoluzione per non aver commesso il fatto per l’ex moglie Germania Biondo (il Procuratore Generale Galileo Proietto aveva chiesto per lei la condanna a 23 anni e 6 mesi), 23 anni di reclusione per Diego Barba e Salvino La Rocca, ergastolo per Antonino Giarrana e Antonio Radaelli, già autori confessi dell'omicidio di Franca Lojacono, consuocera di Vivacqua.

Dopo quattro udienze, nella sua replica, il procuratore generale aveva giudicato “attendibili ed utilizzabili perché correttamente acquisite” le dichiarazioni di Gino Gattusoteste che è stato oggetto di intimidazione” (per la sua ritrattazione la Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio per falsa testimonianza).
Anche Luigi Mignemi è stato giudicato attendibile, per il PG “dice cose sapute da Giarrana che altrimenti non si sarebbero conosciute” ed in quanto alle intercettazioni ambientali in carcere “erano assolutamente confessorie, e i tabulati telefonici ci dicono che Giarrana e Radaelli erano sul posto la mattina dell'uccisione di Paolo Vivacqua”.

Non ha trovato spazio nelle conclusioni del PG la testimonianza di Marco Selmi che aveva fatto scricchiolare l’assunto della Procura di Monza - poi recepito dalla sentenza di primo grado - sul fatto che Barba avesse depistato le indagini., attraverso un suo presunto ruolo di confidente di Selmi.
Sentito al processo, il colonnello della Guardia di finanza a cui il PG aveva posto, tra le altre, questa precisa domanda: “Barba che è imputato in questo procedimento, lei l'ha mai conosciuto? “, aveva risposto “Mai, non sapevo neanche l’esistenza di questa persona. Per la prima volta l'ho appresa dopo la deposizione che ho reso a Monza”.

Le sentenze si rispettano anche se non si condividono – è stato il commento dell'avvocata Manuela Cacciuttolo che assieme al collega Gianluca Orlando hanno difeso sia la Biondo sia Diego Barba -. Però come difesa ritengo di avere insinuato nella corte il ragionevole dubbio per portare all'assoluzione anche di Diego Barba.
Il colonnello Selmi aveva indicato la pista Mihalache, pista che purtroppo non è stata adeguatamente approfondita. Lavinia Mihalache dice che essendo preoccupata ha chiamato Paolo alle 10,50. Preoccupata perchè? Fra l’altro quella chiamata non risulta in nessun tabulato”.
Non so come motiveranno nella sentenza” ha dichiarato l'avvocato Salvatore Manganello che con il collega Alessandro Frigerio ha difeso Salvino La Rocca.

Il 20 settembre si conosceranno le motivazioni che se verranno impugnate porteranno all’ultimo atto processuale dell'omicidio di Paolo Vivacqua, la Cassazione
 

Omicidio Vivacqua, processo d'Appello. La testimonianza di Selmi apre una crepa nella sentenza di primo grado

6 giugno 2017

di Pier Attilio Trivulzio

“Un vero e proprio noir nel cuore dell'operosa Brianza. L'intera vicenda assume le tinte fosche del romanzo popolare fatto di gelosia, rancore e sordidi interessi economici”, fu il commento dei carabinieri, quando nel marzo 2014 il Gip del Tribunale di Monza firmò l'ordinanza d'arresto per Germania Biondo, Diego Barba e Salvino La Rocca, accusati di aver ucciso Paolo Vivacqua (Antonino Giarrana e Antonio Radaelli erano già in carcere per l'uccisione di Franca Lojacono).

In primo grado, dopo 22 udienze, Germania Biondo ex moglie del rotamat di Ravanusa - ucciso nel suo ufficio di Desio la fredda mattina del 14 novembre 2011 - viene “assolta per non aver commesso il fatto”.

Nel corso della seconda udienza del processo di Appello che si sta svolgendo al Tribunale di Milano, un altro basilare tassello del teorema viene messo in discussione.

Il teste Marco Selmi, colonnello della Guardia di finanza depone ed alla domanda del Procuratore Generale Galileo Proietto: “Barba, che è imputato in questo processo, lei l'ha mai conosciuto?”.
Mai. Questo cognome per la prima volta l'ho appreso dopo la deposizione che io ho reso a Monza”.
PG: “Poiché agli atti di questo processo risulta una deposizione testimoniale di avere saputo che Cascardo Attilio (socio di Barba nell'agenzia investigativa – ndr) si sarebbe rivolto ad un colonnello della Guardia di finanza per avviare un'indagine le chiedo se ha mai conosciuto o sentito parlare di Cascardo Attilio”.
Selmi:“Mi fu presentato occasionalmente a Sondrio nel 2011 da un colonnello dei carabinieri investigatore che ora si trova in Libia”.
PG: “Cascardo le ha fornito degli elementi, non come fonte confidenziale , ma elementi per aprire un'indagine nei confronti...”.
Selmi è categorico: “No!
PG: “Dopo quella presentazione a Sondrio ha rivisto Cascardo?”.
Selmi: “Sì, quando ero comandante a Lodi; ma non c'entra niente con l'attività investigativa”.
PG: “E neanche gliene parlò a Sondrio?”, insiste il Pg.
Selmi: “No”.

Passaggio importante della testimonianza di Selmi, perché smentisce quello che i giudici scrivono nella sentenza di primo grado: “Significativa è la deposizione del colonnello Selmi dalla quale emerge il ruolo di confidente del Barba, persona che sa muoversi bene all'interno delle forze dell'ordine... Ulteriore tentativo di depistaggio è rappresentato dalla indicazione che l'omicidio di Vivacqua avrebbe potuto essere maturato in ambito familiare dei fratelli di Lavinia Mihalache”.
E ancora: “Barba tenta il colpo vincente: 'vanificare' le dichiarazioni di Guttoso Gino e screditare Mignemi Luigi indicando Nappa Giuseppe a fare dichiarazioni che indicano Barba e la Biondo d'accordo con i fratelli Mihalache per uccidere Paolo Vivacqua. La mente di questa pista falsa e subdolamente artificiale è Barba , e in questo caso Nappa è il braccio”, è la conclusione dei giudici monzesi.

PG Galileo Proietto: “Per quanto riguarda sia l'indagine per le fatture false, per associazione per delinquere, reati fiscali e poi per quanto riguarda l'omicidio di Paolo Vivacqua , che è poi seguito, lei ha raccolto elementi provenienti da fonti confidenziali e le ha trasmesse ai reparti operativi?”.

Selmi: “Le informative certo che, si. Le prime informative sul gruppo Vivacqua sono sul finire del 2010, quando ero comandante provinciale a Sondrio. Queste informative emergevano in un ambito diverso investigativo e anche giudiziario. È in questo contesto che, sviluppata l'attività informativa delle fonti confidenziali, decidemmo di trasferire le informazioni ai reparti milanesi, d'accordo col procuratore dell'epoca, il dottor Napoleone.
Nel marzo 2011, se non ricordo male, poiché gli step informativi erano già sette o otto, segnalammo una cassetta di sicurezza dicendo tra le altre cose: “Guardate che c'è una chiave in quel posto, la chiave di quella cassetta è intestata a questo, dovrebbero esserci 180 mila euro”. Ci risposero che ne avevano trovati 160 mila”.

PG: “A chi avete dato queste informazioni?”.
Selmi: “Io le ho trasmesse al Comando provinciale di Milano e a tutto il sistema informativo della Guardia di finanza. Trasferito da Sondrio a Lodi ho continuato ad attivare le reti informative tant'è che ad un certo punto, delegato da Monza a condurre le indagini sull'omicidio, riattivai le fonti confidenziali, informazioni assunte e semplicemente trasmesse”.

PG: “Per quanto riguarda l'omicidio, non ha mai ricevuto informazioni confidenziali quando era comandante a Lodi?”.
Selmi: “Certo che sì. Le ho avute dalla rete informativa che ho riattivata su specifiche richieste dello stesso pubblico ministero. Ho fatto un'informativa diretta al pubblico ministero dicendo: “Questa è la riattivazione, questo è quello che abbiamo saputo. Noi ci asteniamo dal fare qualsiasi attività d'indagine. E' evidente che poi queste cose il pubblico ministero le avrà trasmesse ai reparto interessati all'omicidio o anche all'altra indagine in materia di reati tributari che era quella che aveva innescato...”.

PG. “Sull'omicidio di Vivacqua informazioni non ne ha trasmesse?”.
Selmi: “Mai. Io ho trasmesso qualcosa a febbraio su un'ipotesi di possibile omicidio in corso d'esecuzione, o meglio, in fase di preparazione. Tant'è vero che fui convocato alla Procura di Milano dal pm Albertini e le dissi: “Fate indagini”.

L'avvocato Celi di parte civile chiede a Selmi: “Una precisazione: cosa intende per omicidio in fase di progettazione?”.
Selmi: “Progettazione, ho precisato, perché l'informazione era questa: Paolo Vivacqua stava progettando un omicidio ai danni di qualcuno, per questa progettazione sarebbe salito su nel monzese un soggetto siciliano. Noi trasmettemmo questa informazione a cui ne seguì un'altra in cui dicemmo: “Guardate che il soggetto che è salito dovrebbe essere questo. Lo identificammo e segnalammo che c'erano dei collegamenti con la Sicilia e trasmettemmo queste cose dicendo: “Noi non abbiamo fatto accertamenti. Fu in conseguenza della prima informativa che sono stato chiamato dalla dottoressa Albertini alla quale ho detto: “Con la mia esperienza di criminalità organizzata, so che a volte quando si sta preparando un omicidio, poi l'obiettivo dell'omicidio arriva prima. Fate indagini”.

Avvocato Manganello: “In che periodo siamo?
Selmi: “Maggio 2011”.

PM Galileo Proietto: “Lei è stato incaricato dal pubblico ministero di riattivare l'indagine? Ho capito male?”.
Selmi: “Esattanente così. C'è stato uno step prima: fui chiamato dal collega che dirigeva il gruppo della Guardia finanza di Monza dicendomi: “Guarda che qua è successo questo, ci puoi dare una mano per approfondire?”. Io dissi: “Non c'è problema, riattivo la rete” e cominciai a trasmettere alcune informazioni e, praticamente, quasi contestualmente fui convocato dalla dottoressa Donata Costa che non sapeva della informazione che io avevo trasmesso a maggio perché evidentemente c'era stata difficoltà di comunicazione tra Procure. Per cui, presa cognizione di quella, fui richiamato, evidentemente anche perché il collega della Guardia di finanza di Monza ebbe forse a descrivere che i contenuti delle informazioni trasmesse erano sostanzialmente attendibili. Quindi alla richiesta di riattivare risposti che sì, non c'era problema”.

PG: “Leggo dalla deposizione da lei rilasciata in Tribunale a Monza che ha ricevuto informazioni su una pista che portava ai fratelli della convivente della vittima?”.
Selmi: “Sì. E quello che ho scritto. E' quello che ho saputo”.

PG: “Mentre invece riguardo all'altra pista, tra virgolette siciliana, non c'era più nulla?”.
Selmi: “Io sono abituato a non forzare il confidente. Chiedo: “Dimmi quello che sai”.

