istituzioni

Seregno - Walter Todaro lascia l'ufficio stampa del comune e va a Desio

06/11/2017

di k.ts.

Cambio nell’ufficio stampa del comune di Seregno.
Se ne va Walter Todaro, coordinatore dell’ufficio dalla sua costituzione nel 2011, che approda al Comune di Desio, vincitore di un bando di mobilità volontaria per addetto stampa in cui era l’unico candidato.

Entrato in municipio a Seregno diciotto anni fa, era passato dall’ufficio relazioni con il pubblico al settore comunicazione, diventando da dipendente comunale prima pubblicista ( tessera ODG n° 102739 data iscrizione del 19/01/2004) e poi giornalista professionista (tessera ODG n° 077192, data iscrizione del 4/12/2013).
Molto vicino al cesanese Aurelio Biassoni (addetto dell’ufficio stampa del Consiglio Regionale, presidente dell’associazione Brianza Protagonista di Fabrizio Sala, tesoriere dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, in precedenza “portaborse in Regione in quota a Forza Italia”, così lo definì qualche anno fa Marco Pirola sull’Esagono), Walter Todaro ha iniziato dal 2014 un’intensa attività da conferenziere, entrando nel gruppo di lavoro degli uffici stampa dell’Odg, gruppo coordinato da Aurelio Biassoni.

Orgoglioso inventore del TGweb (peraltro molto simile al già esistente notiziario locale di Seregno tv), Todaro ha visto la messa in liquidazione della sua creatura nel 2016 (vedi editoriale di addio sul Tgweb del 26 aprile 2016).

Chiusura o cambio di strategia - secondo i punti di vista - contestuale all’intervento di Tiziano Mariani (Noi per Seregno) che sollevò in consiglio comunale dubbi sull’obiettività, l’utilizzo, l’efficacia e i costi del TgWeb, prodotto in uno studio appositamente allestito negli uffici comunali.

Per capire meglio le questioni sollevate, riproponiamo la bozza di intervento che Tiziano Mariani lesse (parzialmente) in consiglio comunale, come replica alla risposta scritta dell’allora sindaco Edoardo Mazza.

Ho letto la risposta scritta alla mia interrogazione sul Tgweb e non mi ha per nulla soddisfatto, dandomi lo spunto per ulteriori domande che qui vi pongo.

Mi si risponde che il Tgweb è una rubrica dell’agenzia di stampa comunale Seregno Notizie, registrata presso il Tribunale di Monza (n.1996 del 05/07/2010).

Mi spiega, signor sindaco, perché il comune di Seregno ha un’agenzia di stampa che a quanto capisco diffonde dei semplici comunicati del comune?
A cosa serve un’agenzia di stampa comunale visto che nessun comune ce l’ha, nemmeno il comune di Milano?
Quanto è stato il costo della sua registrazione e quanto costa il suo mantenimento nel registro, considerato, in aggiunta, che il Comune di Seregno aveva già un’altra testata registrata presso il Tribunale, Seregno Inform@ (reg. 1289 del 29/07/2007)?
Perché il comune ha adesso due testate registrate?

Leggo nella delibera di Giunta n° 174/2010 con cui è stata costituita l’agenzia di stampa che: “ Atteso che l’Agenzia Stampa comunale sarà denominata “Seregno Notizie”, avrà una periodicità quotidiana”.
Vedo, però, che sul sito di Seregno Inform@, cliccando su Seregno Notizie, le notizie pubblicate sono circa dieci/quindici al mese e zero in agosto.
Vorrei sapere quante sono effettivamente le notizie prodotte dall’agenzia di stampa Seregno Notizie, tenendo ben separato il lavoro normale di contatto e di scambio di email con i giornalisti, cioè il lavoro proprio dell’ufficio stampa.

A proposito dell’ufficio stampa, leggo nella delibera 183/2011:
Considerato che l'Amministrazione intende formalizzare l'istituzione di un ufficio stampa al fine di coordinare e valorizzare le attività di informazione e comunicazione istituzionale, individuando nel dott. Walter Todaro, in possesso dei requisiti previsti dal D.P.R. 422/2001, l'incarico specifico di coordinatore dello stesso, assegnandole, conseguentemente, le seguenti mansioni:
redazione dei comunicati riguardanti sia l'attività dell'amministrazione e del suo vertice politico, sia quella di informazione e promozione dei servizi del Comune;
organizzazione conferenze stampa;
redazione del periodico comunale online "Seregno Inform@" (Registrazione Tribunale di Monza n. 1289 del 29.7.2007);
redazione e conduzione del tiggì comunale TGweb prodotto dall’agenzia stampa “Seregno Notizie” (istituita con delibera di Giunta Comunale n. 174 del 25/06/2010); Firma autografa su originale (conservato presso il Comune) Proposta GC – 100 – 2011
direzione dell’agenzia stampa “Seregno Notizie” (Registrazione Tribunale di Monza n. 1996 del 05.7.2010)”.

Mi spiega, signor sindaco, la differenza tra la mansione: “redazione dei comunicati riguardanti l’attività dell’amministrazione” e “la direzione dell’agenzia di stampa Seregno Notizie”?
Mi spiego meglio: che differenza c’è tra un comunicato stampa del comune e una notizia e un comunicato pubblicati da Seregno Notizie? A leggere la determina sono due mansioni diverse. Lo sono veramente? In che cosa consiste la differenza?

Visto che tra i compiti del responsabile dell’ufficio stampa c’è la redazione del periodico comunale “Seregno Inform@”, perché l’ultimo numero prodotto dall’ufficio stampa comunale è del giugno 2013?

Sul costo del Tgweb mi rispondete che è a costo zero, con un investimento per l’attrezzatura di seimila e seicento euro. A parte che mi chiedo perché, avendo già investito una simile cifra, l’attrezzatura non venga utilizzata per riprendere il consiglio comunale e mandarlo in streaming, come avviene in molti comuni della zona, dando la possibilità a tutti cittadini di assistere in diretta o in registrata alle sedute. Questo sì che sarebbe un uso istituzionale dell’attrezzatura nel rispetto della norma che voi mi citate - la legge 150/2000 - su cui tornerò e che recita sui compiti dell’ufficio stampa al punto b) : “illustrare le attività delle istituzioni e del loro funzionamento”. Quale miglior modo di illustrare le funzioni e il funzionamento del consiglio comunale che riprenderlo e trasmetterlo?

Detto questo, il costo per la produzione del Tgweb non è ovviamente zero, visto che impiega due persone.
Io sono un editore e di ogni trasmissione radiofonica conosco quante ore uomo impiega, quanto mi costa e quanto mi rende in pubblicità.
Mi aspetto che per la stessa logica di buona gestione economica, anche il comune di Seregno sappia quante ore uomo impiega per girare e montare il Tgweb e quanto alla fine venga a costare questo prodotto.

Visto che la troupe del Tgweb è in giro per Seregno e spesso in giro per la Brianza o a Milano, vorrei anche sapere se questi spostamenti avvengono in orario di lavoro (e, se sì, anche questo va nel conteggio dei costi ore/uomo) e se per raggiungere, ad esempio, l’Arengario di Monza per la mostra fotografica di Doisneau i due dipendenti comunali che hanno realizzato l’ultimo Tgweb lo hanno fatto con mezzi propri o con mezzi del comune e, se sì, anche questo va calcolato nelle spese.

