corruzione/mafia

Omicidio Vivacqua, il Tribunale di Milano conferma la sentenza di primo grado

28 giugno 2017

di Pier Attilio Trivulzio

La Corte d’Appello di Milano ha confermato le pene già emesse in primo grado dal Tribunale di Monza per gli imputati accusati dell’omicidio di Paolo Vivacqua, freddato con 7 colpi di pistola la mattina del 14 novembre 2011 nel piccolo ufficio di Desio: assoluzione per non aver commesso il fatto per l’ex moglie Germania Biondo (il Procuratore Generale Galileo Proietto aveva chiesto per lei la condanna a 23 anni e 6 mesi), 23 anni di reclusione per Diego Barba e Salvino La Rocca, ergastolo per Antonino Giarrana e Antonio Radaelli, già autori confessi dell'omicidio di Franca Lojacono, consuocera di Vivacqua.

Dopo quattro udienze, nella sua replica, il procuratore generale aveva giudicato “attendibili ed utilizzabili perché correttamente acquisite” le dichiarazioni di Gino Gattusoteste che è stato oggetto di intimidazione” (per la sua ritrattazione la Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio per falsa testimonianza).
Anche Luigi Mignemi è stato giudicato attendibile, per il PG “dice cose sapute da Giarrana che altrimenti non si sarebbero conosciute” ed in quanto alle intercettazioni ambientali in carcere “erano assolutamente confessorie, e i tabulati telefonici ci dicono che Giarrana e Radaelli erano sul posto la mattina dell'uccisione di Paolo Vivacqua”.

Non ha trovato spazio nelle conclusioni del PG la testimonianza di Marco Selmi che aveva fatto scricchiolare l’assunto della Procura di Monza - poi recepito dalla sentenza di primo grado - sul fatto che Barba avesse depistato le indagini., attraverso un suo presunto ruolo di confidente di Selmi.
Sentito al processo, il colonnello della Guardia di finanza a cui il PG aveva posto, tra le altre, questa precisa domanda: “Barba che è imputato in questo procedimento, lei l'ha mai conosciuto? “, aveva risposto “Mai, non sapevo neanche l’esistenza di questa persona. Per la prima volta l'ho appresa dopo la deposizione che ho reso a Monza”.

Le sentenze si rispettano anche se non si condividono – è stato il commento dell'avvocata Manuela Cacciuttolo che assieme al collega Gianluca Orlando hanno difeso sia la Biondo sia Diego Barba -. Però come difesa ritengo di avere insinuato nella corte il ragionevole dubbio per portare all'assoluzione anche di Diego Barba.
Il colonnello Selmi aveva indicato la pista Mihalache, pista che purtroppo non è stata adeguatamente approfondita. Lavinia Mihalache dice che essendo preoccupata ha chiamato Paolo alle 10,50. Preoccupata perchè? Fra l’altro quella chiamata non risulta in nessun tabulato”.
Non so come motiveranno nella sentenza” ha dichiarato l'avvocato Salvatore Manganello che con il collega Alessandro Frigerio ha difeso Salvino La Rocca.

Il 20 settembre si conosceranno le motivazioni che se verranno impugnate porteranno all’ultimo atto processuale dell'omicidio di Paolo Vivacqua, la Cassazione
 

Omicidio Vivacqua, processo d'Appello. La testimonianza di Selmi apre una crepa nella sentenza di primo grado

6 giugno 2017

di Pier Attilio Trivulzio

“Un vero e proprio noir nel cuore dell'operosa Brianza. L'intera vicenda assume le tinte fosche del romanzo popolare fatto di gelosia, rancore e sordidi interessi economici”, fu il commento dei carabinieri, quando nel marzo 2014 il Gip del Tribunale di Monza firmò l'ordinanza d'arresto per Germania Biondo, Diego Barba e Salvino La Rocca, accusati di aver ucciso Paolo Vivacqua (Antonino Giarrana e Antonio Radaelli erano già in carcere per l'uccisione di Franca Lojacono).

In primo grado, dopo 22 udienze, Germania Biondo ex moglie del rotamat di Ravanusa - ucciso nel suo ufficio di Desio la fredda mattina del 14 novembre 2011 - viene “assolta per non aver commesso il fatto”.

Nel corso della seconda udienza del processo di Appello che si sta svolgendo al Tribunale di Milano, un altro basilare tassello del teorema viene messo in discussione.

Il teste Marco Selmi, colonnello della Guardia di finanza depone ed alla domanda del Procuratore Generale Galileo Proietto: “Barba, che è imputato in questo processo, lei l'ha mai conosciuto?”.
Mai. Questo cognome per la prima volta l'ho appreso dopo la deposizione che io ho reso a Monza”.
PG: “Poiché agli atti di questo processo risulta una deposizione testimoniale di avere saputo che Cascardo Attilio (socio di Barba nell'agenzia investigativa – ndr) si sarebbe rivolto ad un colonnello della Guardia di finanza per avviare un'indagine le chiedo se ha mai conosciuto o sentito parlare di Cascardo Attilio”.
Selmi:“Mi fu presentato occasionalmente a Sondrio nel 2011 da un colonnello dei carabinieri investigatore che ora si trova in Libia”.
PG: “Cascardo le ha fornito degli elementi, non come fonte confidenziale , ma elementi per aprire un'indagine nei confronti...”.
Selmi è categorico: “No!
PG: “Dopo quella presentazione a Sondrio ha rivisto Cascardo?”.
Selmi: “Sì, quando ero comandante a Lodi; ma non c'entra niente con l'attività investigativa”.
PG: “E neanche gliene parlò a Sondrio?”, insiste il Pg.
Selmi: “No”.

Passaggio importante della testimonianza di Selmi, perché smentisce quello che i giudici scrivono nella sentenza di primo grado: “Significativa è la deposizione del colonnello Selmi dalla quale emerge il ruolo di confidente del Barba, persona che sa muoversi bene all'interno delle forze dell'ordine... Ulteriore tentativo di depistaggio è rappresentato dalla indicazione che l'omicidio di Vivacqua avrebbe potuto essere maturato in ambito familiare dei fratelli di Lavinia Mihalache”.
E ancora: “Barba tenta il colpo vincente: 'vanificare' le dichiarazioni di Guttoso Gino e screditare Mignemi Luigi indicando Nappa Giuseppe a fare dichiarazioni che indicano Barba e la Biondo d'accordo con i fratelli Mihalache per uccidere Paolo Vivacqua. La mente di questa pista falsa e subdolamente artificiale è Barba , e in questo caso Nappa è il braccio”, è la conclusione dei giudici monzesi.

PG Galileo Proietto: “Per quanto riguarda sia l'indagine per le fatture false, per associazione per delinquere, reati fiscali e poi per quanto riguarda l'omicidio di Paolo Vivacqua , che è poi seguito, lei ha raccolto elementi provenienti da fonti confidenziali e le ha trasmesse ai reparti operativi?”.

Selmi: “Le informative certo che, si. Le prime informative sul gruppo Vivacqua sono sul finire del 2010, quando ero comandante provinciale a Sondrio. Queste informative emergevano in un ambito diverso investigativo e anche giudiziario. È in questo contesto che, sviluppata l'attività informativa delle fonti confidenziali, decidemmo di trasferire le informazioni ai reparti milanesi, d'accordo col procuratore dell'epoca, il dottor Napoleone.
Nel marzo 2011, se non ricordo male, poiché gli step informativi erano già sette o otto, segnalammo una cassetta di sicurezza dicendo tra le altre cose: “Guardate che c'è una chiave in quel posto, la chiave di quella cassetta è intestata a questo, dovrebbero esserci 180 mila euro”. Ci risposero che ne avevano trovati 160 mila”.

PG: “A chi avete dato queste informazioni?”.
Selmi: “Io le ho trasmesse al Comando provinciale di Milano e a tutto il sistema informativo della Guardia di finanza. Trasferito da Sondrio a Lodi ho continuato ad attivare le reti informative tant'è che ad un certo punto, delegato da Monza a condurre le indagini sull'omicidio, riattivai le fonti confidenziali, informazioni assunte e semplicemente trasmesse”.

PG: “Per quanto riguarda l'omicidio, non ha mai ricevuto informazioni confidenziali quando era comandante a Lodi?”.
Selmi: “Certo che sì. Le ho avute dalla rete informativa che ho riattivata su specifiche richieste dello stesso pubblico ministero. Ho fatto un'informativa diretta al pubblico ministero dicendo: “Questa è la riattivazione, questo è quello che abbiamo saputo. Noi ci asteniamo dal fare qualsiasi attività d'indagine. E' evidente che poi queste cose il pubblico ministero le avrà trasmesse ai reparto interessati all'omicidio o anche all'altra indagine in materia di reati tributari che era quella che aveva innescato...”.

PG. “Sull'omicidio di Vivacqua informazioni non ne ha trasmesse?”.
Selmi: “Mai. Io ho trasmesso qualcosa a febbraio su un'ipotesi di possibile omicidio in corso d'esecuzione, o meglio, in fase di preparazione. Tant'è vero che fui convocato alla Procura di Milano dal pm Albertini e le dissi: “Fate indagini”.

L'avvocato Celi di parte civile chiede a Selmi: “Una precisazione: cosa intende per omicidio in fase di progettazione?”.
Selmi: “Progettazione, ho precisato, perché l'informazione era questa: Paolo Vivacqua stava progettando un omicidio ai danni di qualcuno, per questa progettazione sarebbe salito su nel monzese un soggetto siciliano. Noi trasmettemmo questa informazione a cui ne seguì un'altra in cui dicemmo: “Guardate che il soggetto che è salito dovrebbe essere questo. Lo identificammo e segnalammo che c'erano dei collegamenti con la Sicilia e trasmettemmo queste cose dicendo: “Noi non abbiamo fatto accertamenti. Fu in conseguenza della prima informativa che sono stato chiamato dalla dottoressa Albertini alla quale ho detto: “Con la mia esperienza di criminalità organizzata, so che a volte quando si sta preparando un omicidio, poi l'obiettivo dell'omicidio arriva prima. Fate indagini”.

Avvocato Manganello: “In che periodo siamo?
Selmi: “Maggio 2011”.

PM Galileo Proietto: “Lei è stato incaricato dal pubblico ministero di riattivare l'indagine? Ho capito male?”.
Selmi: “Esattanente così. C'è stato uno step prima: fui chiamato dal collega che dirigeva il gruppo della Guardia finanza di Monza dicendomi: “Guarda che qua è successo questo, ci puoi dare una mano per approfondire?”. Io dissi: “Non c'è problema, riattivo la rete” e cominciai a trasmettere alcune informazioni e, praticamente, quasi contestualmente fui convocato dalla dottoressa Donata Costa che non sapeva della informazione che io avevo trasmesso a maggio perché evidentemente c'era stata difficoltà di comunicazione tra Procure. Per cui, presa cognizione di quella, fui richiamato, evidentemente anche perché il collega della Guardia di finanza di Monza ebbe forse a descrivere che i contenuti delle informazioni trasmesse erano sostanzialmente attendibili. Quindi alla richiesta di riattivare risposti che sì, non c'era problema”.

PG: “Leggo dalla deposizione da lei rilasciata in Tribunale a Monza che ha ricevuto informazioni su una pista che portava ai fratelli della convivente della vittima?”.
Selmi: “Sì. E quello che ho scritto. E' quello che ho saputo”.

PG: “Mentre invece riguardo all'altra pista, tra virgolette siciliana, non c'era più nulla?”.
Selmi: “Io sono abituato a non forzare il confidente. Chiedo: “Dimmi quello che sai”.

PG: “Ha mai fornito informazioni confidenziali per lo sviluppo delle indagini alla Guardia di finanza di Gorgonzola che già lavorava con la Procura di Milano sulle società di Vivacqua?”.
Selmi: “Paradossalmente no. Mi spiego. Acquisita la notizia, la inserisco in un sistema dedicato. Dal sistema dedicato viene passata al Comando provinciale competente per territorio e contestualmente al Comando generale a Roma e a tutto il sistema italiano perché ci possono essere ricorrenze che interessano più ambiti territoriali”.
PG: “La risposta è?”.
Selmi: “Il Comando provinciale l'ha sicuramente girata a Monza e questo lo so perché Monza fu fatta una richiesta a me. “Mi dite se sono attendibili queste notizie?”. La risposta fu: “Sono attendibili”. Avevano trovato la chiave della cassetta e dentro la cassetta c'era il denaro contante. In quanto alla sua domanda se ho mai fornito direttamente alla Guardia di finanza di Gorgonzola notizie confidenziali sullo sviluppo delle indagini rispondo no. Se sono arrivate a Gorgonzola sono arrivate tramite gerarchico”.

Esaurite le domande per il colonello Selmi è la volta della testimonianza del luogotenente dei Carabinieri Giovanni Azzaro: “Dall'epoca dell'omicidio, dal 14 novembre 2011 a maggio/giugno 2013 sono state condotte dal nucleo investigativo di Monza; noi subentriamo ufficialmente dal 13 maggio 2013 avanzando delle richieste alla Procura di Monza in relazione a notizie acquisite da fonte confidenziale (Gino Guttuso - ndr). Chiediamo di poter acquisire i tabulati del traffico telefonico su alcune utenze di soggetti che ci erano stati indicati come soggetti coinvolti nell'omicidio”.

L'avvocato Manuela Cacciuttolo che difende la Biondo e in appello anche Barba, si oppone in quanto riferisce di fonti confidenziali. A lei si associa l'avvocato Angelo Pagliarello difensore di Giarrana.