PG: “Ha mai fornito informazioni confidenziali per lo sviluppo delle indagini alla Guardia di finanza di Gorgonzola che già lavorava con la Procura di Milano sulle società di Vivacqua?”.
Selmi: “Paradossalmente no. Mi spiego. Acquisita la notizia, la inserisco in un sistema dedicato. Dal sistema dedicato viene passata al Comando provinciale competente per territorio e contestualmente al Comando generale a Roma e a tutto il sistema italiano perché ci possono essere ricorrenze che interessano più ambiti territoriali”.
PG: “La risposta è?”.
Selmi: “Il Comando provinciale l'ha sicuramente girata a Monza e questo lo so perché Monza fu fatta una richiesta a me. “Mi dite se sono attendibili queste notizie?”. La risposta fu: “Sono attendibili”. Avevano trovato la chiave della cassetta e dentro la cassetta c'era il denaro contante. In quanto alla sua domanda se ho mai fornito direttamente alla Guardia di finanza di Gorgonzola notizie confidenziali sullo sviluppo delle indagini rispondo no. Se sono arrivate a Gorgonzola sono arrivate tramite gerarchico”.

Esaurite le domande per il colonello Selmi è la volta della testimonianza del luogotenente dei Carabinieri Giovanni Azzaro: “Dall'epoca dell'omicidio, dal 14 novembre 2011 a maggio/giugno 2013 sono state condotte dal nucleo investigativo di Monza; noi subentriamo ufficialmente dal 13 maggio 2013 avanzando delle richieste alla Procura di Monza in relazione a notizie acquisite da fonte confidenziale (Gino Guttuso - ndr). Chiediamo di poter acquisire i tabulati del traffico telefonico su alcune utenze di soggetti che ci erano stati indicati come soggetti coinvolti nell'omicidio”.

L'avvocato Manuela Cacciuttolo che difende la Biondo e in appello anche Barba, si oppone in quanto riferisce di fonti confidenziali. A lei si associa l'avvocato Angelo Pagliarello difensore di Giarrana.

Presidente Fabio Tucci: “Al solo fine di comprendere perché all'esito delle informazioni ricevute dalla fine le indagini sono state indirizzate in una certa direzione. Sotto questo profilo la domanda è ammissibile”.
Azzaro: “Acquisiti, i tabulati lasciano intravedere uno spiraglio investigativo che poi è stato...Diciamo dall'estate 2013 all'inizio 2014 quando gradualmente poi via via le operazioni di intercettazione telefonica, ambientale e quant'altro vengono concluse...”.

PG. “Avete intercettato i telefoni oppure intercettazioni ambientali anche di Diego Barba e della signora Biondo?Avete avuto difficoltà per intercettare Barba e la Biondo?”.
Azzaro: “Inizialmente no per quanto riguarda le utenze telefoniche. Attività invasiva qualora l'obiettivo da colpire è un'autovettura perché bisogna mettere in atto intrusioni vere e proprie. Ricordo il caso in cui avevamo predisposto l'attivazione di intercettazioni ambientali e GPS sull'autovettura di Germania Biondo. L'avevamo convocata in caserrma, lei si presentò accompagnata dalla madre che rimase sull'auto...Uscita dalla caserma l'auto fu seguita, la Biondo scese e si incontrò al bar con Barba mentre la madre rimase sulla vettura”.

PG: “Erano stati apprestati altri strumenti per evitare intercettazioni?”.
Azzaro: “Non sono mai stati intercettati colloqui telefonici tra la Biondo e Barba però sono stati intercettati colloqui ambientali in quanti i due si vedevano”.

PG. “Diego Barba utilizzava sistemi di bonifica delle autovetture, lo avete riscontrato?”.
Azzaro: “Barba era investigatore privato...Potrei dire degli stratagemmi per non essere ascoltato in maniera diretta, ai quali entrambi ricorrevano quando dovevano incontrarsi...Comunicavano tramite una loro amica, Luisa Aronico. La donna fungeva da collegamento tra i due. Abbiamo intercettato diversi sms e conversazioni telefoniche sia da parte di Barba verso la Aronico sia da parte della Aronico verso la Biondo. I contenuti degli sms e le conversazioni sono talmente chiari che è ovvio che i due si incontravano o si vedevano“.

PG: “Se la Aronico non c'era come comunicavano?”.
Azzaro: “In maniera diretta. Tra le loro utenze telefoniche, non mi risulta che vi fossero contatti diretti. Ci sono state circostanze in cui, entrambi sotto intercettazione, hanno interessato le medesime celle...Ricordo un'occasione: quando si sono trovati a Desenzano del Garda nella medesima unità di tempo e spazio. No..no, non li abbiamo seguiti. E' stata fatta ricostruzione delle celle interessate al traffico telefonico. In quell'occasione stessa cella stessa data e fascia oraria. Analogo episodio a Seregno”.
PG: “Dai servizi d'osservazione è emerso qualcos'altro sul modo di comunicare dei due?”.
Azzaro: “Si.Si. La Biondo gestiva una cartoleria, non ricordo se a Biassono o Macherio. Le celle di Barba interessavano le stesse celle. I due avevano l'accortezza di non farsi vedere assieme in luoghi noti....La nostra ipotesi investigativa è che evitavano di farsi vedere in pubblico essendoci una relazione incontrovertibile”.

Esaurite le domande del Procuratore generale l'avvocato Cacciuttolo chiede ad Azzaro se ha elementi per dire che la sistemazione di un pacchetto di fazzoletti di carta messo tra la plafoniera dell'auto e l'interruttore della plafoniera è stato messo dalla signora Biondo. “E' una sua deduzione, valutazione o supposizione?”.
Azzaro: “No. Ho detto che in altre indagini, anche in materia di narcotraffico e criminalità organizzata sono accorgimenti rudimentali però molto validi riscontrati in altre indagini”.

Cacciuttolo: “Può averli messi anche qualcun altro, per esempio chi riferisce, come le fonti confidenziali...”
Azzaro: “Non so chi l'abbia messo”.
Presidente Fabio Tucci: “Il suo pensiero è stato questo?”.
Azzaro: “Si”.
Cacciuttolo: “Lei prima ci ha riferito di intercettazioni ambientali tra la Biondo e Barba, stiamo parlando del 2013?”.
Azzaro: “No, 2014. Estate 2014”.
Cacciuttolo: “Non è possibile, li hanno arrestati il 29 marzo 2014”.
Azzaro: “Mi correggo, 2013. Giugno o luglio”.
Cacciuttolo: “Rispondendo al pm ha riferito che la Biondo aveva aperto un negozio, una cartoleria”.
Azzaro: “Si recava presso questa cartoleria ma non so se fosse intestata a lei. Non abbiamo fatto accertamenti. Non siamo mai andati nel negozio”.
Cacciuttolo: “Il 1. luglio 2013 la signora Biondo ha aperto un'attività a Sovico”.

Appare in difficoltà il luogotenente Azzaro quando il legale dell'ex moglie di Vivacqua lo incalza chiedendogli dei contatti telefonici tra Luisa Aronico e Diego Barba. Dodici in totale dalla morte di Vivacqua all'arresto della Biondo.

Ottiene dal teste un “No” in risposta alla domanda se siano mai stati disposti OCP (pedinamenti - ndr) dopo la triangolazione telefonica Barba-Aronica-Biondo.
Una lunga lista di no quando gli viene chiesto se la Aronico è mai stata sentita a sommarie informazioni o il commercialista Bianchi; che la moglie di Diego Barba aveva spostato la residenza da Desio a Campobello di Licata essendosi presentato un problema per il pagamento delle cartelle IMU e ICI; quando le intercettazioni a tre riguardano il problema dell'apertura della partita Iva per il negozio di Sovico....Ennesimo no sul viaggio a Desenzano del Garda del 14 luglio 2013. C'è l'intercettazione della Biondo in auto con la madre, parlano dei figli che vogliono vedere e comprare la casa di Desenzano. E i carabinieri di Desio che intercettano non lo sanno. La loro inchiesta si è basata soltanto sull'aggancio delle celle telefoniche.

“E' evidente presidente”, commenta il PG Proietto.
Presidente Fabio Tucci: “Si, è assolutamente evidente. Oramai la domanda è stata fatta....”.

Cacciuttolo: “Lei è a conoscenza della relazione del colonnello Selmi?”.
Azzaro: “Ne sono venuto a conoscenza dopo il processo”.

Cacciuttolo: “Selmi ha detto di averla depositata nel 2012 in Procura a Monza. E lei su domanda del presidente di Corte d'Assise in relazione al problema delle fonti dichiarò: “Diciamo, un'altra notizia che, a nostro avviso, è parsa non corrispondente alla realtà dei fatti, è quella a suo tempo acquisita dal colonnello della Guardia di finanza di Lodi, Selmi, che ha riferito alla Procura con un'annotazione riguardante una certa situazione”. Questo disse il 26 gennaio 2015”.

Presidente Fabio Tucci: “Avvocato, la domanda qual è?”.
Cacciuttolo: “Gli ho chiesto se era a conoscenza della relazione Selmi , mi ha detto di averlo saputo soltanto dopo questo procedimento. Faccio presente che loro lo sapevano in corso d'opera però non hanno ritenuto la notizia rilevante. La mia domanda è: avete fatto attività d'indagine sulla relazione Selmi?”.
Azzaro: “No, perché l'abbiamo saputo dopo. Infatti Selmi non l'ha riferita a noi, l'ha riferita alla Procura, al pubblico ministero titolare del procedimento dell'epoca (Donata Costa – ndr). E' chiaro che alla fine delle indagini, li abbiamo confrontati e la mia deposizione riguardava l'averlo saputo dopo, non durante le indagini”.

Cacciuttolo: “Dalla dottoressa Costa un input di investigare questa fonte non vi è mai arrivato”.
Azzaro: “No”.

L'avvocato Salvatore Manganello difensore di Salvino La Rocca chiede lumi sulla sicurezza del sistema utilizzato per le intercettazioni.
Azzaro: “E' indicativo. Può essere variabile la copertura in base a tanti fattori....
Manganello: “Quindi per fare un esempio: aggancio una cella di Seregno e mi trovo nel paese confinante?”.
Azzaro: “Sì, Seregno è attaccato a Desio e a Cesano Maderno, può capitare...”.
Manganello: “Quindi senza attività di OCP il riscontro non è assolutamente certo. E' giusto dire così?”.
Azzaro: “Si, è chiaro che...”.
Avvocato Pagliarello. “Le vostre intercettazioni riguardano La Rocca, Barba, la Biondo...chi erano altri interessati da queste intercettazioni, per esempio Guttuso?”.
Azzaro: “No”.
Pagliarello: “C'erano poi le ambientali. Oltre alle telefonate in entrata e uscita. In quel periodo, in una qualsiasi di quelle telefonate, ha mai sentito parlare dell'omicidio di Vivacqua?”.
Azzaro: “Durante le conversazioni telefoniche? No”.
PG: “Sono andati i suoi uomini a perquisire Diego Barba? Hanno constatato casseforti, che c'erano armadi in metallo?”.
Azzaro: “Infatti sono state sequestrate armi..”.
Alessandro Frigerio legale con Salvatore Manganello di Salvino La Rocca si oppone.
il tema del riesame è necessariamente circoscritto – dice -. E' una precisazione di tema introdotto nell'esame diretto e che, all'esito del controesame, rimane contestato”.
Presidente Fabio Tucci: “E' vero però l'abbiamo condotto con una certa libertà, anche in favore della difesa”.
Frigerio: “Azzaro, dai tabulati da voi acquisiti nel 2013 avete provveduto a verificare la compatibilità delle dichiarazioni testimoniali rese a voi nell'immediatezza del fatto?”.
Azzaro: “I tabulati riguardavano soggetti poi oggetto di intercettazione da parte nostra”.
Frigerio: “Non siete mai venuti in possesso dei tabulati telefonici anche della vittima relativamente al periodo di intercettazione di Gorgonzola, quindi prima e dopo l'omicidio?”.
Azzaro: “No”.
Frigerio: “Nessun tipo di controllo neanche sulle dichiarazioni della signora Mihalache Lavinia? Nessun tipo di controllo è stato fatto?”.
Azzaro: “No”.

