corruzione/mafia

Seregno - Borghesia mafiosa e capitale sociale della 'ndrangheta

24/10/2017

di k.ts.

È indispensabile che l’opinione pubblica faccia un salto di qualità nella comprensione di mafia e ‘ndrangheta.
A questo scopo ci è sembrato interessante pubblicare l’analisi su borghesia mafiosa e capitale sociale della ‘ndrangheta che compare in un breve paragrafo dell’ordinanza parallela a quella che ha portato in carcere il sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, e dove vengono esplicitati i rapporti tra il costruttore Antonino Lugarà e alcuni soggetti ‘ndranghetisti.


Dall’Ordiananza Calabrò e altri, del settembre 2017, firmata dal Gip del Tribunale di Milano, dott. Marco Del Vecchio.

Il “capitale sociale” della ‘ndrangheta

È stato già evidenziato come negli ultimi anni, la struttura della 'ndrangheta abbia subito una profonda trasformazione e si sia evoluta ampliando il proprio raggio d’azione, elevando i propri progetti criminali comprendedovi il controllo di attività economiche ed imprenditoriali lecite.
In particolare, va focalizzata l'attenzione su ciò che è ormai comunemente definito "capitale sociale", rappresentato dalla rete reIazionale dell'associazione che si estenda ad imprenditori, professionisti, pubblici funzionari, appartenenti alle Forze dell'Ordine e politici, il che costituisce il principale asset delle organizzazioni criminali di stampo mafioso.
Il consolidarsi e l'ampliarsi delle cellule 'ndranghetiste a livello locale ha fatto sì che i loro rappresentanti divenissero interlocutori appetibili per esponenti politici anche per garantirsi voti in occasione di competizioni elettorali. In effetti, la sostanziale unitarietà della struttura garantisce ai soggetti interessati la possibilità di acquisire voti sicuri, senza la necessità di convincere l'elettorato, essendo sufficiente venire a patti con la "persona giusta" che può garantire voti in ogni contesto territoriale, a prescindere dalla zona di propria diretta influenza.
Secondo le definizioni più accreditate il capitale sociale consiste nell'insieme di risorse di cui un soggetto dispone in quanto inserito in relazioni sociali. L'esito delle indagini più recenti hanno posto in evidenza come alcuni appartenenti all'associazione mafiosa cercano e ottengano rapporti con il mondo imprenditoriale, politico e con esponenti della pubblica amministrazione.
lnvero ciò che connota e distingue la criminalità mafiosa da quella comune è dato dalla capacità della criminalità mafiosa di fare sistema, di creare un medesimo blocco sociale con esponenti della classe dirigente locale costruendo con questi ultimi rapporti di reciproca convenienza.
Si tratta di legami strumentali, poco stabili, privi contenuto affettivo (a differenza dei legami che si instaurano tra gli appartenenti all'associazione), ma che creano obbligazioni reciproche estremamente vincolanti.
Tali rapporti si riconducono al concetto di "amicizia strumentale ", caratterizzata da scambio di risorse tra "gli amici ", continuità nello scambio e dalla natura aperta di tale amicizia, nel senso che ciascuno degli amici agisce come "ponte" per altri "amici ".

Del resto gli appartenenti a sodalizi di stampo mafioso hanno interesse a instaurare questi rapporti i quali consentono loro:
- di aumentare il proprio capitale sociale (e di conseguenza anche quello dell'associazione); - di entrare a far parte della rete di rapporti del soggetto, con ulteriore incremento della rete di rapporti;
- di porsi come punto di raccordo tra le reti di rapporti facenti capo ai van individui con cui entrano in contatto, esercitando una sorta di mediazione tra ambienti sociali.

L'importanza del "capitale sociale" del sodalizio mafioso è stata ampiamente stigmatizzata da recente giurisprudenza di legittimità, la quale ha affermato che normalmente, anche per la maggiore facilità dell'onere probatorio gravante sull'organo inquirente, l'attenzione si concentra sull'aspetto più cruento dell'associazione mafiosa ossia sui reati fine (estorsioni, usura, omicidi, traffico di stupefacenti ecc.) che vengono assunti ad indice del fenomeno associativo che sta a monte.
Non meno importante, tuttavia, ai fini del raggiungimento degli scopi associativi, è tutta quell'attività che serve all'associazione per infiltrarsi nella società civile dove si presenta con il volto di personaggi insospettabili i quali, avvalendosi di specifiche competenze professionali, avvantaggiano l'associazione favorendola nel rafforzamento del potere economico, nella protezione dei propri membri, nell'allargamento delle conoscenze e dei contatti con altri membri influenti della società civile (cd. borghesia mafiosa).
Questi soggetti devono ritenersi far parte a pieno titolo (come concorrenti interni) all'associazione mafiosa quando rivestano, nell'ambito della medesima, una precisa e ben definita collocazione, uno specifico e duraturo ruolo - per lo più connesso e strumentale alle funzioni ufficialmente svolte - finalizzato, per la parte di competenza, al soddisfacimento delle esigenze dell'associazione.

In questi casi, ove l'attività svolta da questa particolare categoria di soggetti presenti caratteri della specificità e continuità e sia funzionale agli interessi e alle esigenze dell'associazione alla quale fornisce un efficiente contributo causale, la partecipazione dev'essere equiparata a quella di un intraneus tanto più ove il soggetto, per la sua stabile attività, consegua vantaggi e benefici economici o altre utilità.
Pertanto riveste il ruolo di partecipe il soggetto (appartenente alle categorie suddette) che si sia messo a disposizione del sodalizio assumendo, nell'ambito dell'organizzazione, il ruolo stabile di collegamento tra i membri del sodalizio criminale e ambienti istituzionali, politici e imprenditoriali. Trattasi di un ruolo non meno rilevante di quello attribuito ad altri partecipi - dediti ai reati fine di estorsione, usura, riciclaggio ecc. - anzi ancor più essenziale per l’esistenza e il rafforzamento dell'associazione poiché il creare - o comunque favorire ed ampliare - le reti di relazione dei capi dell'associazione con soggetti pubblici, permette di moltiplicare la forza di espansione e di penetrazione del sodalizio criminale.

Il contributo di questi soggetti della c.d. borghesia mafiosa è per l'associazione fonte di potere, relazioni, contatti (cfr. Casso 18797/12; Casso 49757/12: Casso 17894/2014).

Analogamente i giudici di legittimità hanno affermato che è lecita quell'attività professionale, in cui il professionista, senza lasciarsi coinvolgere nell'attività del cliente, si limiti a fornirgli consigli, pareri, assistenza che si mantengano nell'ambito del lecito e del consentito dalle leggi vigenti.
Diversamente, nel caso in cui il professionista si lasci coinvolgere in prima persona nell'attività del cliente mafioso, abdicando al suo ruolo, diventa un socio in quell'attività.

La Corte ha infatti affermato che "tutti i sistemi di elusione, di riciclaggio e di infiltrazione mafiosa nella società civile, sono resi possibili solo grazie alle sofisticate consulenze di questi oscuri consigliori ai quali la mafia - spesso per motivi dovuti proprio alla mancanza delle necessarie competenze tecniche, siano esse giuridiche, economiche o finanziarie, per trattare e gestire in modo formalmente irreprensibile grossi affari - si rivolge e che, in cambio di facile ricchezza, sono pronti a colludere e tradire la propria professione, contribuendo, quindi, in modo determinante a far raggiungere alle cosche mafiose gli obiettivi di rinforzarsi e penetrare nei gangli vitali della società civile ". (Cass. n. 17894/2014).

Sanità Lombarda, l'eccellenza nella corruzione: da Daccò al Policlinico di Monza

19/10/2017

di Annalisa Berlingheri

Sanità, eccellenza della Lombardia”, un mantra per Roberto Formigoni.
Vero e proprio fiore all'occhiello, da sbandierare ad ogni piè sospinto.
Il ciellino firmò delibere con indebiti rimborsi per 200 milioni agli amici della Fondazione Maugeri tra il 1997 e il 2011 e al San Raffaele tra il 2001 e il 2011, in cambio ottenne 8 milioni di benefit, come l'uso di yacht, vacanze e una villa in Sardegna che è stata per metà sequestrata, per un valore di oltre 6,6 milioni di euro.

Parte dei soldi della Regione finivano sui conti del faccendiere Pierangelo Daccò, al quale sono stati confiscati 23 milioni di euro, sequestrati anche 15,9 milioni all'ex assessore Nicola Simone e 8 milioni all'ex direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, Costantino Passerino.

Accusato di corruzione, Formigoni è stato condannato in primo grado a 6 anni e a 6 anni d'interdizione dai pubblici uffici; Daccò a 9 anni e 2 mesi; Simone a 2 anni e 2 mesi; Passerino a 7 anni, Carlo Farina a 3 anni e 4 mesi.

L'inchiesta della Procura di Milano favorì il ricambio a Palazzo Lombardia.
La presidenza passò alla Lega Nord con Roberto Maroni che nominò suo vice il berlusconiano Mario Mantovani.
Peccato che due anni e mezzo dopo, Mario Mantovani, assessore alla Salute e sindaco di Arconate, venga arrestato, per reati commessi tra il 6 giugno 2012 e il 30 giugno 2014. L'accusa è concussione, corruzione aggravata, turbativa d'asta. L'arresto avviene poche ore prima che il politico apra a Palazzo Lombardia il Convegno “Legalità e trasparenza”.

Turbativa d'asta del valore di 11 milioni e l'affidamento del servizio di trasporto di soggetti nefropatici sottoposti a trattamento dialico a favore di Croce Azzurra Ticinia Onlus di Giovanni Tomasini” , l’inchiesta coinvolge anche l'assessore all'Economia della Regione Lombardia, il leghista Massimo Garavaglia.