Presidente Fabio Tucci: “Al solo fine di comprendere perché all'esito delle informazioni ricevute dalla fine le indagini sono state indirizzate in una certa direzione. Sotto questo profilo la domanda è ammissibile”.
Azzaro: “Acquisiti, i tabulati lasciano intravedere uno spiraglio investigativo che poi è stato...Diciamo dall'estate 2013 all'inizio 2014 quando gradualmente poi via via le operazioni di intercettazione telefonica, ambientale e quant'altro vengono concluse...”.

PG. “Avete intercettato i telefoni oppure intercettazioni ambientali anche di Diego Barba e della signora Biondo?Avete avuto difficoltà per intercettare Barba e la Biondo?”.
Azzaro: “Inizialmente no per quanto riguarda le utenze telefoniche. Attività invasiva qualora l'obiettivo da colpire è un'autovettura perché bisogna mettere in atto intrusioni vere e proprie. Ricordo il caso in cui avevamo predisposto l'attivazione di intercettazioni ambientali e GPS sull'autovettura di Germania Biondo. L'avevamo convocata in caserrma, lei si presentò accompagnata dalla madre che rimase sull'auto...Uscita dalla caserma l'auto fu seguita, la Biondo scese e si incontrò al bar con Barba mentre la madre rimase sulla vettura”.

PG: “Erano stati apprestati altri strumenti per evitare intercettazioni?”.
Azzaro: “Non sono mai stati intercettati colloqui telefonici tra la Biondo e Barba però sono stati intercettati colloqui ambientali in quanti i due si vedevano”.

PG. “Diego Barba utilizzava sistemi di bonifica delle autovetture, lo avete riscontrato?”.
Azzaro: “Barba era investigatore privato...Potrei dire degli stratagemmi per non essere ascoltato in maniera diretta, ai quali entrambi ricorrevano quando dovevano incontrarsi...Comunicavano tramite una loro amica, Luisa Aronico. La donna fungeva da collegamento tra i due. Abbiamo intercettato diversi sms e conversazioni telefoniche sia da parte di Barba verso la Aronico sia da parte della Aronico verso la Biondo. I contenuti degli sms e le conversazioni sono talmente chiari che è ovvio che i due si incontravano o si vedevano“.

PG: “Se la Aronico non c'era come comunicavano?”.
Azzaro: “In maniera diretta. Tra le loro utenze telefoniche, non mi risulta che vi fossero contatti diretti. Ci sono state circostanze in cui, entrambi sotto intercettazione, hanno interessato le medesime celle...Ricordo un'occasione: quando si sono trovati a Desenzano del Garda nella medesima unità di tempo e spazio. No..no, non li abbiamo seguiti. E' stata fatta ricostruzione delle celle interessate al traffico telefonico. In quell'occasione stessa cella stessa data e fascia oraria. Analogo episodio a Seregno”.
PG: “Dai servizi d'osservazione è emerso qualcos'altro sul modo di comunicare dei due?”.
Azzaro: “Si.Si. La Biondo gestiva una cartoleria, non ricordo se a Biassono o Macherio. Le celle di Barba interessavano le stesse celle. I due avevano l'accortezza di non farsi vedere assieme in luoghi noti....La nostra ipotesi investigativa è che evitavano di farsi vedere in pubblico essendoci una relazione incontrovertibile”.

Esaurite le domande del Procuratore generale l'avvocato Cacciuttolo chiede ad Azzaro se ha elementi per dire che la sistemazione di un pacchetto di fazzoletti di carta messo tra la plafoniera dell'auto e l'interruttore della plafoniera è stato messo dalla signora Biondo. “E' una sua deduzione, valutazione o supposizione?”.
Azzaro: “No. Ho detto che in altre indagini, anche in materia di narcotraffico e criminalità organizzata sono accorgimenti rudimentali però molto validi riscontrati in altre indagini”.

Cacciuttolo: “Può averli messi anche qualcun altro, per esempio chi riferisce, come le fonti confidenziali...”
Azzaro: “Non so chi l'abbia messo”.
Presidente Fabio Tucci: “Il suo pensiero è stato questo?”.
Azzaro: “Si”.
Cacciuttolo: “Lei prima ci ha riferito di intercettazioni ambientali tra la Biondo e Barba, stiamo parlando del 2013?”.
Azzaro: “No, 2014. Estate 2014”.
Cacciuttolo: “Non è possibile, li hanno arrestati il 29 marzo 2014”.
Azzaro: “Mi correggo, 2013. Giugno o luglio”.
Cacciuttolo: “Rispondendo al pm ha riferito che la Biondo aveva aperto un negozio, una cartoleria”.
Azzaro: “Si recava presso questa cartoleria ma non so se fosse intestata a lei. Non abbiamo fatto accertamenti. Non siamo mai andati nel negozio”.
Cacciuttolo: “Il 1. luglio 2013 la signora Biondo ha aperto un'attività a Sovico”.

Appare in difficoltà il luogotenente Azzaro quando il legale dell'ex moglie di Vivacqua lo incalza chiedendogli dei contatti telefonici tra Luisa Aronico e Diego Barba. Dodici in totale dalla morte di Vivacqua all'arresto della Biondo.

Ottiene dal teste un “No” in risposta alla domanda se siano mai stati disposti OCP (pedinamenti - ndr) dopo la triangolazione telefonica Barba-Aronica-Biondo.
Una lunga lista di no quando gli viene chiesto se la Aronico è mai stata sentita a sommarie informazioni o il commercialista Bianchi; che la moglie di Diego Barba aveva spostato la residenza da Desio a Campobello di Licata essendosi presentato un problema per il pagamento delle cartelle IMU e ICI; quando le intercettazioni a tre riguardano il problema dell'apertura della partita Iva per il negozio di Sovico....Ennesimo no sul viaggio a Desenzano del Garda del 14 luglio 2013. C'è l'intercettazione della Biondo in auto con la madre, parlano dei figli che vogliono vedere e comprare la casa di Desenzano. E i carabinieri di Desio che intercettano non lo sanno. La loro inchiesta si è basata soltanto sull'aggancio delle celle telefoniche.

“E' evidente presidente”, commenta il PG Proietto.
Presidente Fabio Tucci: “Si, è assolutamente evidente. Oramai la domanda è stata fatta....”.

Cacciuttolo: “Lei è a conoscenza della relazione del colonnello Selmi?”.
Azzaro: “Ne sono venuto a conoscenza dopo il processo”.

Cacciuttolo: “Selmi ha detto di averla depositata nel 2012 in Procura a Monza. E lei su domanda del presidente di Corte d'Assise in relazione al problema delle fonti dichiarò: “Diciamo, un'altra notizia che, a nostro avviso, è parsa non corrispondente alla realtà dei fatti, è quella a suo tempo acquisita dal colonnello della Guardia di finanza di Lodi, Selmi, che ha riferito alla Procura con un'annotazione riguardante una certa situazione”. Questo disse il 26 gennaio 2015”.

Presidente Fabio Tucci: “Avvocato, la domanda qual è?”.
Cacciuttolo: “Gli ho chiesto se era a conoscenza della relazione Selmi , mi ha detto di averlo saputo soltanto dopo questo procedimento. Faccio presente che loro lo sapevano in corso d'opera però non hanno ritenuto la notizia rilevante. La mia domanda è: avete fatto attività d'indagine sulla relazione Selmi?”.
Azzaro: “No, perché l'abbiamo saputo dopo. Infatti Selmi non l'ha riferita a noi, l'ha riferita alla Procura, al pubblico ministero titolare del procedimento dell'epoca (Donata Costa – ndr). E' chiaro che alla fine delle indagini, li abbiamo confrontati e la mia deposizione riguardava l'averlo saputo dopo, non durante le indagini”.

Cacciuttolo: “Dalla dottoressa Costa un input di investigare questa fonte non vi è mai arrivato”.
Azzaro: “No”.

L'avvocato Salvatore Manganello difensore di Salvino La Rocca chiede lumi sulla sicurezza del sistema utilizzato per le intercettazioni.
Azzaro: “E' indicativo. Può essere variabile la copertura in base a tanti fattori....
Manganello: “Quindi per fare un esempio: aggancio una cella di Seregno e mi trovo nel paese confinante?”.
Azzaro: “Sì, Seregno è attaccato a Desio e a Cesano Maderno, può capitare...”.
Manganello: “Quindi senza attività di OCP il riscontro non è assolutamente certo. E' giusto dire così?”.
Azzaro: “Si, è chiaro che...”.
Avvocato Pagliarello. “Le vostre intercettazioni riguardano La Rocca, Barba, la Biondo...chi erano altri interessati da queste intercettazioni, per esempio Guttuso?”.
Azzaro: “No”.
Pagliarello: “C'erano poi le ambientali. Oltre alle telefonate in entrata e uscita. In quel periodo, in una qualsiasi di quelle telefonate, ha mai sentito parlare dell'omicidio di Vivacqua?”.
Azzaro: “Durante le conversazioni telefoniche? No”.
PG: “Sono andati i suoi uomini a perquisire Diego Barba? Hanno constatato casseforti, che c'erano armadi in metallo?”.
Azzaro: “Infatti sono state sequestrate armi..”.
Alessandro Frigerio legale con Salvatore Manganello di Salvino La Rocca si oppone.
il tema del riesame è necessariamente circoscritto – dice -. E' una precisazione di tema introdotto nell'esame diretto e che, all'esito del controesame, rimane contestato”.
Presidente Fabio Tucci: “E' vero però l'abbiamo condotto con una certa libertà, anche in favore della difesa”.
Frigerio: “Azzaro, dai tabulati da voi acquisiti nel 2013 avete provveduto a verificare la compatibilità delle dichiarazioni testimoniali rese a voi nell'immediatezza del fatto?”.
Azzaro: “I tabulati riguardavano soggetti poi oggetto di intercettazione da parte nostra”.
Frigerio: “Non siete mai venuti in possesso dei tabulati telefonici anche della vittima relativamente al periodo di intercettazione di Gorgonzola, quindi prima e dopo l'omicidio?”.
Azzaro: “No”.
Frigerio: “Nessun tipo di controllo neanche sulle dichiarazioni della signora Mihalache Lavinia? Nessun tipo di controllo è stato fatto?”.
Azzaro: “No”.

Alimenta dubbi sulla sua credibilità la testimonianza di Luigi Mignemi che incalzato dalle domande dei difensori Gianluca Orlando e Angelo Pagliarello finisce per abbandonare l'aula e però viene nuovamente invitato dal presidente a continuare la testimonianza basti dire che, su domanda dell'avvocato Pagliarello, Mignemi dichiara: “C'è un particolare che mi ha detto Giarrana, che questo signore (Paolo Vivacqua – ndr) nel momento in cui è stato ucciso era su una cattedra, sulla cattedra nel suo ufficio, perciò non mi ha detto altro, che hanno cercato del denaro”.
Pagliarello: “Cioè una cattedra nel senso che era sopra con il fisico, con il corpo?”.
Mignemi: “Sì, penso che era...la cattedra, come sono io, mi sparano e io...”.
Pagliarello: “E Vivacqua finisce sulla cattedra?”.
Mignemi: “Penso”.

Il corpo di Paolo Vivacqua venne trovato disteso sotto la scrivania.

Mignemi è personaggio coinvolto in processi per aver fatto parte della 'ndrangheta , in particolare del clan di Giuseppe Mazzaferro (processo Fiori di San Vito e Isola Felice), nonché accusato di furto, ricettazione e stalking.
Nel processo Isola Felice, è stato accusato di rapine agli uffici postali per finanziare le 'ndrine. Mignemi ha ottenuto le attenuanti della collaborazione.

Prossima udienza l'8 giugno. Di scena le parti civili: l'avvocatessa Daria Pesce per i fratelli Antonio, Gaetano e Davide Vivacqua e l'avvocatessa Ambra Ferretto per Lavinia Mihalache e il minore Nicolas Vivacqua.

Seregno - Il distributore di Giussani, il pozzo fantasma e le dimissioni dell'assessore Milani

31 maggio 2017

di k.ts.

Qualche anno fa avevamo scritto di Emilio Giussani, il proprietario della Giussani Scavi e di Brianza Inerti, molto vicino all’attuale sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, e al vicesindaco Giacinto Mariani.
Avevamo raccontato della sua capacità di aggiudicarsi i lavori del comune battendo la concorrenza con ribassi di poche centinaia di euro su appalti che valevano centinaia di migliaia di euro (vedi Appalti d'oro per Giussani. In meno di nove anni incassati 4 milioni dal comune), come se possedesse la sfera di cristallo e riuscisse a guardare nel futuro. 
Emilio Giussani, cavatore, scavatore, stradino, costruttore e immobiliarista, ha recentemente affinato le sue capacità “magiche” e ha fatto sparire dalla sede operativa della sua azienda quello che aveva tutta l’aria di essere un distributore abusivo di gasolio, giusto 24 ore prima che i tecnici comunali ispezionassero il luogo per verificarne l’effettiva presenza.

La storia inizia qualche mese fa, quando Gussani presenta al comune la richiesta di costruire un distributore di carburanti ad uso privato interno, cioè per il rifornimento dei soli mezzi della ditta, presso la sede della sua società in via Macallè.
La richiesta viene da prassi inoltrata allo Sportello Unico Attività Produttive. 

Il Suap, esplicate le pratiche di sua competenza, chiede all’ufficio urbanistica se esistono cause che impediscono il rilascio dell’autorizzazione.
Un problema in effetti c’è, il distributore ricade nella fascia di rispetto di un pozzo della rete idrica di Seregno e quindi, secondo quanto prevede la normativa, il distributore di carburanti lì non si può mettere.

Per il funzionario dell’ufficio urbanistica, però, il pozzo è dismesso da anni, nonostante sia stato inserito nel PGT entrato in vigore nel gennaio del 2015.
Non sarebbero, quindi, quindici, ma uno in meno, i pozzi che soddisfano per l’80% il fabbisogno idrico dei seregnesi (Seregno è in deficit idrico e il 20% del suo fabbisogno gli viene fornito dai pozzi nel comune di Meda).
Bisogna, quindi, prenderne atto e modificare il PGT.