Veniamo adesso ai contenuti.
Perché il comune di Seregno manda due persone, due dipendenti comunali pagati dai cittadini, a Monza all’Arengario a girare un servizio sulla mostra di Doisneau? (vedi Tgweb 4 aprile 2016)
Che cosa c’entra il comune di Seregno con l’Arengario di Monza?
Fra l’altro, questa mostra è organizzata da un privato, a quanto mi risulta.
Ma il comune di Seregno deve fare pubblicità a una mostra organizzata da un privato a Monza?
E qui vorrei coinvolgere il segretario comunale che deve controllare il lavoro dei dipendenti comunali.
E’ questo il compito istituzionale di un ufficio stampa secondo la legge 150/2000 e secondo la carta dei doveri dei giornalisti degli uffici stampa?
Che a quanto leggo hanno questi obiettivi:
I principali obiettivi dell’ufficio stampa sono in sintesi:

•  ottenere la maggiore visibilità possibile costante e mirata sui media
•  certificare ed avvallare la credibilità dei messaggi divulgati dall’Ente
•  veicolare messaggi complessi per cui la pubblicità è inadeguata
•  creare un flusso continuo di informazioni
•  interessare i giornalisti
creare un’immagine positiva dell’ente
•  prevenire e risolvere situazioni pericolose e dannose per l’Ente (Comunicazione di crisi)
accreditare il proprio Ente come fonte indispensabile su specifiche tematiche”

Vorrei sapere come questi obiettivi possano venire raggiunti facendo un servizio su una mostra a Monza?
Ripeto la domanda: che cosa c’entra il comune di Seregno in tutto questo?
Due settimane fa ho visto un servizio del Tgweb alla Villa Reale di Monza sul quadro di Caravaggio “La flagellazione di Cristo” (vedi Tgweb 21 marzo 2016), mostra organizzata dal gruppo editoriale del Cittadino di Monza e Brianza.
Nei mesi precedenti ho visto una ripresa su una mostra di Gianni Corrado, uno dei due dipendenti del comune di Seregno che realizzano il Tgweb, mostra tenuta alle cucine della Villa Reale di Monza (vedi video Tgweb 2 febbraio 2015). Praticamente il Tgweb è servito a promuovere una mostra fatta a Monza da chi fa materialmente il Tgweb.
Ma è questo il significato di informazione istituzionale, è questo il lavoro dell’ufficio stampa?
Fare servizi su mostre realizzate in gallerie private fuori Seregno? O a Seregno nella galleria di Andrea Cajani, poi capolista di Amare Seregno (in appoggio al sindaco Mazza) e figlio dell’ex assessore e consigliere Marco Cajani? (vedi Tgweb 19 settembre 2014)

Nell’edizione del TGweb del 18 gennaio 2016 (vedi link) si vede Matteo Salvini che partecipa a un presidio organizzato dalla Lega Nord a Birone di Giussano per protestare per gli alloggi dati ai profughi. Salvini viene intervistato dal capo ufficio stampa Walter Todaro per il Tgweb e parla anche delle imminenti elezioni a Milano, nelle riprese si vede anche il vicesindaco Giacinto Mariani.
Qui siamo al limite del peculato ai sensi dell’art. 314 del codice penale, cioè l’uso a fini privati di beni pubblici, in questo caso l’attrezzatura per le riprese video e il personale comunale: Todaro che fa le interviste e Corrado che riprende.
Perché non è giustificabile che materiale e dipendenti comunali vengano utilizzati per riprendere un presidio di un partito politico, fra l’altro fatto a Giussano.
E non è la prima volta che un caso del genere avviene: di tournée milanesi o in giro per la Brianza della redazione del Tgweb, con l’intervista di rito a Fabrizio Sala, ce n’è più d’una.
Una per tutte quella del Tgweb del 02 febbraio 2015 (vedi video) quando il politico del Pdl Fabrizio Sala lancia a Lissone la sua associazione, Brianza Protagonista e la troupe del Tgweb, pagata dai soldi dei contribuenti seregnesi, si precipita a documentare l’evento.
Di questo uso distorto dei mezzi pubblici e dei dipendenti comunali dell’ufficio stampa vorrei investire il sindaco, in qualità di responsabile editoriale del Tgweb, e il segretario comunale, in qualità di responsabile del personale.
Controllate e verificate se c’è stato un uso al di fuori della legge ed eventualmente segnalatelo alla Procura.
Nel fare questi controlli, vorrei sapere dal segretario comunale (che non so se ha mai visto il tgweb) se compito di un organo di stampa istituzionale di un comune è seguire la cronaca locale. Gradirei a questa precisa domanda una risposta scritta.
Mi spiego meglio, il Tgweb, organ house del comune di Seregno, sottolineo pagato dai cittadini di Seregno, si deve occupare dell’incendio di una palazzina davanti al Duomo di Monza? Con tanto di riprese video dell’intervento dei pompieri? (vedi Tgweb 21 marzo 2016)
Si deve occupare della nuova sede del Partito Liberale a Seregno (edizione 30 novembre 2015), di intervistare a Monza, altra trasferta, il direttore dell’Asl Matteo Stocco (edizione del 30 novembre 2015)? Della nascita della nuova associazione imprenditoriale Obiettivo Brianza che a quanto mi risulta non sta facendo niente con il comune (sempre edizione 30 novembre 2015)? Di una cena e premiazione a Desio per il Diamond of Fame (sempre edizione 30 novembre 2015)? Della mostra I cuori di Daniela Forcella alle cucine della Villa Reale di Monza (sempre edizione del 30 novembre 2015)?

Io non so quante ore Todaro e Corrado hanno impiegato per andare a Seregno alle sedi del Partito Liberale e di Obiettivo Brianza, a Desio alla cena per il Diamond of Fame, a Monza per intervistare Stocco e Daniela Forcella, questo dovreste dirmelo voi; so, però, che questa puntata del 30 novembre 2015 (che credo con tutte queste trasferte sia costata un bel po’ ai cittadini seregnesi) ha avuto 42 visualizzazioni, me compreso. Ho fotografato la pagina, ve l’allego così non ci sono dubbi. Se mi dite quanto è costata in termini di spostamenti e di impegno lavorativi dei due dipendenti del comune, dividiamo per 42 e calcoliamo quanto è costata ogni visualizzazione di questa puntata del Tgweb.

Cioè, qui non soltanto l’ufficio stampa con il Tgweb si occupa di cronaca locale che non credo sia il suo compito istituzionale, smentitemi se non è così, ma poi i risultati sono assolutamente ridicoli e mediocri, anche in termini di raggiungimento dei cittadini di Seregno. Fra l’altro non sappiamo nemmeno se quelle 42 visualizzazioni sono di cittadini di Seregno, oppure di Monza, o di Desio, visto che metà del Tgweb è stato girato fuori da Seregno, in trasferta.

E’ stata citata, nella risposta che mi avete dato, la legge 150/2000 che è una legge generale che riguarda tutti gli enti, dai Ministeri in giù.
Ma è chiaro che la comunicazione di un ente come il comune di Seregno non può avere l’ampiezza geografica di compiti dell’ufficio stampa di un Ministero e neanche quello di una Provincia o di una Regione. E quindi non ha senso che il Tgweb si occupi di quello che succede a Monza, a Desio, a Milano, ecc… a meno che la questione non coinvolga direttamente anche l’istituzione comune di Seregno.
A Stocco l’intervista a Monza gliela deve fare l’ufficio stampa dell’Asl, non l’ufficio stampa del comune di Seregno, smentitemi se sbaglio.
Per non parlare delle mostre a Monza che non hanno nessun rapporto con l’istituzione Comune di Seregno.
Circoscritti i limiti geografici, passiamo all’oggetto in sé.

Ci viene in aiuto la DIRETTIVA DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA 7 febbraio 2002 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 28 marzo 2002, n. 74.
In cui leggiamo
1. Gli obiettivi.
Le pubbliche amministrazioni, attraverso gli uffici stampa, i portavoce e gli Urp e le analoghe strutture, devono:
1) garantire un'informazione trasparente ed esauriente sul loro operato;
2) pubblicizzare e consentire l'accesso ai servizi promuovendo nuove relazioni con i cittadini;
3) ottimizzare l'efficienza e l'efficacia dei prodotti-servizi attraverso un adeguato sistema di comunicazione interna.

Questo dice la legge che deve fare l’ufficio stampa, e vale, ovviamente, anche per il comune di Seregno.
Invece, se guardo il Tgweb del 23 novembre 2015 (vedi link), vedo il capo ufficio stampa del Comune di Seregno che parla degli attentati di Parigi, utilizzando filmati di televisioni nazionali e internazionali (spero che vi siate, almeno, cautelati dal punto di vista di eventuali violazioni del copyright) e intervista un parlamentare: Stefano Dambruoso.
A parte che tutti sappiamo a chi - di questa e della passata Giunta - è vicino Dambruoso. Ma al di là di questo, mi chiedo e vi chiedo se è corretto che un dipendente del comune di Seregno nel suo orario di lavoro si occupi di mettere assieme un servizio sugli attentati di Parigi.
Che cosa c’entra l’istituzione comune di Seregno con Parigi?

