germania

Berlusconi ritorna in campo. Attacca Monti, la Germania e il CSM

da La Stampa di Redazione

# Berlusconi: “Non correrò a premier ma sono obbligato a restare in campo. Con Monti la recessione è senza fine. Decideremo se mantenere la fiducia” #

Il Cavaliere dopo la condanna: «Magistrati di Milano prevenuti, devo riformare il pianeta giustizia». Attacco contro Merkel e Sarkozy: «La loro risata assassinio politico». Confermate le primarie in casa Pdl. L’Anm: «Barbarie? Basta attacchi»

«Mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia perché ad altri cittadini non capiti ciò che è capitato a me. Ma non mi candiderò a premier». Il giorno dopo la condanna a quattro anni per frode fiscale sui diritti tv Mediaset, Silvio Berlusconi fa marcia indietro sull’intenzione di lasciare la guida del Pdl. E lancia un duro attacco a Monti: «Con lui la recessione è senza fine». Il cambio di linea è netto. E ora il futuro del governo è in bilico: «Decideremo se mantenere la fiducia», spiega l’ex premier

Il Cavaliere è furente. A 24 ore dalla sentenza che ha scosso l’intero centrodestra, l’ex premier interviene dai microfoni del Tg5: «A Roma la Cassazione mi ha assolto con formula piena sulla stessa materia. Come mai non si è tenuto conto di questo? Forse giudice Davossa è molto prevenuto contro di me. O forse in tutto questo si devono trovare delle spiegazioni di natura politica». «E’ una sentenza incredibile», rincara il Cavaliere. E’ assurdo che in un processo sui diritti Tv «si parli di naturale capacità a delinquere» prosegue Berlusconi. «Sono padre di cinque figli, nonno di sei nipoti e sono incensurato. È incredibile parlare di naturale capacità di delinquere».

Passano le ore, nel partito ci s’interroga sul passo indietro. Alle 17 Silvio Berlusconi parla in conferenza stampa da villa Gernetto e spiega la sua marcia indietro: «Le primarie del Pdl restano e io non mi candiderò. Confermo la mia decisione di non presentarmi come candidato alla presidenza del Consiglio in modo da facilitare l’alleanza di tutti i moderati in un unico rassemblement». Ma la novità è un duro attacco a Monti: «Con lui la recessione è senza fine». Poi l’ultimatum al governo: «Decideremo se mantenere la fiducia». Una frase sibillina, che getta un’ombra sul proseguo della legislatura. Il Cavaliere punta il dito anche contro il comportamento «egemonico ed egoistico in Ue» della Germania e «quei sorrisi di Merkel e Sarkozy che sono stati come un tentativo di assassinio della mia credibilità internazionale».

Su Monti il giudizio è durissimo: «Abbiamo lasciato il campo, io mi sono ritirato, ed sono avanzati i tecnici che avevano il compito di cambiare la Costituzione, ma nessuna modifica è stata presentata al Parlamento». In compenso, ha continuato il Cavaliere, le misure introdotte «portano l’economia in una spirale recessiva senza fine», motivo per cui bisogna porre fine alla pressione - più che altro «un’estorsione» - fiscale e a questo stato di polizia tributaria. Ma è soprattutto la giustizia che prima di ogni altra cosa deve essere riformata per Berlusconi: «Mi sento in dovere di metterla davanti a tutto affinché si possa evitare ad altri quello che è capitato a me» e perché si interrompa questa «dittatura dei magistrati».

Intanto, è polemica sulle parole del Cavaliere che ieri ha parlato di sentenza barbara. «Respingiamo con fermezza attacchi e offese: non si può assolutamente parlare di sentenza politica e barbarie», afferma il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli. «Esprimo solidarietà ai magistrati di Milano, destinatari ancora una volta di offese di fronte alle quali hanno sempre reagito con compostezza», ha aggiunto Sabelli poco prima del Comitato direttivo dell’Anm. E rispetto alle critiche arrivate in questi giorni anche su altre sentenze come quella sul terremoto dell’Aquila, «Il problema - ha detto - non sono le critiche, che sono sempre consentite, ma devono essere critiche composte». Sabelli ha detto inoltre che di questo tema «discuteremo oggi nel Comitato direttivo». Interviene anche il vicepresidente del Csm, Michele Vietti: «Le sentenze non vanno utilizzate nel dibattito politico e tantomeno strumentalizzate a fini politici. Fortunatamente viviamo in uno Stato di diritto in cui vige per tutti gli imputati,anche i più noti,la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva».