Ogni modifica al Piano di Governo del Territorio prevede l’approvazione in consiglio comunale.
La presentazione della proposta spetta all’assessore competente, nel caso Barbara Milani, assessore all’Urbanistica, che, per preparare la relazione da portare in consiglio, vuole sapere perché e da chi è stato chiuso il pozzo. E qui iniziano i problemi.

Brianzacque, il gestore unico del sistema idrico nella Provincia di Monza e Brianza, quel pozzo dice di non averlo mai gestito. Nel 2007, infatti, quando la società riceve il patrimonio idrico da varie aziende municipalizzate tra cui Aeb - la società che fino ad allora aveva gestito il servizio idrico a Seregno - il pozzo non compare nella dote.
L’assessore chiede di vedere le analisi che hanno portato alla chiusura del pozzo.
Ma non le hanno gli uffici comunali, non le ha Aeb, non le ha Brianzacque (forse il pozzo era gestito da Alsi, l’Azienda Alto Lambro, poi confluita in Brianzacque; almeno così sembra dall’intestazione che compare nel sistema Sif della Provincia di Monza e Brianza, vedi documento).

Si fanno, invece, avanti i vertici di Reti+ (società del gruppo Aeb-Gelsia) convinti che il pozzo sia in disuso da trent’anni, perché inquinato dai nitriti.
Ma anche Reti+ non ha le analisi delle acque.
Insomma si rimane nel vago, di analisi nemmeno l’ombra e di certezze poco o niente.

Intanto, mentre si cerca di dipanare la matassa del pozzo fantasma, arriva sulla scrivania dell’assessore la foto di quello che sembra a tutti gli effetti un distributore di carburante già funzionante sull’area della Giussani srl. Un distributore con tanto di struttura di contenimento, tettoia contro gli agenti atmosferici, estintore e segnale di pericolo di incendio.

La Milani gira la foto ai funzionari del comune, invitandoli ad attivarsi. Giussani ha pure precedenti di abusivismo, è stato, infatti, pizzicato ad allargare la sua cava del 40% rispetto all’area autorizzata, invadendo alcuni terreni agricoli ricadenti nel Plis (Parco locale d’interesse sovracomunale).
Anche in quel caso è stato lo zelo della Milani a far emergere l’abuso, superando lentezze e ritrosie. Il precedente assessore all’Urbanistica, l’attuale sindaco Edoardo Mazza che ha lavorato alla stesura del PGT non si era accorto di nulla, anche se l’allargamento di ben 23mila metri quadri al di fuori del perimetro autorizzato è chiaramente visibile anche su google earth, almeno dal 2014 (nella foto, solo l’area marroncina è quella autorizzata, mentre si vede che la cava occupa anche alcune aree tratteggiate appartenenti al Plis)

Passa un mese, ma i funzionari responsabili non si muovono, la Milani preme e sollecita, alla fine dagli uffici si rassegnano e chiamano Giussani.

- “Dovremo fare un’ispezione.”
- “Questa settimana non ci sono, venite venerdì.”
- “Va bene, a venerdì.”

Giovedì pomeriggio, nella sede della Giussani srl, l’attività è febbrile, i camionisti sono in fila a riempire di gasolio i serbatoi dei mezzi, mentre gli operai scavano (nella foto si vede la montagnola di terra davanti al distributore).
La sera la colonnina del distributore non c’è più, spariti e sigillati i tubi della pompa, il cartello di pericolo incendio finisce poco più in là, rimane la struttura in muratura e sul suolo la sagoma rettangolare di uno scavo che sembra proprio corrispondere a quella di una cisterna interrata rimossa.

Il venerdì mattina passano i tecnici comunali per il controllo: tutto a posto, il distributore di carburanti non c’è.
Giussani è salvo. Rischiava una denuncia penale oltre che per abusivismo, per mancanza del Certificato di Prevenzione Incendi dei Vigili del Fuoco, cosa che ovviamente quel distributore non poteva avere.

L’assessore, allora, dice basta e se ne va.
Sarà colpa degli uffici che percepisce neghittosi soprattutto quando c’è da tenere la schiena dritta davanti ai costruttori, sarà una Giunta che non l’apprezza e scambia la sua meticolosità per pedanteria, o sarà il vice sindaco che adesso fa fuoco e fiamme e prima l’aveva voluta in Giunta - ma se la sarà immaginata una velina da manovrare - e invece Barbara Milani (che ha pure partecipato a Miss Padania e fatto un po’ di televisione) è un avvocato ed ha anche il dottorato; insomma ne sa più di Giacinto Mariani che non ha brillato neanche a prendere il diploma da ragioniere.

Ieri Barbara Milani ha rassegnato la dimissioni, le sono bastati due anni per capire com’è l’andazzo a Seregno, chiamatela scema.

 

Costruzion.e e Idra Patrrimonio: dopo le indagini interne BrianzAcque sporge denuncia alla Procura

12/05/2017

Comunicato Stampa
 
Appalti tra  Idra Patrimonio  e Costruzion.e: conclusi gli accertamenti, BrianzAcque sporge denuncia all’Autorità Giudiziaria
Monza, 12  maggio 2017 - Si sono concluse le verifiche contabili ed amministrative svolte dai consulenti incaricati da Brianzacque S.r.l. nell’ambito dell’attività di controllo e supervisione dell’operato delle società da essa acquisite.


Gli accertamenti hanno avuto per oggetto la gestione degli appalti tra Idra Patrimonio S.p.a. e Costruzion.e S.r.l. per l’esecuzione, negli anni 2009 e 2010, delle opere fognarie nei comuni di Agrate Brianza e Ornago. 
La presenza di numerose anomalie, incongruità ed irregolarità nella contabilità  in relazione agli appalti  ha portato Brianzaque S.r.l. a presentare denuncia – querela alla competente Autorità Giudiziaria per l’accertamento delle eventuali ipotesi di reato configurabili e delle conseguenti  responsabilità penali dei soggetti coinvolti. 
Sono attualmente in corso da parte della Procura della Repubblica le necessarie indagini preliminari, all’esito delle quali la Società si riserva ogni più opportuna azione a tutela dell’immagine e del patrimonio aziendale.
Idra Patrimonio e Costruzion.e oggi non esistono più. La ex  Costruzion.e  è   società confluita in Brianzacque nel 2015  attraverso Idra Patrimonio, nell’ambito del vasto processo di aggregazione,  che ha dato vita al primo gestore unico del servizio idrico integrato su base provinciale della Lombardia. 
Nel  luglio del 2016, a seguito di un accertamento notificato a BrianzAcque da parte dell’Agenzia delle Entrate, il Presidente della public company dell’acqua brianzola, Enrico Boerci, di pieno accordo con il Comitato di Controllo Analogo dell’azienda,  aveva  dapprima fatto scattare un’indagine interna e quindi, nominato una speciale commissione composta da due esperti: la dott.sa Giovanna Ceribelli, commercialista e revisore dei conti e Pier Carlo Beretta, ingegnere civile ed esperto di collaudi e di contabilità di cantiere, che di recente hanno concluso il proprio lavoro, a seguito del quale  è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica.  

 

Seregno - Sandro De Riccardis a La casa della sinistra

16/03/2017 / h. 21:00 - 22:00
Via Leonardo da Vinci, 30, Seregno

Giovedì 16 marzo alle ore 21.00, Sandro De Riccardis presenta il suo libro La mafia siamo noi alla Casa della Sinistra di Seregno.

La mafia siamo noi è un viaggio da nord a sud negli equivoci della lotta alla mafia, attraverso le occasioni perse dallo Stato e dalla società civile. Ma è anche il racconto delle storie di chi lotta in prima persona nel luogo in cui vive, partendo dai problemi di cui nessuno si occupa, dalle ingiustizie che altri fanno finta di non vedere. Pagando, a volte, con la vita.

La mafia siamo noi quando non ci chiediamo “Io che cosa posso fare?” nel luogo in cui siamo, nel tempo che viviamo, nel degrado delle nostre città, nel nostro quartiere, nel cortile del nostro condominio.

Siamo noi quando con i nostri like su Facebook ci sentiamo dalla parte dei giusti, in una battaglia che non stiamo combattendo. Siamo noi davanti alla tv, spettatori inermi davanti a fiction cariche di retorica. Siamo noi, inconsapevoli strumenti di riciclaggio quando pranziamo nei ristoranti, balliamo nei locali, facciamo shopping nei negozi acquistati dai colletti bianchi dei clan. Siamo noi che non capiamo che il crimine non è una categoria astratta. È l’imprenditore che accetta il denaro sporco e lo rimette nell’economia sana. È il funzionario comunale che chiude un occhio e firma atti che non dovrebbe firmare. È lo studente che acquista pochi grammi di marijuana per una serata con gli amici. È la signora che chiama il potente del quartiere per riavere l’auto appena rubata. È il prete che non guarda fuori dalla chiesa.

Le storie che racconta questo libro dicono che l’impegno condiviso di cittadini che credono in un progetto di riscatto è più forte della paura e dell’intimidazione. È più autentico degli slogan nei cortei, dietro gli striscioni con i volti degli eroi antimafia. Morti per aver combattuto nella loro realtà, nel loro tempo, le loro battaglie.
 

Monza - L'ingombrante presenza della moglie del boss nel bar della Provincia

14 febbraio 2017

di Pier Attilio Trivulzio

Anna Saladino, moglie di Pio Candeloro boss della 'ndrangheta, arrestato a Seregno nel giugno 2010 (Ordinanza Infinito) e condannato in via definitiva ad una pena di 20 anni, dal marzo 2015 lavora a Monza in via Grigna, sede della Provincia di Monza e Brianza.
Sta dietro al banco del bar, si occupa della ristorazione, batte scontrini ed incassa. E' stata assunta dalla Cooperativa sociale MAR Multiservizi che ha sede operativa a Gallarate ed è amministrata da Paola Oliva Lonelli.


Direttore operativo e responsabile degli inserimenti del personale della MAR Multiservizi, il napoletano Quintino Magarò, consigliere comunale a Gallarate della DC a metà anni 80, nel 2001 torna in consiglio comunale con il CDC-CDU, nel 2006 con l’Udc e nel 2011 con la lista di destra “Mucci Orgoglio Gallaratese”, quando ottiene il record di preferenze (385).

Nella veste di direttore generale della Cooperativa Primavera, Quintino Magarò riesce a far aggiudicare la gara d'appalto del comune di Gallarate da 1,3 milioni “per attività integrative scolastiche per gli anni 2010-2012” alla sua cooperativa che non ha né i necessari requisiti tecnici né quelli finanziari. L'esposto della esclusa Cooperativa Eurotrend accende i fari su Magarò che viene condannato con rito abbreviato per associazione a delinquere e truffa allo Stato a 3 anni di carcere. La pena viene confermata in secondo grado.
Dal 2009 al 2012 truccando con un software i cedolini di 1750 soci e lavoratori occasionali la Cooperativa Primavera ha sottratto ai lavoratori 500 mila euro di contributi INPS, evaso 1,4 milioni di Irpef ed altri 1,5 milioni di evasione contributiva. La Guardia di finanza ha posto sotto sequestro 18 immobili e quote societarie per il valore di 3 milioni.
Le vicende giudiziarie convincono, nel dicembre 2015, Quintino Magarò a rassegnare le dimissioni dal consiglio comunale di Gallarate, dopo tre anni di sospensione.

A marzo 2015, MAR Multiservizi firma il contratto quinquennale con la Provincia di Monza e Brianza, lo scorso settembre Magarò era a Mantova a brindare per l'appalto triennale del bar-bouvette del Tribunale.
La Cooperativa si è anche aggiudicata la gestione del bar della Sogemi all'Ortomercato di Milano (in passato pesantemente infiltrato dalla ‘ndrangheta), e ancora il bar del Comando Carabinieri di Brescia, dell'IRIS Versari di Cesano Maderno, un bar a Monza ed un altro a Milano.
Qualcuno comincia, giustamente, a preoccuparsi. La presenza di Anna Saladino che trova lavoro in Provincia, assunta da un condannato per associazione a delinquere e truffa allo Stato, desta preoccupazione e origina l’esposto che finisce in Procura.

Il curriculum della donna vanta quattro anni in società con la zia, Sebastiana Saladino, nella gestione del Tricky Bar di Seregno di proprietà del comune di Seregno, gestione ceduta in fretta e furia quando il marito Pio Candeloro, Tony per gli amici, venne arrestato.

Nel luglio del 2010, mentre a Seregno in giunta ci sono pareri discordanti sulla proposta per la “concessione del patrocinio con l'utilizzo del logo e altri interventi alla società Tricky Bar per l'iniziativa Calabresella mia”, nonostante il bar abbia maturato sei mesi di affitto non pagato al comune - che verranno poi rateizzati e saldati dalle tre gestioni che si succederanno -, arriva la notizia dell’arresto di Pio Candeloro a chiudere la questione e ad evitare un maggiore imbarazzo dopo che il comune aveva già concesso al bar il patrocinio per una serata di preselezione di Miss Italia.

Forse per questo la lettera del dicembre 2010 inviata al comune, proprietario dei muri, da Sebastiana Saladino per comunicare l’avvenuta cessione della gestione a terzi del bar di piazza Liberazione, si chiude con la frase emblematica: “Sicuri d'avervi fatto cosa gradita”.