 

Benvenuti a Seregno

23 / 07 / 2016
di Davide Ripamonti
membro del coordinamento PD Seregno

Martedì 12 luglio 2016 è stata scritta un’altra brutta pagina politica della città di Seregno. Il filo conduttore della narrazione durante il Consiglio Comunale è stato il dare forma e legittimità al concetto di DISCRIMINAZIONE.
È stato approvato il REGOLAMENTO SULLA CITTADINANZA ATTIVA che prevede la possibilità per i cittadini di iscriversi ad un albo comunale per dedicare volontariamente parte del proprio tempo a fini di utilità sociale come previsto dall’art. 118 della Costituzione:

Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.


Ma l’Amministrazione Comunale ha vincolato questa possibilità alla residenza nel nostro Comune da almeno 5 anni, pertanto una persona che viene a vivere a Seregno non può contribuire, donando del tempo, ad attività a beneficio della collettività. In sostanza viene discriminato come cittadino di serie B.
Interessanti sono le motivazioni:
Consigliere Mauro Antonio Edoardo di Mauro (Fratelli d’Italia)
“…è necessaria una verifica morale e sanitaria per valutare il rischio…maggiore è la conoscenza che abbiamo del candidato minore è il rischio.”
Attendo 5 anni durante i quali sarò sottoposto a un vigile controllo da parte di un ente non meglio specificato che allo scadere del periodo di quarantena certificherà che la mia condotta morale sia più o meno rispondente alle aspettative del cittadino modello di Seregno, sperando inoltre che la mia storia sanitaria sia libera da qualsiasi ombra.
Consigliere Edoardo Trezzi (Lega Nord):
“…bisogna essere seregnesi comprovati….prima mi dici chi sei poi ne parliamo”
Ecco una nuova categoria dello spirito: la Seregnesità, condizione senza la quale non è possibile partecipare attivamente alla vita della comunità nella quale risiedo. Probabilmente verrà istituita una pubblica cerimonia, dopo i cinque anni di residenza, nella quale verrà distribuito l’attestato di Seregnesità e allora si potrà essere dei Cittadini di Seregno con la C maiuscola.
Una domanda sorge spontanea: l’ultimo periodo dell’Amministrazione Mariani si è retto attraverso la presenza di consiglieri leghisti non residenti a Seregno e tuttora Assessori e consiglieri non risiedono a Seregno. Quindi come volontario non posso contribuire al bene comune se non dopo 5 anni ma se occupo una carica politica si? Ulteriore discriminazione.
Ciò che è un’ottima iniziativa, il cui regolamento in origine non prevedeva la residenza da almeno 5 anni, si è trasformata, per chi ha costruito il proprio progetto politico sulla paura dell’ALTRO, in una battaglia che perde di vista lo spirito originario che risiede nella PARTECIPAZIONE ATTIVA ALLA VITA DELLA COMUNITA’, e abbiamo visto con quali motivazioni.

Quali sono i criteri che dopo 5 anni stabiliscono la moralità di una persona e che le permettono o meno di iscriversi all’Albo dei Volontari, quale la verifica sanitaria? Caso vuole che durante la stessa seduta è stato approvato dalla maggioranza un Ordine del Giorno dal titolo:
NO ALLA TEORIA “GENDER”, SI ALLE DIFFERENZE TRA I GENERI ED AL CONTRASTO DELLA DISCRIMINAZIONE VERSO LE DONNE.
Negli ultimi anni è stata teorizzata l’”ideologia gender” che propone l’attuazione di progetti di educazione sessuale nei quali l’educazione all’ affettività ha la tendenza a diventare educazione alla genitalità e masturbazione precoce (?????????), priva di riferimenti etici e morali, fin dall’ età infantile. Il paradigma della “teoria gender” vorrebbe che il sesso biologico fosse slegato completamente dal genere……secondo tale teoria, infatti non si nasce maschio o femmina per questioni genetiche, ma si diventa uomo o donna (o nessuno dei due) in base a fattori esclusivamente culturali.

Se i messaggi allarmistici riguardanti la "teoria del gender" (o "ideologia gender") sono massicciamente presenti sui mass media, al contrario non compaiono nelle riviste scientifiche accreditate, quelle cioè riconosciute dalla comunità scientifica quali punti di riferimento imprescindibili per l'avanzamento delle scienze psicologiche e sociali. (Psicologia contemporanea marzo-aprile 2016 N.254)
Esistono degli studi di genere (gender in Inglese) che costituiscono un campo di indagine interdisciplinare che si interroga sul genere e sul modo in cui la società, nel tempo e a latitudini diverse, ha interpretato e alimentato le differenze tra il maschile e il femminile, legittimando non solo disparità tra uomini e donne, ma anche negando il diritto di cittadinanza ai non eterosessuali. Gli studi di genere non negano l’esistenza di un sesso biologico assegnato alla nascita, né che in quanto tale influenzi gran parte della nostra vita. Sottolineano però che il sesso da solo non basta a definire quello che siamo. La nostra identità, infatti, è una realtà complessa e dinamica, una sorta di mosaico composto dalle categorie di sesso, genere, orientamento sessuale e ruolo di genere.
Educare al genere significa dunque interrogarsi sul modo in cui le varie culture hanno costruito il ruolo sociale della donna e dell’uomo a partire dalle caratteristiche biologiche (genitali). Contrastare quegli stereotipi e quei luoghi comuni, socialmente condivisi, che finiscono col determinare opportunità e destini diversi a seconda del colore del fiocco (rosa o azzurro) che annuncia al mondo la nostra nascita.
Il neologismo “femminicidio”, tanto utilizzato negli ultimi anni di cronaca, non significa omicidio di una donna. È l’omicidio di una donna che viene uccisa perché non risponde alle aspettative di genere che gli uomini hanno su di lei; viene uccisa in quanto donna che si sottrae al suo stereotipo di genere che la colloca in un ruolo di dipendenza sociale ed affettiva.
Interessante un progetto portato avanti dall’Amministrazione Comunale nelle scuole cittadine:
http://www.impariascuola.it/sites/default/files/media/allegati/pariloimp...
da “PARI lo imPARI a scuola”. Un progetto sulla parità di genere realizzato nelle scuole di Seregno. Novembre 2014
Il progetto imPARIaSCUOLA è stato realizzato dall’Assessorato alle Pari Opportunità nelle due edizioni PARI e DI(S)PARI lo imPARIaSCUOLA (a.s.2012-2013) e PARI lo imPARIaSCUOLA (a.s.2013-2014) come percorso di sensibilizzazione sul tema delle differenze di genere in chiave preventiva, culturale ed educativa nelle scuole di Seregno. È stata ed è una iniziativa educativa importante per le ragazze e i ragazzi della nostra città nella quale l’Amministrazione e io abbiamo creduto fortemente e per la quale i fatti hanno dato ragione: questo quaderno ne è un piccolo segno. Infatti, con la collaborazione attiva dei genitori e degli insegnanti, le ragazze e i ragazzi sono stati accompagnati a riconoscere e valorizzare le differenze di genere, ad avvicinarsi ai propri desideri autentici, a capitalizzare le opportunità che questo progetto contiene nella costruzione della propria identità personale e sociale, un’ulteriore occasione di crescita per ciascuna/o di loro. Vorrei che questo quaderno rappresentasse oltre che una testimonianza dell’esperienza vissuta, un’occasione di conoscenza di possibili percorsi educativi e di prevenzione su queste tematiche di forte e spesso drammatica attualità e, per chi vuole avvicinarsi professionalmente a questi argomenti, un utile strumento didattico da utilizzare anche nel futuro. Un ringraziamento ai partners di questo progetto: alla Consigliera di Parità, Serenella Corbetta, per la generosità con la quale ci ha consentito di attingere dalla sua esperienza progettuale sul tema, consolidata negli anni nella provincia di Milano e Monza; ad AFOL Milano per la disponibilità e per gli spunti tecnici e metodologici offerti nel realizzare un progetto specifico per Seregno, ai tre Istituti Comprensivi della città “A. Stoppani”, “A. Moro”, “G. Rodari”, ad AFOL Monza Brianza con i “CFP S. Pertini” e “G. Terragni”, nella figura dei loro dirigenti, docenti e genitori, che hanno deciso di aggiungere al proprio straordinario lavoro, un ulteriore investimento di energie; a Regione Lombardia, che ha scelto il nostro progetto, per due annualità tra i tanti, e ha così contribuito, anche economicamente, alla realizzazione della sperimentazione.
Ilaria Anna Cerqua Assessore alle Politiche sociali e servizi alla famiglia, alle Politiche educative, scolastiche e dell’infanzia e alle Pari opportunità.