Le accuse a Mantovani riguardano anche altri fatti: la vicenda di 150 ragazzi terremotati della provincia di Mantova, ospitati dalla Cooperativa Serenitas - che fa riferimento a Mantovani - nell’ambito dell’inziativa “Un mare di solidarietà”,
il bizzarro screening sanitario gratuito disposto dalla Asl Milano 1 per gli studenti arconesi (di Arconate, Mantovani è sindaco – ndr) , screening che avviene in piena campagna elettorale del maggio 2014.
L'inchiesta porta al sequestro di una corposa documentazione oltre che nell'abitazione e nei molti uffici del politico del Pdl ad Arconate, a Milano, Pavia, Varese, Vercelli e Rimini.
All'arresto di Mantovani, indagato Garavaglia, segue quello di Fabio Rizzi (Lega Nord), presidente della commissione sanità di Regione Lombardia, arrestato assieme a Maria Paola Canegrati per le turbative d'asta del settore odontoiatrico.

La Canegrati quale amministratrice di un complesso sistema societario attivo nel campo dell'odontoiatria e ortodonzia di cui fanno parte tra le altre, la Servicedent srl, la Elledent srl, la Sytcenter srl procurava, attraverso turbative d'asta la corruzione degli associati Fabio Rizzi e Mario Longo e la corruzione di funzionari pubblici preposti alla gestione dei servizi di odontoiatria affidati in service ai privati delle singole aziende ospedaliere nonché la stipulazione di vantaggiosi contratti con strutture sanitarie private e private convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale”, scrive il Gip Federica Centonze nell'ordinanza.

Fabio Rizzi – aggiunge il giudice delle indagini preliminari -. otteneva quantomeno parte delle spese relative alla campagna elettorale per la consultazione del 24 e 25 febbraio 2013 che ha portato all'elezione dello stesso al Consiglio Regionale della Lombardia e, assieme a Longo - tramite la società Spectre srl, le cui quote sono detenute dai predetti tramite intestazione fittizia – otteneva profitti derivanti dalla partecipazione del 50 per cento della società Sytcenter srl riconducibile alla Canegrati ed al pagamento agli stessi della somma di 50 mila euro in occasione della vendita a terzi da parte della Canegrati delle quote del suo gruppo”.

L'inchiesta della Procura di Monza affidata al sostituto procuratore Manuela Massenz prende le mosse dalla segnalazione di Giovanna Ceribelli, componente del collegio sindacale dell'Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate, che riferisce d'aver accertato numerose anomalie nella gestione dell'appalto del novembre 2009 relativo all'affidamento del servizio di odontoiatria.
L'attività di intercettazione portava alla individuazione di Pietrogino Pezzano, già direttore dell'Asl di Monza e Brianza ora a riposo, di fatto direttore generale del gruppo societario riconducibile alla Canegrati. Nonchè alla individuazione di numerosi funzionari addetti a servizi o strutture pubbliche in rapporti confidenziali con la Canegrati che cercavano da lei favori o vantaggi.

Fabio Rizzi e Marco Longo patteggiano 2 anni e 6 mesi pagando rispettivamente 70 mila e 180 mila euro, lady dentiera che fino al prossimo novembre non potrà uscire dal comune di Monza, aveva chiesto di patteggiare la pena di 4 anni e 2 mesi che però è stata negata. Le sono stati sequestri conti per 2,5 milioni.
Parlando con lady dentiera durante una telefonata il suo commercialista le dice: “Certo Paola che politici e non politici li conosci proprio tutti!”. Risposta: “Mirco, cazzo, ci ho trent'anni di marchette sulle spalle. Ho fatto trent'anni di marciapiede, ho battuto tutti”.
La Canegrati?- conferma Mario Longo che pensava di sbarcare in Cina e speculare con gli outlet del lusso - Ha amicizie con Diana Bracco e ottimi rapporti con Bruno Caparini, uno dei padri fondatori della Lega e uomo di fiducia di Michele Colucci”, ex capo gruppo socialista in Regione Lombardia.
Dalle dentiere alle protesi ortopediche

Chiusa l'inchiesta su Lady Dentiera il pm Manuela Massenz con la collega Giulia Rizzo inizia ad occuparsi della documentazione raccolta dalla Guardia di finanza di Milano nell’Operazione denominata “Disturbo” che coinvolge chirurghi ortopedici del Policlinico di Monza e degli Istituti Clinici Zucchi oltre ai responsabili della società Ceraver Italia srl che produce le protesi: in tutto 30 indagati.

E' il 22 novembre 2012, Flavio Acquistapace, cardiologo già in servizio presso il Policlinico di Monza sale in Procura e denuncia “...una gestione condotta in dispregio delle esigenze terapeutiche dei pazienti”.
La prima verifica viene effettuata acquisendo presso la Regione Lombardia i dati ufficiali dei DRG (Diagnosis Related Groups) e delle SDO, le schede di dimissione ospedaliera relative al periodo 2007-2012.

Il perito tecnico nominato dal sostituto procuratore, Manuela Massenz, deposita la sua relazione dalla quale emerge che al Policlinico di Monza i pazienti provenienti da fuori regione rappresentano il 24,5 per cento del totale dei pazienti ricoverati a fronte del 9 per cento dell'Ospedale Niguarda e del 4,7 dell'Ospedale Fatebenefratelli; che 2.368 pazienti sono stati interessati da quattro o più ricoveri nei reparti di ortopedia e cardio-chirurgico con punte di 19 ricoveri ripetuti; che i ricoveri effettuati nel fine settimana sono stati ben 2.202 di cui il 31,1 per cento in riabilitazione e ciò costituisce un'eccezione.

Inoltre il Policlinico di Monza effettua in media 12 operazioni a seduta a differenza di altri che ne effettuano 4 e che la punta massima di interventi è stato effettuato il 7 settembre 2009 quando in un solo giorno sono stati operati 36 pazienti. E ancora, in 1.243 giorni di sala operatoria il reparto di ortopedia ha impiantato protesi d'anca e di ginocchio con una media di 5/6 protesi per seduta. Il 16 gennaio 2010 sono state impiantate ben 16 protesi.
A seguito dei dati evidenziati ulteriori approfondimenti investigativi hanno disvelato una fitta rete corruttiva coinvolgente nedici chirurghi operanti presso il Policlinico di Monza ed altre strutture private convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale, rivenditori di protesi e medici di base”, scrive il Gip nell'ordinanza che ha portato in carcere i chirughi Marco Valadè, Fabio Bestetti e Claudio Manzini oltre a Denis Panico, responsabile commerciale della Ceraver Italia srl e Marco Camnasio, agente di zona e specialista di prodotti della Ceraver. Per tutti e cinque l'accusa è “di associazione allo scopo di commettere reati contro la Pubblica Amministrazione mediante corruzione diretta ad incrementare le vendite delle protesi ortopediche Ceraver”.

Il solo Camnasio organizzava poi la distribuzione del prodotto farmaceutico integratore CONDRO24 da lui stesso prodotto, corrispondendo ai medici disposti a prescriverlo ai pazienti denaro e altre utilità.
Per Marco Valadè e Fabio Bestetti anche l'accusa di falsità materiale e falsità ideologica. Il 9 gennaio 2015 in sala operatoria ad impiantare le protesi della Ceraver era presente il solo Valadè ma la cartella clinica dava anche la presenza di Bestetti, identica situazione a parti invertite il 31 marzo e così il 7 e l'8 aprile. Mentre il 4 maggio dello scorso anno Valadè opera, falsamente risulta presente anche il chirurgo Bruno Arosio.

Intercettazione telefonica tra Fabio Bestetti e Marco Valadè del 5 giugno 2014. Valadè dice che va a Rimini due giorni ad incontrare quelli della Ceraver e rivela d'aver già iniziato a mettere le protesi. Valadè: “Non questo martedì, l'altro martedì gliene ho già messe tre. Una mono, una totale e una protesi di rotula che tanto entrano uguale, giusto?”. Bestetti: “Mh... E' bella la rotula...
Valadè: “Eh, infatti devo mettere una protesi di rotula su una protesi di Link che è stata messa a Como...poi gli faccio una mono...o una mono o due mono...oppure una mono e una totale...no, no, devo mettergliene almeno...Che rimanga tra noi...a prescindere da come dicevo il disturbo...come sono queste protesi” (ride). Bestetti: “No, no, ma è bella. A me la mono piace”. Valadé: “Gliene metto 70 in un anno... voglio dire, non è poco eh”.
Cinque mesi dopo i giudizi sulle protesi della Ceraver cambiano. Valadè a Bestetti: “...perchè abbiamo un po' di occhio....ma fanno veramente cagare...glielo ho detto oggi...” Ride. Anche Bestetti ride. Valadè: “...allora...scusa.. ci sono due difetti principali sai sulla cosa di taglio, praticamente del..della tibia.. Cioè ci vuole un palpatore, il loro palpatore fa cagare...capito...”.
Bestetti: “... fa cagare....allora non ce la fai, infatti...Valadè: “...Sì, sì bisogna fare la fotografia della Zimmer...e poi cazzo, la mascherina di taglio del femore.. anche quella lì è abbastanza disastrosa eh. La Zimmer ci ho messo 50 minuti a farla, la Ceraver richiede un'ora e quindici...”.
Scrive il Gip: “Bestetti e Valadè rappresentano un tassello essenziale del progetto di Camnasio e Panico, la disponibilità prontamente dimostrata ai corruttori si affianca alla spregiudicatezza e all'avidità dei due professionisti che afferrano immediatamente le potenzialità dell'accordo sodale. I due medici si integrano nella compagine sociale tanto da percepire come successo l'incremento di fatturato della Ceraver. I due comprendono che l'espansione della società comporta l'aumento delle potenzialità di gudagno personali in via proporzionale e diretta e si adoperano per contribuire ad allargare il mercato. E' Bestetti il primo ad aver instaurato il rapporto con Camnasio e Panico e coinvolge Valadè”. Il quale il 21 maggio 2015 parlando con Denis Panico della Ceraver dice: “...ho appena finito a Ivrea dove sono andato a mettere giù una tua seduta..Praticamente il 25 giugno ho 4 protesi tue, 3 mono e una totale. Se riesco ne aggiungo un'altra.. Ti dico solo che io allora, la prossima settimana ne ho tre a Monza perché faccio una totale e due mono a Monza ma perché non me le fan fare...”. Panìco: “..Me l'han detto ma come cazzo sono messi al Policlinico di Monza che vi fan perdere le sedute così...”. Valadè: “...giorni lì operano poi c'è il PS quindi di conseguenza ...quelli della zona saltano...vabè comunque confido di arrivare, sono già a quota 55 se tutto va bene per luglio voglio arrivare almeno a 70-75. Come primo inizio va bene?”. Quindi rivela a Panìco: “Sono partito da Ivrea, sto andando ad un appuntamento con una grande f... di 25 anni. E' ostetrica ma sta facendo la baby sitter pur di fare qualcosa, le ho proposto il lavoro...Viene giù in sala a gettone a vedere, se le piace...”.