L’esposto sulla presenza della Saladino nel bar della Provincia e la successiva indagine che è stata aperta, arrivano in un momento in cui le istituzioni manifestano una maggior attenzione in Brianza sulle licenze commerciali e sul pericolo che queste finiscano in mano e personaggi legati alla criminalità organizzata.
In particolare c’è da ricordare le misure prese dalla Prefettura di Monza nei confronti di alcuni bar di Seregno ( Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti) e della Dylangroup di Cesano Maderno (vedi Cesano Maderno - 'Ndrangheta. Tra i soci di Marziano della Dilancar c'è anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli).

La presidente della cooperativa Mar Multiservizi, Paola Leonelli, ha dichiarato alla stampa che “nulla sapeva che la signora Saladino, in possesso dell’invalidità, fosse coniugata con il Sig. Candeloro, condannato per reati di criminalità organizzata di stampo mafioso” e ha aggiunto che la Saladino è stata assunta all’interno delle quota riservata alle persone svantaggiate che la legge prescrive per le cooperative sociali: un terzo dei dipendenti.

La famiglia di Pio Candeloro e Anna Saldino è ben integrata nella realtà sociale brianzola, con amicizie un tempo importanti che non sono venute a mancare anche in tempi recenti, come quella con Massimo Ponzoni, l’ex assessore regionale per anni uomo di punta di Forza Italia in Brianza, condannato per bancarotta.
Mai rinviato a giudizio, ma più che sfiorato dal sospetto di una vicinanza agli ambienti ‘ndranghetisti, Ponzoni venne definito dal Gip Gennari “capitale sociale della ‘ndrangheta”, in un capitolo dell’ordinanza che il magistrato dedicò ad alcuni politici e che inizia così: “È chiaro che, se l’obiettivo dei nostri (gli ‘ndranghetisti - ndr) è quello di mettere le mani su appalti pubblici, avere ottimi rapporti con esponenti politici rappresenta un capitale aggiunto di notevole valore e considerevole interesse”. La sorella di Massimo, Laura Ponzoni, è stata arrestata nel febbraio del 2016, insieme al marito, il costruttore Argentino Cocozza, nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga che ha visto coinvolto anche Carmelo Pio, nipote di Candeloro.

Naturalmente ci sono anche le amicizie delle coppia Candeloro Pio- Anna Saladino con personaggi del mondo della ‘ndrangheta, come Arturo Sgrò medico chirurgo al Niguarda di Milano, arrestato nel gennaio dell’anno scorso e vicino alla ‘ndrina degli Iamonte di Melito Porto Salvo, clan di appartenza dello stesso Pio Candeloro, e Paolo De Luca, il “boss invisibile”, arrestato a novembre dell’anno scorso e vicino agli Stagno, collegati ai clan Galati e Mancuso di Vibo Valentia così coma la famiglia Cristello, un tempo potenti e ricchi esponenti della ‘ndrangheta a Seregno, grazie alla gestione privilegiata del canale di traffico della droga, adesso fortemente in declino dopo i tanti arresti e l’uccisione nel 2008, in una faida interna al clan Cristello-Stagno, di Rocco Cristello.

La famiglia Pio-Saladino si intreccia poi con altre famiglie, quella di Tripodi che gestisce l’omonimo bar-panetteria chiuso per ordine della Prefettura nel gennaio dell’anno scorso (Antonino Tripodi ha sposato la nipote di Pio Candeloro), e la famiglia Conti, di origine siciliana, proprietaria di vari locali pubblici, le pizzerie Aldo e Aldo2 e il bar Mosquito a Barlassina, la birreria The Stone a Seveso, le pizzerie Aldo3 e Aldo4, rispettivamente a Meda e a Seregno, tutti locali che vennero posti sotto sequestro cautelativo quando nell’ottobre 2015, nell’ambito dell’Operazione July, venne sgominata un’associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti al cui vertice c'era Aldo Conti, personaggio dal noto passato criminale. In quella indagine sono emersi collegamenti, oltre che con un’organizzazione criminale albanese, anche con esponenti della ‘ndrangheta.

ps: nella foto Pio Candeloro e Anna Saladino al Tricky Bar di Seregno poco prima degli arresti del luglio 2010.

Muggiò - Zaccaria torna in carcere, deve scontare la pena residua per il fallimento Tornado Gest

04/12/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Saverio Lo Mastro, ultimo amministratore della società Tornado Gest, è uscito dal carcere di Monza il 26 ottobre scorso: fine pena dopo una condanna a 12 anni e 8 mesi, di cui 4 patteggiati per il fallimento della società che a Muggiò, nel parco del Grugnotorto, ha costruito il Magic Movie Park, un multiplex a 15 schermi.
Un altro protagonista della vicenda è finito, invece, ieri in carcere.

Il procuratore della Tornado Gest, Felice Vittorio Zaccaria, l'uomo che il 4 maggio di dieci anni fa proprio a Lo Mastro aveva ceduto la società amministrata dalla moglie Aldina Stagnati con debiti dichiarati per 30 milioni, risultati in realtà 53.

Zaccaria, condannato in via definitiva a 5 anni, dovrà scontare ancora 3 anni e 8 mesi.
Era stato arrestato assieme alla moglie, a Lo Mastro e a Stefano Firmano il 23 aprile 2009 e messo in libertà provvisoria in attesa della sentenza su ordine del giudice Italo Ghitti il 16 dicembre. Firmano dopo tre giorni aveva ottenuto i domiciliari e patteggiato 3 anni; Aldina Stagnati è stata invece condannata ad una pena di 4 anni e quindi dovrà scontare in carcere i restanti 2 anni 8 mesi.

Tra la persone indagate dal pubblico ministero Giordano Baggio c'era anche Rocco Cristello, personaggio legato alla 'ndrangheta, socio di Lo Mastro nelle società Valedil e Residence Pusiano, dov'era presente anche Firmano. L'ipotesi accusatoria per Cristello, Zaccaria, Stagnati, Lo Mastro, Firmano e il cinese Song Zhichai oltre che di bancarotta fraudolenta era di riciclaggio.

Tre giorni dopo la richiesta del sostituto procuratore Giordano Baggio al Gip di proroga delle indagini, Cristello veniva, però, ucciso da due killer mentre posteggia davanti a casa, a Verano Brianza, la sua automobile, uscendo così dalla vita e dall’inchiesta.
Recentemente la Cassazione ha respinto il ricorso di Zaccaria che aveva chiesto la revoca del provvedimento relativo al fondo patrimoniale scovato dopo un lungo lavoro investigativo dai curatori Maurizio Oggioni, Maria Ester Palermo ed Emanuele Gentili e quindi, a breve, finirà all'asta la villa di Villasanta del costruttore calabrese.

In quanto al Magic Movie di Muggiò, abbandonato da dieci anni, saccheggiato e circondato da montagne di rifiuti, potrebbe diventare la location di un film di fantascienza. Una richiesta in tal senso è infatti arrivata ai curatori fallimentari.

Il piano d'intervento integrato presentato da Tornado Gest passato in Consiglio comunale con 13 voti a favore la sera del 28 febbraio 2002 prevedeva attorno al multiplex un'oasi verde di 130 mila metri quadrati, club house, laghetto per la pesca sportiva e la pista ciclabile; ma nulla di ciò è stato realizzato.
Ora alla diffida dell'Amministrazione che ha chiesto a Unipol il pagamento della fideiussione di 3 milioni a suo tempo rilasciata (dopo che ne era stata consegnata un'altra risultata falsa) è stato risposto che verrà nominato un perito che quantificherà l'importo delle opere promesse ma mai realizzate.
Fallimento del “Magic Movie Park” è stato un fallimento annunciato.

Felice Vittorio Zaccaria non possedeva i capitali, mancava la strada per raggiungere il multiplex, non era stato fatto un piano industriale.
Eppure il costruttore di Roccella Jonica che a Muggiò aveva costruito le villette di Santa Giuliana, di via Venezia e il Supercondominio di via Sondrio (i cui appartamenti ancora oggi sono privi di abitabilità), dopo aver realizzato la palestra della Cond Art e il condominio Delle Grazie in via San Carlo s'era messo in testo di diventare un magnate dei multiplex.

Aveva richiesto al Ministero dello Spettacolo licenze per realizzarli a Muggiò e a Segrate. A Muggiò dichiarando falsamente di avere già ottenuto il permesso a costruire mentre invece dopo un controllo della Polizia locale gli era stato imposto l'alt ai lavori. A Segrate aveva già scavato una buca profonda e preparato le fondamenta quando è stato bloccato e gli è stato imposto di rimettere il luogo nelle condizioni iniziali.

Era intenzionato a costruire un terzo multiplex ad Arcore con la società Movie2, la richiesta però è rimasta inevasa.
Ad Oggiono aveva previsto un quarto insediamento. Qui il cantiere era pronto per accogliere la struttura prefabbricata preparata dalla SIPC Solai di Vignate quando una telefonata ha bloccato il camion, limitando i danni. I debiti per i lavori di scavo non pagati, sono stati comunque di 4 milioni, di cui 1,3 milioni recuperati dai curatori con la cessione dell'area ad un supermercato.

Felice Vittorio Zaccaria dovrà scontare la pena residua di 3 anni e 8 mesi che potrebbe però aumentare dal momento che che ha in corso altri procedimenti penali. Così come il figlio Andrea Simone che deve rispondere del fallimento della società Palazzo dei Conti.

E nuovi guai dovrebbero venire dalla causa intentata dal curatore della Coel di Lallio (Bergamo) per gli appartamenti del condominio Delle Grazie a Muggiò costruito sul terreno della Sef della famiglia Firmano.

Gli appartamenti, nonostante fossero posti sotto sequestro, due sono stati venduti con tanto di rogito notarile a Roberta Andreini, uno ad Anna Paola Immerso, convivente di Giovanni Stagnati, figlio di Aldina; ed altri due a Chiara Parmiani, moglie di Andrea Simone Zaccaria.

Su uno degli appartamenti della Parmiani il 6 agosto 2013 (repertorio n. 23.027 notaio Ugo Cantiello di Garbagnate Milanese) risulta iscritta una ipoteca volontaria a favore della “Nona Idroline srl società Unipersonale” di cui si sta occupando la Procura di Milano per operazioni di riciclaggio legate alla cosca De Stefano.

Mentre la società Residence Pavia è stata ceduta dagli Zaccaria a Piergiuseppe Avanzato, socio dell'immobiliarista di Vimercate Giuseppe Malaspina nella Due G che a Como ha presentato un progetto di edificazione di un'imponente area a ridosso della dogana con la Svizzera.
 

Seregno - Mafia e stragismo. Proiezione film "Rapido 904. La strage di Natale"

A 6 mesi esatti dalla partecipatissima fiaccolata+film per dire NO alle mafie, mantenendo la promessa fattaci con comitati, associazioni promotrici e singole/i cittadine/i di non mollare l'attenzione e dare continuità ad iniziative sul tema, il collettivo AG!TAmente e Libera Monza e Brianza organizzano una serata di informazione e divulgazione.
Sarà proiettato il film documentario "Rapido 904. La strage di Natale" di Martino Lombezzivincitore del premio "Filmare la storia 2016"; finalistaall'"Ariano Irpino Film Festival 2016" sezione documentari; in concorso a "Documentaria Noto 2016".
Sarà presente il regista che, a fine proiezione, chiacchiererà con Monia Colaci (attivista anti-mafia) e il pubblico.

Il film (prodotto da Zona - www.zona.org) va alla ricerca delle tracce che l’attentato del 23 dicembre 1984 al treno Napoli-Milano ha lasciato nei corpi e nella memoria dei sopravvissuti: alcuni di loro, dopo trent’anni di silenzio, parlano oggi per la prima volta. Parlano anche alcuni dei soccorritori: ferrovieri, medici, vigili del fuoco, poliziotti che per primi entrarono nella galleria della strage, ignari dello scenario di morte e distruzione che si sarebbero trovati di fronte. Con questa parte di memorie personali, che forma il corpo del film, si intreccia la cronaca del processo di Firenze (conclusosi nell'aprile 2015) a Totò Riina, accusato di essere il mandante della strage. Spezzoni d’epoca, tratti dagli archivi della Fondazione FS e dalle Teche RAI, ci riportano ai momenti immediatamente successivi all’attentato. Queste immagini dialogano con altre, contemporanee, dei luoghi dove si è consumata la strage. Il percorso emotivo del film nasce dal confronto fra questi materiali e le memorie dei testimoni.

Nello sviluppo si tirano le fila, ma non vengono tratte conclusioni che sono lasciate agli spettatori. L'obiettivo della serata sarà proprio questo: interrogarci sulla storia, su QUELLA storia, capire perché - E SE (noi crediamo di sì) - ha senso parlarne ancora oggi.
L'occasione di riflessione è di quelle da non perdere: il documentario fa luce su una strage pervicacemente "dimenticata" e sarà senz'altro interessante chiederci quali siano gli elementi di discontinuità e continuità con la criminalità organizzata che permea oggi la nostra società.
La proiezione sarà alle ore 21.00 di mercoledì 23 novembre 2016 al cinema Roma di Seregno.

Muggiò - Pena scontata, Saverio Lo Mastro torna libero. “Da buon calabrese sono stato zitto”

13/11/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Per un decennio Saverio Lo Mastro, calabrese di Vibo Valentia, è stato protagonista della cronaca giudiziaria brianzola. Il 26 ottobre è tornato libero. “Da buon calabrese mi sono fatto la galera e sono stato zitto– dice a Infonodo - Ho pagato il mio debito con la giustizia e ricomincio a vivere. Non resterò in Italia, mi trasferirò in Germania”. Il figlio ha chiesto di dare notizia del fine pena del padre. “Purtroppo solo noi familiari sappiamo cosa abbiamo attraversato in questi lunghi anni. Sarebbe bello se oggi mio padre potesse riacquistare la stima e la fiducia della gente, anche se chi lo ha conosciuto veramente non ha mai perso fiducia in lui”.
Socio di Rocco Cristello – ucciso nel marzo 2008 a Verano Brianza -, frequentatore del Giardino degli Ulivi a Carate, luogo dove la “locale” 'ndranghetista teneva i summit e dove furono rinvenute armi, a maggio 2006 era diventato amministratore della Tornado Gest che ha realizzato a Muggiò, dentro al parco del Grugnotorto il multiplex a 15 schermi con spazi commerciali affittati ai cinesi. La società é stata dichiarata fallita con un passivo di 53 milioni di euro e nessuno si è comperato l'immobile il cui valore da 30 milioni è sceso fino a 3,2. Lo “scatolone”, da anni in abbandono, depredato degli arredi e circondato da montagne di rifiuti, è un simbolo del degrado della Brianza selvaggiamente cementificata.