Dalle parole dell’Assessore il progetto è stato un ottimo progetto, dove il lavoro sulle differenze di genere crea le condizioni per avvicinarsi ai propri desideri più autentici, a costruire la propria identità personale e sociale...aggiungo io al di là degli stereotipi di genere.
Ma……
Il 10 dicembre 2015 la sezione cittadina della Lega Nord organizza una serata con l’Avvocato Gianfranco Amato dal titolo “La teoria gender e le sue implicazioni”, l’Avvocato Gianfranco Amato è il presidente dell’ Associazione “Giuristi per la vita” ed è uno dei maggior oppositori in Italia della Teoria Gender. In uno dei suoi libri dal titolo Gender (d)istruzione. Le nuove forme di indottrinamento nelle scuole Italiane (Fede e Cultura febbraio 2015), a pagina 59 riprende un suo articolo pubblicato sull' Avvenire del 19 aprile 2014 decretando che il progetto proposto IMPARI a Scuola è un tentativo di indottrinamento scolastico della "teoria gender"      http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Libretti%20gender%20altro%20choc%2...

Proseguendo nella lettura dell’ordine del giorno che ha come obiettivo l’avere un controllo sui progetti che le scuole del nostro territorio adottano per parlare di pari opportunità e affettività, possiamo leggere:
Convinzioni fallaci vorrebbero equiparare qualsiasi forma di unione e di famiglia, giustificando e normalizzando qualsiasi comportamento sessuale.

Ecco, è chiaro il problema: oltre alla condanna delle UNIONI CIVILI il nocciolo della questione risiede nell’OMOSESSUALITA’, comportamento ingiustificabile e assolutamente da stigmatizzare del quale non si può e non si deve parlare, orientamento deviato e malato della sessualità…. e tale deve rimanere.
Ecco un ulteriore DISCRIMINAZIONE e un possibile criterio di valutazione della moralità per la nostra Amministrazione: essere gay.

L’ Ordine del giorno presentato dalla maggioranza è nella premessa, un concentrato di cattiva informazione e mistificazione, ed il richiamo al progetto IMPARI a Scuola credo lo evidenzi a sufficienza. I “GIURISTI PER LA VITA” e la Onlus “PRO VITA” (richiamata dal consigliere Di Mauro su Seregno tv il 7 giugno scorso) nascono in concomitanza con la discussione del ddl sulle UNIONI CIVILI e il ddl Scalfarotto sull’OMOFOBIA, entrambe sono le maggiori organizzatrici di eventi per sensibilizzare sui pericoli della “teoria Gender”. Pertanto mi sembra chiara la loro mission.

Doveroso è il richiamo all’ art 3 della Costituzione:
Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni  personali e sociali.

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Il pregio degli studi di genere e dei progetti portati avanti nelle scuole in nome della parità di genere è quanto citato nell’ art 3 della nostra Costituzione. La scuola è una palestra dove si apprendono e si sperimentano i rapporti sociali e tanto più saranno improntati al rispetto e non alla discriminazione, tanto più la paura e l’angoscia generata dall’ incontro con “l’ALTRO” potrà trasformarsi in ricchezza.

Chiara è la nota del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che chiarisce la polemica nata intorno all’art. 1 comma 16 legge 107/2015 legge “Buona Scuola” accusata di introdurre nel Piano delle offerte formative delle Scuole la cosiddetta “Teoria Gender”:
http://www.istruzione.it/allegati/2015/prot1972.pdf

La "teoria del gender" o "ideologia gender" é stata creata dai suoi stessi oppositori, per dare forma e contenuto a un "nemico" e dare sostanza a una paura. La paura per una società che è destinata a cambiare, a causa di diritti provenienti da una minoranza. Un fenomeno simile si è verificato negli Stati Uniti negli anni '50 quando i "neri d'America" hanno progressivamente richiesto e faticosamente ottenuto la parificazione giuridica. anche in quegli anni gruppi di intellettuali e religiosi evocarono lo sfaldamento della societá, la diffusione di malattie, e soprattutto la confusione che avrebbe causato nei bambini -bianchi e neri- l ' abolizione della segregazione scolastica. Anche in quegli anni si contrastò il processo di integrazione razziale invocando l'attentato ad un modello antropologico fondato sulla diversità biologica, nelle sacre scritture nelle prassi sociali, un modello che però si concretizzava nella segregazione fra le persone e nell'iniquità del diritto. Oggi una posizione del genere sarebbe considerata anacronistica e razzista, perlomeno dai più. Probabilmente, l'estensione dei diritti civili alle persone omosessuali avrà la stessa sorte: non creerà confusione nei bambini, non scardinerà modelli antropologici, non sfalderà il tessuto sociale. Anzi, dileguerà la paura del cambiamento e del progresso, la vera sostanza che da forma alla "teoria del gender". (Psicologia contemporanea marzo aprile 2016 n 254).

Pertanto……
Benvenuti a Seregno !!

Davide Ripamonti
membro del coordinamento PD Seregno

 

Fuori dai Maroni

Domenica 28 febbraio alle 14:30 in Piazza Duca d’Aosta, di fronte alPirellone, il MoVimento 5 Stelle ha organizzato lo sfiducia-day per mandare#FuoriDaiMaroni il governatore di una Regione infangata e travolta dallo scandalo della corruzione e delle tangenti nella sanità, una Regione che ha il suo ex-assessore alla sanità Mario Mantovani agli arresti domiciliari e il presidente della commissione sanità dietro le sbarre. 

Maroni non ha esercitato nessun tipo di controllo, e il risultato è stato il proliferare di un meccanismo perverso che gonfiava le liste di attesa e ingrassava il privato sulle spalle del pubblico, che indirizzava lauti appalti agli amici degli amici, con il leghista Fabio Rizzi, braccio destro e padre della recente riforma della sanità, che nascondeva i quattrini sporchi nel suo congelatore. Come facciamo a sapere che la riforma è stata fatta nell’interesse pubblico e non dei privati? Ora è necessario riportare nelle istituzioni quella cultura della legalità che politici attaccati da troppo tempo alle loro poltrone, abituati a gestire un giro d’affari enorme come quello della sanità lombarda, hanno smarrito. Solo così si potranno formare i veri anticorpi contro la corruzione. Anche la giunta Maroni, dopo quella di Formigoni, ha fallito. 

Le scope con cui aveva promesso di ripulire il sistema in campagna elettorale hanno fallito. I lombardi ora meritano di poter tornare al voto: per questo vi aspettiamo numerosi domenica pomeriggio per gridare insieme FUORI DAI MARONI!

I lavoratori sul futuro della Camera di Commercio di Monza e Brianza

Lettera aperta ai Consiglieri della Camera di commercio di Monza e Brianza, 
alle associazioni di categoria, 
alle istituzioni del territorio