I medici ricevevano dalla Ceraver dai 700 ai 100 euro a protesi, viaggi, convention che in realtà sono ospitate in albergo con amiche o escort . C'è un medico che si accontenta di finire su di una pubblicazione scientifica (“Ci costa 2400 euro deve quindi impegnarsi a impiantare almeno 3 o 4 protesi al ginocchio”). E chi come Fabio Bestetti chiede invece il biglietto aereo per l'amica che deve tornare dall'Argentina.

L'obiettivo di Marco Valadè è preciso: “La proiezione per Monza è 220 interventi. Se siamo fortunati arriviamo a metterne 300. Puntiamo a diventare uomini immagine, nel senso che se lavoriamo bene stiamo bene e ci divertiamo”.
Scrive il giudici: “l'accordo criminoso è avvenuto nel circondario di Monza dove insistono le strutture sanitarie presso le quali operavano i chirurghi Valadè, Bestetti, Manzini”.

L'avvocato Attilio Villa dopo l'interrogatorio in carcere del suo assistito Fabio Bestetti ha sollecitato un approfondimento dell'inchiesta sulle cartelle cliniche dei pazienti trattati. Direzione presa proprio dai giudici della Procura di Monza.

Intanto il 13 dicembre a Milano davanti alla prima sezione civile si aprirà il processo intentato dal pensionato 76enne Alberto Cavana contro il Policlinico di Monza. Chiede danni per oltre 100 mila euro. “Sono stato operato nel 2006 alla Clinica San Gaudenzio di Novara che fa parte del Policlinico di Monza – spiega, presente i suoi legali, gli avvocati Cesare Bruzzi Alieti e Lara Domenica Ferrentino il pensionato spezzino - e da un esame del sangue mi è stato scoperto un avvelenamento da metalli. Per otto anni ho vissuto il mio dramma, addirittura per un anno e mezzo sono stato costretto a letto. Sono anche piombato in stato depressivo. Nel 2013 ho rivisto il medico che mi aveva operato (non vuole rivelare se il nome compare tra gli indagati di Monza – ndr) ed appena gli ho spiegato i miei gravi problemi mi ha mi ha detto: venga subito a Firenze che la opero. La mia rabbia è che non ha mai richiamato i pazienti. E pensare che prima di operarmi mi disse: si fidi, ho operato anche la moglie del presidente americano Lyndon Johnson. Dovrei sottopormi ad una terza operazione. Non so se la farò”.

Seregno - Luca Talice assolto anche in appello. Si chiude una vicenda durata 7 anni

05/10/2017

di k.ts.

La Corte di Appello di Milano ha emesso, stamattina, sentenza di assoluzione per Luca Talice, già assolto in primo grado dal Tribunale di Monza.

La sentenza di primo grado del giugno 2013 era stata appellata dalla Procura di Monza per il solo reato di atti osceni in luogo pubblico: l’accusa di aver consumato un rapporto sessuale con il consigliere della Lega Nord, Federica Forcolin, nella cabina delle fototessere del Municipio, durante un consiglio comunale.
Questa circostanza è contenuta nella querela che venne presentata dalla donna, il 23 ottobre 2010, nei confronti di Luca Talice, accusato da lei e da un altro querelante, il consigliere comunale della Lega Davide Giannobi, di averli violentati per anni grazie allo stato di soggezione psicologica in cui li avrebbe indotti Talice.

Si chiude così, oggi, una vicenda giudiziaria durata sette anni che ha avuto pesanti ripercussioni politiche a Seregno, ma in generale in Brianza.
Luca Talice, nel momento in cui fu raggiunto dall’inchiesta, era consigliere comunale della Lega Nord a Seregno e Assessore provinciale alla sicurezza della Provincia di Monza e Brianza.
Carica da cui Talice si dimise dopo che l’11 gennaio 2011 il settimanale Esagono, diretto da Marco Pirola, con indagini della Procura ancora in corso, diede notizia delle pesanti accuse rivolte a Talice dai due consiglieri comunali.
Luigi Peronetti, legale di Talice, presentò una querela contro il giornale per violazione del segreto istruttorio, querela affidata ad Alessandro Pepè, lo stesso magistrato che condusse l’inchiesta e sostenne, in primo grado, l’accusa contro Talice.

Un processo per violenza sessuale che vide come protagonisti molti politici, tra i testi dell’accusa: Giacinto Mariani, vicesindaco dimissionario raggiunto dall’inchiesta che ha portato l’arresto del sindaco Mazza per corruzione in materia urbanistica, e Attilio Gavazzi, assessore all’urbanistica e vicesindaco della prima Giunta guidata da Giacinto Mariani, a processo per corruzione a Monza, sempre per vicende urbanistiche.
Lunedì scorso il PM ha chiesto per Gavazzi una condanna a tre anni e mezzo di reclusione.

Proprio le vicende urbanistiche di Seregno e le lotte tra le diverse posizioni sul PGT che contrapponevano Talice da una parte e Giacinto Mariani e Attilio Gavazzi dall'altra, vennero attentamente valutate dal collegio giudicante nella sentenza di assoluzioni di primo grado.

Valutazioni che alla luce degli arresti di questi ultimi giorni e dell'assoluzione definitiva di Talice, vale la pena rileggere.

Sentenza Talice Urbanistica by infonodo on Scribd

La Memoria de Seregn

27/09/2017

di Marco Tagliabue

(da wikipedia) Lo zerbino o stuoino è un piccolo tappeto, normalmente di forma rettangolare, posizionato immediatamente fuori o dentro l'ingresso di una casa o di un edificio, per consentire alle persone di pulirsi le suole delle scarpe prima di entrare.

È quello che ha fatto l’Ndrangheta a Seregno. Si è pulita le scarpe e poi è entrata. Lo zerbino, secondo il procuratore di Monza Bellomo, è il sindaco Edoardo Mazza, oggi agli arresti. Si sono puliti le suole delle scarpe sporche. Di fango e di sangue e violenza, sono entrati e non se ne sono più andati. “Determinanti i voti dell’Ndrangheta” dicono i magistrati. Determinanti anche i voti dei seregnesi, che hanno votato per uno zerbino, sapendo che lo era. Sì, perché ora in città tanti diranno che sapevano o sospettavano. Ora si passerà ai distinguo e di nuovo, si stringeranno le mani e si esprimerà la solidarietà ed in attesa del terzo grado di giudizio, ci si appellerà alla presunzione di innocenza.

Intanto altre suole di scarpe verranno ripulite sui tanti zerbini seregnesi. Intanto gli aperitivi si continueranno a bere nel bar chiuso per mafia, riaperto chissà perché ed immortalato nella fotografia che farà parte per sempre della “Memoria de Seregn”: Mantovani, Lugarà, Gatti, Mazza, in un abbraccio elettorale che ha portato tutti in galera. “Un sistema” dice la procuratrice antimafia Bocassini. Ma il puzzle è incompleto. Aspettiamo solo altri elicotteri che rompano il silenzio apatico dei seregnesi.

Seregno - Mazza: "Ogni promessa è debito". L'intercettazione con Lugarà che incastra il sindaco

26/09/2017

di k.ts.

Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, è stato arrestato questa mattina per corruzione.
In cambio dei voti garantitagli dall'imprenditore edile Antonino Lugarà, un passato nella DC, gambizzato negli anni '90 nell'ambito di una faida di 'ndrangheta che contrapponeva la famiglia Miriadi ai boss Peppe Flachi e Coco Trovato, il sindaco avrebbe facilitato le pratiche per la trasformazione dell'area ex pulman Dell'Orto, area di cui Lugarà era diventato proprietario.
L'imprenditore, anch'esso arrestato, è considerato contiguo alle organizzazioni mafiose di stampo 'ndranghetista.
Il comando dei Carabinieri ha diffuso un video in cui si vedono prima a colloquio Mazza e Lugarà, poi si sentono le intercettazioni tra lo stesso Lugarà e un consigliere di maggioranza, Stefano Gatti di Forza Italia.
Infine l'intercettazione tra lo stesso Lugarà e Mazza.
Lugarà: “La prima pratica che doveva andare dopo la campagna elettorale, era la mia. La prima”.
A cui il sindaco di Seregno risponde così: “Ogni promessa è debito, no?”.

I tre, Mazza, Gatti e Lugarà, erano stato fotografati durante la campagna elettorale del maggio 2015, insieme a Mario Mantovani anche lui indagato, poi arrestato nell'ottobre del 2015 per tangenti nella sanità lombarda, durante un rinfresco elettorale nella panetteria Tripodi di Antonino Tripodi, arrestato nel 2010 nell'inchiesta Infinito sulla presenza della 'ndrangheta in Lombardia e condannato per l'arsenale di armi che occultava nel suo garage (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss. Ora il ballottaggio).