Alimenta dubbi sulla sua credibilità la testimonianza di Luigi Mignemi che incalzato dalle domande dei difensori Gianluca Orlando e Angelo Pagliarello finisce per abbandonare l'aula e però viene nuovamente invitato dal presidente a continuare la testimonianza basti dire che, su domanda dell'avvocato Pagliarello, Mignemi dichiara: “C'è un particolare che mi ha detto Giarrana, che questo signore (Paolo Vivacqua – ndr) nel momento in cui è stato ucciso era su una cattedra, sulla cattedra nel suo ufficio, perciò non mi ha detto altro, che hanno cercato del denaro”.
Pagliarello: “Cioè una cattedra nel senso che era sopra con il fisico, con il corpo?”.
Mignemi: “Sì, penso che era...la cattedra, come sono io, mi sparano e io...”.
Pagliarello: “E Vivacqua finisce sulla cattedra?”.
Mignemi: “Penso”.

Il corpo di Paolo Vivacqua venne trovato disteso sotto la scrivania.

Mignemi è personaggio coinvolto in processi per aver fatto parte della 'ndrangheta , in particolare del clan di Giuseppe Mazzaferro (processo Fiori di San Vito e Isola Felice), nonché accusato di furto, ricettazione e stalking.
Nel processo Isola Felice, è stato accusato di rapine agli uffici postali per finanziare le 'ndrine. Mignemi ha ottenuto le attenuanti della collaborazione.

Prossima udienza l'8 giugno. Di scena le parti civili: l'avvocatessa Daria Pesce per i fratelli Antonio, Gaetano e Davide Vivacqua e l'avvocatessa Ambra Ferretto per Lavinia Mihalache e il minore Nicolas Vivacqua.

Seregno - Il distributore di Giussani, il pozzo fantasma e le dimissioni dell'assessore Milani

31 maggio 2017

di k.ts.

Qualche anno fa avevamo scritto di Emilio Giussani, il proprietario della Giussani Scavi e di Brianza Inerti, molto vicino all’attuale sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, e al vicesindaco Giacinto Mariani.
Avevamo raccontato della sua capacità di aggiudicarsi i lavori del comune battendo la concorrenza con ribassi di poche centinaia di euro su appalti che valevano centinaia di migliaia di euro (vedi Appalti d'oro per Giussani. In meno di nove anni incassati 4 milioni dal comune), come se possedesse la sfera di cristallo e riuscisse a guardare nel futuro. 
Emilio Giussani, cavatore, scavatore, stradino, costruttore e immobiliarista, ha recentemente affinato le sue capacità “magiche” e ha fatto sparire dalla sede operativa della sua azienda quello che aveva tutta l’aria di essere un distributore abusivo di gasolio, giusto 24 ore prima che i tecnici comunali ispezionassero il luogo per verificarne l’effettiva presenza.

La storia inizia qualche mese fa, quando Gussani presenta al comune la richiesta di costruire un distributore di carburanti ad uso privato interno, cioè per il rifornimento dei soli mezzi della ditta, presso la sede della sua società in via Macallè.
La richiesta viene da prassi inoltrata allo Sportello Unico Attività Produttive. 

Il Suap, esplicate le pratiche di sua competenza, chiede all’ufficio urbanistica se esistono cause che impediscono il rilascio dell’autorizzazione.
Un problema in effetti c’è, il distributore ricade nella fascia di rispetto di un pozzo della rete idrica di Seregno e quindi, secondo quanto prevede la normativa, il distributore di carburanti lì non si può mettere.

Per il funzionario dell’ufficio urbanistica, però, il pozzo è dismesso da anni, nonostante sia stato inserito nel PGT entrato in vigore nel gennaio del 2015.
Non sarebbero, quindi, quindici, ma uno in meno, i pozzi che soddisfano per l’80% il fabbisogno idrico dei seregnesi (Seregno è in deficit idrico e il 20% del suo fabbisogno gli viene fornito dai pozzi nel comune di Meda).
Bisogna, quindi, prenderne atto e modificare il PGT.


Ogni modifica al Piano di Governo del Territorio prevede l’approvazione in consiglio comunale.
La presentazione della proposta spetta all’assessore competente, nel caso Barbara Milani, assessore all’Urbanistica, che, per preparare la relazione da portare in consiglio, vuole sapere perché e da chi è stato chiuso il pozzo. E qui iniziano i problemi.

Brianzacque, il gestore unico del sistema idrico nella Provincia di Monza e Brianza, quel pozzo dice di non averlo mai gestito. Nel 2007, infatti, quando la società riceve il patrimonio idrico da varie aziende municipalizzate tra cui Aeb - la società che fino ad allora aveva gestito il servizio idrico a Seregno - il pozzo non compare nella dote.
L’assessore chiede di vedere le analisi che hanno portato alla chiusura del pozzo.
Ma non le hanno gli uffici comunali, non le ha Aeb, non le ha Brianzacque (forse il pozzo era gestito da Alsi, l’Azienda Alto Lambro, poi confluita in Brianzacque; almeno così sembra dall’intestazione che compare nel sistema Sif della Provincia di Monza e Brianza, vedi documento).

Si fanno, invece, avanti i vertici di Reti+ (società del gruppo Aeb-Gelsia) convinti che il pozzo sia in disuso da trent’anni, perché inquinato dai nitriti.
Ma anche Reti+ non ha le analisi delle acque.
Insomma si rimane nel vago, di analisi nemmeno l’ombra e di certezze poco o niente.

Intanto, mentre si cerca di dipanare la matassa del pozzo fantasma, arriva sulla scrivania dell’assessore la foto di quello che sembra a tutti gli effetti un distributore di carburante già funzionante sull’area della Giussani srl. Un distributore con tanto di struttura di contenimento, tettoia contro gli agenti atmosferici, estintore e segnale di pericolo di incendio.

La Milani gira la foto ai funzionari del comune, invitandoli ad attivarsi. Giussani ha pure precedenti di abusivismo, è stato, infatti, pizzicato ad allargare la sua cava del 40% rispetto all’area autorizzata, invadendo alcuni terreni agricoli ricadenti nel Plis (Parco locale d’interesse sovracomunale).
Anche in quel caso è stato lo zelo della Milani a far emergere l’abuso, superando lentezze e ritrosie. Il precedente assessore all’Urbanistica, l’attuale sindaco Edoardo Mazza che ha lavorato alla stesura del PGT non si era accorto di nulla, anche se l’allargamento di ben 23mila metri quadri al di fuori del perimetro autorizzato è chiaramente visibile anche su google earth, almeno dal 2014 (nella foto, solo l’area marroncina è quella autorizzata, mentre si vede che la cava occupa anche alcune aree tratteggiate appartenenti al Plis)

Passa un mese, ma i funzionari responsabili non si muovono, la Milani preme e sollecita, alla fine dagli uffici si rassegnano e chiamano Giussani.

- “Dovremo fare un’ispezione.”
- “Questa settimana non ci sono, venite venerdì.”
- “Va bene, a venerdì.”

Giovedì pomeriggio, nella sede della Giussani srl, l’attività è febbrile, i camionisti sono in fila a riempire di gasolio i serbatoi dei mezzi, mentre gli operai scavano (nella foto si vede la montagnola di terra davanti al distributore).
La sera la colonnina del distributore non c’è più, spariti e sigillati i tubi della pompa, il cartello di pericolo incendio finisce poco più in là, rimane la struttura in muratura e sul suolo la sagoma rettangolare di uno scavo che sembra proprio corrispondere a quella di una cisterna interrata rimossa.

Il venerdì mattina passano i tecnici comunali per il controllo: tutto a posto, il distributore di carburanti non c’è.
Giussani è salvo. Rischiava una denuncia penale oltre che per abusivismo, per mancanza del Certificato di Prevenzione Incendi dei Vigili del Fuoco, cosa che ovviamente quel distributore non poteva avere.

L’assessore, allora, dice basta e se ne va.
Sarà colpa degli uffici che percepisce neghittosi soprattutto quando c’è da tenere la schiena dritta davanti ai costruttori, sarà una Giunta che non l’apprezza e scambia la sua meticolosità per pedanteria, o sarà il vice sindaco che adesso fa fuoco e fiamme e prima l’aveva voluta in Giunta - ma se la sarà immaginata una velina da manovrare - e invece Barbara Milani (che ha pure partecipato a Miss Padania e fatto un po’ di televisione) è un avvocato ed ha anche il dottorato; insomma ne sa più di Giacinto Mariani che non ha brillato neanche a prendere il diploma da ragioniere.

Ieri Barbara Milani ha rassegnato la dimissioni, le sono bastati due anni per capire com’è l’andazzo a Seregno, chiamatela scema.

 

Omicidio Vivacqua, al processo d'Appello la lista dei testimoni ammessi

12/05/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Prima udienza in Corte d'Appello di Milano - presidente Fabio Tucci, giudice a latere Ivana Caputo - per l'omicidio di Paolo Vivacqua ucciso con 7 colpi di pistola calibro 7,65 nel suo ufficio di Desio la mattina del 14 novembre 2011.
L'8 marzo dello scorso anno la Corte d'Assise di Monza presieduta da Giuseppe Airò aveva condannato Diego Barba e Salvino La Rocca a 23 anni; ergastolo per Antonino Giarrana e Antonio Radaelli già condannati a 30 anni per l'uccisione di Franca Lojacono, consuocera del rotamat di Ravanusa. Assolta invece Germania Biondo, ex moglie di Vivacqua “dei reati ascritti – hanno scritto i giudici - per non aver commesso i fatti e piena remissione in libertà” (ndr - era agli arresti domiciliari).

All'udienza del 2 maggio erano presenti i quattro imputati tuttora detenuti in carcere, Germania Biondo e tutti i legali: Manuela Cacciuttolo e Gianluca Orlando per Diego Barba; Salvatore Manganello e Alessandro Frigerio per Salvino La Rocca; Angelo Pagliarello e Monica Sala rispettivamente per Antonino Giarrana e Antonino Radaelli.

La Procura di Monza aveva richiesto l'escussione di 12 testimoni, la Corte ne ha ammessi soltanto 6; la difesa di Barba aveva invece chiesto l'escussione di due avvocati, il colonnello Marco Selmi e Vincenzo Infantino, braccio destro di Vivacqua, che nei giorni seguenti l'omicidio, presentatosi assieme a Calogero Licata Caruso all'ufficio postale di Lissone, aveva ritirato per contanti 300 e 350 mila euro fino a ridurre il deposito della LV Rottami quasi a zero.

Nonostante le numerose richieste fatte dall'avvocato Manuela Cacciuttolo nel corso del processo a Monza e nonostante una precisa richiesta accolta dal presidente Giuseppe Airò che ne aveva chiesto l'accompagnamento coatto con i carabinieri da Ravanusa al Tribunale monzese, Vincenzo Infantino si è sempre sottratto all'obbligo della testimonianza.
Testimonianza che sarebbe stata preziosa poiché fu lui ad annunciare al sodale amico Calogero Licata Caruso, due mesi prima dell'uccisione di Vivacqua,: “Guarda che il lavoro si è abbassato un po' e non ti voglio licenziare, vediamo quello che nasce e ci dividiamo”.