Il personale della Camera di Commercio di Monza e Brianza rende noto il proprio intendimento in merito al possibile futuro di questo ente, come emerso in occasione dell’Assemblea del personale dello scorso 28/01.
Nata nel 2007, la nostra Camera si è insediata in tempi rapidi, e pur potendo contare su un numero limitato di risorse umane ha assicurato l’effettività e l’efficienza delle attività nel giro di pochi mesi, laddove altre esperienze della Pubblica Amministrazione nel nostro Paese raccontano una storia ben diversa.
Con il tempo siamo cresciuti, garantendo sempre più servizi e risorse al sistema imprenditoriale locale e ci siamo distinti quale punto di riferimento per le imprese, i professionisti, gli operatori economici e i portatori di interesse del territorio. 
Dal 2008 ad oggi abbiamo riversato 25 milioni di Euro alle imprese del territorio per progetti di sviluppo aziendale, risorse che hanno avuto un effetto moltiplicatore e hanno attivato investimenti e occupazione sul territorio. Solo per citare alcuni numeri abbiamo formato gratuitamente 11.500 imprenditori, prestato consulenza gratuita a 4.500 aspiranti imprenditori, portato all’estero 11.000 imprese, e supportato oltre 7.000 aziende nella ricerca di bandi e finanziamenti.
Contributi, formazione, internazionalizzazione, credito e innovazione, mediazione e regolazione del mercato, informazione economica, gestione dei SUAP: questo l’elenco - decisamente parziale - delle attività che questo ente è riuscito a potenziare sul territorio.
Grazie alla nostra struttura amministrativa snella ed efficiente, siamo giunti ad avere un solido equilibrio finanziario,  tanto che – anche con il drastico taglio del 50% del diritto annuale (lo stesso taglio che mette a rischio la sopravvivenza di molti enti) - restiamo perfettamente in grado non solo di mantenere la nostra stabilità finanziaria ma anche di continuare a riversare risorse sul territorio.
E nonostante gli interventi legislativi - alcuni già approvati, altri solo annunciati- abbiano ristretto la capacità di riversare risorse sul territorio e reso incerto il futuro nostro e delle nostre famiglie,  la qualità dei servizi non è mutata, continuando ad operare nel tentativo di “fare di più con meno”. 
Oggi ci troviamo ad un punto fondamentale per il futuro del nostro ente e di noi lavoratori. 
Perché ad essere in gioco non sono solo i nostri destini professionali, quelli delle nostre famiglie, ma soprattutto quello dell’intero sistema che abbiamo contribuito a creare. 
Se le riforme paventate dal Governo prenderanno corpo, nei termini sinora trapelati, il nostro organico sarà oggetto di un drastico taglio del 15%, quando già le risorse umane attuali sono ben al di sotto della pianta organica prevista per il nostro ente. 
Il taglio del personale arriverebbe al 25%, qualora intervenisse un qualunque accorpamento con altre Camere, che peraltro, stando alla bozza di decreto in circolazione, comporterebbe anche la soppressione delle sedi periferiche, quale verrebbe ad essere la nostra. 
Ed è proprio su questo punto che intendiamo richiamare la vostra attenzione.
La Camera di Commercio di Monza e Brianza, infatti, è  – alla stregua dei criteri indicati dalla Legge Delega - in grado di restare autonoma, potendo contare su un numero di imprese iscritte ben oltre la soglia fissata di 75.000. 
Né vi sono, d’altro canto, ragioni di ordine finanziario che rendano necessario o anche solo auspicabile tale accorpamento: come detto, infatti, il nostro Ente gode di un elevato – ed invidiato - grado di stabilità economica e solidità patrimoniale. Lo dimostrano i dati sull’indice di rigidità elaborato da Unioncamere  che collocano il nostro ente al terzo posto in Italia per capacità di riversare risorse sul territorio, solo dopo Bergamo e Brescia.
I costi legati a noi, ovvero al personale, al nostro lavoro e le spese di funzionamento della struttura sono più leggeri rispetto a quanto succede nelle altre realtà camerali. 
E allora non possiamo che chiederci, e chiedervi, quale senso ci sarebbe nel dissipare questo patrimonio di conoscenze, di professionalità e di servizio al territorio?
Dove finirebbe il sistema, la struttura che ha garantito a voi, alle vostre imprese, così come a tutti gli utenti, di fruire di questi servizi?
Come sarebbero impegnate le risorse che le imprese della Brianza versano attraverso il diritto annuo?
Quale sorte avrebbe la rappresentanza di un territorio che siamo orgogliosi di servire e che abbiamo raccontato in questi anni dando voce alle eccellenze, alle identità e alle storie della Brianza?
A chi gioverebbe la scelta di un accorpamento?
Non certo a noi, lavoratori, e questo ve lo possiamo assicurare. Ma neppure a voi imprenditori, operatori ed istituzioni del territorio, che perdereste la certezza di avere risorse, umane e economiche dedicate. E infine a nessuno di quanti – e sono molti, moltissimi - nel corso di questi anni hanno individuato nel nostro ente un punto di riferimento sul territorio. 
E allora, poiché siamo certi che il Vostro intento sia esclusivamente quello di difendere il bene del nostro territorio e le nostre imprese, vi chiediamo, ancora una volta: perché? 
Vi sta parlando chi, ogni giorno, è a contatto con le imprese, le conosce “per nome e cognome”, le supporta nel commercio all’estero, per partecipare a una fiera, per aggiornarsi nella formazione, per partecipare a un bando d’innovazione, se devono ottenere un certificato, una visura, un bilancio, o se hanno bisogno di un punto d’ascolto nella lotta contro l’usura e l’estorsione. Lavorando - chi faccia a faccia, chi nelle retrovie - in questi otto anni abbiamo raccontato il nostro territorio: la Brianza, operosa che difficilmente si arrende, orgogliosa e ritrosa al tempo stesso, generosa e silenziosa. Nella nostra quotidianità abbiamo dato forma alle straordinarie intuizioni dei nostri organi di governo per servire al meglio il nostro territorio.
Per questo, non resteremo a guardare: nel proclamare lo stato di agitazione, dichiariamo la nostra più ferma contrarietà sia ai contenuti del decreto, così come circolati nella bozza, che a qualunque ipotesi di accorpamento del nostro ente.
Chiunque abbia a cuore gli interessi della Brianza – crediamo - non potrà che fare altrettanto.

Monza, 02 febbraio 2016 I dipendenti 
della Camera di commercio 
di Monza e Brianza

Seregno - Noi per Seregno: milioni di euro lasciati inutilizzati nella casse comunali

Milioni di euro pronti per essere investiti in opere pubbliche e invece lasciati inutilizzati nella casse comunali.

Tiziano Mariani di Noi per Seregno, insieme con William Viganò del Partito Democratico, denuncia il mancato sfruttamento da parte dell’Amministrazione Comunale di Seregno dell’occasione offerta dal comma 410 della Legge di Stabilità 2016.

L'importante novità consente di utilizzare nel 2016 (e solo per il 2016) il Fondo Pluriennale Vincolato (FPV) in conto capitale anche ai fini del Patto di stabilità, cosa oggi non possibile.

Sembra una questione prettamente tecnica – spiega Mariani-, ma in realtà ha un risvolto molto interessante: se con l'assestamento del 2015 si applica, o meglio si fosse applicato oramai, una quota di avanzo dell'anno 2014 per finanziare una o più opere, con il relativo progetto approvato entro il 31/12/2015 con contestuale avvio della procedura di gara (basta l'avvio del procedimento, non serve l'aggiudicazione della gara), il residuo riferito all'opera viene reimputato all'anno 2016 con il riaccertamento e di fatto viene finanziata con il Fondo Pluriennale Vincolato nel 2016”.

“All'atto del pagamento di suddette opere, nel 2016, considerandosi il FPV una entrata rilevante ai fini Patto – prosegue Mariani -, automaticamente l'uscita di cassa non incide nel conteggio del Patto di stabilità comunale, e si crea così una sorta di “autospazio” finanziario generato dal proprio avanzo, che rende possibile l'applicazione dello stesso per il finanziamento degli investimenti, per il solo anno 2016, con residui che devono essere reimputati dal 2015”.

Quindi è utile applicare l'avanzo nel 2015, per opere facilmente progettabili e appaltabili entro il 31/12/2015, spostare il residuo al 2016 con il riaccertamento e pagare l'opera nel 2016, senza che la stessa incida ai fini Patto di stabilità sul Comune.

“La novità è recentissima – spiega Mariani - e molti Comuni si stanno attrezzando in merito per poter sfruttare l'occasione di utilizzare gli avanzi che da anni sono bloccati. Il consiglio, nostro e del Partito Democratico, era quello di inserire nel bando la clausola di revoca della gara ad insindacabile giudizio dell'Ente, nell'ipotesi in cui ci fosse stata una retromarcia nella Legge di Stabilità, e in tal caso le somme sarebbero ritornate in avanzo senza problemi”.

“Se però fosse tutto confermato dall’attuale progetto di Legge di Stabilità 2016 – conclude Mariani - sarebbe stato utile farsi trovare pronti con la variazione approvata e progetti appaltabili entro la fine dell'anno, per poter avviare opere che difficilmente saranno  ancora realizzabili a breve. Una occasione mancata frutto di una svista o, peggio, di incompetenza.”
 