La panetteria era stata chiusa nel gennaio del 2016 per ordine della Prefettura perché considerata contigua con la 'ndrangheta (vedi Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti).

Il video delle intercettazioni.

Seregno - Imprenditore legato alla 'ndrangheta ha favorito l'elezione del sindaco. Arresti in corso

LEGIONE CARABINIERI “LOMBARDIA”
Comando Provinciale di Milano

Comunicato Stampa
 
MILANO – MAXI BLITZ DEI CARABINIERI CONTRO ‘NDRANGHETA, TRAFFICO INTERNAZIONALE DI STUPEFACENTI E CORRUZIONE. 27 MISURE CAUTELARI IN CORSO DI ESECUZIONE
 
 
È in corso, dalle prime ore dell’alba, nelle province di Milano, Monza e Brianza, Como, Pavia e Reggio Calabria, una vasta operazione di contrasto alla ‘ndrangheta condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, in esecuzione di 3 provvedimenti applicativi di misure cautelari personali emessi nei confronti di 27 soggetti dal G.I.P. del Tribunale di Milano – Dott. Marco Del Vecchio, su richiesta delle Dottoresse Ilda Boccassini, Alessandra Dolci e Sara Ombra della locale Procura Distrettuale Antimafia, e dal G.I.P. del Tribunale di Monza – Dottoressa Pierangela Renda, su richiesta dei Dott. Luisa Zanetti, Salvatore Bellomo e Alessandra Rizzo della Procura della Repubblica di Monza.


I destinatari delle misure cautelari (21 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio) sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.
L’attività trae origine dagli approfondimenti avviati nel 2015 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Milano sui noti summit di ‘ndrangheta tenutisi a Legnano (MI) e a Paderno Dugnano (MI), già oggetto di indagini nell’ambito dell’operazione “Infinito”. L’investigazione ha consentito di identificare gli elementi di vertice della locale di Limbiate (MB) e di individuare un sodalizio dedito al traffico di ingenti quantitativi di cocaina, con base nel comasco, composto prevalentemente da soggetti originari di San Luca (RC), legati a cosche di ‘ndrangheta di notevole spessore criminale. Nel corso delle investigazioni è inoltre emersa la figura di un affermato imprenditore edile di Seregno (MB), che intratteneva rapporti con importanti esponenti del mondo politico e coltivava frequentazioni, rapporti e scambi reciproci di favori con esponenti della criminalità organizzata, a cui chiedeva interventi vari per raggiungere i suoi scopi. In tale contesto, in particolare, è stato altresì accertato il ruolo determinante avuto dall’uomo d’affari nell’elezione dell’attuale Sindaco di Seregno, facendo emergere come l’intercessione fosse legata al proprio interesse di ottenere, da parte degli organi istituzionali dei quali sosteneva la candidatura, la convenzione per realizzare un supermercato nel territorio comunale.
 
Ulteriori dettagli saranno divulgati nel corso della conferenza stampa prevista per le ore 11.30 presso la Sala Stampa del Comando Provinciale Carabinieri di Milano, in via della Moscova n. 21, alla presenza dei vertici delle Procure della Repubblica di Milano e Monza e Brianza.
 
Milano, 26 settembre 2017

'Ndrangheta a Desio. Condannato a 14 anni lo sfasciacarrozze Ignazio Marrone

31/08/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Desio, crocevia della Brianza dove i calabresi della 'ndrangheta vanno – non certo a cuor leggero - a braccetto con i siciliani di Cosa Nostra ed ex Stiddari, costretti a pagare per operare sul territorio.  
Insomma, 'nduja e cannoli alla  brianzola.

Come nel processo appena conclusosi a Monza il cui collegio giudicante presieduto da Giovanni Gerosa, giudici a latere Gaia Caldarini e Marta Pollicino hanno condannato ad una pena di 14 anni il siciliano 41enne di Canicattì titolare della “Recupero eAutodemolizioni srl” di Desio, Ignazio Marrone, “per aver fatto parte dell'associazione di tipo mafioso denominata 'ndrangheta in cui ha ricoperto un ruolo di vertice nella locale di Desio legata alle famiglie Iamonte-Moscato“ e a 10 anni il medico plastico calabrese 43enne, Arturo Sgrò “partecipe della locale con il compito di riscuotere crediti derivanti da illecite attività e provvedere al sostentamento dei detenuti in carcere e tra questi i familiari Giuseppe ed Edoardo Salvatore Sgrò arrestati nel luglio del 2010”.
A Sgrò sono state concesse le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e la minima partecipazione.

Per Marrone – detenuto nel carcere di Opera dal 30 novembre 2010 al 30 gennaio 2012, compagno di cella con il gelese Alessandro Barbieri - appartenente al clan dei Rinzivillo ed imparentato con la famiglia Madonia - il pubblico ministero della Dda, Cecilia Vassena aveva chiesto 15 anni.

Marrone e Sgrò erano stati arrestati a fine gennaio dello scorso anno su ordine del Gip Carlo Ottone De Marchi.

Una taske force di 500 uomini, per quattro giorni avevano bloccato il capannone di Desio, 20 mila metri quadri di via Ferravilla dotato di sofisticate apparecchiature di videocontrollo della “Recuperi e Autodemolizioni srl” e il vicino terreno di via Matilde Serao che era stato interamente rivoltato come un calzino alla ricerca di armi.

L'operazione si era poi conclusa in un capannone della vicina Muggiò dove oltre a motori, cambi e parti d'auto di provenienza furtiva era stata rinvenuta una pistola.

Per evitare di essere intercettato Ignazio Marrone aveva provveduto a munirsi di un jammer, disturbatore di frequenze, e “fregare”, così, gli uomini della Squadra Mobile di Milano e i carabinieri di Desio che lo controllavano.
Ma non è servito, così come non è servito lo stesso espediente a Massimo Carminati, il fascista di Mafia Capitale.

Ignazio Marrone  aveva rapporti con personaggi di spessore  criminale come Pio Candeloro, Nicola Minniti,  Saverio Moscato, Farruggio Salvatore e Giuseppe Pensabene (condannato 15 anni per la banca della ‘ndrangheta di Seveso) al quale aveva proposto la tregua dopo un attentato nel novembre 2009 ai camion della sua azienda, tregua che ha segnato il vertice della locale di Desio. “Ignazio Marrone figura di raccordo tra appartenenti a consorterie mafiose siciliane e calabresi nella locale di Desio”, scrive il Gip Luerti.

Emblematico l'attivarsi di Marrone nei confronti di Emanuele Napolitano, nato a Gela il 5 marzo 1968 e che a fine novembre 2013 viene trasferito dal carcere di S. Sara di Oristano a Opera.

Scrive il Gip: “Napolitano è accusato di associazione mafiosa, tentato omicidio, strage, estorsione, tentato sequestro, traffico di stupefacenti, rapina aggravata, ricettazione, armi” ed anche per il Gip che chiede la sua carcerazione nell'ambito dell'operazione Fire Off oltre ad “associazione a delinquere armata di stampo mafioso finalizzata a estorsione, attentati ed incendi a danno di imprenditori siciliani operanti nel settore edile di Busto Arsizio, il soggetto acquisisce il controllo anche indiretto delle attività edili avvalendosi delle diffuse conoscenze della loro pregressa vicenda giudiziaria, del loro collegamento a famiglie mafiose di origini gelesi e della capacità di incutere timore anche attraverso ricorso a minacce con armi e attentati incendiari”.

Omicidio Vivacqua, il Tribunale di Milano conferma la sentenza di primo grado

28 giugno 2017

di Pier Attilio Trivulzio

La Corte d’Appello di Milano ha confermato le pene già emesse in primo grado dal Tribunale di Monza per gli imputati accusati dell’omicidio di Paolo Vivacqua, freddato con 7 colpi di pistola la mattina del 14 novembre 2011 nel piccolo ufficio di Desio: assoluzione per non aver commesso il fatto per l’ex moglie Germania Biondo (il Procuratore Generale Galileo Proietto aveva chiesto per lei la condanna a 23 anni e 6 mesi), 23 anni di reclusione per Diego Barba e Salvino La Rocca, ergastolo per Antonino Giarrana e Antonio Radaelli, già autori confessi dell'omicidio di Franca Lojacono, consuocera di Vivacqua.

Dopo quattro udienze, nella sua replica, il procuratore generale aveva giudicato “attendibili ed utilizzabili perché correttamente acquisite” le dichiarazioni di Gino Gattusoteste che è stato oggetto di intimidazione” (per la sua ritrattazione la Procura di Monza ha chiesto il rinvio a giudizio per falsa testimonianza).
Anche Luigi Mignemi è stato giudicato attendibile, per il PG “dice cose sapute da Giarrana che altrimenti non si sarebbero conosciute” ed in quanto alle intercettazioni ambientali in carcere “erano assolutamente confessorie, e i tabulati telefonici ci dicono che Giarrana e Radaelli erano sul posto la mattina dell'uccisione di Paolo Vivacqua”.

Non ha trovato spazio nelle conclusioni del PG la testimonianza di Marco Selmi che aveva fatto scricchiolare l’assunto della Procura di Monza - poi recepito dalla sentenza di primo grado - sul fatto che Barba avesse depistato le indagini., attraverso un suo presunto ruolo di confidente di Selmi.
Sentito al processo, il colonnello della Guardia di finanza a cui il PG aveva posto, tra le altre, questa precisa domanda: “Barba che è imputato in questo procedimento, lei l'ha mai conosciuto? “, aveva risposto “Mai, non sapevo neanche l’esistenza di questa persona. Per la prima volta l'ho appresa dopo la deposizione che ho reso a Monza”.