Paolo Vivacqua aveva annunciato che, venduto il terreno di Carate Brianza a Bricoman per 5 milioni avrebbe dato l'addio alle “società cartiere” e si sarebbe occupato di affari immobiliari in Svizzera e Romania con la compagna Lavinia Mihalache.
La Corte ha invece ritenuto “ininfluente” la convocazione di Infantino..

Sarà oltremodo importante la testimonianza del colonnello Marco Selmi che renderà esame “sul contenuto di una informativa riguardante l'omicidio Vivacqua depositata presso il pubblico ministero di Monza e sulle attività svolte ed acquisite nonché prova contraria come richiesto dalla difesa di Germania Biondo”.
In Assise il colonnello Selmi, comandante della Guardia di Finanza di Sondrio dal 2008 al 2011 testimoniò di essersi incrociato con le società cartiere di Vivacqua e d'aver avuto informazioni sul ruolo dei fratelli di Lavinia Mihalache.
Altri testi convocati sono il tenente Giovanni Azzaro, gruppo carabinieri di Desio, che dovrà riferire “sugli accorgimenti utilizzati da Diego Barba e Germania Biondo per proteggere il loro rapporto ed evitare di venire intercettati”; Giuseppe Nappasulle circostanze apprese da Diego Barba in merito all'omicidio di Paolo Vivacqua commesso da lui e dalla sua amante”; Maresciallo Vincenzo Martella Gdf Gorgonzolain merito alla perquisizione e alle indagini svolte per conto della Procura di Milano nel provvedimento riguardante la posizione di Germania Biondo” nella cui abitazione di Desio – che condivideva col figlio Davide – furono trovati contanti per 359.200 euro ed altri 5.020 euro “nella borsetta personale della Biondo” oltre a 1.172 dollari ed assegni vari.
La Corte ha inoltre deciso di convocare il pregiudicato Luigi Mignemi in merito alle presunte confidenze ricevute nel carcere di Monza da Antonino Giarrana.
Dovrà essere sentito anche il supertestimone Gino Guttuso accusato dalla Procura di Monza di falsa testimonianza.
Si torna in aula il 18 maggio.
 

Monza - Redaelli presidente di Sias, solo 5 milioni da Regione Lombardia per il GP

06/05/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Quando nel 2015 il Gran premio d'Italia di Formula 1 rischiò di essere cancellato dal calendario mondiale, il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni e il suo vice, Fabrizio Sala, scesero in campo, annunciando il contributo di 70 milioni di euro in dieci anni per il parco della Villa Reale e per Autodromo.
Secondo il loro piano, Regione Lombardia sarebbe entrata nell'azionariato di Sias con una quota del 20 per cento, contribuendo con 10 milioni di euro l'anno fino al 2019 alla firma del contratto con la FOM di Bernie Ecclestone che aveva fissato il prezzo per il rinnovo triennale a 68 milioni di dollari.

Poi, però, letta la due diligence della società di revisione Trevor, che ha redatto il documento ufficiale su cui è poi stato deliberato il valore delle azioni di Sias, Regione Lombardia ha deciso di defilarsi ed ha deliberato il solo contributo di 5 milioni di euro anziché 10 milioni di euro per l'edizione 2017 del Gran premio d'Italia.
Un dietrofront che ha costretto ACI, nel corso del suo ultimo Consiglio generale, ad approvare la rimodulazione del budget di bilancio con una previsione inferiore ai 20 milioni di euro: “Sapevamo prima di firmare il contratto con Ecclestone che sarebbe stata dura – spiega il presidente dell'ACI - e però siamo gente seria che mantiene gli impegni e le responsabilità e per questo ci siamo accollati l'oneroso impegno. Fortunatamente l'inizio di stagione positivo con la Ferrari che è leader del campionato ci sta dando una mano”.

Per la corsa di settembre, già alcune tribune sono sold out e se il trend positivo continuerà, Sias riuscirà a superare l'incasso 2016 che è stato di poco superiore ai 10 milioni, a fronte dei costi per organizzare l’evento che si aggirano tra i 19 e i 21 milioni di euro.

L'assemblea di Sias tenutasi ieri a Milano ha annunciato il cambio al vertice dell'Autodromo Nazionale.
A presiedere Sias, società di gestione dell'impianto automobilistico, l'Automobile Club d'Italia – ora socio di maggioranza col 75 per cento del capitale, il restante 25 per cento resta all'Automobile Club Milano – ha designato Giuseppe Redaelli, 67 anni (li compirà il 7 maggio) , industriale di Varese, nonno brianzolo di Barzanò, gradito a Regione Lombardia. “Abbiamo voluto privilegiare il territorio nominando Redaelli che è anche a capo del Comitato degli Automobile Club regionali”, precisa Angelo Sticchi Damiani.
Titolare di una tipografia che da anni ha commesse di lavoro dalla Regione, Redaelli è dal 2010 presidente dell'Automobile Club Varese.
Tra i fondatore dell'associazione Varesevive; nel 2012 ha ricevuto dal Coni la medaglia d'oro quale vincitore del campionato di regolarità auto storiche e il premio “Lombardia per il lavoro” consegnatogli dall'allora presidente Roberto Formigoni.

Esordisce così il neo presidente, concedendo la sua prima intervista in esclusiva a Infonodo: “Discontinuità col passato e il desiderio di costruire un nuovo futuro. Senza alimentare aspettative che potrebbero non concretizzarsi. Il nostro obiettivo è che Monza da fiore all'occhiello del territorio diventi fiore all'occhiello nazionale”.

La gestione di Sias con l'ACI socio di maggioranza è totalmente cambiata, così com'è cambiata la gestione della FOM di Ecclestone ceduta a Liberty Media. Ieri in Autodromo abbiamo incontrato Chase Carey,Ceo del colosso americano che ha rilevato da Ecclestone la Formula Uno e che prima di venire a Monza è stato a colloquio con Roberto Maroni e con il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Con loro, presente anche Angelo Sticchi Damiani sono state pianificate iniziative per tenere alto l'avvenimento Gran premio senza dimenticare il brand Monza. Occorre una nuova filosofia: Monza dev'essere Monza tutto l'anno e non soltanto a settembre quando corre la Formula Uno”.

Presidente, Liberty Media ha in mano un contratto che gli garantisce 66 milioni di dollari in tre anni, il presidente dell'ACI è convinto che potrà rinegoziare al ribasso la cifra?
Sticchi Damiani è dell'avviso che si possa arrivare ad un accordo più efficiente e performante per tutti. Non penso proprio ad una revisione del contratto firmato a novembre dello scorso anno. Liberty Media ci ha fatto intendere una parziale disponibilità di progetto per il futuro. La mia è una sensazione, Chase Carey non appare un despota. Insomma, non dice: avete firmato un contratto e lo dovete rispettare. E' un imprenditore e quindi è chiaro che non vorrà perdere il suo vantaggio. Anzi, vorrà acquisire un ulteriore vantaggio! Non ci vedrà nemici ma amici con cui trovare intese. Non sarà un percorso facile e neppure breve. Quale imprenditore dopo aver acquisito un'azienda che gli garantisce 66 milioni di dollari richiama per dire gli altri hanno scherzato, adesso rivediamo la cifra al ribasso? Carey sa bene che dovremo trovare un'intesa. Se il business funziona per Monza funziona anche per lui, altrimenti...”

Regione Lombardia dopo aver promesso 10 milioni l'anno inizialmente per quattro anni e poi per tre ed aver lasciato intendere che sarebbe entrata come socia in Sias si è defilata e per il Gran premio – come ci ha confermato il presidente dell'ACI metterà a disposizione soltanto 5 milioni...
Credo che essendo state fatte promesse tra gentiluomini in un modo o nell'altro le promesse saranno mantenute”.

Al primo consiglio di Sias Giuseppe Redaelli non siederà sulla poltrona a lui riservata. “Non lo faccio mai – spiega -. Non mi piacciono i presidenti che fanno pesare il loro potere. In Sias decideremo a livello collegiale, non sono abituato a fare il despota. Programmi e progetti si concordano in gruppo. Faccio molto squadra. Poi magari faccio anche battaglie e litigo. E però discuto. Stimolo la discussione”.
Prima di congedarsi manda un particolare ringraziamento a Pier Lorenzo Zanchi che l'ha preceduto. “E' doveroso. Lo scorso anno ha fatto un buon lavoro. Mi aiuterà per alcuni mesi ad entrare nello spirito della gestione di Sias”.

Inizialmente saranno tre e non cinque i membri del Consiglio. Con Giuseppe Redaelli e Giuseppina Fusco (una carriera all'ENI prima di passare all'ACI) designati dall'ACI nel Cda ci sarà Enrico Radaelli a rappresentare il socio di minoranza, l'Automobile Club Milano. Non appena il Comune di Monza annuncerà il suo rappresentante (potrebbe essere riconfermata Alessandra Marzari) ACI comunicherà il nome scelto per completare il Consiglio. Nel caso Monza non dovesse confermare la Marzari e nominare un uomo, il quinto consigliere di nomina Aci sarà una donna.

Monza - Autodromo: Enrico Radaelli silura il presidente Zanchi e all'ACMilano è rissa

4 aprile 2017

di Pier Attilio Trivulzio

E' bufera sul Consiglio dell'Automobile Club Milano.
Giovedì i cinque membri: Ivan Capelli, Marco Coldani, Pietro Meda, Geronimo La Russa ed Enrico Radaelli dovevano votare il nome del rappresentante in seno al nuovo Cda di Sias. Risultato: 3 voti a favore di Radaelli e solo 2 voti per Pierlorenzo Zanchi, da un anno presidente della società di gestione dell'Autodromo Nazionale, che aveva avuto assicurazione della riconferma da Angelo Sticchi Damiani presidente di ACI socio di maggioranza in Sias col 75 per cento delle azioni (il restante 25 per cento è di ACM).

I tre voti ad Enrico Radaelli hanno scatenato immediatamente la bagarre e sono volati pesanti insulti.
È partita anche una lettera. “...Mio malgrado e con grande rammarico annuncio le mie immediate ed irrinunciabili dimissioni”, ha scritto Pierlorenzo Zanchi denunciando “l'anomala pratica di autovoto da parte del diretto interessato Radaelli due (La Russa e Meda – ndr) erano quelli che più di altri si erano adoperati a convincermi di accettare il gravoso incarico di presidente di Sias. Mi stupisce molto perché motivato da ragioni che non riferiscono minimamente al merito”.
Tengo a significarvi – conclude la lettera – che dal momento in cui sono stato presidente ad oggi, con tutte le risorse e competenze che a vario titolo mi hanno aiutato, in primis il procuratore Marco Coldani, si sono ottenuti risultati notevoli”.