Solo tre giorni fa il Cavaliere aveva fatto un passo indietro annunciando che il Pdl avrebbe fatto le primarie per individuare il nuovo candidato premier. Daniela Santanché si dice «contenta che Berlusconi rimanga in campo per portare alta la bandiera del garantismo e della libertà». «Sono contenta - prosegue la “pasionaria” berlusconiana - che abbia accolto il nostro appello e auspico che faccia anche lui le primarie per poter ancora una volta raccogliere il consenso del suo popolo». Fini commenta ironico: «La dichiarazione di oggi è diversa da quella di ieri. Aspettiamo di vedere quale sarà la dichiarazione di domani». Gasparri frena: «Ritengo che Berlusconi intenda affrontare in termini politici la vicenda. È una battaglia per la giustizia. Immagino che Berlusconi voglia restare in campo per una battaglia politica ma non credo da candidato perché nei giorni scorsi ha detto diversamente. La battaglia politica è una cosa, la candidatura è un’altra».

Germania - Il miracolo economico sfugge ai lavoratori con bassi salari

di judy dempsey da New York Times

Bassa disoccupazione e una crescita costante nonostante la crisi globale hanno fatto della Germania l'invidia dei suoi meno robusti partner europei. Ma nascosta dietro al cosiddetto miracolo economico tedesco c'è una classe di lavoratori a basso salario i cui redditi hanno benificiato poco dalla stabilità del paese e nei fatti si sono ristretti rispetto al decennio passato, secondo quanto riportano dati recenti.

E poiché la politica del governo è di tenere bassi i salari per scoraggiare la delocalizzazione e incoraggiare la formazione, questi lavoratori difficilmente vedranno un miglioramento delle loro condizioni retributive e comunque non nell'immediato.

Che, a sua volta, significa che probabilmente continueranno a dipendere dai programmi di aiuto del governo per arrivare a fine mese, venendo a costare ai contribuenti miliardi di euro all'anno.

Il paradosso di una marea che sale e che non fa sollevare tutte le barche deriva in parte dal fatto che la Germania non ha stabilito a livello federale un salario minimo. Ma la causa sta anche nella politica tedesca che ha favorito misure per tenere bassa la disoccupazione e per ottenere il sostegno degli imprenditori.
Mentre le entrate nette per i tedeschi che stanno in cima alla classifica con stipendi medio-alti, generalmente definiti come quelli che guadagnano € 3.400 al mese, sono lievemente cresciute, in termini reali, tra il 2000 e il 2010, le entrate per i lavoratori a basso salario, quelli che guadagnano € 960 al mese o anche meno, sono crollate del 10%, secondo uno studio recente di Markus Grabka, un economista del DIW, l'Istituto Tedesco di Ricerche Economiche.
“Quelli che guadagnavano € 1073 nel 2000, nel 2010 guadagnavo € 963 al mese” ha detto Mr. Grabka.

E nonostante i famosi sforzi tedeschi contro l'inflazione, che hanno contenuto la crescita dei prezzi al consumo ad una media del 1,7% all'anno dal 2000 al 2010, si segnalano sempre più tedeschi con bassi salari che non riescono a sbarcare il lunario pur avendo un lavoro, e devono affidarsi allo Stato per un aiuto che sostenga le loro entrate.
Questo aiuto, che spesso include un sostegno per l'affitto, costa ai contribuenti 11 miliardi di euro all'anno, secondo ver.di il sindacato del settore dei servizi.
In nessun luogo questa profonda spaccatura è più visibile che in Berlin- Mitte, il prospero centro della capitale, pieno di begli edifici governativi e buoni ristoranti per i funzionari e i lobbisti.


In una piovosa mattina d'estate qui, a soli dieci minuti a piedi dal glamour del Unter Den Linden boulevard, centinaia di persone vestite in modo dimesso, uomini e donne, fanno la fila all'interno dell'ufficio distrettuale per l'impiego. Alcuni di loro sono venuti per cercare un lavoro, alcuni per avere l'aiuto dello stato e alcuni solo per accompagnare un amico.
Maria Müller, 63 anni, lavora in una clinica per persone anziane handicappate. “Al lordo guadagno € 900 al mese” dice mentre aspetta che la sua amica finisca i suoi affari all'interno dell'ufficio per l'impiego. “Non ho mai avuto un aumento di stipendio dal 2002. Riesco a malapena a sopravvivere mentre il governo qui racconta di quanto bene sta andando l'economia”.
Secondo l'Istituto di Ricerca sull'Occupazione , affiliato con l'Agenzia Federale per il Lavoro. 1,37 milioni di persone che lavorano full time, part time o che lavorano in proprio sono dipendenti dagli aiuti statali per integrare il loro stipendio.
Consideri 358.000 persone del totale della forza lavoro full-time”, mi dice Helmut Rudolph, un esperto di lavoro dell'Istituto di Ricerca sull'Occupazione. “Non possono vivere delle loro entrate. I loro salari sono troppo bassi. Non hanno scelta se non ricevere aiuti dallo Stato”.
Dieter Heyman, 63 anni, conosce la questione dei bassi salari. Lavorava per un'azienda della sicurezza, guadagnando € 5,52 all'ora lorde. “Ho voluto andare andare in pensione anticipata, ma quando l'ho fatto, ho realizzato che avevo bisogno di ritornare al lavoro - racconta - Non avevo abbastanza da vivere.”
Mr. Heymann chiese che l'azienda di sicurezza lo riassumesse. Ma il contratto era cambiato. “La mia paga oraria era stata ridotta a € 4,60 ” spiega. “Non puoi vivere con quello. Era inutile intraprendere una lagnanza perché queste aziende di sicurezza hanno il coltello dalla parte del manico. Non c'è un salario minimo”.