Le sentenze si rispettano anche se non si condividono – è stato il commento dell'avvocata Manuela Cacciuttolo che assieme al collega Gianluca Orlando hanno difeso sia la Biondo sia Diego Barba -. Però come difesa ritengo di avere insinuato nella corte il ragionevole dubbio per portare all'assoluzione anche di Diego Barba.
Il colonnello Selmi aveva indicato la pista Mihalache, pista che purtroppo non è stata adeguatamente approfondita. Lavinia Mihalache dice che essendo preoccupata ha chiamato Paolo alle 10,50. Preoccupata perchè? Fra l’altro quella chiamata non risulta in nessun tabulato”.
Non so come motiveranno nella sentenza” ha dichiarato l'avvocato Salvatore Manganello che con il collega Alessandro Frigerio ha difeso Salvino La Rocca.

Il 20 settembre si conosceranno le motivazioni che se verranno impugnate porteranno all’ultimo atto processuale dell'omicidio di Paolo Vivacqua, la Cassazione
 

Omicidio Vivacqua, processo d'Appello. La testimonianza di Selmi apre una crepa nella sentenza di primo grado

6 giugno 2017

di Pier Attilio Trivulzio

“Un vero e proprio noir nel cuore dell'operosa Brianza. L'intera vicenda assume le tinte fosche del romanzo popolare fatto di gelosia, rancore e sordidi interessi economici”, fu il commento dei carabinieri, quando nel marzo 2014 il Gip del Tribunale di Monza firmò l'ordinanza d'arresto per Germania Biondo, Diego Barba e Salvino La Rocca, accusati di aver ucciso Paolo Vivacqua (Antonino Giarrana e Antonio Radaelli erano già in carcere per l'uccisione di Franca Lojacono).

In primo grado, dopo 22 udienze, Germania Biondo ex moglie del rotamat di Ravanusa - ucciso nel suo ufficio di Desio la fredda mattina del 14 novembre 2011 - viene “assolta per non aver commesso il fatto”.

Nel corso della seconda udienza del processo di Appello che si sta svolgendo al Tribunale di Milano, un altro basilare tassello del teorema viene messo in discussione.

Il teste Marco Selmi, colonnello della Guardia di finanza depone ed alla domanda del Procuratore Generale Galileo Proietto: “Barba, che è imputato in questo processo, lei l'ha mai conosciuto?”.
Mai. Questo cognome per la prima volta l'ho appreso dopo la deposizione che io ho reso a Monza”.
PG: “Poiché agli atti di questo processo risulta una deposizione testimoniale di avere saputo che Cascardo Attilio (socio di Barba nell'agenzia investigativa – ndr) si sarebbe rivolto ad un colonnello della Guardia di finanza per avviare un'indagine le chiedo se ha mai conosciuto o sentito parlare di Cascardo Attilio”.
Selmi:“Mi fu presentato occasionalmente a Sondrio nel 2011 da un colonnello dei carabinieri investigatore che ora si trova in Libia”.
PG: “Cascardo le ha fornito degli elementi, non come fonte confidenziale , ma elementi per aprire un'indagine nei confronti...”.
Selmi è categorico: “No!
PG: “Dopo quella presentazione a Sondrio ha rivisto Cascardo?”.
Selmi: “Sì, quando ero comandante a Lodi; ma non c'entra niente con l'attività investigativa”.
PG: “E neanche gliene parlò a Sondrio?”, insiste il Pg.
Selmi: “No”.

Passaggio importante della testimonianza di Selmi, perché smentisce quello che i giudici scrivono nella sentenza di primo grado: “Significativa è la deposizione del colonnello Selmi dalla quale emerge il ruolo di confidente del Barba, persona che sa muoversi bene all'interno delle forze dell'ordine... Ulteriore tentativo di depistaggio è rappresentato dalla indicazione che l'omicidio di Vivacqua avrebbe potuto essere maturato in ambito familiare dei fratelli di Lavinia Mihalache”.
E ancora: “Barba tenta il colpo vincente: 'vanificare' le dichiarazioni di Guttoso Gino e screditare Mignemi Luigi indicando Nappa Giuseppe a fare dichiarazioni che indicano Barba e la Biondo d'accordo con i fratelli Mihalache per uccidere Paolo Vivacqua. La mente di questa pista falsa e subdolamente artificiale è Barba , e in questo caso Nappa è il braccio”, è la conclusione dei giudici monzesi.

PG Galileo Proietto: “Per quanto riguarda sia l'indagine per le fatture false, per associazione per delinquere, reati fiscali e poi per quanto riguarda l'omicidio di Paolo Vivacqua , che è poi seguito, lei ha raccolto elementi provenienti da fonti confidenziali e le ha trasmesse ai reparti operativi?”.

Selmi: “Le informative certo che, si. Le prime informative sul gruppo Vivacqua sono sul finire del 2010, quando ero comandante provinciale a Sondrio. Queste informative emergevano in un ambito diverso investigativo e anche giudiziario. È in questo contesto che, sviluppata l'attività informativa delle fonti confidenziali, decidemmo di trasferire le informazioni ai reparti milanesi, d'accordo col procuratore dell'epoca, il dottor Napoleone.
Nel marzo 2011, se non ricordo male, poiché gli step informativi erano già sette o otto, segnalammo una cassetta di sicurezza dicendo tra le altre cose: “Guardate che c'è una chiave in quel posto, la chiave di quella cassetta è intestata a questo, dovrebbero esserci 180 mila euro”. Ci risposero che ne avevano trovati 160 mila”.

PG: “A chi avete dato queste informazioni?”.
Selmi: “Io le ho trasmesse al Comando provinciale di Milano e a tutto il sistema informativo della Guardia di finanza. Trasferito da Sondrio a Lodi ho continuato ad attivare le reti informative tant'è che ad un certo punto, delegato da Monza a condurre le indagini sull'omicidio, riattivai le fonti confidenziali, informazioni assunte e semplicemente trasmesse”.

PG: “Per quanto riguarda l'omicidio, non ha mai ricevuto informazioni confidenziali quando era comandante a Lodi?”.
Selmi: “Certo che sì. Le ho avute dalla rete informativa che ho riattivata su specifiche richieste dello stesso pubblico ministero. Ho fatto un'informativa diretta al pubblico ministero dicendo: “Questa è la riattivazione, questo è quello che abbiamo saputo. Noi ci asteniamo dal fare qualsiasi attività d'indagine. E' evidente che poi queste cose il pubblico ministero le avrà trasmesse ai reparto interessati all'omicidio o anche all'altra indagine in materia di reati tributari che era quella che aveva innescato...”.

PG. “Sull'omicidio di Vivacqua informazioni non ne ha trasmesse?”.
Selmi: “Mai. Io ho trasmesso qualcosa a febbraio su un'ipotesi di possibile omicidio in corso d'esecuzione, o meglio, in fase di preparazione. Tant'è vero che fui convocato alla Procura di Milano dal pm Albertini e le dissi: “Fate indagini”.

L'avvocato Celi di parte civile chiede a Selmi: “Una precisazione: cosa intende per omicidio in fase di progettazione?”.
Selmi: “Progettazione, ho precisato, perché l'informazione era questa: Paolo Vivacqua stava progettando un omicidio ai danni di qualcuno, per questa progettazione sarebbe salito su nel monzese un soggetto siciliano. Noi trasmettemmo questa informazione a cui ne seguì un'altra in cui dicemmo: “Guardate che il soggetto che è salito dovrebbe essere questo. Lo identificammo e segnalammo che c'erano dei collegamenti con la Sicilia e trasmettemmo queste cose dicendo: “Noi non abbiamo fatto accertamenti. Fu in conseguenza della prima informativa che sono stato chiamato dalla dottoressa Albertini alla quale ho detto: “Con la mia esperienza di criminalità organizzata, so che a volte quando si sta preparando un omicidio, poi l'obiettivo dell'omicidio arriva prima. Fate indagini”.

Avvocato Manganello: “In che periodo siamo?
Selmi: “Maggio 2011”.

PM Galileo Proietto: “Lei è stato incaricato dal pubblico ministero di riattivare l'indagine? Ho capito male?”.
Selmi: “Esattanente così. C'è stato uno step prima: fui chiamato dal collega che dirigeva il gruppo della Guardia finanza di Monza dicendomi: “Guarda che qua è successo questo, ci puoi dare una mano per approfondire?”. Io dissi: “Non c'è problema, riattivo la rete” e cominciai a trasmettere alcune informazioni e, praticamente, quasi contestualmente fui convocato dalla dottoressa Donata Costa che non sapeva della informazione che io avevo trasmesso a maggio perché evidentemente c'era stata difficoltà di comunicazione tra Procure. Per cui, presa cognizione di quella, fui richiamato, evidentemente anche perché il collega della Guardia di finanza di Monza ebbe forse a descrivere che i contenuti delle informazioni trasmesse erano sostanzialmente attendibili. Quindi alla richiesta di riattivare risposti che sì, non c'era problema”.

PG: “Leggo dalla deposizione da lei rilasciata in Tribunale a Monza che ha ricevuto informazioni su una pista che portava ai fratelli della convivente della vittima?”.
Selmi: “Sì. E quello che ho scritto. E' quello che ho saputo”.

PG: “Mentre invece riguardo all'altra pista, tra virgolette siciliana, non c'era più nulla?”.
Selmi: “Io sono abituato a non forzare il confidente. Chiedo: “Dimmi quello che sai”.

PG: “Ha mai fornito informazioni confidenziali per lo sviluppo delle indagini alla Guardia di finanza di Gorgonzola che già lavorava con la Procura di Milano sulle società di Vivacqua?”.
Selmi: “Paradossalmente no. Mi spiego. Acquisita la notizia, la inserisco in un sistema dedicato. Dal sistema dedicato viene passata al Comando provinciale competente per territorio e contestualmente al Comando generale a Roma e a tutto il sistema italiano perché ci possono essere ricorrenze che interessano più ambiti territoriali”.
PG: “La risposta è?”.
Selmi: “Il Comando provinciale l'ha sicuramente girata a Monza e questo lo so perché Monza fu fatta una richiesta a me. “Mi dite se sono attendibili queste notizie?”. La risposta fu: “Sono attendibili”. Avevano trovato la chiave della cassetta e dentro la cassetta c'era il denaro contante. In quanto alla sua domanda se ho mai fornito direttamente alla Guardia di finanza di Gorgonzola notizie confidenziali sullo sviluppo delle indagini rispondo no. Se sono arrivate a Gorgonzola sono arrivate tramite gerarchico”.