Zanchi non precisa se i “risultati notevoli” sono riferiti al bilancio 2016 che il Cda di Sias voterà domani (4 aprile) - senza la presenza di Zanchi - prima di decadere, o al rinnovo triennale del Gran premio di Formula 1.
Oppure all'essere riusciti a portare a Monza, per i test FIA precampionato, le straordinarie vetture dell'European Le Mans Series (torneranno in pista per la gara di campionato il 14 maggio) e del World Endurance Championship che tra sabato e domenica, nonostante la pioggia, ha visto l'Autodromo tornare a riempirsi di pubblico: 20 mila persone.
Certamente un buon biglietto da visita per la nuova società a maggioranza ACI.
I due giorni di test del WEC con attività in pista fino alle 21, sono serviti per proseguire il discorso in vista del ritorno all'Autodromo della “Mille Chilometri” nata per volere dell'Automobile Club di Milano e merito della tenacia e del carisma di Romolo Tavoni. Una “Mille” che negli Anni Sessanta richiamava più spettatori del Gran premio di Formula 1.

Tre mesi dopo aver firmato con la FOM di Bernie Ecclestone il contratto da 68 milioni di dollari per tenere a Monza il Gran premio d'Italia di Formula 1 fino al 2019 ed essersi assicurato la maggioranza delle quote di Sias, il presidente dell'Automobile Club d'Italia, aveva quasi completato il puzzle della nuova Sias scegliendo per il Cda Carlo Conti (direttore centrale finanza ACI) e Alessandra Rosa (direttrice AC Firenze). In sospeso le candidature di Alfredo Scala e di Fabrizio Turci. Giovedì (6 aprile) durante il Consiglio generale a Roma Sticchi Damiani annuncerà il nome del presidente della Nuova Sias che potrebbe essere un lombardo. Ed a completare il quintetto del Cda Enrico Radaelli (ACM) e il designato dal Comune di Milano.

Nella foto Pierlorenzo Zanchi

Monza - Autodromo. Nasce la nuova società di gestione, ad ACI il 75% delle quote

15/03/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Roma - Automobile Club d'Italia (ACI) e Automobile Club di Milano (ACM) hanno, ieri, unito le loro quote - rispettivamente 75 e 25 per cento - per dare continuità a Sias, la società che dal 1922 gestisce l'Autodromo di Monza : un matrimonio per necessità.
Scelta difficile in quanto per 85 anni ACM ha deciso in autonomia programmi e investimenti. Invece, d'ora in poi a Monza l'ACI sarà il padrone di casa.

Una sorta di realizzazione del sogno di Franco Lucchesi ex presidente dell'ACI che sedici anni fa dette vita alla società Formula Grand Prix SpA che aveva per oggetto sociale “la costruzione, allestimento e gestione di circuiti automobilistici, motociclistici, la gestione di gare, competizioni e manifestazioni automobilistiche, motociclistiche e sportive in genere”. Società con capitale di 100 mila euro: 99.000 azioni Automobile Club d'Italia, 1.000 azioni della sanmarnese Fincompany SA.

Formula Grand Prix SpA era stata costituita con l'obiettivo di sottrarre all'Automobile Club di Milano il Gran premio d'Italia e a all'Automobile Club di Bologna quello di Imola.
La società venne, però, messa in liquidazione l'11 marzo 2004; il capitale azzerato da consulenze ed emolumenti ai consiglieri; la perdita fu di 14.856 euro.

Quella di chiedere aiuto all'ACI è stata per ACM una scelta obbligata dal momento che le gestioni dell'ex direttore Enrico Ferrari tra il 1997 e il 2012 (il Tribunale lo ha condannato ad una pena di 4 anni e 4 mesi ed risarcire 1,5 milioni di euro) e di Andrea Dell'Orto nel biennio 2014-2015 hanno fatto sprofondare Sias sull'orlo del fallimento.
Per salvare la società e continuare ad organizzare il Gran premio d'Italia di Formula Uno il presidente dell'ACI Angelo Sticchi Damiani ha portato avanti la trattativa con la FOM di Bernie Ecclestone disposta a confermare a Monza l'avvenimento iridato a fronte di un nuovo oneroso contratto da 68 milioni di dollari per il triennio 2017-2019.

Dopo che a fine 2015 il Governo Renzi aveva autorizzato l'ACI a utilizzare i proventi del Pra (Pubblico Registro) il Consiglio Generale dell'ACI ha dato mandato al presidente Sticchi Damiani di utilizzare risorse per 37,5 milioni. Ora però l'ambiente romano è in fibrillazione poiché il decreto attuativo deve passare per le commissioni e potrebbe subire modifiche.

Speriamo veramente di no. Se però ciò accadesse ci penalizzerebbe – analizza lucidamente un componente del Consiglio -. Il Parlamento potrebbe modificare la legge finanziaria del 2015 ed a noi verrebbe a mancare l'approvvigionamento economico per il Gran premio d'Italia. Lo stesso discorso vale per Regione Lombardia. Senza i loro soldi non facciamo il Gran premio. La loro parte la devono mettere perchè sono venuti a cercarci, hanno partecipato alle riunioni, hanno fatto annunci. Non può l'ACI restare col cerino acceso in mano”.

Ai 37,5 milioni di dollari di ACI per il triennio, ACM aggiunge l'incasso dei biglietti e gli stanziamenti di Regione Lombardia.

Inizialmente era stato annunciato che la Regione avrebbe partecipato alla società con una quota del 20 per cento. Spaventata, però, dal report della due diligence si è in ultimo chiamata fuori, decidendo di restare soltanto sponsor con una cifra di 10 milioni l'anno per il 2017 e 2018.
In realtà, al momento in cui scriviamo, il solo impegno di spesa è di 7 milioni, di cui 5 andrebbero all'Autodromo per il Gran premio e 2 sono stati utilizzati per i lavori di preparazione del Parco per la visita di Papa Francesco del 25 marzo.

Quindi, a conti fatti, sommando ai 37,5 milioni di dollari di ACI i circa 30 della vendita biglietti ed i 20 di Regione Lombardia (nessun contributo in ogni caso per il 2019) si arriva a 87,5 milioni; 19,5 in più del contratto FOM. Occorre però tenere conto che le spese di organizzazione del Gran premio sono nell'ordine dei 60 milioni e dunque, nel triennio, il Gran premio d'Italia è destinato a produrre un disavanzo economico di 40,5 milioni.
Anche se il presidente della Regione, Roberto Maroni, ottimisticamente, dichiara: “L'investimento nel Gran premio serve a creare ricchezza per il nostro territorio”, contando sull’indotto che l’evento Gran Premio produce: accoglienza, ristorazione. trasporti, ecc.

Arrivare alla sigla del contratto ACI-ACM, che dovrà però ancora ottenere il benestare della Corte dei Conti e dell'Antitrust, non è stata una passeggiata facile. O meglio, per dirla tutta, è stato un viaggio ad ostacoli.
Il gruppo di lavoro dell'ACI coordinato da Carlo Conti, direttore dell'area amministrativa e finanziaria, ha passato al vaglio la documentazione degli ultimi 5 anni di Sias estrapolando in modo analitico le negatività aziendali che potrebbero in futuro creare problemi di gestione societaria.
ACI ha puntualizzato che le posizioni civilistiche e penali ancora aperte saranno di sola competenza di ACM.

Angelo Sticchi Damiani potrebbe assumere almeno inizialmente il ruolo di presidente della nuova Sias. Al momento per quanto riguarda i tre componenti il cda in quota ACI circolano solo i nomi di Alfredo Scala e Fabrizio Turci; Enrico Radaelli sarà il rappresentate di ACM mentre il quinto nominativo dovrebbe essere indicato dal Comune di Milano, e non da Monza com'è avvenuto fino ad ora.

Giovedì 16 marzo in Tribunale a Monza il pubblico ministero Rosario Ferracane (ha sostituito Walter Mapelli promosso procuratore capo a Bergamo) terrà la sua requisitoria chiedendo le pene per Enrico Ferrari, Giorgio Beghella Bartoli, Marco Luca Villa, Giuseppina Panuccio, Federica Evangelista e Stefano Tremolada. Pesanti i capi d'accusa: usura, corruzione, peculato, falso, turbativa d'asta, omissione dolosa di cautele, distruzione di patrimonio arboreo. Sias si è costituita parte civile con l'avvocata Angela Fortuna.

Monza - L'ingombrante presenza della moglie del boss nel bar della Provincia

14 febbraio 2017

di Pier Attilio Trivulzio

Anna Saladino, moglie di Pio Candeloro boss della 'ndrangheta, arrestato a Seregno nel giugno 2010 (Ordinanza Infinito) e condannato in via definitiva ad una pena di 20 anni, dal marzo 2015 lavora a Monza in via Grigna, sede della Provincia di Monza e Brianza.
Sta dietro al banco del bar, si occupa della ristorazione, batte scontrini ed incassa. E' stata assunta dalla Cooperativa sociale MAR Multiservizi che ha sede operativa a Gallarate ed è amministrata da Paola Oliva Lonelli.


Direttore operativo e responsabile degli inserimenti del personale della MAR Multiservizi, il napoletano Quintino Magarò, consigliere comunale a Gallarate della DC a metà anni 80, nel 2001 torna in consiglio comunale con il CDC-CDU, nel 2006 con l’Udc e nel 2011 con la lista di destra “Mucci Orgoglio Gallaratese”, quando ottiene il record di preferenze (385).

Nella veste di direttore generale della Cooperativa Primavera, Quintino Magarò riesce a far aggiudicare la gara d'appalto del comune di Gallarate da 1,3 milioni “per attività integrative scolastiche per gli anni 2010-2012” alla sua cooperativa che non ha né i necessari requisiti tecnici né quelli finanziari. L'esposto della esclusa Cooperativa Eurotrend accende i fari su Magarò che viene condannato con rito abbreviato per associazione a delinquere e truffa allo Stato a 3 anni di carcere. La pena viene confermata in secondo grado.
Dal 2009 al 2012 truccando con un software i cedolini di 1750 soci e lavoratori occasionali la Cooperativa Primavera ha sottratto ai lavoratori 500 mila euro di contributi INPS, evaso 1,4 milioni di Irpef ed altri 1,5 milioni di evasione contributiva. La Guardia di finanza ha posto sotto sequestro 18 immobili e quote societarie per il valore di 3 milioni.
Le vicende giudiziarie convincono, nel dicembre 2015, Quintino Magarò a rassegnare le dimissioni dal consiglio comunale di Gallarate, dopo tre anni di sospensione.

A marzo 2015, MAR Multiservizi firma il contratto quinquennale con la Provincia di Monza e Brianza, lo scorso settembre Magarò era a Mantova a brindare per l'appalto triennale del bar-bouvette del Tribunale.
La Cooperativa si è anche aggiudicata la gestione del bar della Sogemi all'Ortomercato di Milano (in passato pesantemente infiltrato dalla ‘ndrangheta), e ancora il bar del Comando Carabinieri di Brescia, dell'IRIS Versari di Cesano Maderno, un bar a Monza ed un altro a Milano.
Qualcuno comincia, giustamente, a preoccuparsi. La presenza di Anna Saladino che trova lavoro in Provincia, assunta da un condannato per associazione a delinquere e truffa allo Stato, desta preoccupazione e origina l’esposto che finisce in Procura.

Il curriculum della donna vanta quattro anni in società con la zia, Sebastiana Saladino, nella gestione del Tricky Bar di Seregno di proprietà del comune di Seregno, gestione ceduta in fretta e furia quando il marito Pio Candeloro, Tony per gli amici, venne arrestato.