La giustizia aveva condannato Saverio Lo Mastro ad una pena di 12 anni e 8 mesi. Accusato di due bancarotte: quella della Lo Mastro Costruzioni, 4 anni e di Tornado Gest, 4 anni patteggiati; porto abusivo d'arma, estorsione e incendio doloso (Operazione Infinity): 2 anni e 6 mesi; truffa ai danni di società telefoniche: 1 anno e 9 mesi.
Ha avuto uno sconto di pena: 2 anni grazie all'articolo 81 del codice penale per la continuità delle bancarotte ed altri 5 mesi gli sono stati tolti. Durante il processo é caduta l'accusa di incendio doloso alla Beton Team di Nova Milanese, scagionato in aula dalla titolare Giovanna Laggia. E' stato invece assolto dall'accusa di riciclaggio per Tornado Gest.

Tradotto nel carcere di Monza il 23 aprile 2009 su mandato del Gip Giovanni Gerosa, assieme ad Aldina Stagnati, Felice Vittorio Zaccaria e Stefano Firmano, a capodanno 2012, mentre si trovava ai domiciliari a Vibo Valentia, su ordinanza del Tribunale di Monza, torna in carcere con l'accusa di estorsione, truffa alla società telefonica Telecom e bancarotta. Deve scontare 5 anni e 6 mesi. Dalla casa circondariale di Vibo Valentia lo trasferiscono a Giarre e poi a Catania dove resta 2 anni. Quindi a Monza dal 2013, viene riarrestato nel 2015 per una lettera datata 13 agosto 2008 della società Hipponion con firma aprocrifa dell'amministratore Antonio Bartone fatta pervenire ai curatori di Tornado Gest assieme ad una cambiale da 10milioni con tre girate – entrambe di Saverio Lo Mastro - da Hipponion a Sef a Tornado Gest su cui erano state applicate marche da bollo da euro 15,49 false e un timbro postale (di Muggiò) falso.

I bolli li avevamo acquistati in una tabaccheria di Seregno. Con me c'era Giovanni Stagnati (genero di Zaccaria – ndr) – si giustifica – le cambiali sono state tutte compilate nell'ufficio di Felice Vittorio Zaccaria in via Sondrio a Muggiò”.

Quando con ritardo rispetto alla data fissata per l'ammissione al credito ricevemmo la lettera della Hipponion e fotocopia della cambiale da 10 milioni, accertato che non era stata assolta l'imposta, informammo subito la Procura che attraverso la Polizia scientifica stabilì che i bolli erano falsi”, dichiarò in udienza Emanuele Gentili, uno dei curatori di Tornado Gest.

Il funzionario della Polizia scientifica confermò che i bolli e uno dei timbri d'annullo (ufficio postale di Muggiò) erano falsi. Regolare invece il timbro dell'ufficio postale di Nova Milanese.
Su tutte le vicende che mi hanno visto coinvolto ci ho messo una pietra sopra – dice Lo Mastro -. Ho fatto il carcere e da calabrese sono stato zitto. In merito alla vicenda del Magic Movie dico solo che Zaccaria mi ha ceduto una società piena di debiti: 37 milioni per l'esattezza. E la cessione è avvenuta con un documento che non aveva valore in quanto non portava né data né luogo. Mi ha venduto fuffa...”.
Chiediamo a Lo Mastro di fare un passo indietro e ricordare i suoi contatti con Zaccaria. “Sono geometra, lavoravo con la ICI di Marco Impari, fu lui a presentarmi Stefano Firmano ed è così che iniziai a lavorare al Magic Movie e al condominio Delle Grazie che dovevano essere completati dal momento che Zaccaria aveva estromesso la società Coel. Sono stato io a periziare gli appartamenti del complesso Delle Grazie per ottenere il prestito da Mediocredito e completare così i lavori del Magic Movie”.

Ci racconta del suo rapporto con Rocco Cristello?
Aveva affittato lo spazio per l'apertura di un bar dentro il Magic Movie. Rocco conosceva Zaccaria e gli faceva da autista....”.

Lei però con Cristello dette vita alla Valedil, inserendo come socio anche il figlio di Zaccaria, Andrea Simone e sempre con Cristello e Firmano rilevò la società Residence Pusiano...Zaccaria in aula, su richiesta del presidente Giuseppe Airò, rese questa dichiarazione: “Lo Mastro è venuto a casa mia e mi ha preso a schiaffi. Ho avuto furti, intimidazioni e schiaffi. Quando mio figlio Simone ricevette un sms con queste parole: 'Stai attento a tua figlia' mi ha detto, diamogli tutto altrimenti ci ammazzano. E' per questo che gli abbiamo ceduto per niente Tornado Gest”.

Non commento quanto detto da Zaccaria. In quanto a Tornado Gest ribadisco: Zaccaria ci ha venduto fuffa. Con Cristello eravamo amici, abbiamo dato vita alla squadra di calcio dilettanti che ha vinto un torneo serale nel comasco. La Residence Pusiano era di Stefano Firmano (condannato con patteggiamento a 3 anni per il fallimento di Tornado Gest - ndr), ci cedette delle quote ma è sempre stata inattiva”.

Dicembre 2008 aveva promesso: “Se fallisco, io Saverio Lo Mastro, giuro che trascinerò con me tutti quanti. Farò un tornado”.
Peccato che dopo aver patteggiato la pena di 4 anni ha sempre tenuto la bocca chiusa. Da buon calabrese.

Come Felice Vittorio Zaccaria, Stefano Firmano, Rocco Cristello: raggiunto da 20 proiettili calibro 9.
Cristello era ai domiciliari. Sarebbe presto tornato libero.
Poche ore dopo l'uccisione dell'amico e socio Saverio Lo Mastro, era in banca. Lo chiamammo al cellulare.
Disse di non sapere dell'agguato e ipotizzò: “I killer hanno sbagliato persona. Rocco non era persona che poteva fare cattiverie o un torto da meritarsi una morte così. Io non ho paura. Nelle nostre società non c'é stato nulla d'illecito. Io e Rocco non abbiamo fatto cose illecite. Tenevamo e teniamo famiglia”.

Le aziende di Malaspina cedute a una società di cartolizzazione. Deserta l'asta per il Villasanta Village

18/10/2016

di Pier Attilio Trivulzio

L'ingombrante edificio di nove piani, alto 29 metri, che da otto anni toglie la visuale delle Alpi agli abitanti delle vie Fieramosca e Leonardo da Vinci rischia di diventare un'altra cattedrale nel deserto come, da un decennio, lo “scatolone” del Magic Movie, multiplex a 15 schermi costruito dentro il parco Grugnorto. Nessuna offerta è, infatti, pervenuta al curatore fallimentare Marco Cordaro per l'immobile e le aree della società Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Andata deserta la prima gara del 27 settembre, il giudice del Tribunale di Monza, Giovanni Battista Nardecchia, ha fissato la seconda gara per per il 6 dicembre alle ore 12.
La base d’asta scende da 6 a 5,5 milioni di euro con rilancio minimo di 50mila euro.

Il piano presentato nel 2006 da Brianza Progetti - la società è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano lo scorso febbraio - prevedeva la costruzione su di un'area di 52.605 metri quadrati (ubicata nella zona nord-est del comune di Villasanta) di un hotel 5 stelle, un residence in parte da cedere a studenti universitari, un ristorante, un centro fitness a tariffe agevolate per i residenti, un centro commerciale, autorimesse e parcheggi.
Erano anche previsti, la realizzazione di un “Centro Polivalente per i servizi alla comunità” e il rifacimento della piazzetta Sant'Alessandro, più altri interventi.
La convenzione firmata dal comune nel 2006 con Brianza Progetti, amministrata da Mirella Pauletig, venne subito ceduta alla Villasanta Village di Giuseppe Malaspina.
Per questo progetto la società ha ottenuto finanziamenti per complessivi 34 milioni di euro da BNL, Mediocreval, Centrobanca e Monte Paschi. Sugli immobili in via di costruzione sono state iscritte ipoteche a garanzia dei finanziamenti per 20,5 milioni di euro in due tranche da 18,7 e 1,8 milioni.

I primi due permessi di costruire, il n. 20 e il 21, vengono rilasciati nel 2008 dal Comune rispettivamente per il residence e l'hotel; un terzo permesso (n. 32) riguarda le opere primarie e secondarie da realizzarsi a scomputo.
Subito partono i lavori per il residence e l'hotel, non quelli per le opere da realizzarsi a scomputo.
Secondo la convenzione firmata dalla società e dal Comune, parte dei posti nel residence vengono riservati a lavoratori temporanei e a studenti dell'Università di Monza, mentre le aree a standard sono cedute per la formazione di un parco agricolo e per la costruzione della palestra, infine parte dei parcheggi a raso restano a disposizione dell'Amministrazione.

Settembre-ottobre 2009. L'avvocato calabrese Mario Giglio compie un viaggio al nord. Dopo aver visionato a Milano un terreno nella zona di via Ripamonti che ha già ottenuto l'edificabilità a cui è interessato il boss della ‘ndrangheta, Giulio Giuseppe Lampada, si sposta ad Arcore per vedere la villa di via Keplero di Giuseppe Malaspina. Infine si reca assieme ad Adolfo Mandelli a visionare il cantiere di via Fieramosca a Villasanta dove gli operai della Picenni di Comun Nuovo (Bergamo) hanno già eseguito gli scavi e s'apprestano a posare le fondamenta per l'hotel-residence-centro fitness-centro commerciale del Villasanta Village.

Di questo sopralluogo ne parla (intercettato) al telefono con Giuseppe Stefano Tito Liuzzo il 22 ottobre. “A MILANO...VOGLIO DIRE...CI SARA' L'EXPO, CI SARA' IL BOOM....ALLORA AVERE LA CAPACITA' IN VIRTU' DELE AMICIZIE CHE SI RITROVA...(Giulio Giuseppe Lampada – ndr) E NELLA SERIETA' , CREARE ANCHE UNA CORDATA, SE CI SONO LE PERSONE DI CUI SI PUO' CREARE LA CORDATA...”.
Il riferimento sarebbe a Giuseppe Malaspina che Adolfo Mandelli (classe 1961), nato a Vimercate ben conosce avendolo frequentato per anni. Sembra, ma non è certo, che Giglio e Mandelli si rechino alla Gimal in via Fiorbellina ed abbiamo anche un lungo colloquio con il costruttore di Montebello Jonico.

Pochi mesi dopo quella visita, Malaspina chiede al Comune una revisione della convenzione “in considerazione della grave crisi finanziaria del settore” delegando a rappresentarlo Giuseppe Spinelli.

Stranamente però le richieste nulla hanno a che fare con la crisi del settore.
Tra l'altro è bene ricordare che proprio in quel periodo Malaspina ha da poco concluso l'acquisto dell'hotel 5 stelle Ca' Sagredo a Venezia per 33,6 milioni di euro, sempre a Venezia dalla società San Giobbe l'area dell'ex Orto Botanico 10 mila metri a verde, 15mila residenziale (120-140 appartamenti). Un'operazione costata circa 30 milioni di euro e la promessa di Malaspina di riportare “nell'orto piante secolari”. Ora invece il luogo è ridotto in uno stato di completo abbandono.

La richiesta di revisione della convenzione riguarda “la ridistribuzione delle edificazioni che rimarranno di proprietà privata con una maggiore destinazione alberghiera di 8.262 mq e 3.213 mq con destinazione d'uso centro benessere ed acquatico e 3.156 mq per la parte residence. Scende a 365 mq la destinazione d'uso commerciale”.

In ragione dell'importanza dell'intervento – continua il documento che il Consiglio approva il 12 gennaio con 13 voti a favore, 6 contrari e 1 astenuto -, tenuto conto della riduzione di dimensioni del centro acquatico e benessere che dovrà costituire oggetto di agevolazioni tariffarie da applicare a particolari tipologie di utenti l'operatore Vullasanta Village prende l'obbligo di versare 400mila euro a titolo di ulteriore contributo al Piano dei Servizi”.

Dopo la stipula della convenzione modificata Giuseppe Malaspina disattende gli obblighi presi, edifica due piani in più dell'immobile costringendo il Comune a rivolgersi al Tar per farglieli demolire. Le compagnie di assicurazioni si rifiutano di pagare le fideiussioni.

Il sindaco Luca Ornago che ha ereditato dalla precedente amministrazione la patata bollente del Villasanta Village assieme all’Eco City di Villasanta degli Addiamano e alla vicenda della Lombarda Petroli (è attesa la sentenza della Cassazione), ha dichiarato: “Tra un anno scade il piano attuativo e si fa tabula rasa di tutto quanto previsto dal punto di vista urbanistico”.

Già, ma se nessun imprenditore dovesse presentarsi? All'amministrazione resterà soltanto la possibilità di incassare la fideiussione di 2,5 milioni della Allianz. Mentre l'area di via Fieramosca-Leonardo da Vinci resterebbe deturpata dall'ecomostro.