Esaurite le domande per il colonello Selmi è la volta della testimonianza del luogotenente dei Carabinieri Giovanni Azzaro: “Dall'epoca dell'omicidio, dal 14 novembre 2011 a maggio/giugno 2013 sono state condotte dal nucleo investigativo di Monza; noi subentriamo ufficialmente dal 13 maggio 2013 avanzando delle richieste alla Procura di Monza in relazione a notizie acquisite da fonte confidenziale (Gino Guttuso - ndr). Chiediamo di poter acquisire i tabulati del traffico telefonico su alcune utenze di soggetti che ci erano stati indicati come soggetti coinvolti nell'omicidio”.

L'avvocato Manuela Cacciuttolo che difende la Biondo e in appello anche Barba, si oppone in quanto riferisce di fonti confidenziali. A lei si associa l'avvocato Angelo Pagliarello difensore di Giarrana.

Presidente Fabio Tucci: “Al solo fine di comprendere perché all'esito delle informazioni ricevute dalla fine le indagini sono state indirizzate in una certa direzione. Sotto questo profilo la domanda è ammissibile”.
Azzaro: “Acquisiti, i tabulati lasciano intravedere uno spiraglio investigativo che poi è stato...Diciamo dall'estate 2013 all'inizio 2014 quando gradualmente poi via via le operazioni di intercettazione telefonica, ambientale e quant'altro vengono concluse...”.

PG. “Avete intercettato i telefoni oppure intercettazioni ambientali anche di Diego Barba e della signora Biondo?Avete avuto difficoltà per intercettare Barba e la Biondo?”.
Azzaro: “Inizialmente no per quanto riguarda le utenze telefoniche. Attività invasiva qualora l'obiettivo da colpire è un'autovettura perché bisogna mettere in atto intrusioni vere e proprie. Ricordo il caso in cui avevamo predisposto l'attivazione di intercettazioni ambientali e GPS sull'autovettura di Germania Biondo. L'avevamo convocata in caserrma, lei si presentò accompagnata dalla madre che rimase sull'auto...Uscita dalla caserma l'auto fu seguita, la Biondo scese e si incontrò al bar con Barba mentre la madre rimase sulla vettura”.

PG: “Erano stati apprestati altri strumenti per evitare intercettazioni?”.
Azzaro: “Non sono mai stati intercettati colloqui telefonici tra la Biondo e Barba però sono stati intercettati colloqui ambientali in quanti i due si vedevano”.

PG. “Diego Barba utilizzava sistemi di bonifica delle autovetture, lo avete riscontrato?”.
Azzaro: “Barba era investigatore privato...Potrei dire degli stratagemmi per non essere ascoltato in maniera diretta, ai quali entrambi ricorrevano quando dovevano incontrarsi...Comunicavano tramite una loro amica, Luisa Aronico. La donna fungeva da collegamento tra i due. Abbiamo intercettato diversi sms e conversazioni telefoniche sia da parte di Barba verso la Aronico sia da parte della Aronico verso la Biondo. I contenuti degli sms e le conversazioni sono talmente chiari che è ovvio che i due si incontravano o si vedevano“.

PG: “Se la Aronico non c'era come comunicavano?”.
Azzaro: “In maniera diretta. Tra le loro utenze telefoniche, non mi risulta che vi fossero contatti diretti. Ci sono state circostanze in cui, entrambi sotto intercettazione, hanno interessato le medesime celle...Ricordo un'occasione: quando si sono trovati a Desenzano del Garda nella medesima unità di tempo e spazio. No..no, non li abbiamo seguiti. E' stata fatta ricostruzione delle celle interessate al traffico telefonico. In quell'occasione stessa cella stessa data e fascia oraria. Analogo episodio a Seregno”.
PG: “Dai servizi d'osservazione è emerso qualcos'altro sul modo di comunicare dei due?”.
Azzaro: “Si.Si. La Biondo gestiva una cartoleria, non ricordo se a Biassono o Macherio. Le celle di Barba interessavano le stesse celle. I due avevano l'accortezza di non farsi vedere assieme in luoghi noti....La nostra ipotesi investigativa è che evitavano di farsi vedere in pubblico essendoci una relazione incontrovertibile”.

Esaurite le domande del Procuratore generale l'avvocato Cacciuttolo chiede ad Azzaro se ha elementi per dire che la sistemazione di un pacchetto di fazzoletti di carta messo tra la plafoniera dell'auto e l'interruttore della plafoniera è stato messo dalla signora Biondo. “E' una sua deduzione, valutazione o supposizione?”.
Azzaro: “No. Ho detto che in altre indagini, anche in materia di narcotraffico e criminalità organizzata sono accorgimenti rudimentali però molto validi riscontrati in altre indagini”.

Cacciuttolo: “Può averli messi anche qualcun altro, per esempio chi riferisce, come le fonti confidenziali...”
Azzaro: “Non so chi l'abbia messo”.
Presidente Fabio Tucci: “Il suo pensiero è stato questo?”.
Azzaro: “Si”.
Cacciuttolo: “Lei prima ci ha riferito di intercettazioni ambientali tra la Biondo e Barba, stiamo parlando del 2013?”.
Azzaro: “No, 2014. Estate 2014”.
Cacciuttolo: “Non è possibile, li hanno arrestati il 29 marzo 2014”.
Azzaro: “Mi correggo, 2013. Giugno o luglio”.
Cacciuttolo: “Rispondendo al pm ha riferito che la Biondo aveva aperto un negozio, una cartoleria”.
Azzaro: “Si recava presso questa cartoleria ma non so se fosse intestata a lei. Non abbiamo fatto accertamenti. Non siamo mai andati nel negozio”.
Cacciuttolo: “Il 1. luglio 2013 la signora Biondo ha aperto un'attività a Sovico”.

Appare in difficoltà il luogotenente Azzaro quando il legale dell'ex moglie di Vivacqua lo incalza chiedendogli dei contatti telefonici tra Luisa Aronico e Diego Barba. Dodici in totale dalla morte di Vivacqua all'arresto della Biondo.

Ottiene dal teste un “No” in risposta alla domanda se siano mai stati disposti OCP (pedinamenti - ndr) dopo la triangolazione telefonica Barba-Aronica-Biondo.
Una lunga lista di no quando gli viene chiesto se la Aronico è mai stata sentita a sommarie informazioni o il commercialista Bianchi; che la moglie di Diego Barba aveva spostato la residenza da Desio a Campobello di Licata essendosi presentato un problema per il pagamento delle cartelle IMU e ICI; quando le intercettazioni a tre riguardano il problema dell'apertura della partita Iva per il negozio di Sovico....Ennesimo no sul viaggio a Desenzano del Garda del 14 luglio 2013. C'è l'intercettazione della Biondo in auto con la madre, parlano dei figli che vogliono vedere e comprare la casa di Desenzano. E i carabinieri di Desio che intercettano non lo sanno. La loro inchiesta si è basata soltanto sull'aggancio delle celle telefoniche.

“E' evidente presidente”, commenta il PG Proietto.
Presidente Fabio Tucci: “Si, è assolutamente evidente. Oramai la domanda è stata fatta....”.

Cacciuttolo: “Lei è a conoscenza della relazione del colonnello Selmi?”.
Azzaro: “Ne sono venuto a conoscenza dopo il processo”.

Cacciuttolo: “Selmi ha detto di averla depositata nel 2012 in Procura a Monza. E lei su domanda del presidente di Corte d'Assise in relazione al problema delle fonti dichiarò: “Diciamo, un'altra notizia che, a nostro avviso, è parsa non corrispondente alla realtà dei fatti, è quella a suo tempo acquisita dal colonnello della Guardia di finanza di Lodi, Selmi, che ha riferito alla Procura con un'annotazione riguardante una certa situazione”. Questo disse il 26 gennaio 2015”.

Presidente Fabio Tucci: “Avvocato, la domanda qual è?”.
Cacciuttolo: “Gli ho chiesto se era a conoscenza della relazione Selmi , mi ha detto di averlo saputo soltanto dopo questo procedimento. Faccio presente che loro lo sapevano in corso d'opera però non hanno ritenuto la notizia rilevante. La mia domanda è: avete fatto attività d'indagine sulla relazione Selmi?”.
Azzaro: “No, perché l'abbiamo saputo dopo. Infatti Selmi non l'ha riferita a noi, l'ha riferita alla Procura, al pubblico ministero titolare del procedimento dell'epoca (Donata Costa – ndr). E' chiaro che alla fine delle indagini, li abbiamo confrontati e la mia deposizione riguardava l'averlo saputo dopo, non durante le indagini”.

Cacciuttolo: “Dalla dottoressa Costa un input di investigare questa fonte non vi è mai arrivato”.
Azzaro: “No”.