Nel luglio del 2010, mentre a Seregno in giunta ci sono pareri discordanti sulla proposta per la “concessione del patrocinio con l'utilizzo del logo e altri interventi alla società Tricky Bar per l'iniziativa Calabresella mia”, nonostante il bar abbia maturato sei mesi di affitto non pagato al comune - che verranno poi rateizzati e saldati dalle tre gestioni che si succederanno -, arriva la notizia dell’arresto di Pio Candeloro a chiudere la questione e ad evitare un maggiore imbarazzo dopo che il comune aveva già concesso al bar il patrocinio per una serata di preselezione di Miss Italia.

Forse per questo la lettera del dicembre 2010 inviata al comune, proprietario dei muri, da Sebastiana Saladino per comunicare l’avvenuta cessione della gestione a terzi del bar di piazza Liberazione, si chiude con la frase emblematica: “Sicuri d'avervi fatto cosa gradita”.

L’esposto sulla presenza della Saladino nel bar della Provincia e la successiva indagine che è stata aperta, arrivano in un momento in cui le istituzioni manifestano una maggior attenzione in Brianza sulle licenze commerciali e sul pericolo che queste finiscano in mano e personaggi legati alla criminalità organizzata.
In particolare c’è da ricordare le misure prese dalla Prefettura di Monza nei confronti di alcuni bar di Seregno ( Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti) e della Dylangroup di Cesano Maderno (vedi Cesano Maderno - 'Ndrangheta. Tra i soci di Marziano della Dilancar c'è anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli).

La presidente della cooperativa Mar Multiservizi, Paola Leonelli, ha dichiarato alla stampa che “nulla sapeva che la signora Saladino, in possesso dell’invalidità, fosse coniugata con il Sig. Candeloro, condannato per reati di criminalità organizzata di stampo mafioso” e ha aggiunto che la Saladino è stata assunta all’interno delle quota riservata alle persone svantaggiate che la legge prescrive per le cooperative sociali: un terzo dei dipendenti.

La famiglia di Pio Candeloro e Anna Saldino è ben integrata nella realtà sociale brianzola, con amicizie un tempo importanti che non sono venute a mancare anche in tempi recenti, come quella con Massimo Ponzoni, l’ex assessore regionale per anni uomo di punta di Forza Italia in Brianza, condannato per bancarotta.
Mai rinviato a giudizio, ma più che sfiorato dal sospetto di una vicinanza agli ambienti ‘ndranghetisti, Ponzoni venne definito dal Gip Gennari “capitale sociale della ‘ndrangheta”, in un capitolo dell’ordinanza che il magistrato dedicò ad alcuni politici e che inizia così: “È chiaro che, se l’obiettivo dei nostri (gli ‘ndranghetisti - ndr) è quello di mettere le mani su appalti pubblici, avere ottimi rapporti con esponenti politici rappresenta un capitale aggiunto di notevole valore e considerevole interesse”. La sorella di Massimo, Laura Ponzoni, è stata arrestata nel febbraio del 2016, insieme al marito, il costruttore Argentino Cocozza, nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga che ha visto coinvolto anche Carmelo Pio, nipote di Candeloro.

Naturalmente ci sono anche le amicizie delle coppia Candeloro Pio- Anna Saladino con personaggi del mondo della ‘ndrangheta, come Arturo Sgrò medico chirurgo al Niguarda di Milano, arrestato nel gennaio dell’anno scorso e vicino alla ‘ndrina degli Iamonte di Melito Porto Salvo, clan di appartenza dello stesso Pio Candeloro, e Paolo De Luca, il “boss invisibile”, arrestato a novembre dell’anno scorso e vicino agli Stagno, collegati ai clan Galati e Mancuso di Vibo Valentia così coma la famiglia Cristello, un tempo potenti e ricchi esponenti della ‘ndrangheta a Seregno, grazie alla gestione privilegiata del canale di traffico della droga, adesso fortemente in declino dopo i tanti arresti e l’uccisione nel 2008, in una faida interna al clan Cristello-Stagno, di Rocco Cristello.

La famiglia Pio-Saladino si intreccia poi con altre famiglie, quella di Tripodi che gestisce l’omonimo bar-panetteria chiuso per ordine della Prefettura nel gennaio dell’anno scorso (Antonino Tripodi ha sposato la nipote di Pio Candeloro), e la famiglia Conti, di origine siciliana, proprietaria di vari locali pubblici, le pizzerie Aldo e Aldo2 e il bar Mosquito a Barlassina, la birreria The Stone a Seveso, le pizzerie Aldo3 e Aldo4, rispettivamente a Meda e a Seregno, tutti locali che vennero posti sotto sequestro cautelativo quando nell’ottobre 2015, nell’ambito dell’Operazione July, venne sgominata un’associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti al cui vertice c'era Aldo Conti, personaggio dal noto passato criminale. In quella indagine sono emersi collegamenti, oltre che con un’organizzazione criminale albanese, anche con esponenti della ‘ndrangheta.

ps: nella foto Pio Candeloro e Anna Saladino al Tricky Bar di Seregno poco prima degli arresti del luglio 2010.

Monza - Autodromo: Regione Lombardia non entrerà nella società di gestione

02/02/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Regione Lombardia non entrerà nella nuova società di gestione dell’Autodromo, ma sosterrà per due anni il Gran premio d'Italia di Formula 1 con un contributo di 10 milioni di euro: “Abbiamo valutato molto rischiosa l'operazione di ingresso nel capitale e quindi abbiamo optato per il solo finanziamento di 10 milioni per le edizioni del Gran premio di quest'anno e dell'anno prossimo”, è il commento ufficioso di una persona vicina al presidente Roberto Maroni.


Spaventata dalla pesante esposizione finanziaria di Sias, società che da sempre gestisce l'Autodromo di Monza, e convinta che a conti fatti sia un affare troppo rischioso, Regione Lombardia mette oggi in discussione quello che a settembre si dava per scontato, quando, un visibilmente soddisfatto Angelo Sticchi Damiani (presidente di Aci) dichiarò: “Con un lungo lavoro di continuo e costante avvicinamento con gli enti territoriali locali è stata accettata la sfida di prolungamento del contratto per altri tre anni. Una sfida che da domani la nuova compagine composta da ACI, Regione Lombardia e Sias raccoglierà per gestire il Gran premio”.
A suggellare l'accordo raggiunto, Angelo Sticchi Damiani, Roberto Maroni, Bernie Ecclestone con l’aggiunta di Flavio Briatore, posando a beneficio di fotografi e televisioni, stesero e sovrapposero le loro mani destre come i moschettieri di Dumas.

L'accordo prevedeva l'entrata di Regione Lombardia nella nuova società col 20 per cento di azioni.
I risultati della due diligence e i primi indicativi dati di bilancio post Gran premio hanno fatto cambiare idea ai politici lombardi che hanno preferito optare per il solo finanziamento di 10 milioni e per sole due edizioni, quindi niente per il 2019, data di scadenza del contratto con la FOM.
La nuova società che sostituirà Sias nella gestione dell’Autodromo vedrà, quindi, l'ACI socio di maggioranza col 75 per cento e l'Automobile Club Milano col restante 25.

ACI manderà in Consiglio tre persone, i cui nomi verranno annunciati dopo l'avvenuto passaggio societario. Il quarto componente, per decisione presa in accordo con il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti, e con Roberto Maroni, sarà designato dal Comune di Monza, mentre il quinto dovrà deciderlo l'Automobile Club di Milano. E non sembra una decisione facile.

Quello che è certo è che ACI dovrà far fronte ad una cifra ben superiore ai 12,5 milioni annunciati.
La ricerca, per il momento infruttuosa, di un solido sponsor per alleggerire i 68 milioni del contratto triennale diventa, così, vitale e sarà decisiva sul futuro del GP d’Italia a Monza.

ps: è stato, recentemente, pubblicato il calendario con gli eventi e le manifestazioni che si svolgeranno in Autodromo durante il 2017 e che potete trovare a questo indirizzo.

 

Monza - Gp d'Italia: 15mila biglietti invenduti. Cambio di strategia di Aci per l'anno prossimo

27 gennaio 2017

di Pier Attilio Trivulzio

A settembre 15 mila posti di tribuna per il Gran premio sono rimasti vuoti. Biglietti invenduti” - ha detto Ivan Capelli, presidente dell'Automobile Club di Milano ai colleghi degli Automobile Club locali chiamati mercoledì a raccolta all'Autodromo -. Ci fosse stato l'impegno di tutti gli Automobile Club sarebbero stati bruciati in un attimo”.
E proprio per scongiurare un nuovo, pesante, mancato incasso, da tutta Italia è arrivata a Monza la task force dell'ACI.
Blazer e grisaglie sotto i loden; cravatte di Marinella, scarpe Tod's, la squadra di Angelo Sticchi Damiani – 106 presidenti ed altrettanti direttori degli ACI provinciali - ha risposto compatta all'invito.

L'Autodromo da sempre definito nazionale, gestito per anni benissimo dall'Automobile Club di Milano – ha esordito il nuovo padrone dell'impianto brianzolo – per effetto delle condizioni contrattuali imposte da Ecclestone per tenere a Monza la Formula 1 ha richiesto il nostro intervento e dunque, da adesso, presidenti e direttori questa è la vostra casa. Realizzeremo un villaggio con tanto di tribuna affacciata sulla pista, sarà il villaggio degli Automobile Club provinciali dove potrete portare i vostri ospiti. E poiché questa è la vostra casa dovrete impegnarvi a vendere i biglietti del Gran premio d'Italia” .
Il Villaggio ACI sarà allestito all'esterno della prima variante. Verrà realizzata una struttura di accoglienza nell'area della piscina.
Per volere di Sticchi Damiani il meeting si è tenuto nella sala da sempre utilizzata dall'ACI in occasione del Gran premio.

Questo spazio l'abbiamo difeso con le unghie e con i denti”, ha sottolineato. In realtà è stata l'unica concessione fatta dall'ex patron della FOM Bernie Ecclestone, ufficialmente messo a riposo nei giorni scorsi dal colosso americano Liberty Media, che ha rilevato il business da 8 miliardi di dollari del Circus. “Cercheremo di aprire un discorso con la nuova proprietà per vedere di ottenere, nel rispetto del contratto, qualche area di ospitalità in più”, ha quindi aggiunto.

Il nuovo contratto triennale firmato il 29 novembre prevede un impegno finanziario di 68 milioni di dollari, la cessione di tutti gli spazi a Paddock Club compreso salette e terrazze del Manpower Building che rendevano a Sias 3 milioni di euro.
Oltre a Sticchi Damiani erano presenti Alfredo Scala, Marco Ferrari, Marco Rogano e, al completo, il Consiglio dell'Automobile Club di Milano.

Nessuno a rappresentare la Regione Lombardia che investirà 10 milioni all'anno per il biennio 2017-2018 e che però ancora non è certo se entrerà con una percentuale nella società. Potrebbe decidere di limitarsi ad erogare il contributo di 20 milioni che verrebbe prelevato – in parte - dall'annunciato fondo di 70 milioni in 10 anni messo a disposizione, non ancora però deliberato, del Consorzio Parco e Villa Reale.
Ad oggi tutto è fermo all'ipotesi di ACI col 60 per cento, 20 per cento Regione Lombardia e il restante 20 per cento dell'Automobile Club Milano.
In Regione Lombardia ci sono diverse scuole di pensiero. C'è anche chi ritiene sia più saggio mettere a disposizione il contributo annuo di 10 milioni senza entrare nella gestione della società. Quindi senza avere responsabilità in Sias”, ragiona un dirigente di Piazza Lombardia.