Intanto dal 13 giugno con un annuncio sulla Gazzetta Ufficiale “le società Gimal Hotel, San Giobbe, Ca' Sagredo Hotel, Immobiliare Pirsani, Della Via Gramsci, Delfina Lucia, Ideo, Gruppo Edile Caronno, D'Adda Busca, S.A.G.I., Oberdan Immobiliare, Silene, Mariuccia, Immobiliare Milano, Gestione immobili Alberghieri, Martesana, Gritti non sono più di proprietà di Giuseppe Malaspina. In forza di un contratto di cessione di rapporti giuridici individuabili in blocco , la società unipersonale UTAH SPV ha acquistato pro solution da Unicredit SpA tutti i crediti garantiti e chirografari, diritti ed obblighi”.
UTAH SPV è una società veicolo di cartolizzazione dei crediti.

A breve, quando il pubblico ministero Salvatore Bellomo chiuderà le indagini, avviate col fallimento del Gruppo Edile Caronno e sviluppate dalla Guardia di finanza, Giuseppe Malaspina, che ha già ricevuto l'avviso di garanzia,
verrà probabilmente rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta. Ma altri pesanti capi d'imputazione potrebbero aggiungersi.

Ecco i dettagli della perizia estimativa redatta dall'architetto Fabrizio Bonafede per il Villasanta Village
I 4.528 mq del fabbricatoA1 destinato a hotel (80 camere) di 9 piani più due interrati di 1.521 mq è di 3.593.736 euro; il fabbricatoA2 con destinazione residence 5.668 mq e 796 mq di commerciale vale 4.374.975 euro; fabbricato A3, posti auto e autorimesse di 4.853 mq di cui 4.627 mq da cedere ad uso pubblico valgono 1.302.472 euro.
Valore complessivo di mercato dei corpi 9.271.183, 50 euro.
Decurtazioni ed adeguamenti del valore del lotto:
vizi e difetti -99.400 euro;
Peso convenzionale derivante dall'importo garantito da fideiussioni nel complessivo valore degli impegni convenzionali -1.822.400 euro;
Oneri notarili e catastali -15.000 euro;
Valore di vendita giudiziaria 1.833.595,80 euro
Valore di vendita giudiziaria al netto delle decurtazioni 5.500.787,63 euro.

 

Villasanta - L'ecomostro del Village di Malaspina messo all'asta. Il 27 settembre si aprono le buste

13 settembre 2016

di Pier Attilio Trivulzio

Giuseppe Malaspina presentò all’Expo Italia Real Estate del maggio 2006 tre progetti immobiliari: a Monza, sull'area ex Enel di via Pacinotti, a Como, sui 26.000 metri quadrati del Consorzio Agrario Interprovinciale di Como e Lecco, e a Villasanta.

Cinque mesi dopo, il Comune di Villasanta stipula la convenzione con Brianza Progetti srl per il piano di lottizzazione del “Comparto speciale a destinazione prevalentemente terziaria del Prg in località Sant'Alessandro”.
Intervento significativo sia in termini di riqualificazione urbana che di nuove realizzazioni – annuncia l'assessore all'urbanistica Guido Battistini -. Il sacrificio di un'area libera deciso dall'Amministrazione è giustificato dall'importate ritorno in termini di funzioni e servizi. E' il caso della piscina con annesso centro benessere che sarà oggetto di convenzione mirata, e della palestra di proprietà comunale che dovrebbe essere disponibile per il 2009”.

Dieci anni dopo la piscina, il centro benessere e la palestra promesse da Malaspina non ci sono.
A ridosso delle statali Monza-Lecco e Arcore-Vimercate si erge, però, un ecomostro da 14mila metri quadrati di cemento.

La società Brianza Progetti srl che aveva presentato il piano di lottizzazione, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano il 29 febbraio scorso con debiti per 1,6 milioni di euro. La Villasanta Village srl di Giuseppe Malaspina, che a ottobre 2007 aveva firmato la convenzione, è fallita il 24 novembre del 2015 con sentenza del Tribunale di Monza.

Il prossimo 27 settembre alle ore 12 nell'ufficio del giudice Giovanni Battista Nardecchia presso il Tribunale di Monza, presente il curatore Marco Cordaro, ci sarà l'apertura delle buste con le offerte per rilevare l'immobile.

L'architetto Fabrizio Bonafede che ha redatto la perizia estimativa, ha fissato il valore di mercato degli immobili a 7,3milioni di euro e quello di vendita giudiziaria a 5,5 milioni.
Il curatore fallimentare ha deciso che le offerte eventuali dovranno partire da 6 milioni di euro.
E' prevista la possibilità di un'opzione per verificare con l'Amministrazione comunale una variante di piano.

Siamo aperti a discutere con l'eventuale acquirente per arrivare ad una veloce risoluzione – dice il sindaco Luca Ornago -. La data del 19 ottobre 2017 è l'uscita dal tunnel del piano attuativo: scadendo il piano si fa tabula rasa di tutto quello che è previsto dal punto di vista urbanistico. Da due anni a questa parte sono perfettamente conscio che non sarà un percorso breve perché nel frattempo è subentrato il fallimento che non c'era quando siamo arrivati noi ad amministrare. Da una parte ha rallentato le cose, ma dall'altra, per lo meno, ha tracciato una carreggiata sulla quale muoverci. Adesso abbiamo un interlocutore col quale ci stiamo rapportando”.

Per Villasanta Village abbiamo in mano due fideiussioni: 2,5milioni dell'Allianz per la palestra di Sant'Alessandro e di 734mila euro della Vittoria Assicurazioni per il completamento delle opere pubbliche sulla piazzetta Sant'Alessandro – aggiunge il primo cittadino -. Lo scorso anno abbiamo chiesto l'escussione ma le assicurazioni si sono opposte. Con l'altra società di Giuseppe Malaspina anch'essa fallita, (la Della via Gransci -ndr) siamo per vie legali. Ci siamo ritrovati che le opere di urbanizzazione che prevedevano parcheggio, laghetto sull'area ora a verde e a bosco erano state eseguite e siamo a buon punto; ma c'è di mezzo la bonifica del terreno e quindi la cessione dello stesso su cui devono essere fatte le operazioni di bonifica. Abbiamo una fideiussione di 159.418 euro già escussa che però non possiamo utilizzare essendo in corso la procedura di cessione del terreno bonificato sul quale devono essere eseguiti i lavori”.
Nel corso di incontri dell'Amministrazione con il curatore fallimentare Marco Cordaro è stata presa la decisione pur mantenendo l'impianto planovolumetrico del progetto in convenzione di dare la possibilità al futuro acquirente di trasformare la destinazione d'uso di parte dell'hotel e del residence in residenza libera mantenendo intatta la quota dello spazio commerciale”.

C'è da dire che l'iter del Villasanta Village è stato fin dall'inizio un percorso ad ostacoli. Da subito vengono presentate richieste di modifica del progetto. Nel 2009, infatti Studio Associato A33 dell'architetto Duccio Battistoni chiede “una nuova minor pavimentazione del centro acquatico e benessere nonché del residence a favore dell'hotel”. Le nuove volumetrie richieste sono: 8.262 mq per l'hotel di cui 5.857 mq per il fabbricato1; 2.404 mq per il fabbricato2 con il centro benessere di 3.213 mq ed il residence di 3.156.
Poiché il centro acquatico e quello benessere prevedevano in convenzione con agevolazioni tariffarie a particolari tipologie di utenti, Villasanta Village, s'impegna a riconoscere la cifra di 400 mila euro da rateizzare tra aprile e ottobre 2010.
E' scontro sull'altezza dell'immobile fissata a 28,90 metri. L'impresa appaltante, su evidente specifica richiesta del Malaspina, innalza l'edificio oltre i 9 piani previsti. Dopo varie opposizioni e costi legali i due piani fuorilegge vengono abbattuti.

Ci sembra giusto ricordare che tutte le Amministrazione che si sono rapportate con le società del Malaspina hanno avuto problemi e sono state obbligate a rivolgersi ai legali per rincorrere ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e alle assicurazioni che ponevano problemi all'escussione di fideiussioni.
Nativo di Montebello Jonico trapiantato in Brianza, base operativa in via Forbellina a Vimercate, il costruttore calabrese viene così descritto dalla rivista Economia Immobiliare uscita nel maggio 2006: “Costruire è un'arte antica che richiede forza, impegno, fatica e tanta passione. Una passione che fin da ragazzo Giuseppe Malaspina ha coltivato con tenacia e costanza....Come ditta artigianale nel 1978 nasce Gimal, nel 1992 espande gli orizzonti dell'azienda rivolgendosi anche al settore pubblico. Oggi Gimal é una solida holding con grandi idee, pronta a misurarsi con gli sviluppi futuri del suo territorio concorrendo alla realizzazione di grandi interventi di riqualificazione urbana e di rinnovo delle periferie con l'obiettivo di partecipare ad un razionale e funzionale sviluppo delle aree abitative”.
La realtà è purtroppo ben diversa. Di quei tre progetti presentati a Expo Italia Real Estate nel 2006 ha avuto esecuzione solo il progetto dell'ex area Enel di via Pacinotti a Monza.
I lavori di costruzione del Villasanta Village iniziati nel 2007 e che avrebbero dovuto essere consegnati nel 2009, hanno lo stop nel 2010 quando le aziende che hanno avuto l'appalto da Malaspina non essendo state pagate abbandonano il cantiere.
Dal 2011 con il fallimento dell'Immobiliare Caronno Prima, seguito nel 2012 dal Gruppo Edile Caronno e nel 2013 dalla Costruzioni Caronno Prima a catena finiscono sotto la lente del Tribunale fallimentare di Monza le altre società: S.A.G.I: a gennaio 2015; Silene a luglio 2015; Halesia, Immobiliare Milano, Immobiliare Mariuccia, D'Adda Busca e Oberdan Immobiliare ad agosto; Delfina Lucia a ottobre; Ideo a novembre; San Giobbe e Immobiliare Pirsani a dicembre.
Lo scorso luglio i giudici fallimentari sono stati impegnati a tempo pieno per le udienze di verifica dei debiti accumulati delle società di Giuseppe Malaspina. Un report di Banca Leonardo del 2011 indicava in 500 milioni di euro l'esposizione bancaria del gruppo Gimal.
In Procura il pubblico ministero Salvatore Bellomo è in attesa delle relazioni conclusive della Guardia di finanza di Monza per decidere in merito ai capi d'accusa da contestare al costruttore calabrese.
 

Autodromo: prima condanna per l'ex direttore Enrico Ferrari 4 anni e 4 mesi

13/07/2016
di Pier Attilio Trivulzio

Quattro anni e quattro mesi per Enrico Ferrari direttore dell'Autodromo di Monza dal 1983 al 2013. E' questa la sentenza decisa in Camera di consiglio letta ieri mattina dal pubblico ministero Federica Centonze. Ferrari, che assieme all'ex contabile Franco Becchere aveva scelto il rito abbreviato era accusato d'aver venduto per anni un consistente numero di biglietti del Gran Premio di Formula Uno tenendo per sé il guadagno e d'aver emesso tra il 2007 e il 2011, sempre per giustificare incassi in nero, fatture a società inglesi inesistenti come AD Evolution Ltd, Blast Events Ltd, ARA Service Ltd .

A Blast Events erano stati fittizimente fatturati da Sias nel 2007 204.991 euro e 364.539 euro nel 2009; nel 2008 ad AD Evolution 415.234 euro e 397.904 nel 2010; nel 2011 ad ARA Service 217.199 euro. A confermare l'emissione di fatture per importi inesistenti era stata Franca Vigani, responsabile amministrativa della Sias.
Enrico Ferrari e Franco Becchere – per lui già condannato in via definitiva a 18 mesi per pedofilia dal Tribunale di Milano, la pena è di un anno e 4 mesi – in solido dovranno risarcire una provvisionale di 1,5 milioni di euro alla Sias, società di gestione dell'impianto monzese e 50mila euro alla Siae costituitasi parte civile. Tra il 2008 e il 2011 Sias aveva pagato all'allora dirigente della Società Italiana Autori ed Editori, Amerigo Martino, una tangente di 80 mila euro annua affinché effettuasse blandi controlli sulla gestione dei biglietti d'ingresso in occasione delle manifestazioni motoristiche. Per Enrico Ferrari il Tribunale ha deciso anche la confisca di 890 mila euro e il sequestro conservativo di 1,9 milioni euro preventivamente richiesto il 19 giugno 2014 dai sostituti procuratori Walter Mapelli e Caterina Trentini.
Altri processi attendono però l'ex direttore. A breve il pm Walter Mapelli – promosso capo del Tribunale di Bergamo – dovrebbe formulare le richieste per Enrico Ferrari che deve tra l'altro rispondere del reato d'usura e per gli altri imputati del primo filone d'inchiesta scattata dopo le “bolle” in pista durante la gara iridata della Superbike del 2012 e la denuncia dell'ex presidente Paolo Guaitamacchi.
Oltre a Enrco Ferrari sono a processo Giorgio Beghella Bartoli, Stefano Tremolada, Davide Galbiati, Giuseppina Panuccio, Federica Evangelista, Francesco Falsetti, Silvia Villa, Gianni Zongaro e Marco Luca Villa.
Al Tribunale di Milano è intanto in corso un altro processo per Ferrari, Beghella Bartoli, Juri Cecconi, Ronnie Cazzaniga e Marco Luca Villa legato a lavori di “bonifica ambientale” richiesti da Sias all'indomani del blitz del maggio 2012 della Guardia di finanza.
Non è stato invece ancora fissato il processo contro Claudio Viganò presidente di Sias fino al 2010 che ha chiesto il rito immediato ed a cui sono stati preventivamente sequestrati nel giugno di due anni fa beni per 1,167 milioni di euro. Anche lui come Enrico Ferrari dovrà rispondere di corruzione, fatturazione per importi inesistenti nonché per “aver indicati nei bilanci di Sias elementi attivi inferiori di 2.219.824 euro nel 2008 e il 2.346.187 nel 2009”.
In quanto all'ex direttore della Siae, Amerigo Martino che ha chiesto il rito ordinario, dovrà rispondere oltre che di corruzione anche di possesso d'arma e bossoli trovati durante la perquisizione effettuata nella sua abitazione.