L'avvocato Salvatore Manganello difensore di Salvino La Rocca chiede lumi sulla sicurezza del sistema utilizzato per le intercettazioni.
Azzaro: “E' indicativo. Può essere variabile la copertura in base a tanti fattori....
Manganello: “Quindi per fare un esempio: aggancio una cella di Seregno e mi trovo nel paese confinante?”.
Azzaro: “Sì, Seregno è attaccato a Desio e a Cesano Maderno, può capitare...”.
Manganello: “Quindi senza attività di OCP il riscontro non è assolutamente certo. E' giusto dire così?”.
Azzaro: “Si, è chiaro che...”.
Avvocato Pagliarello. “Le vostre intercettazioni riguardano La Rocca, Barba, la Biondo...chi erano altri interessati da queste intercettazioni, per esempio Guttuso?”.
Azzaro: “No”.
Pagliarello: “C'erano poi le ambientali. Oltre alle telefonate in entrata e uscita. In quel periodo, in una qualsiasi di quelle telefonate, ha mai sentito parlare dell'omicidio di Vivacqua?”.
Azzaro: “Durante le conversazioni telefoniche? No”.
PG: “Sono andati i suoi uomini a perquisire Diego Barba? Hanno constatato casseforti, che c'erano armadi in metallo?”.
Azzaro: “Infatti sono state sequestrate armi..”.
Alessandro Frigerio legale con Salvatore Manganello di Salvino La Rocca si oppone.
il tema del riesame è necessariamente circoscritto – dice -. E' una precisazione di tema introdotto nell'esame diretto e che, all'esito del controesame, rimane contestato”.
Presidente Fabio Tucci: “E' vero però l'abbiamo condotto con una certa libertà, anche in favore della difesa”.
Frigerio: “Azzaro, dai tabulati da voi acquisiti nel 2013 avete provveduto a verificare la compatibilità delle dichiarazioni testimoniali rese a voi nell'immediatezza del fatto?”.
Azzaro: “I tabulati riguardavano soggetti poi oggetto di intercettazione da parte nostra”.
Frigerio: “Non siete mai venuti in possesso dei tabulati telefonici anche della vittima relativamente al periodo di intercettazione di Gorgonzola, quindi prima e dopo l'omicidio?”.
Azzaro: “No”.
Frigerio: “Nessun tipo di controllo neanche sulle dichiarazioni della signora Mihalache Lavinia? Nessun tipo di controllo è stato fatto?”.
Azzaro: “No”.

Alimenta dubbi sulla sua credibilità la testimonianza di Luigi Mignemi che incalzato dalle domande dei difensori Gianluca Orlando e Angelo Pagliarello finisce per abbandonare l'aula e però viene nuovamente invitato dal presidente a continuare la testimonianza basti dire che, su domanda dell'avvocato Pagliarello, Mignemi dichiara: “C'è un particolare che mi ha detto Giarrana, che questo signore (Paolo Vivacqua – ndr) nel momento in cui è stato ucciso era su una cattedra, sulla cattedra nel suo ufficio, perciò non mi ha detto altro, che hanno cercato del denaro”.
Pagliarello: “Cioè una cattedra nel senso che era sopra con il fisico, con il corpo?”.
Mignemi: “Sì, penso che era...la cattedra, come sono io, mi sparano e io...”.
Pagliarello: “E Vivacqua finisce sulla cattedra?”.
Mignemi: “Penso”.

Il corpo di Paolo Vivacqua venne trovato disteso sotto la scrivania.

Mignemi è personaggio coinvolto in processi per aver fatto parte della 'ndrangheta , in particolare del clan di Giuseppe Mazzaferro (processo Fiori di San Vito e Isola Felice), nonché accusato di furto, ricettazione e stalking.
Nel processo Isola Felice, è stato accusato di rapine agli uffici postali per finanziare le 'ndrine. Mignemi ha ottenuto le attenuanti della collaborazione.

Prossima udienza l'8 giugno. Di scena le parti civili: l'avvocatessa Daria Pesce per i fratelli Antonio, Gaetano e Davide Vivacqua e l'avvocatessa Ambra Ferretto per Lavinia Mihalache e il minore Nicolas Vivacqua.

Seregno - Il distributore di Giussani, il pozzo fantasma e le dimissioni dell'assessore Milani

31 maggio 2017

di k.ts.

Qualche anno fa avevamo scritto di Emilio Giussani, il proprietario della Giussani Scavi e di Brianza Inerti, molto vicino all’attuale sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, e al vicesindaco Giacinto Mariani.
Avevamo raccontato della sua capacità di aggiudicarsi i lavori del comune battendo la concorrenza con ribassi di poche centinaia di euro su appalti che valevano centinaia di migliaia di euro (vedi Appalti d'oro per Giussani. In meno di nove anni incassati 4 milioni dal comune), come se possedesse la sfera di cristallo e riuscisse a guardare nel futuro. 
Emilio Giussani, cavatore, scavatore, stradino, costruttore e immobiliarista, ha recentemente affinato le sue capacità “magiche” e ha fatto sparire dalla sede operativa della sua azienda quello che aveva tutta l’aria di essere un distributore abusivo di gasolio, giusto 24 ore prima che i tecnici comunali ispezionassero il luogo per verificarne l’effettiva presenza.

La storia inizia qualche mese fa, quando Gussani presenta al comune la richiesta di costruire un distributore di carburanti ad uso privato interno, cioè per il rifornimento dei soli mezzi della ditta, presso la sede della sua società in via Macallè.
La richiesta viene da prassi inoltrata allo Sportello Unico Attività Produttive. 

Il Suap, esplicate le pratiche di sua competenza, chiede all’ufficio urbanistica se esistono cause che impediscono il rilascio dell’autorizzazione.
Un problema in effetti c’è, il distributore ricade nella fascia di rispetto di un pozzo della rete idrica di Seregno e quindi, secondo quanto prevede la normativa, il distributore di carburanti lì non si può mettere.

Per il funzionario dell’ufficio urbanistica, però, il pozzo è dismesso da anni, nonostante sia stato inserito nel PGT entrato in vigore nel gennaio del 2015.
Non sarebbero, quindi, quindici, ma uno in meno, i pozzi che soddisfano per l’80% il fabbisogno idrico dei seregnesi (Seregno è in deficit idrico e il 20% del suo fabbisogno gli viene fornito dai pozzi nel comune di Meda).
Bisogna, quindi, prenderne atto e modificare il PGT.


Ogni modifica al Piano di Governo del Territorio prevede l’approvazione in consiglio comunale.
La presentazione della proposta spetta all’assessore competente, nel caso Barbara Milani, assessore all’Urbanistica, che, per preparare la relazione da portare in consiglio, vuole sapere perché e da chi è stato chiuso il pozzo. E qui iniziano i problemi.

Brianzacque, il gestore unico del sistema idrico nella Provincia di Monza e Brianza, quel pozzo dice di non averlo mai gestito. Nel 2007, infatti, quando la società riceve il patrimonio idrico da varie aziende municipalizzate tra cui Aeb - la società che fino ad allora aveva gestito il servizio idrico a Seregno - il pozzo non compare nella dote.
L’assessore chiede di vedere le analisi che hanno portato alla chiusura del pozzo.
Ma non le hanno gli uffici comunali, non le ha Aeb, non le ha Brianzacque (forse il pozzo era gestito da Alsi, l’Azienda Alto Lambro, poi confluita in Brianzacque; almeno così sembra dall’intestazione che compare nel sistema Sif della Provincia di Monza e Brianza, vedi documento).

Si fanno, invece, avanti i vertici di Reti+ (società del gruppo Aeb-Gelsia) convinti che il pozzo sia in disuso da trent’anni, perché inquinato dai nitriti.
Ma anche Reti+ non ha le analisi delle acque.
Insomma si rimane nel vago, di analisi nemmeno l’ombra e di certezze poco o niente.

Intanto, mentre si cerca di dipanare la matassa del pozzo fantasma, arriva sulla scrivania dell’assessore la foto di quello che sembra a tutti gli effetti un distributore di carburante già funzionante sull’area della Giussani srl. Un distributore con tanto di struttura di contenimento, tettoia contro gli agenti atmosferici, estintore e segnale di pericolo di incendio.

La Milani gira la foto ai funzionari del comune, invitandoli ad attivarsi. Giussani ha pure precedenti di abusivismo, è stato, infatti, pizzicato ad allargare la sua cava del 40% rispetto all’area autorizzata, invadendo alcuni terreni agricoli ricadenti nel Plis (Parco locale d’interesse sovracomunale).
Anche in quel caso è stato lo zelo della Milani a far emergere l’abuso, superando lentezze e ritrosie. Il precedente assessore all’Urbanistica, l’attuale sindaco Edoardo Mazza che ha lavorato alla stesura del PGT non si era accorto di nulla, anche se l’allargamento di ben 23mila metri quadri al di fuori del perimetro autorizzato è chiaramente visibile anche su google earth, almeno dal 2014 (nella foto, solo l’area marroncina è quella autorizzata, mentre si vede che la cava occupa anche alcune aree tratteggiate appartenenti al Plis)

Passa un mese, ma i funzionari responsabili non si muovono, la Milani preme e sollecita, alla fine dagli uffici si rassegnano e chiamano Giussani.

- “Dovremo fare un’ispezione.”
- “Questa settimana non ci sono, venite venerdì.”
- “Va bene, a venerdì.”

Giovedì pomeriggio, nella sede della Giussani srl, l’attività è febbrile, i camionisti sono in fila a riempire di gasolio i serbatoi dei mezzi, mentre gli operai scavano (nella foto si vede la montagnola di terra davanti al distributore).
La sera la colonnina del distributore non c’è più, spariti e sigillati i tubi della pompa, il cartello di pericolo incendio finisce poco più in là, rimane la struttura in muratura e sul suolo la sagoma rettangolare di uno scavo che sembra proprio corrispondere a quella di una cisterna interrata rimossa.

Il venerdì mattina passano i tecnici comunali per il controllo: tutto a posto, il distributore di carburanti non c’è.
Giussani è salvo. Rischiava una denuncia penale oltre che per abusivismo, per mancanza del Certificato di Prevenzione Incendi dei Vigili del Fuoco, cosa che ovviamente quel distributore non poteva avere.

L’assessore, allora, dice basta e se ne va.
Sarà colpa degli uffici che percepisce neghittosi soprattutto quando c’è da tenere la schiena dritta davanti ai costruttori, sarà una Giunta che non l’apprezza e scambia la sua meticolosità per pedanteria, o sarà il vice sindaco che adesso fa fuoco e fiamme e prima l’aveva voluta in Giunta - ma se la sarà immaginata una velina da manovrare - e invece Barbara Milani (che ha pure partecipato a Miss Padania e fatto un po’ di televisione) è un avvocato ed ha anche il dottorato; insomma ne sa più di Giacinto Mariani che non ha brillato neanche a prendere il diploma da ragioniere.