 

Seveso - Autorizzate le riprese video del consiglio comunale, una #Città aperta

Giorgio Garofalo, presidente consiglio comunale:

"Ho autorizzato le registrazioni audio e video delle sedute di Consiglio Comunale della Città.
Una novità in coerenza con i tanti atti di #Trasparenza‬ e apertura alla #Partecipazione‬ finora prodotti: la pubblicazione sul sito internet del comune di tutte le riunioni pubbliche (così che i cittadini interessati sappiano di cosa si discute e pertanto possano partecipare) e la pubblicazione dei verbali delle riunioni (decisioni pubbliche, rese pubbliche e facilmente accessibili nella nuova sezione del sito internet: http://bit.ly/SevesoCittàAperta) sono solo alcuni esempi.

La richiesta è partita dal Movimento Cinque Stelle di Seveso che ringrazio sinceramente per lo stimolo.
Richiesta che ho preso in carico, esaminato e poi condiviso con i gruppi consiliari in una riunione specifica: dopo una discussione molto proficua, ho preso la decisione (perché questo è il compito che il Regolamento mi affida) di accettare la richiesta e di autorizzare le riprese audio e video delle future adunanze del Consiglio Comunale che presiedo.
E' un passaggio importante per l'Amministrazione, per la Città, per tutti noi. E ne sono contento.
Voglio ringraziare pubblicamente (visto che personalmente l'ho già fatto) Massimiliano Albericci, cittadino che ha firmato la richiesta, e tutti i consiglieri comunali che hanno contribuito al dibattito, a mio parere necessario e che ha portato ai risultati che speravo.

Per le registrazioni video ci siamo dati alcune regole da rispettare, accorgimenti che ho già comunicato a chi si occuperà delle riprese e che servono a dare un prodotto asettico che sia davvero utile all'informazione di tutti.
Sono certo che continuando su questa strada si possa ascoltare e rispondere efficacemente al bisogno di trasparenza dei nostri cittadini: così che possano fidarsi sempre più delle istituzioni democratiche. #SevesoCittàAperta".

Prot._n._11597_del_29-5-2015[1] (1)

Meda: il Pd , con il supporto decisivo di Molteni (Ncd) blinda le Commissioni Consigliari

Atto di arroganza di Caimi e del Pd che con la "sponda" e l'appoggio del Presidente del consiglio molteni (NCD) blindano d'imperio tutte le Commissioni, facendo saltare completamente il lavoro collegiale per modificare il Regolamento. Problemi anche sul metodo per definire il NUMERO LEGALE.
Vedi su:http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/05/meda-il-pd-con-il-supporto-decisivo-di.html

Grande Milano e città metropolitana, pronta la "Costituzione" da votare in consiglio

di Alberto Giannoni da il Giornale

Nove consigli municipali, un consiglio comunale, una conferenza e un consiglio metropolitano. E poi ovviamente presidenti di municipio e assessori municipali, sindaco di Milano, sindaco e «assessori» metropolitani. Il dopo Provincia rischia di essere un rompicapo. E soprattutto naviga nei cieli della teoria. Quella sommariamente descritta è la «architettura costituzionale » che si va definendo per effetto della riforma Delrio e dei due statuti, da un lato quello della città metropolitana, dall’altro quello del Comune. Il suo nuovo statuto il Comune lo sta approvando. Di sicuro c’è che fra un anno si voterà direttamente anche il presidente di municipio. E se in futuro accadrà anche con il sindaco metropolitano si vedrà: ora dipende dal Parlamento. Il testo della nuova «Costituzione» di Milano lo ha scritto il consigliere delegato del sindaco, il Pd Andrea Fanzago, e ora va all’esame di zone e commissione decentramento del Comune. Il passaggio al nuovo statuto non è solo burocratico, anzi: l’esistenza di municipi e non più di zone è la condizione che la legge fissa per eleggere direttamente il sindaco metropolitano (ma servirà anche una legge elettorale nazionale). Il tema non è di poco conto. La «Grande Milano», la città metropolitana di 3milioni di milanesi, per ora è guidata (in automatico) dal sindaco del capoluogo Giuliano Pisapia, che però governa su tutto il territorio della ex Provincia pur essendo stato votato solo da un milione e 300mila milanesi.

«Serve l’elezione diretta» dicono tutti. Ed ecco il nuovo statuto. Sulla proposta, Forza Italia sospende il giudizio: «Prima è necessario conoscere i regolamenti attuativi e la vera riorganizzazione della macchina comunale, con risorse, personale e tributi» dice il consigliere Marco Bestetti. «È necessario realizzare i municipi entro la fine del mandato, ma devono operare subito in pienezza di funzioni», spiega coi colleghi Antonio Testori e Marco Anguissola, con cui ha studiato il dossier. «Crediamo nel decentramento ma contestiamo il metodo - aggiunge il coordinatore azzurro Giulio Gallera - è assurdo pensare di creare municipalità che non avranno a disposizione alcuno strumento amministrativo. Questo decentramento proposto dalla maggioranza non affronta problemi pratici ma prevede solo la possibilità di nominare ben 45 nuovi assessori per una spesa complessiva di circa 500mila euro in più all’anno. L’ennesimo valzer di poltrone che non produrrà nessun reale beneficio per i cittadini. È l’ennesimo pasticcio targato Pd- Pisapia ».

«Stiamo disegnando una piccola rivoluzione - replica Fanzago - un’architettura moderna».« Il nuovo statuto riduce il numero dei consiglieri, da 41 a 24, e prevede un vero decentramento, con queste giunte municipali. Il processo di delega d’altra parte lo abbiamo già iniziato, per esempio sul verde. Gli assessori sono 4 (5 col il presidente) e le indennità non sono previste dalla bozza di statuto. Il tema deve ancora essere discusso».

Allarme area metropolitana: «Senza fondi è crac»

di Andrea Senesi da il Corriere della sera

La macchina è già in riserva, ancora prima di partire. C’è un buco di 80 milioni di euro nei conti della Città metropolitana di Milano. Lo dice il vicesindaco Eugenio Comincini (Pd), uno che non può certo essere sospettato di essere prevenuto nei confronti del governo in carica. Renziano della primissima ora, Comincini è molto più che preoccupato: «Se il governo non interviene subito qua andiamo a schiantarci».

Da dove nasce questo buco?
«Il 47 per cento delle già esigue risorse con cui dovremmo vivere viene girato allo Stato centrale. È federalismo al contrario questo. Qualcuno a Roma ha pensato che dalle vecchie Province colasse tanto grasso e che i tagli andassero indirizzati tutti lì. Ma non è così, le Province e quindi le Città metropolitane sono già state messe a rigida dieta in questi anni. Nel 2009, per fare un esempio, la vecchia Provincia di Milano aveva un bilancio superiore al miliardo di euro, oggi le entrate si sono ridetto a 365 milioni. Come si vede meno di un terzo rispetto a sei anni fa. Ora non abbiamo i soldi per chiudere il bilancio. Se entro la fine di maggio non arrivano le risorse qua ci vuole un commissario prefettizio, non un sindaco. Ma sono sicuro che il governo Renzi saprà dare delle risposte all’altezza. E mi hanno assicurato che tra pochi giorni esamineranno le nostre richieste».

È solo una questione di soldi?
«Per Milano è necessaria una legge speciale. Con tutto il rispetto la nostra è una realtà che non può essere assimilata a quelle di Venezia o Reggio Calabria. È sbagliato fare parti uguali tra disuguali. Per dimensioni e per importanza abbiamo bisogno di una normativa ad hoc che delinei funzioni e finanziamenti. E che preveda, certo, anche l’elezione diretta dei cittadini del futuro sindaco metropolitano».

La ripartizione delle funzioni però è un tema che dovete affrontare con la Regione.
«Abbiamo cominciato a vederci e confrontarci. Io immagino una Città metropolitana con meno compiti rispetto alla vecchia Provincia, ma che sia messa in condizione di esercitarli al meglio».

Ancora meno deleghe rispetto alla Provincia?
«Sì, ci sono dei compiti che possono esser svolti meglio dai Comuni o che possono tornare in capo alla Regione. Penso al tema della disabilità o a quello della cultura. La Citta Metropolitana devo fare poche cose ma bene».

Ha sentito sul tema dei fondi e del bilancio a rischio il sindaco Pisapia? Cosa dice?
«Giuliano è ancora più preoccupato di me».