Seregno - Quel gioco d'azzardo che affligge le famiglie ma piace a mafie e usurai

03/07/2016

Riceviamo e pubblichiamo la lettera sul gioco d'azzardo e il problema della ludopatia a Seregno di Luca Lissoni.
In fondo una breve risposta della redazione di infonodo.org

Gentile redazione, c’è una minaccia per la nostra città di cui siamo solo parzialmente consci, che si diffonde a macchia d’olio. Una minaccia educativa, economica, sociale nonché una minaccia alla legalità, che dobbiamo contrastare.
Mi riferisco al gioco d’azzardo, che avanza inesorabilmente a Seregno, anche in contrasto con la normativa regionale vigente. Infatti, la legge regionale prevedrebbe l’impossibilità di aprire nuove sale per il gioco d’azzardo in un raggio a discrezione della giunta comunale, fino ad un massimo di 500 m, da scuole, ospedali, strutture operanti in ambito sociosanitario, luoghi di culto, impianti sportivi e centri di aggregazione giovanile, nonché di trasferire all’interno di tale raggio attività commerciali preesistenti in cui è permesso praticare il gioco d’azzardo.

Ugualmente, non è permesso installare nuove slot machine o autorizzare la pratica del gioco in esercizi preesistenti che si trovino all’interno di tale raggio. Tuttavia, sembrerebbe che questa normativa non sia stata affatto recepita nella città di Seregno. Anzi, gli esercizi in cui è permesso giocare d’azzardo continuano ad aumentare: sono più di trenta. Se è vero che è noto il numero di giocatori e l’ammontare di tali puntate non è noto, è chiaro che un numero così alto di sale slot, centri scommesse, o bar con slot machine è sintomatico di un problema sociale che non si può non affrontare.

Una presenza così massiccia di locali dediti al gioco d’azzardo è una problematica molteplice. In primo luogo, è una questione educativa. I centri scommesse vicino ad asili, scuole elementari, scuole medie, biblioteche, fanno sì che i ragazzi crescano abituati alla presenza del gioco d’azzardo nelle loro vite. Così come coloro che sono più spesso a contatto con i fumatori tendono a diventare fumatori, coloro che sono abituati a vedere persone che giocano, cosa abbastanza facile a Seregno, considerata l’esorbitante presenza di bar con slot e centri scommesse, tenderanno a loro volta a giocare più spesso. Riguardo a ciò, non è possibile negare che anche coloro che non sono affetti dalla malattia del gioco hanno iniziato a giocare prima del compimento della maggiore età: la sorveglianza degli esercenti può anche essere buona, ma, a meno che venga sempre controllato il documento di identità (cosa che tra l’altro non avviene in tutti i casi), è fisiologico che un minorenne riesca a giocare del denaro in un contesto dove il gioco d’azzardo è di casa. Inutile dire che la questione, oltre che educativa, è anche economica. In una città dove ci sono molte slot machine la popolazione tende ad impoverirsi.

La questione più grande rimane quella sociosanitaria. Il gioco patologico è una malattia, e non è possibile contrastarla se non si limita la presenza delle slot machine. L’impatto di questa malattia non si ripercuote però solo nel malato, ma anche in coloro che gli stanno vicini: il coniuge, i figli, gli amici. Il malato, se non aiutato, può non solo arrivare a giocarsi tutto, ma anche a contrarre dei debiti di gioco, che difficilmente sarà in grado di ripagare. Inizialmente li contrae da amici e parenti, poi quando questi si fanno restii a prestargli del denaro, non di rado accade che il malato finisca per disperazione a rivolgersi agli usurai: chi altro presterebbe del denaro a qualcuno che non ha più garanzie da offrire? Rivolgersi agli strozzini, oltre che ad un rischio economico, mette anche seriamente in pericolo la vita di queste persone, dei loro cari, dei loro figli.
Poniamo adesso due brevi domande.
Chi generalmente fornisce il denaro agli usurai?
Chi potrebbe avvantaggiarsi di una massiva presenza di sale da gioco per riciclare del denaro, essendo pressoché impossibile tracciare l’origine delle puntate?

Esattamente: la mafia. Ad esempio: un bar con slot si trova in difficoltà e rischia di chiudere. Si presenta un affiliato alla criminalità organizzata e gli dice che i soldi per andare avanti ce li mette lui, purché l’esercente sia disposto a riciclare il denaro sporco tramite l’emissione di vincite. La mafia ci mette dentro centomila euro, ne ha indietro settantacinquemila, venticinque vanno all’esercente, che ci paga sopra le tasse. Chi se ne accorge? Nessuno.

Una città in cui il gioco d’azzardo è di casa è un territorio favorevole alla criminalità organizzata. Per questo, per i problemi economici, per gli enormi costi sociali che comporta, tali da rovinare alcune persone e le loro famiglie, ed infine, perché il gioco è una malattia che rischia di intaccare anche i più giovani, è necessario intervenire subito per porre un freno a questa minaccia.

Infine, lancio una sfida ai cittadini seregnesi.
Materiale necessario: cartina di Seregno, compasso, pastello rosso.
Ritenendo che la distanza di 500m fosse eccessiva, ho preferito sceglierne una più ragionevole. Facciamo 300.
Fate una crocetta con il pastello in ogni punto della cartina in cui è presente un centro scommesse, un bar in cui è possibile giocare ad una macchinetta mangiasoldi, una ricevitoria od una sala slot. Ora puntate il compasso con raggio 300m (chiaramente riportati alla scala in cui è la cartina che avete davanti) in ciascuna scuola di ogni ordine e grado, in ciascun luogo di culto, ospedale o istituto sociosanitario. Quanti ne restano fuori, sul totale?

Luca Lissoni

Una proposta interessante a cui nel nostro piccolo vorremmo dare il nostro contribuito.
I luoghi dove sono installate slot machine a Seregno sono come si scrive più di 30, per la precisione 42.
Abbiamo provato a metterli su una mappa.
Speriamo  che sia di aiuto alla riflessione e a chi vuole seguire la proposta di costruire una mappa con le distanze dalle scuole dei locali dove si gioca.

la redazione di infonodo.org

 

 

Brianza - ‘Ndrangheta & edilizia. La telefonata dell’avvocato del clan De Stefano in cui si parla di Malaspina

02/07/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Referente del clan De Stefano per i grandi investimento al Nord, l'avvocato Mario Giglio - condannato dal Tribunale di Reggio Calabria a 8 anni – nell'ottobre 2009 compie un viaggio in Lombardia.
Dopo alcuni appuntamenti a Milano per vedere un terreno di via Ripamonti che Giulio Lampada sta acquistando da Armando Vagliati, consigliere comunale di Forza Italia nel '97 a palazzo Marino, raggiunge Cologno Monzese e s'incontra con Angelo Raffaele Cantalupo assessore ai lavori pubblici, ecologia e ambiente, leader della lista dei Riformisti (area socialista).

Alle elezioni di giugno in appoggio al sindaco del Pd Mario Soldano aveva candidato Leonardo Vallepersona – per i carabinieri - con precedenti o pregiudizi per associazione mafiosa, estorsione e usura” che aveva raccolto soltanto 83 voti.
Cantalupo gli parla del costruttore Giuseppe Malaspina che ha in atto un progetto di riqualificazione dell'area ex legatoria Torriani: 39mila metri quadrati edificati su 91mila metri cubi.

Il Comune é disposto a consentire alla società Delfina Lucia di Malaspina fino a 110mila metri cubi di edificabilità residenziale in cambio di numerosi benefit: nuova sede comunale, nuova piazza pubblica, 18mila metri quadrati di verde, parcheggio sotterraneo da 600 posti, 63 alloggi popolari, appartamento di 120 mq attrezzato a disposizione delle persone diversamente abili e una palazzina per i servizi sanitari.

Fatti i conti – dice Cantalupo all'avvocato Giglio dopo avergli raccontato che in vista di Expo 2015 Malaspina sta costruendo un mega albergo a Villasantaincasseremo benefici quantificabili in 28milioni di euro. Oltre agli oneri di urbanizzazione”.

Mario Giglio si fa un giro ad Arcore, vede la villa di Berlusconi e la residenza di via Keplero del Malaspina.
Tornato a Reggio Calabria, il 22 ottobre 2009 – intercettato - chiama il pregiudicato mafioso Giuseppe Stefano Livio Liuzzo (condannato a 14 anni e 6 mesi). Parlano di terreni e di quanto serve per l'urbanizzazione. Liuzzo: “...300 al metro, su 10.000 sono 3 milioni”. Giglio: “..voglio dire, ma può anche fare una fideiussione assicurativa, uno lo trova...ci vuole la forza, oggi un'impresa seria...Il gioco vale la candela....Malaspina nipote di Santo Malaspinaovvero iPIO di fossato”,....OMISSIS....ci sono anche imprese di qua che uno potrebbe contattare a chiedere soldi....

MALASPINA.....OMISSIS....il nipote di SANTO MALASPINA (in realtà il fratello - ndr), ….OMISSIS....LO SAPETE CHE HANNO? NON LO SAPETE...OMISSIS..., no, no, no, no, lo dovete vedere negli occhi, dove sta lui, MALASPINA, AD ARCORE, LA VILLA DI BERLUSCONI OMISSIS....UN SOLO APPALTO CHE HA PRESO A COLOGNO MONZESE, che me l'ha detto CANTALUPI (in realtà Cantalupo - ndr), L'ASSESSORE DEI LAVORI PUBBLICI, 28,4 MILIONI DI EURO, per fare,....OMISSIS...MALASPINA E QUEGLI ALTRI, I PIO DI FOSSATO (inteso come quelli che hanno saltato il fosso - ndr), Dio ci liberi, ti spaventi quando vedi questa villa, dici “ma veramente questo è partito da Fossato e si é combinato là?”.

Dunque, sette anni, fa il nome di Giuseppe Malaspina entra ufficialmente in una indagine della DDA. Ora il pubblico ministero Salvatore Bellomo é da due anni impegnato a tempo pieno ad indagare su di lui e le sue società fallite, ma nel 2009 stava completando il puzzle che darà vita a luglio 2010 all'ordinanza “Il Crimine-Infinito” con l'arresto tra gli altri, di Pio Candeloro e Pio Domenico.

Ritroviamo il nome di Malaspina nell'ordinanza Tibet per i rapporti con il cugino immobiliarista Fausto Giordano entrato a far parte dell'associazione di Giuseppe Pensabene, quello della “banca della ‘ndrangheta” di Seveso nel giugno 2011.

Guarda, Fausto, che li bisogna cominciare il cantiere a Besana sennò sono rovinato”, dice il preoccupato Malaspina a Giordano dopo l'ordigno lanciato contro la Progeam di Vimercate della ex moglie Adriana Foti. Giordano: “Eh, cominciamolo, vediamo”.

Degli atti intimidatori contro le società del Malaspina, Giuseppe Pensabene ne parla con Emanuele Sangiovanni “...avvocato, qui c'è un paesano mio che è miliardario (Malaspina Giuseppe)...questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli....solamente ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all'ospedale, gli hanno sparato nelle vetrine, ma tu, una persona così ti puoi permettere a fare questa vita qui? Ci sono calabresi che sono malati dentro....E' inutile che poi per inculare 20-30-50mila euro, vai a perdere nell'arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l'amicizia...c'é gente....chi non é capace , e chi ce l'ha nella pancia, nell'anima che devono essere proprio...devono fottere, e basta”.

Il ritratto che Pensabene fa dell'immobiliarista di Montebello Jonico trasferitosi in Brianza è a tinte forti, a lui interessa “Fottere e basta”.
Ne sanno qualcosa le amministrazioni brianzole (e non solo visto che un grosso bidone l'ha tirato anche a Venezia con la società San Giobbe ) che hanno avuto a che fare con lui e hanno riversato sui contribuenti gli errori d'aver rilasciato a società del Malaspina, messe in liquidazione o finite in fallimento, permessi a costruire.

I muggioresi hanno dovuto sborsare oltre 1,2milioni di euro per quel campo di calcio lasciato incompiuto dalla Selenia srl. Malaspina chiedeva maggior volumetria sull'area residenziale ex Fillattice per completare lavori stimati in ulteriori 300mila euro. Ha inoltre disatteso l'obbligo di realizzare l'area mercato annessa al residenziale creando al Comune di Muggiò un danno di oltre 500 mila euro.

A Muggiò nel 2003 era stata l'amministrazione di destra col sindaco (pdl) Pietro Stefano Zanantoni a trattare con Giuseppe Malaspina la convenzione per l'area ex Fillattice-Cinema Mignon ed a chiedergli di realizzare il campo sportivo sull'area ex Star; nel 2008 a Correzzana un'altra amministrazione di destra, quella di Mario Corbetta, sindaco e assessore all'Urbanistica firma, con la Delfina Lucia, la convenzione per il progetto d'intervento integrato per le vie Principale, Ferrari, Galilei e Sant'Anna che prevede anche la realizzazione del Polifunzionale e un asilo a Villa Teresa.

Mentre le case sono finite e già vendute la realizzazione del Polifunzionale, che avrebbe dovuto essere completato entro la data del 28 novembre 2009, langue.