Se questa dovesse essere la decisione, Aci si vedrebbe obbligata ad aumentare la percentuale di quota capitale. Al momento il Consiglio Generale ha autorizzato 12,5 milioni, i fondi PRA, (Pubblico Registro Automobilistico).

Aci avrà, anche, a disposizione il ricavato della biglietteria che nel triennio 2013-2015 ha reso 27 milioni con il maggior incasso (2013) di 9,9 milioni. Considerando l'impegno di tutti gli ACI nella vendita dei biglietti è ipotizzabile un incasso annuo di 11 milioni che uniti ai 12,5 porterebbe il contributo a 23,5 milioni.

Automobile Club Milano si prenderà in carico i debiti di Sias che sono nell'ordine dei 10 milioni, e quindi aggiungendo i 10 milioni di Regione Lombardia il totale salirebbe a 33,5 milioni.
Sufficienti a pagare il contratto con la FOM, non sufficienti però a chiudere in utile poiché l'organizzazione del Gran premio richiede dai 17 ai 20 milioni. Quindi, nell'ipotesi migliore resterebbe uno scoperto di 16,5 milioni.
Insomma, a conti fatti, il Gran premio d'Italia non sarà un affare.

Ne sapremo di più il 31 gennaio quando, a Roma, si riuniranno al mattino il Consiglio generale dell'ACI e al pomeriggio l' Esecutivo. Sarà l'occasione per capire se la firma sul contratto della FOM, è stato un passo obbligato per tenere, giustamente, in Italia il Gran premio di Formula 1 dal momento che corre la Ferrari e se l'ACI avrà davvero trovato lo sponsor in grado di far pareggiare i conti all'Autodromo dove, parola di Sticchi Damiani, “ci sarà attività sportiva tutti i giorni”.

Nessuna notizia invece è stata data sugli interventi alle strutture.
Il piano preparato nel 2012 e illustrato in Regione giace in un cassetto. Solo l'ingresso dell'Autodromo ha cambiato volto. Il vecchio casello autostradale verrà finalmente rimosso.
Vincitori del concorso sono tre giovani architetti liguri: Maria Ramella, Andrea Barla e Antonio Battuelli.
Per il loro lavoro incasseranno 5 mila euro.

Monza - Maquillage all'Autodromo. Arrivano i nuovi soci: ACI e Regione Lombardia

19/101/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Maquillage per l'Autodromo Nazionale, ruspe e operai sono stati impegnati a demolire gli ultimi simboli di storia come il vecchio ponte prima della variante della Roggia un tempo sponsorizzato Dunlop, identico a quello, simbolo intoccabile, che c'è sul circuito di Le Mans dove si corre la 24 Ore. L'hanno demolito in tre giorni. Ora la squadra di operai si cura delle strutture moderne.

Già, perché l'autodromo ha cambiato padrone. Non più l'Automobile Club Milano che lo volle costruire nel 1922, ma l’Automobile Club d'Italia con sede a Roma.

Blazer blu, pantaloni di vigogna grigia, Angelo Sticchi Damiani, 70 anni, ingegnere, presidente dell'Automobile Club d'Italia, nella veste di nuovo socio di maggioranza di Sias accoglierà, mercoledì prossimo 25 gennaio, presidenti e direttori dei 106 Automobile Club provinciali per illustrare l'accordo da 68 milioni di dollari siglato il 29 novembre con la FOM (Formula One Management) di Bernie Ecclestone per tenere a Monza fino al 2019 la gara mondiale della Formula Uno.

Per rilanciare il “Tempio della velocità”, Sticchi Damiani da cinque anni al comando del “partito degli automobilisti” - che conta un milione di tesserati – ha deciso di mettere in moto la propria task force con il compito di convincere i soci ad acquistare fino ad esaurimento totale i biglietti per assistere all'88° Gran premio d'Italia in programma dal 2 al 4 settembre – costo per l'abbonamento della tre giorni: dai 590 euro per un posto in tribuna centrale ai 90 euro del circolare prato.

L'ingresso di ACI nella società dell'autodromo è stato un passo obbligato. La personalistica gestione ventennale del direttore Enrico Ferrari conclusasi con il blitz della Guardia di finanza (a seguito della denuncia del presidente Paolo Guaitamacchi) e l'incriminazione da parte della Procura di Monza dello stesso Ferrari, del presidente Claudio Viganò, di Giorgio Beghella Bartoli, Marco Villa ed altri, la successiva gestione di Andrea Dell'Orto e Francesco Ferri che hanno portato Sias ad accumulare debiti superiori ai 10 milioni obbligando i soci ACM e Immobiliare ACM a svalutare il capitale ridotto da 1,1 milioni a 550 mila euro, avevano di fatto spalancato la porta verso la messa in liquidazione se non al fallimento della società.

Il “gioiello” di Sias è il contratto con Ecclestone per il Gran premio d'Italia che, in scadenza 2016, doveva essere rinnovato. La prima richiesta era stata di 27,5 milioni, accordo definito poi a 22 milioni di dollari.

L'ultimo bilancio di ACI ha chiuso con un avanzo di 20 milioni di euro, 12,5 serviranno per pagare la FOM din Ecclestone.

ACI avrà il controllo della biglietteria che rende attorno ai 22 milioni quando le Rosse di Maranello sono in lizza per il titolo.
Regione Lombardia, che entra nella nuova società, metterà 10 milioni per le edizioni 2017 e altrettanti 2018.

Decisione dell'ultima ora dal momento che fino a pochi giorni fa lo stesso presidente Sticchi Damiani aveva confidato ai più stretti collaboratori d'essere preoccupato. “Regione Lombardia mette solo 10 milioni per il biennio 2017-2018”, diceva aggrottando le ciglia. Il fatto è che la delibera regionale di 20 milioni per il rinnovo del contratto di 4 anni (fino al 2020) con Ecclestone a cui tutta la stampa aveva dato ampio risalto non è mai stata firmata. Per un motivo molto semplice: non poteva essere firmato un impegno di spesa quadriennale fino al 2020 dal momento che nel 2018 ci saranno le elezioni regionali. Ecco perché con Ecclestone l'impegno è stato di soli tre anni e non i quattro chiesti da Andrea Dell'Orto e Ivan Capelli (inizialmente erano addirittura 7, fino al 2022).

Va poi ridimensionata l'annunciata notizia dei 70 milioni in 10 anni che Regione Lombardia metteva a disposizione del Consorzio Parco Villa Reale di cui una parte sarebbe andata all'autodromo per opere di miglioramento delle strutture. “Di cifre a suo tempo si era parlato, in realtà occorrerà attendere la definizione dell'Accordo di Programma che ancora non c'è”, spiegano in Regione.

L'Automobile Club Milano farà la sua parte accollandosi i debiti di Sias che continuerà ad organizzare l'evento Gran premio d'Italia il cui costo è nell'ordine dei 18-19 milioni.

A conti fatti, se la task force di ACI lavorerà a pieno regime vendendo i biglietti della Formula Uno, ma soprattutto se la Ferrari tornerà alla competitività delle stagioni di Michael Schumacher, in cassa resteranno 5 milioni. E con questa cifra l'autodromo dovrà fare fronte alle spese correnti e cercare di soddisfare almeno qualche creditore. A meno che, come anticipato dal presidente Sticchi Damiani, l'autodromo avrà un munifico sponsor che però non potrà esporre il suo logo in occasione dell'avvenimento clou stagionale di settembre, essendo Heineken il title sponsor del Gran premio d'Italia.

Sias paga salata la gestione Dell'Orto-Ferri che ha bruciato in sole consulenze e collaborazioni 2,6 milioni. E si ritrova con un organico sovradimensionato: 45 dipendenti di cui uno staff di 4 a gestire la biglietteria che lavora anche con Ticket One e Platinium Group.

Per quanto riguarda gli uomini scelti da ACI per gestire la nuova società si fanno i nomi di Pier Lorenzo Zanchi, riconfermato alla presidenza, Alfredo Scala procuratore e, forse, una persona in quota Regione Lombardia per la direzione. In Consiglio ACI disporrà di 3 voti, 1 voto Regione Lombardia, 1 voto Comune di Monza.
L'ACI ha anticipato al sindaco di Monza Roberto Scanagatti che verrà chiesta all'Amministrazione una nuova convenzione meno onerosa. Attualmente Sias paga un canone di 800 mila euro e dallo scorso anno deve al Comune il 2 per cento degli incassi delle manifestazioni motoristiche.
Con la nuova gestione l'impianto dovrebbe rinnovare le sue strutture che secondo il piano presentato 5 anni fa in Regione da Angelo Sticchi Damiani e dall'allora presidente di ACM Edoardo Valli richiedeva l'impegno di 80 milioni di euro. Purtroppo è rimasto nel cassetto dei sogni.

 

Muggiò - Zaccaria torna in carcere, deve scontare la pena residua per il fallimento Tornado Gest

04/12/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Saverio Lo Mastro, ultimo amministratore della società Tornado Gest, è uscito dal carcere di Monza il 26 ottobre scorso: fine pena dopo una condanna a 12 anni e 8 mesi, di cui 4 patteggiati per il fallimento della società che a Muggiò, nel parco del Grugnotorto, ha costruito il Magic Movie Park, un multiplex a 15 schermi.
Un altro protagonista della vicenda è finito, invece, ieri in carcere.

Il procuratore della Tornado Gest, Felice Vittorio Zaccaria, l'uomo che il 4 maggio di dieci anni fa proprio a Lo Mastro aveva ceduto la società amministrata dalla moglie Aldina Stagnati con debiti dichiarati per 30 milioni, risultati in realtà 53.

Zaccaria, condannato in via definitiva a 5 anni, dovrà scontare ancora 3 anni e 8 mesi.
Era stato arrestato assieme alla moglie, a Lo Mastro e a Stefano Firmano il 23 aprile 2009 e messo in libertà provvisoria in attesa della sentenza su ordine del giudice Italo Ghitti il 16 dicembre. Firmano dopo tre giorni aveva ottenuto i domiciliari e patteggiato 3 anni; Aldina Stagnati è stata invece condannata ad una pena di 4 anni e quindi dovrà scontare in carcere i restanti 2 anni 8 mesi.

Tra la persone indagate dal pubblico ministero Giordano Baggio c'era anche Rocco Cristello, personaggio legato alla 'ndrangheta, socio di Lo Mastro nelle società Valedil e Residence Pusiano, dov'era presente anche Firmano. L'ipotesi accusatoria per Cristello, Zaccaria, Stagnati, Lo Mastro, Firmano e il cinese Song Zhichai oltre che di bancarotta fraudolenta era di riciclaggio.

Tre giorni dopo la richiesta del sostituto procuratore Giordano Baggio al Gip di proroga delle indagini, Cristello veniva, però, ucciso da due killer mentre posteggia davanti a casa, a Verano Brianza, la sua automobile, uscendo così dalla vita e dall’inchiesta.
Recentemente la Cassazione ha respinto il ricorso di Zaccaria che aveva chiesto la revoca del provvedimento relativo al fondo patrimoniale scovato dopo un lungo lavoro investigativo dai curatori Maurizio Oggioni, Maria Ester Palermo ed Emanuele Gentili e quindi, a breve, finirà all'asta la villa di Villasanta del costruttore calabrese.

In quanto al Magic Movie di Muggiò, abbandonato da dieci anni, saccheggiato e circondato da montagne di rifiuti, potrebbe diventare la location di un film di fantascienza. Una richiesta in tal senso è infatti arrivata ai curatori fallimentari.