Lombardia - Soprintendenza. Chiusure, risparmi e trasferimenti. Rivoluzione ai vertici della cultura

di Rossella Verga da il Corriere della sera del 06/03

La rivoluzione è servita. Lunedì prossimo tutti i soprintendenti sono convocati a Roma dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Si firmeranno i contratti delle nuove nomine, verranno date indicazioni operative e potrà così partire la riorganizzazione che all’insegna di accorpamenti e spostamenti in nome della spending review disegnerà anche per Milano e la Lombardia scenari diversi nella gestione dei beni artistici. La riforma Franceschini coinvolge 89 soprintendenti, tre direttori di biblioteche nazionali e 19 dirigenti. E Milano, come Roma, Venezia e tante altre piazze della cultura, non esce indenne dal giro di valzer degli incarichi. La nuova soprintendente attesa a Milano è Antonella Ranaldi, classe 1960, laureata con lode in Architettura alla Sapienza di Roma nel 1988 e docente universitaria.

Arriva dalla Soprintendenza di Ravenna, dove ha seguito importanti interventi di restauro. Nel capoluogo lombardo si occuperà di monumenti, paesaggi, beni architettonici , ma avrà voce in capitolo anche su affreschi, dipinti ed esportazioni culturali. Una competenza extra large, anche se la soprintendente milanese non avrà più titolo nella gestione del Cenacolo, che passa ora sotto il Polo regionale della Lombardia (che si occuperà di tutti i musei ad eccezione di Brera). E perderà anche la gestione della Pinacoteca, inserita tra i 20 principali musei italiani per cui il direttore verrà scelto con concorso internazionale. I nomi dei prescelti si sapranno entro l’estate (il decreto fissa il termine a maggio con possibilità di proroga di due mesi) e le candidature sono al vaglio di una commissione: per conquistare un posto al vertice dei musei-gioiello d’Italia si è scatenata una corsa da tutto il mondo e sono arrivate 1.200 domande.

Ma torniamo ai giochi fatti. L’attuale soprintendente e direttore della Pinacoteca di Brera, Sandrina Bandera, per effetto della riorganizzazione diventa soprintendente del Polo regionale della Lombardia, mentre Alberto Artioli, responsabile dei Beni architettonici, assumerà l’incarico di segretario regionale in attesa di lasciare l’incarico per la pensione. L’accorpamento delle soprintendenze innesca un cambio generale e spesso generazionale, portando in posizioni di spicco le nuove leve di curatori di beni artistici. Ma non è un vero e proprio rinnovamento, anche perché solo nel caso delle 20 direzioni dei musei sono possibili nuovi inserimenti con il concorso. Per il resto, si tratta di un rimescolamento di poltrone di dirigenti già in ruolo. Esce infine sconfitta dalla riforma la Biblioteca nazionale Braidense. Nonostante gli appelli in difesa dell’autonomia e la discesa in campo di storici, scrittori, bibliofili, registi, docenti universitari, la Braidense viene «declassata» dal decreto sul riordino del ministero della Cultura e finisce sotto la tutela di Brera. Senza dirigenza e obbligata ad una sorta di vassallaggio.

Lombatrdia - Tremila dipendenti senza posto Le Province li «offrono» ai Comuni

di Paolo Marelli da il Corriere dela sera del  23/02

MILANO Le Province della Lombardia come uffici di collocamento. Mentre i dipendenti sono in rivolta e i sindacati sono sulle barricate, i presidenti bussano alle porte degli enti pubblici locali per chiedere di assumere i lavoratori che quest’anno perderanno il posto: 2.681 in Lombardia (19.339 in Italia). Perché, come ha indicato il governo, le amministrazioni provinciali devono dimezzare il costo del personale. L’ultimo caso arriva da Lecco. Il presidente Flavio Polano (Pd) ha lanciato un appello salva esuberi. Giovedì ha inviato una lettera a 88 Comuni della provincia, alle Comunità montane e agli enti parco. Con l’obiettivo di chiedere un aiuto per ricollocare i dipendenti (121) che saranno messi in mobilità per i prossimi due anni, con una busta paga ridotta all’ 80%. «Vogliamo facilitare l’incontro tra domanda e offerta — ha spiegato Polano —. Con un occhio al turnover in caso di pensionamenti. Dobbiamo ridurre al minimo l’effetto dei tagli imposti dal riordino delle Province». Lecco si è mossa sulla scia di Pavia. Infatti il presidente pavese Daniele Bosone, che guida anche l’Unione delle Province lombarde (Upl), ha giocato d’anticipo: tanto che 20 lavoratori su 200 in uscita dalla «sua» Provincia saranno riassunti nei Comuni.

Ma non solo Lecco e Pavia, si stanno mobilitando anche le altre Province lombarde. Domani, una lettera analoga, sarà firmata dal presidente della Provincia di Como, Maria Rita Livio. Nelle mani degli 11 presidenti, dunque, c’è il destino dei cosiddetti «esodati della legge Delrio». Per Milano si tratta di 449 esuberi, per Brescia 399, Bergamo 299, Varese 262, Cremona 230, Pavia 212, Mantova 190, Como 185, Monza e Brianza 143, Lecco 121, Lodi 98 e Sondrio 93. In totale un’emorragia di 2.681 posti su complessivi 5.362 dipendenti delle Province lombarde, a cui rimarranno le funzioni di viabilità, trasporto, scuola e ambiente. Se il 50% dei dipendenti rischia di rimanere a casa, oltre che sui Comuni e sugli altri enti locali, le Province premono sulla Regione affinché ne assorba un buon numero. Ma l’assessore all’economia Massimo Garavaglia è stato categorico: «Non abbiamo un euro da mettere». E ha aggiunto che ci sono già 2.850 addetti che costano 170 milioni di euro l’anno al Pirellone. Eppure il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, ha già annunciato che la Regione si riprenderà dalle Province le funzioni di agricoltura, foreste, caccia e pesca. E, di conseguenza, non potrà non farsi carico anche dei rispettivi lavoratori. Decisivo in questo braccio di ferro sarà l’incontro del 3 marzo al Pirellone. Mentre, due giorni dopo, il presidente Bosone andrà alla Corte dei conti per informare che le Province sono a rischio fallimento. «Anche perché — ha affermato — non abbiamo più soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti. Una somma che, in Lombardia, si aggira sui 200 milioni di euro l’anno».

Meda: nessuna trasparenza sull'urbanistica e controllo di tutte le commissioni


A Meda, l'autoritarismo della giunta di Caimi, con l'appoggio diretto del Presidente del Consiglio Molteni (Ncd), vuole mettere sotto controllo del PD (e dell'esecutivo) l'operare di tutte le commissioni, anche per evitare di relazionare e di discutere su quanto sta succedendo sugli ambiti di trasformazione, dove sono stati avviati gli iter per alcuni piani attuativi, in applicazione al PGT (approvato dal PD) della passata giunta della Lega, e quindi fuori dalla variante del Pgt. E l'obiettivo dichiarato di fermare il consumo di suolo ?

Vedi i dettagli qui: http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/01/commissione-regolamento-e-statuto-le.html
e anche qui:http://sinistra-e-ambiente-meda.blogspot.it/2015/02/ambiti-di-trasformazione-parte-l-ac4.html

Città Metropolitana - I 500 esuberi della Provincia saranno spalmati tra Comuni e tribunale

di Matteo Pucciarelli da la Repubblica

LA PAROLINA che faceva tremare i dipendenti della ex Provincia inserita nella legge di stabilità era “almeno”. Infatti nel decreto si parla di «un taglio sul costo delle dotazioni organiche di almeno il 30 per cento per le città metropolita mine ». Insomma, come a dire che su Milano gli esuberi partivano da un minimo di 500 unità a un massimo non ben definito. Ma l’idea della giunta metropolitana è che non si andrà oltre a quel numero, ed è un primo sospiro di sollievo per i 1.629 dipendenti del nuovo ente. Resta però la questione: che fine farà quel pezzo di organico da tagliare? Entro il 30 marzo i vertici di Palazzo Isimbardi dovranno individuare nomi e destinazioni di impiegati, quadri e dirigenti in esubero. I sindacati in primis premono per una risoluzione rapida del problema: «Prima si ricollocheranno i “soprannumerari” — dice l’Rsu della Cgil Davide Volante — e prima si libereranno le risorse economiche necessarie per far partire il nuovo ente».