La giunta concede al costruttore 18 mesi di proroga senza però modificare il termine di ultimazione convenzionalmente previsto, però solo a marzo 2013 il responsabile tecnico geometra Pierluigi Vimercati firma il permesso a costruire e il 22 maggio 2014 certifica che lo stato avanzamento lavori (SAL) che serve per alleggerire le fideiussioni, é dell'11 per cento.

Siamo a un mese dalle elezioni comunali, l'impresa FAV del geometra Lorenzo Favetta riprende a lavorare qualche settimana nel cantiere. Mentre Mario Corbetta di Uniti per Correzzana, torna a sedersi sulla poltrona riservata al primo cittadino. Il 21 luglio l'architetto Fabrizio Amoretti, direttore dei lavori della Delfina Lucia – nel frattempo messa in liquidazione volontaria - chiede all'amministrazione di sottoscrivere un avanzamento lavori del Polifunzionale del 50,1 per cento. E' stato lui stesso a redigere il verbale del sopralluogo al cantiere ed a constatare lo stato di avanzamento; l'ufficio tecnico, supinamente, a sua volta certifica.

Qualcosa però non torna e i due soggetti attuatori anziché pagare aprono un contenzioso con la Delfina Lucia.

Il 16 febbraio 2015 altro sopralluogo e, strano ma vero, la costruzione anziché progredire è più spoglia.
Il SAL certificato scende infatti al 40 per cento. Il balletto di cifre riserva l'ennesima sorpresa a dicembre quando, in vista della pratica di escussione della fideiussione contestata dalla Vittoria Assicurazioni, il solito architetto e direttore dei lavori, Fabrizio Amoretti, allega la documentazione preliminare al collaudo certificando che il SAL non é né 11, né 50,1, e neppure del 40 per cento bensì nel 28,5%.

Insomma, un gran pasticcio che porta ad una sola considerazione: qualcuno ha deliberatamente voluto dare – due volte - una mano a Giuseppe Malaspina. Prima ritardando la consegna del permesso a costruire del Polifunzionale, non già del residenziale, senza modificare il termine di consegna dell'opera previsto dalla convenzione; e poi aiutandolo con dati relativi al SAL. Il tecnico comunale? Il sindaco Mario Corbetta che di Malaspina è amico da anni ed a Correzzana è stato assessore all'Urbanistica?.
Se sarà davvero così lo dirà la Procura di Monza.

Contro la gestione dell'amministrazione Corbetta la lista Correzzana Viva ha inviato due esposti alla Corte dei Conti della Lombardia consegnati anche alla Procura di Monza. Nel secondo esposto i consiglieri di Correzzana Viva denunciano “la grave situazione di diffusa illegalità che, continuativamente, fin dal maggio 2010, grava sull'operato dell'Amministrazione di Correzzana che alla luce di nuove e più gravi evidenze contabili sempre connesse ai rapporti con le società del Gruppo Malaspina supera ormai abbondantemente il milione di euro....Mancato accertamento dal 2010 ad oggi delle tasse dovute dalla Caronno Prima per 54.272 euro.

Nel 2010 Caronno Prima versò solo 2.224 euro di ICI omettendo poi il saldo e di fatto “scomparendo” dall'anagrafica comunale dell'ufficio tributi....Soggetto fantasma come la Delfina Lucia per la quale erano state accertate IMU e ICI impagate per gli anni 2012 e 2013 notificate alla società soltanto ad inizio 2014.
“Tali gravi omissioni ed occultamenti anche nei bilanci comunali per anni – scrivono i consiglieri di Correzzana Viva – hanno riguardato solo le società riferibili al Malaspina”.

I documenti allegati alla denuncia – ricevuti dopo regolare accesso agli atti - sono privi di data, hanno numero di protocollo consequenziale e una numerazione di avviso non progressiva per uno dei due accertamenti.

I consiglieri hanno poi scoperto che tutti i documenti portano la data del 10 maggio 2016, otto giorni prima della richiesta d'accesso agli atti da loro fatta e la stessa del giorno in cui sono stati consegnati dall'ufficio tributi. Alla stessa data l'Amministrazione ha inviato a mezzo di posta certificata ad Affatato Cristina, curatore fallimentare della società Delfina Lucia e a Nelso Tilatti e Renzo Bucci curatori della Costruzioni Caronno Prima l'insinauzione tardiva per 52.000 euro.

Correzzana Viva ha sottoposto alla Corte dei Conti anche la questione della convenzione per la gestione degli impianti sportivi per nove anni con la società EMMECI Snc di Emanuele Milano al canone di 100 (cento) euro al mese anziché di 20/22 mila euro anno. In totale il Comune ha incassato in 9 anni 10.800 euro mentre ESSECI trattiene il corrispettivo dell'affitto dai campi da tennis e della sala riunioni nonché, ovviamente, i guadagni del bar.

 

Edilizia predona in Brianza. La Malaspina nel fianco di Correzzana

di Pier Attilio Trivulzio

Nel marzo di quattro anni fa Correzzana finì per la prima volta sulle prime pagine dei giornali nazionali quando un gruppo di aderenti dell'associazione lecchese no profit Freccia 45 presidiò la sede della multinazionale americana Harlan Laboratories che aveva appena ricevuto dalla Cina 104 macachi destinati alla vivisezione.
Le denunce presentate alla Procura della Repubblica di Monza da Freccia 45 che ha raccolto 24.000 firme contro la vivisezione degli animali, le proteste dell'ex ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla e dell'oncologo Umberto Veronesi portano, a maggio 2014, “alla revoca dell'autorizzazione all'allevamento e allo stabilimento fornitore di primati rilasciata il 21 aprile 2009 e aggiornata al 24 agosto 2011”.


La conferma arriva dal vice sindaco Mario Corbetta, al quale non pare vero di ricevere, grazie a questa vicenda, un (insperato) assist in più per le imminenti elezioni, che infatti lo vedono, con la lista civica Uniti per Correzzana,  eletto sindaco dopo 5 anni da vice, con 840 voti contro i 704 di Ada Giuseppina Civitani (Lista civica Correzzana Viva).

Quella manciata di voti in più gli arrivano proprio dai residenti delle palazzine di via Fermi, confinanti con i capannoni della Harlan, e di via Majorana che sta alle spalle.
La poltrona di sindaco, il dottor Corbetta l'aveva già avuta per dieci anni dal 1999 al 200. Dopo che per legge deve abbandonarla e passa i seguenti cinque anni a fare il vicesindaco e assessore all'Urbanistica  finalmente può riaccomodarsi sulla poltrona di primo cittadino tenendosi anche l'assessorato al Bilancio e dal gennaio 2016, a seguito di rimpasto di Giunta, si riprende anche la delega all'Urbanistica.
Chi meglio di lui può infatti occuparsi di urbanistica dal momento che é il business di famiglia, con la SER.DE.CO srl (sede alle Torri Bianche di Vimercate) che a Correzzana – tra il 2005 e il 2010 - ha costruito a ridosso del Municipio, in via don Grisostomo, 14 appartamenti.
In quegli anni di grande consumo del territorio corezzanese a costruire abitazioni nel paese che conta 2.878 abitanti erano la SER.DE.CO. della famiglia brianzola dei Corbetta e la Delfina Lucia del calabrese di Montebello Jonico, Giuseppe Malaspina. Quest’ultimo un gigante se confrontato con i Corbetta, anche se é poi Mario Corbetta, direttore della Salmilano, a tenere le redini dell’urbanistica. 

Malaspina realizza i complessi residenziali I Pioppi, ville a schiera da 200 a 400 mq (anche con piscina) in vendita da 530 mila euro, Al Parco in via Majorana angolo via Principale, e Corabella, bi-tri-quadri locali da 60 a 130 mq e uffici da 120 mila euro in su.

Concentriamoci sulle palazzine Corabella realizzate dalla società Delfina Lucia e messe in vendita dalla Progeam che è sempre di Giuseppe Malaspina.
La convenzione prevedeva la realizzazione di un poliambulatorio e di un asilo.
Il poliambulatorio è ancora da completare, l'asilo si è dissolto perché a Correzzana sembra non nascano più bambini.
É proprio di pochi giorni fa la decisione presa dalla Giunta di escutere la fideiussione con la Vittoria Assicurazioni non già per 797.735 euro come previsto bensì accettando una cifra inferiore ai 600 mila euro.
Al Corabella la Progeam vende nove appartamenti comprese le mansarde che a lui, a Malaspina, piacciono tanto. Il perché è molto semplice.
In sede di costruzione alza la cubatura prevista dal piano integrato d'intervento approvato e quando l'amministrazione gli contesta l'illecito – e lo trascina in Tribunale come ha fatto l'architetto Vittoria Giglio per il complesso di Besana Brianza, area ex stabilimento Salmilano, s'appella al Tar, va fino al Consiglio di Stato per allungare i tempi ed intanto blocca i lavori delle opere di urbanizzazione.
Giochino già fatto anni prima a Muggiò sull'area ex Fillattice dove ha bloccato i lavori del campo sportivo previsto in convenzione per una controversia di 300 mila euro: pretendeva in cambio cubatura aggiuntiva che gli avrebbe fatto guadagnare 2 milioni di euro. L'amministrazione del sindaco Carlo Fossati gli ha risposto un secco no e allora, per ripicca, non soltanto ha stoppato i lavori del campo ma anche l'area mercato annessa al complesso residenziale e l'amministrazione comunale (col sindaco Pietro Stefano Zanantoni succeduto a Fossati) ha poi usato 1,2 milioni di euro dei contribuenti per completare il campo di via 1. Maggio e l'attuale sindaco, Maria Arcangela Fiorito, ha finalmente potuto escutere soltanto pochi mesi fa, la fideiussione di 375 mila euro.
Ma intanto i lavori per completare l'area mercato richiederebbe l'aggiunta di almeno 500 mila euro.
A Villasanta uguale storia con la società Della via Gramsci e problemi con la Villasanta Village per l'albergo mai completato, realizzato con due piani in più che ancora non sono stati abbattuti. L'eco mostro è lì, immagine dell'azienda di Giuseppe Malaspina che ha decine di altre società messe in liquidazione e prossime al fallimento.

Il Gruppo Edile Caronno con debiti per oltre 44 milioni e un'irrisoria percentuale di crediti chirografari, é il primo dei fallimenti finiti sul tavolo del pubblico ministero Salvatore Bellomo assieme a migliaia di documenti e intercettazioni autorizzate dall'Autorità giudiziaria negli ultimi quattro anni. Alcune molto compromettenti e che rivelano i rapporti di Malaspina con personaggi già condannati nelle inchieste Infinito e Tibet sulla presenza della ‘ndrangheta in Brianza e Lombardia.Ma questa è una storia che approfondiremo.

Ma torniamo al complesso residenziale Corabella di Corezzana dove nove famiglie di condòmini hanno dovuto rivolgersi alla magistratura, vincere la causa con la Delfina Lucia e quindi insinuarsi nel fallimento per oltre 45 mila euro “Da quattro anni e mezzo aspettiamo che l'ascensore venga messo in funzione, abbiamo i pannelli solari ma non servono a nulla perché la caldaia non è stata completata e sul tetto non possiamo mandare il carpentiere mancando il dispositivo salva vita. A nostre spese ci sono stati agganciati i contatori dell'elettricità: ogni richiesta alla Delfina Lucia d'avere il contatore personale è stata disattesa fino a quando, stanchi di restare agganciati al contatore del cantiere, non ci siamo rivolti alla magistratura che ci ha dato ragione; così anche per le spese condominiali che da due anni la società non paga e quindi siamo stati noi condòmini a doverle anticipare... Vogliamo parlare del lavoro di gestione delle acque? Fatto male tanto che basta un forte acquazzone e i box s'allagano ed in quanto al cancello d'ingresso è pericoloso. Eppure Delfina Lucia per anni ci ha chiesto la divisione delle spese condominiali . Guardi, qui al Corabella la maggior parte degli appartamenti sono invenduti e molti neppure completati”, racconta a Infonodo una condomina giustamente arrabbiata che conclude: “Non voglio andarmene, ma se decidessi di vendere non potrei. L'appartamento è invendibile avendo l'immobile mille difetti”.
Un architetto che ha acquistato direttamente da Giuseppe Malaspina
si lamenta con lui. “Guarda Giuseppe che mi hai venduto un bilocale facendomi pagare la casa come trilocale e da quattro anni pago un 4 per cento di millesimi in più di spese”.
I metri quadrati di un appartamento o i millesimi in più conteggiati sono un vero e proprio cavallo di battaglia delle società del Malaspina. Basta leggere quanto scritto nella delibera della III sezione del Tribunale civile di Monza (presidente Alida Paluchowski) del 19 settembre 2012 che revoca l'ammissione al concordato del Gruppo Edile Caronno e dichiara il fallimento: “...adozione metodologicamente sbagliata nella stima dei beni, quali il calcolo delle parti comuni (in taluni casi fatti in metri quadrati piuttosto che con l'attribuzione di millesimi); il calcolo delle metrature di alcuni immobili (risultate dai rilievi in loco con superfici inferiori rispetto a quelle dichiarate in perizia); il calcolo dei coefficienti di abitabilità (non essendo stato applicato il coefficiente ridotto per l'altezza media nelle mansarde sottotetto)...”
Insomma, qualche appartamento venduto aveva metrature gonfiate. La società guadagnava di più, l'acquirente ci perdeva e s'accorgeva dell’inghippo soltanto quando aveva deciso di vendere, cioè troppo tardi.
Per la cronaca, oltre alle citate Gruppo Edile Caronno e Delfina Lucia i dossier giacenti in Tribunale riguardano queste società in liquidazione o in attesa di concordato del gruppo di Giuseppe Malaspina: D'Adda Busca, Gestione Immobili Alberghieri, Villasanta Village, Immobiliare Pirsani, Della via Gramsci, San Giobbe, Ideo, Silene.

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