La ragione risiede nella forza storica dei sindacati in Germania che ha permesso allo Stato di tenersi fuori dalle contrattazioni sui salari.
Il sistema funziona ancora nell'industria delle costruzioni o della chimica, dove la maggior parte dei lavoratori appartengono al sindacato. In un cantiere dell'edilizia in Germania occidentale, anche un lavoratore non qualificato guadagna come minimo $11 all'ora. Ma altri settori industriali non funzionano così bene. Nel complesso, durante i passati sette anni, un terzo delle aziende si sono ritirate dagli accordi collettivi negoziati tra datori di lavoro e sindacati. L'abbandono ha dato maggior potere alle aziende di fissare i salari.
Le peggiori paghe sono quelle del settore dei servizi.
I commessi sono spesso pagati € 6 all'ora, i parucchieri € 4 e i panettieri € 5,50, pari ad un minimo di € 640 al mese per un lavoro full-time, secondo ver.di.
Che si confronta con lo stipendio mensile medio della Germania di € 2.366 nel 2010, secondo provvisorie statistiche del governo.

La Associazione Confederale degli Imprenditori Tedeschi dice che l'introduzione di un salario minimo aumenterebbe il costo del lavoro e condurrebbe a maggior disoccupazione. Il lavoro si sposterebbe semplicemente dalla Germania verso l'Europa Orientale o l'Asia.
E alcuni economisti sostengono che paghe più alte per lavoro non qualificato attrarrebbero i giovani che invece potrebbero formarsi per lavori ad alta qualifica. “Se rendi più attraente un lavoro a bassa qualifica, potresti ridurre la spinta a migliorare” dice Stefan Schneider, un macroeconomista di DB Research.
Ma altri economisti dicono che se i salari per il lavoro poco qualificato rimangono così bassi, lo stato dovrà continuare a sovvenzionare questi lavoratori. Un salario minimo, d'altra parte, ridurrebbe la spesa per lo stato e inoltre aumenterebbe la capacità di spesa dei consumatori.
Darebbe anche alle persone con stipendi bassi maggior dignità, secondo Cornelia Hass, di ver.di.

Comprimere i salari e lottare contro la disoccupazione erano i due obiettivi di Gerhard Schröder, l'ex cancelliere socialdemocratico. Nel 2004 agì attraverso cambiamenti epocali al sistema della sussidi sociali per spingere le persone a ritornare nel mercato del lavoro.
I disoccupati allora erano quasi 5 milioni, all' 11%. Il sussidio di disoccupazione venne ridotto e vennero introdotti rigorose valutazioni sulle entrate per determinare il livello del sussidio. Il governo Schröder introdusse anche i “mini jobs” con i quali i lavoratori avrebbero potuto guadagnare fino €400 mensili esentasse.
Non ha comunque introdotto un salario minimo per tutti. E non lo ha fatto nemmeno la coalizione di centrodestra guidata dall'attuale cancelliere Angela Merkel.
La coalizione teme che l'introduzione di un salario minimo potrebbe mettere in pericolo la ripresa del mercato del lavoro che ha portato i disoccupati alla cifra di 2,95 milioni di persone, il 7%, il più basso livello dalla riunificazione tedesca.
Lo stato sborsa circa €40 milioni all'anno in sussidi di disoccupazione.
Con la Merkel che deve affrontare nei prossimi mesi una serie di elezioni regionali e le elezioni federali nel 2013, mantenere un alto livello dell'occupazione e il sostegno dell'industria sono le sue priorità, non un salario minimo per tutti.


Accoglierei di buon grado l'idea di un salario minimo” dice Thorsten Schulz, un meccanico sessantenne che ha perso il lavoro 4 anni fa dopo che la società per cui lavorava fallì.
Adesso ha un lavoro temporaneo con una paga di €7 all'ora.
Non è abbastanza per mantenere mia moglie e mio figlio” , dice, mentre mette il luchetto alla sua vecchia bicicletta fuori dall'ufficio per il lavoro a Berlin Mitte, dove sta andando a richiedere un ulteriore aiuto allo Stato. “Se avessi un lavoro con un decente salario, potrei anche prendere il bus”. 

facebooktwitterScribd

Abbonamento a Scambia informazioni

Semi Kattivi

Costruiamo il network

Hai un blog personale,
gestisci un sito di informazione territoriale?
Contatta la redazione e costruisci con noi
un Network indipendente di informazioni.

Leggi tutto »

Pubblica anche tu su infonodo.org!

Pubblica su Infonodo il tuo articolo.

Scopri come partecipare »