Il problema è semplice: se il personale non si sposta altrove i suoi costi restano a carico di bilanci già ridotti ai minimi termini. La macchina insomma si appesantisce e rischia di partire con un handicap più grave di quello previsto, «perché — spiega Arianna Censi, consigliera delegata alle Risorse umane — già siamo qui a doverne discutere ex post, e non ex ante come avremmo voluto». La prima panoramica da fare sarà quella degli eventuali prepensionamenti: cioè chi ha i requisiti per andare in pensione con il sistema precedente alla Fornero. Se ne parlerà in una riunione domani a Roma con il ministro Maria Lanzetta. A Treviso e Pistoia lo hanno già fatto. Si parla di 100-150 persone su Milano che, grazie allo scivolo, sgraverebbero sui costi del personale. «Ma nessuno sarà obbligato a farlo, si configura come un’opportunità », aggiunge Censi. Poi ci sono le altre amministrazioni locali. «Palazzo Marino quest’anno effettuerà poco meno di 300 assunzioni, programmate fra polizia locale e amministrativi. Si dovrebbe aprire un canale preferenziale », sottolinea Volante. Ma anche altri comuni del territorio (in tutto sono 134) hanno bisogno di personale. E infine i Tribunali: lì potrebbero essere dislocati altri 50-100 lavoratori.

Lombardia - Asam, le accuse dei revisori dei conti «Operazioni finanziarie dannose»

di Elisabetta Soglio da il Corriere della sera del 18/01

Una operazione «dannosa e censurabile». Gia alla fine del 2013 il dottor Fabio Monti, l’allora presidente del collegio dei revisori di Asam, la cassaforte della Provincia che da settembre è passata sotto il controllo del la Regione attraverso Finlombarda, aveva evidenziato molte criticità nella gestione dell’azienda. Il tema torna oggi alla ribalta perché la nuova governance ha da poco licenziato per giusta causa l’allora potentissima dg, Carmen Zizza, contestandole spese «esorbitanti» per «cifre astronomiche»: centinaia di migliaia di euro fra viaggi, ristoranti, auto a noleggio, telefonini, consulenze e convegni. Nelle contestazioni, trova spazio anche l’operazione di rinegoziazione del debito con Dexia e proprio su questo aveva concentrato le sue critiche il sindaco Monti.

Un passo indietro: Asam aveva sottoscritto in due tranche con un pool di istituti finanziari (guidato appunto da Dexia) un debito di 180 milioni di euro. Nel dicembre 2012 Asam vende il 14,5 per cento della propria partecipazione in Sea, incassando 147 milioni di euro. Quei soldi vengono utilizzati per il rimborso del capitale sociale: vanno agli azionisti, insomma, invece che alle banche creditrici. Nello specifico: vengono firmati un bonifico di 28 milioni euro a favore della Provincia di Milano e uno di 22 per la Provincia di Monza e Brianza che, anche grazie a questi soldi, garantiscono il rispetto del patto di stabilità. Come si legge nella relazione dei revisori, il terzo bonifico (da 66 milioni di euro) viene datato con valuta differita al 4 gennaio 2013 , probabilmente già in funzione del bilancio 2013. Come scriveva Monti, questa operazione «determinava l’immediata reazione dei due pool di banche creditrici che,a fronte della violazione contrattuale, reclamavano maggiori interessi moratori, nonché altri oneri novativi ponendo ulteriori oneri a carico di Asam».

Insomma: da contratto, quei soldi sarebbero dovuti entrare in cassa di chi aveva finanziato il debito e dal momento che i soldi avevano preso un’altra direzione, i costi per Asam sono aumentati. Va detto che il bilancio (e anche questa operazione) furono invece considerati regolari dagli altri due sindaci del collegio e quindi ottennero il via libera.

Fabio Monti è lo stesso presidente che la Provincia aveva chiamato a guidare anche il collegio dei revisori di Afol Milano, l’agenzia del collocamento e del lavoro già della Provincia, sulla quale aveva indagato anche la Procura. In una delle relazioni di accompagnamento al bilancio di Afol, il collegio scrisse che l’agenzia «è gestita male e amministrata peggio».

Nel mirino, allora, era finita un’altra donna vicina a Podestà, Silvia Sardone, presidente di Afol alla quale tra l’altro era stata contestata anche una consulenza che si era auto-assegnata. Alla fine di un lungo tormentone, il dg di allora era stato cacciato, mentre la Sardone, oggi pasionaria di Forza Italia, è stata assunta in un’altra società della Provincia: Serravalle. E poiché in questa vicenda tutto si tiene, la nuova gestione regionale ha azzerato anche i vertici di Serravalle: prima non è stato confermato Marzio Agnoloni, poi è stato licenziato il dg Mario Martino. Massimo Gatti, gia consigliere provinciale di opposizione, non dimentica: «Dal 2011 abbiamo chiesto la rimozione sia di Zizza che di Sardone, denunciando la loro inadeguatezza rispetto ai ruoli e le loro gestioni poco trasparenti. Quanti e quali disastri hanno combinato? Quali danni hanno procurato all’ente pubblico e alla collettività? Qualcuno risponderà di quanto avvenuto? ».

Lombardia - Regione, Ncd in rivolta dopo il rimpasto FI, Santanchè contro Gelmini

di Andrea Senesi da il Corriere della sera

Non c’è pace per Roberto Maroni e la sua giunta. A poche ore dal perfezionamento del secondo rimpasto di assessori nel giro di otto mesi, ecco un nuovo dissenso, una nuova rivolta che esplode nella tormentatissima maggioranza di centrodestra che governa il Pirellone. È il Nuovo centrodestra ad alzare la voce, il partito che, per la cronaca, era stato il principale beneficiario del primo rimpasto dell’era Maroni, quando ad aprile venne premiato con l’ingresso due pedine in più in squadra. Agli uomini di Alfano non è piaciuta l’operazione con la quale martedì Maroni ha deciso la sostituzione di due assessori di Forza Italia e altrettanti sottosegretari. «Ncd pone un problema politico» chiarisce il presidente del consiglio regionale ncd Raffaele Cattaneo. Il riferimento è al neosottosegretario forzista Giulio Gallera, che avrà le deleghe alla Città metropolitana tolte all’alfaniano Daniele Nava: «Non si capisce cosa sia cambiato. Ncd non può vedersi sottratte deleghe in questo modo».

Fuoco di fila dal gruppo Ncd. «Ribadiamo il nostro totale dissenso rispetto a un rimpasto che di fatto non rilancia l’azione della giunta» attaccano il capogruppo Luca Del Gobbo e il coordinatore Alessandro Colucci. «Una modifica delle deleghe — spiega Del Gobbo — richiedeva un passaggio politico e una condivisione che nei fatti non ci sono stati. Non possiamo accettare che venga creata dal nulla una nuova delega alla Città metropolitana senza la convocazione di un tavolo politico». Ora si rischia una nuova guerriglia d’aula.

Gli alfaniani lombardi lo dicono senza giri di parole: «Il Nuovo centrodestra, sin da oggi, non parteciperà alle sedute di commissione e non lavorerà su provvedimenti non contenuti esplicitamente nel programma elettorale sul quale i cittadini hanno espresso il loro voto». Durissimo anche il grande ex Roberto Formigoni, oggi senatore proprio dell’Ncd. «Sembra che il secondo rimpasto della giunta Maroni in pochi mesi non sia riuscito bene. Peccato, una grande regione avrebbe bisogno di guida forte» ha twittato ieri mattina l’ex governatore. Malumori anche ai vertici di Forza Italia. «Sono molto dispiaciuta per come è stato fatto ieri il rimpasto in Lombardia» commenta la pasionaria azzurra Daniela Santanchè. Che dà una stoccata anche alla collega Mariastella Gelmini, coordinatore regionale del partito: «Il presidente Berlusconi — aggiunge — ha sempre dato ruoli di responsabilità alle donne. Mi dispiace molto constatare che il coordinatore regionale abbia preferito sostituire una donna con un uomo e mettere cosi a rischio il governo della Regione, perché questa decisione non è rispettosa delle leggi sulla parità di genere». L’associazione Articolo 51, «laboratorio di democrazia paritaria», è pronta a impugnare al Tar la delibera sul rimpasto.

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