Il piano d'intervento integrato presentato da Tornado Gest passato in Consiglio comunale con 13 voti a favore la sera del 28 febbraio 2002 prevedeva attorno al multiplex un'oasi verde di 130 mila metri quadrati, club house, laghetto per la pesca sportiva e la pista ciclabile; ma nulla di ciò è stato realizzato.
Ora alla diffida dell'Amministrazione che ha chiesto a Unipol il pagamento della fideiussione di 3 milioni a suo tempo rilasciata (dopo che ne era stata consegnata un'altra risultata falsa) è stato risposto che verrà nominato un perito che quantificherà l'importo delle opere promesse ma mai realizzate.
Fallimento del “Magic Movie Park” è stato un fallimento annunciato.

Felice Vittorio Zaccaria non possedeva i capitali, mancava la strada per raggiungere il multiplex, non era stato fatto un piano industriale.
Eppure il costruttore di Roccella Jonica che a Muggiò aveva costruito le villette di Santa Giuliana, di via Venezia e il Supercondominio di via Sondrio (i cui appartamenti ancora oggi sono privi di abitabilità), dopo aver realizzato la palestra della Cond Art e il condominio Delle Grazie in via San Carlo s'era messo in testo di diventare un magnate dei multiplex.

Aveva richiesto al Ministero dello Spettacolo licenze per realizzarli a Muggiò e a Segrate. A Muggiò dichiarando falsamente di avere già ottenuto il permesso a costruire mentre invece dopo un controllo della Polizia locale gli era stato imposto l'alt ai lavori. A Segrate aveva già scavato una buca profonda e preparato le fondamenta quando è stato bloccato e gli è stato imposto di rimettere il luogo nelle condizioni iniziali.

Era intenzionato a costruire un terzo multiplex ad Arcore con la società Movie2, la richiesta però è rimasta inevasa.
Ad Oggiono aveva previsto un quarto insediamento. Qui il cantiere era pronto per accogliere la struttura prefabbricata preparata dalla SIPC Solai di Vignate quando una telefonata ha bloccato il camion, limitando i danni. I debiti per i lavori di scavo non pagati, sono stati comunque di 4 milioni, di cui 1,3 milioni recuperati dai curatori con la cessione dell'area ad un supermercato.

Felice Vittorio Zaccaria dovrà scontare la pena residua di 3 anni e 8 mesi che potrebbe però aumentare dal momento che che ha in corso altri procedimenti penali. Così come il figlio Andrea Simone che deve rispondere del fallimento della società Palazzo dei Conti.

E nuovi guai dovrebbero venire dalla causa intentata dal curatore della Coel di Lallio (Bergamo) per gli appartamenti del condominio Delle Grazie a Muggiò costruito sul terreno della Sef della famiglia Firmano.

Gli appartamenti, nonostante fossero posti sotto sequestro, due sono stati venduti con tanto di rogito notarile a Roberta Andreini, uno ad Anna Paola Immerso, convivente di Giovanni Stagnati, figlio di Aldina; ed altri due a Chiara Parmiani, moglie di Andrea Simone Zaccaria.

Su uno degli appartamenti della Parmiani il 6 agosto 2013 (repertorio n. 23.027 notaio Ugo Cantiello di Garbagnate Milanese) risulta iscritta una ipoteca volontaria a favore della “Nona Idroline srl società Unipersonale” di cui si sta occupando la Procura di Milano per operazioni di riciclaggio legate alla cosca De Stefano.

Mentre la società Residence Pavia è stata ceduta dagli Zaccaria a Piergiuseppe Avanzato, socio dell'immobiliarista di Vimercate Giuseppe Malaspina nella Due G che a Como ha presentato un progetto di edificazione di un'imponente area a ridosso della dogana con la Svizzera.
 

Monza - Gp d'Italia, ancora una fumata nera sulla firma del contratto. Lievitano i costi per l'Autodromo

23/11/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Lunedì Angelo Sticchi Damiani, presidente dell'Automobile Club d'Italia accompagnato da Marco Ferrari, direttore centrale di ACI Sport e da due legali, è volato a Londra per incontrare Bernie Ecclestone, patron del Circus della Formula Uno; scopo del viaggio, il contratto triennale da 68 milioni di dollari per confermare il Gran premio d'Italia nel calendario mondiale.

Doveva essere il viaggio della firma ufficiale, già annunciata con tanto di conferenza stampa a settembre.
Nel pomeriggio, i quattro di ACI sono, però, tornati a Roma senza il contratto firmato e recando un’ulteriore brutta notizia: oltre ai 68 milioni di dollari per tenere a Monza il Gran premio d'Italia nel prossimo triennio, la “nuova Sias” partecipata da ACI, Regione Lombardia, Automobile Club Milano, dovrà far fronte a mancati ricavi e a benefit da corrispondere, portando il costo complessivo dell’operazione a oltre 70 milioni di dollari.

C'erano ostacoli da rimuovere e l'incontro è servito a spazzarli via – minimizza il presidente Sticchi Damiani -. I documenti che abbiamo portato verranno attentamente analizzati dai legali di Bernie. Siamo vicinissimi alla firma ed anche se per il 30 novembre quando a Vienna si terrà il Consiglio mondiale della FIA che ratificherà il calendario della Formula 1 non avremo firmato con la FOM, Monza ne farà parte”. Quindi, un po' piccato, puntualizza, “Non sono un venditore di fumo”.

Certo, nessuno gli ha mai dato del “venditore di fumo” però se fin dallo scorso luglio avesse spiegato all'opinione pubblica quali erano i veri nodi che ritardavano la firma, avremmo capito.

Eccoli allora i nodi che ancora impediscono la firma.
Già nel primo contratto datato marzo 2015 Ecclestone chiedeva “la disponibilità totale dell'impianto”. Niente più doppio contratto con il secondo che riconosceva (fino a quest'anno) il pagamento a Sias della pubblicità.
La newco che subentrerà a Sias dovrà farsi totalmente carico dell'organizzazione dell'evento (costo circa 20 milioni di euro) e terrà l'incasso della biglietteria (8-9 milioni di euro). A FOM e Paddock Club spetterà in esclusiva la gestione logistica, pubblicità e salette d'ospitalità; prevista anche la cessione a Paddock Club di 5.000 biglietti di tribuna centrale.

Ci ha provato il presidente a forzare la mano a Ecclestone chiedendo di lasciare disponibile almeno una parte della palazzina, ma Mister E – anche durante l'incontro di lunedì - è stato irremovibile.
Ha acconsentito soltanto a mettere a disposizione di ACI una saletta che potrà ospitare 200 persone.

Quando il 28 luglio, Sticchi Damiani portò al Consiglio Generale di ACI il conteggio su quanto sarebbe costato il Gran Premio, dal totale mancavano sia il costo relativo ai 5.000 biglietti (250.000 euro) sia l'introito per la cessione delle terrazze e salette d'ospitalità del building Manpower e del museo, circa 3 milioni di euro.

Dunque, è questa la cifra che manca ad ACI per chiudere l'accordo.

Vedremo quale sarà il responso del Consiglio generale di ACI convocato per il 14 dicembre sull'operazione Gran Premio d'Italia a Monza, anche se fonti romane riferiscono che la firma verrà annunciata a fine novembre come ringraziamento a Matteo Renzi che ha consentito ad ACI di utilizzare i fondi del Pra: “Sarà un assist per il referendum”.

Tenendo conto del cambio in questo momento sfavorevole con un dollaro vicino alla parità con l’euro, gli ulteriori costi da sopportare non sono bruscolini.

Così come non sono bruscolini i debiti di Sias.
La stagione 2016 che si chiuderà ai primi di dicembre col Monza Rally Show, non ha portato grandi incassi. Con il concerto di Ligabue sono entrati 70mila euro (0,67 centesimi a biglietto) e la tre giorni del centenario Bmw ha portato nella casse della società che gestisce l’Autodromo 200mila euro.
In più, quest'anno Sias dovrà versare al Comune di Monza oltre al canone di locazione il 2 per cento degli introiti della gare motoristiche (circa 180 mila euro).

Intenzionata ad entrare nella nuova società di gestione del circuito, Regione Lombardia che parteciperà alla newco mettendoci 20 milioni spalmati su tre anni, ha chiesto la revisione dei bilanci con la certificazione dei debiti.

Debiti che sono nell'ordine di oltre 10 milioni di euro e che, per decisione di ACI, nei prossimi tre anni, verranno accollati all'attuale socio di maggioranza di Sias, l'Automobile Club di Milano. I cui conti, d’altra parte, non sono certamente floridi.
E' prevista una drastica riduzione del personale che passerà  53 a 30-35 elementi.
Nessun rinnovo per i nuovi contratti (fatto salvi quelli a tempo indeterminato) firmati durante la gestione Andrea Dell'Orto-Francesco Ferri che hanno pesato negativamente per 2,7 milioni sul bilancio di Sias.

Seregno - Mafia e stragismo. Proiezione film "Rapido 904. La strage di Natale"

A 6 mesi esatti dalla partecipatissima fiaccolata+film per dire NO alle mafie, mantenendo la promessa fattaci con comitati, associazioni promotrici e singole/i cittadine/i di non mollare l'attenzione e dare continuità ad iniziative sul tema, il collettivo AG!TAmente e Libera Monza e Brianza organizzano una serata di informazione e divulgazione.
Sarà proiettato il film documentario "Rapido 904. La strage di Natale" di Martino Lombezzivincitore del premio "Filmare la storia 2016"; finalistaall'"Ariano Irpino Film Festival 2016" sezione documentari; in concorso a "Documentaria Noto 2016".
Sarà presente il regista che, a fine proiezione, chiacchiererà con Monia Colaci (attivista anti-mafia) e il pubblico.

Il film (prodotto da Zona - www.zona.org) va alla ricerca delle tracce che l’attentato del 23 dicembre 1984 al treno Napoli-Milano ha lasciato nei corpi e nella memoria dei sopravvissuti: alcuni di loro, dopo trent’anni di silenzio, parlano oggi per la prima volta. Parlano anche alcuni dei soccorritori: ferrovieri, medici, vigili del fuoco, poliziotti che per primi entrarono nella galleria della strage, ignari dello scenario di morte e distruzione che si sarebbero trovati di fronte. Con questa parte di memorie personali, che forma il corpo del film, si intreccia la cronaca del processo di Firenze (conclusosi nell'aprile 2015) a Totò Riina, accusato di essere il mandante della strage. Spezzoni d’epoca, tratti dagli archivi della Fondazione FS e dalle Teche RAI, ci riportano ai momenti immediatamente successivi all’attentato. Queste immagini dialogano con altre, contemporanee, dei luoghi dove si è consumata la strage. Il percorso emotivo del film nasce dal confronto fra questi materiali e le memorie dei testimoni.

Nello sviluppo si tirano le fila, ma non vengono tratte conclusioni che sono lasciate agli spettatori. L'obiettivo della serata sarà proprio questo: interrogarci sulla storia, su QUELLA storia, capire perché - E SE (noi crediamo di sì) - ha senso parlarne ancora oggi.
L'occasione di riflessione è di quelle da non perdere: il documentario fa luce su una strage pervicacemente "dimenticata" e sarà senz'altro interessante chiederci quali siano gli elementi di discontinuità e continuità con la criminalità organizzata che permea oggi la nostra società.
La proiezione sarà alle ore 21.00 di mercoledì 23 novembre 2016 al cinema Roma di Seregno.

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