Ieri Barbara Milani ha rassegnato la dimissioni, le sono bastati due anni per capire com’è l’andazzo a Seregno, chiamatela scema.

 

Costruzion.e e Idra Patrrimonio: dopo le indagini interne BrianzAcque sporge denuncia alla Procura

12/05/2017

Comunicato Stampa
 
Appalti tra  Idra Patrimonio  e Costruzion.e: conclusi gli accertamenti, BrianzAcque sporge denuncia all’Autorità Giudiziaria
Monza, 12  maggio 2017 - Si sono concluse le verifiche contabili ed amministrative svolte dai consulenti incaricati da Brianzacque S.r.l. nell’ambito dell’attività di controllo e supervisione dell’operato delle società da essa acquisite.


Gli accertamenti hanno avuto per oggetto la gestione degli appalti tra Idra Patrimonio S.p.a. e Costruzion.e S.r.l. per l’esecuzione, negli anni 2009 e 2010, delle opere fognarie nei comuni di Agrate Brianza e Ornago. 
La presenza di numerose anomalie, incongruità ed irregolarità nella contabilità  in relazione agli appalti  ha portato Brianzaque S.r.l. a presentare denuncia – querela alla competente Autorità Giudiziaria per l’accertamento delle eventuali ipotesi di reato configurabili e delle conseguenti  responsabilità penali dei soggetti coinvolti. 
Sono attualmente in corso da parte della Procura della Repubblica le necessarie indagini preliminari, all’esito delle quali la Società si riserva ogni più opportuna azione a tutela dell’immagine e del patrimonio aziendale.
Idra Patrimonio e Costruzion.e oggi non esistono più. La ex  Costruzion.e  è   società confluita in Brianzacque nel 2015  attraverso Idra Patrimonio, nell’ambito del vasto processo di aggregazione,  che ha dato vita al primo gestore unico del servizio idrico integrato su base provinciale della Lombardia. 
Nel  luglio del 2016, a seguito di un accertamento notificato a BrianzAcque da parte dell’Agenzia delle Entrate, il Presidente della public company dell’acqua brianzola, Enrico Boerci, di pieno accordo con il Comitato di Controllo Analogo dell’azienda,  aveva  dapprima fatto scattare un’indagine interna e quindi, nominato una speciale commissione composta da due esperti: la dott.sa Giovanna Ceribelli, commercialista e revisore dei conti e Pier Carlo Beretta, ingegnere civile ed esperto di collaudi e di contabilità di cantiere, che di recente hanno concluso il proprio lavoro, a seguito del quale  è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica.  

 

Seregno - Sandro De Riccardis a La casa della sinistra

16/03/2017 / h. 21:00 - 22:00
Via Leonardo da Vinci, 30, Seregno

Giovedì 16 marzo alle ore 21.00, Sandro De Riccardis presenta il suo libro La mafia siamo noi alla Casa della Sinistra di Seregno.

La mafia siamo noi è un viaggio da nord a sud negli equivoci della lotta alla mafia, attraverso le occasioni perse dallo Stato e dalla società civile. Ma è anche il racconto delle storie di chi lotta in prima persona nel luogo in cui vive, partendo dai problemi di cui nessuno si occupa, dalle ingiustizie che altri fanno finta di non vedere. Pagando, a volte, con la vita.

La mafia siamo noi quando non ci chiediamo “Io che cosa posso fare?” nel luogo in cui siamo, nel tempo che viviamo, nel degrado delle nostre città, nel nostro quartiere, nel cortile del nostro condominio.

Siamo noi quando con i nostri like su Facebook ci sentiamo dalla parte dei giusti, in una battaglia che non stiamo combattendo. Siamo noi davanti alla tv, spettatori inermi davanti a fiction cariche di retorica. Siamo noi, inconsapevoli strumenti di riciclaggio quando pranziamo nei ristoranti, balliamo nei locali, facciamo shopping nei negozi acquistati dai colletti bianchi dei clan. Siamo noi che non capiamo che il crimine non è una categoria astratta. È l’imprenditore che accetta il denaro sporco e lo rimette nell’economia sana. È il funzionario comunale che chiude un occhio e firma atti che non dovrebbe firmare. È lo studente che acquista pochi grammi di marijuana per una serata con gli amici. È la signora che chiama il potente del quartiere per riavere l’auto appena rubata. È il prete che non guarda fuori dalla chiesa.

Le storie che racconta questo libro dicono che l’impegno condiviso di cittadini che credono in un progetto di riscatto è più forte della paura e dell’intimidazione. È più autentico degli slogan nei cortei, dietro gli striscioni con i volti degli eroi antimafia. Morti per aver combattuto nella loro realtà, nel loro tempo, le loro battaglie.
 

Monza - L'ingombrante presenza della moglie del boss nel bar della Provincia

14 febbraio 2017

di Pier Attilio Trivulzio

Anna Saladino, moglie di Pio Candeloro boss della 'ndrangheta, arrestato a Seregno nel giugno 2010 (Ordinanza Infinito) e condannato in via definitiva ad una pena di 20 anni, dal marzo 2015 lavora a Monza in via Grigna, sede della Provincia di Monza e Brianza.
Sta dietro al banco del bar, si occupa della ristorazione, batte scontrini ed incassa. E' stata assunta dalla Cooperativa sociale MAR Multiservizi che ha sede operativa a Gallarate ed è amministrata da Paola Oliva Lonelli.


Direttore operativo e responsabile degli inserimenti del personale della MAR Multiservizi, il napoletano Quintino Magarò, consigliere comunale a Gallarate della DC a metà anni 80, nel 2001 torna in consiglio comunale con il CDC-CDU, nel 2006 con l’Udc e nel 2011 con la lista di destra “Mucci Orgoglio Gallaratese”, quando ottiene il record di preferenze (385).

Nella veste di direttore generale della Cooperativa Primavera, Quintino Magarò riesce a far aggiudicare la gara d'appalto del comune di Gallarate da 1,3 milioni “per attività integrative scolastiche per gli anni 2010-2012” alla sua cooperativa che non ha né i necessari requisiti tecnici né quelli finanziari. L'esposto della esclusa Cooperativa Eurotrend accende i fari su Magarò che viene condannato con rito abbreviato per associazione a delinquere e truffa allo Stato a 3 anni di carcere. La pena viene confermata in secondo grado.
Dal 2009 al 2012 truccando con un software i cedolini di 1750 soci e lavoratori occasionali la Cooperativa Primavera ha sottratto ai lavoratori 500 mila euro di contributi INPS, evaso 1,4 milioni di Irpef ed altri 1,5 milioni di evasione contributiva. La Guardia di finanza ha posto sotto sequestro 18 immobili e quote societarie per il valore di 3 milioni.
Le vicende giudiziarie convincono, nel dicembre 2015, Quintino Magarò a rassegnare le dimissioni dal consiglio comunale di Gallarate, dopo tre anni di sospensione.

A marzo 2015, MAR Multiservizi firma il contratto quinquennale con la Provincia di Monza e Brianza, lo scorso settembre Magarò era a Mantova a brindare per l'appalto triennale del bar-bouvette del Tribunale.
La Cooperativa si è anche aggiudicata la gestione del bar della Sogemi all'Ortomercato di Milano (in passato pesantemente infiltrato dalla ‘ndrangheta), e ancora il bar del Comando Carabinieri di Brescia, dell'IRIS Versari di Cesano Maderno, un bar a Monza ed un altro a Milano.
Qualcuno comincia, giustamente, a preoccuparsi. La presenza di Anna Saladino che trova lavoro in Provincia, assunta da un condannato per associazione a delinquere e truffa allo Stato, desta preoccupazione e origina l’esposto che finisce in Procura.

Il curriculum della donna vanta quattro anni in società con la zia, Sebastiana Saladino, nella gestione del Tricky Bar di Seregno di proprietà del comune di Seregno, gestione ceduta in fretta e furia quando il marito Pio Candeloro, Tony per gli amici, venne arrestato.

Nel luglio del 2010, mentre a Seregno in giunta ci sono pareri discordanti sulla proposta per la “concessione del patrocinio con l'utilizzo del logo e altri interventi alla società Tricky Bar per l'iniziativa Calabresella mia”, nonostante il bar abbia maturato sei mesi di affitto non pagato al comune - che verranno poi rateizzati e saldati dalle tre gestioni che si succederanno -, arriva la notizia dell’arresto di Pio Candeloro a chiudere la questione e ad evitare un maggiore imbarazzo dopo che il comune aveva già concesso al bar il patrocinio per una serata di preselezione di Miss Italia.

Forse per questo la lettera del dicembre 2010 inviata al comune, proprietario dei muri, da Sebastiana Saladino per comunicare l’avvenuta cessione della gestione a terzi del bar di piazza Liberazione, si chiude con la frase emblematica: “Sicuri d'avervi fatto cosa gradita”.

L’esposto sulla presenza della Saladino nel bar della Provincia e la successiva indagine che è stata aperta, arrivano in un momento in cui le istituzioni manifestano una maggior attenzione in Brianza sulle licenze commerciali e sul pericolo che queste finiscano in mano e personaggi legati alla criminalità organizzata.
In particolare c’è da ricordare le misure prese dalla Prefettura di Monza nei confronti di alcuni bar di Seregno ( Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti) e della Dylangroup di Cesano Maderno (vedi Cesano Maderno - 'Ndrangheta. Tra i soci di Marziano della Dilancar c'è anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli).

La presidente della cooperativa Mar Multiservizi, Paola Leonelli, ha dichiarato alla stampa che “nulla sapeva che la signora Saladino, in possesso dell’invalidità, fosse coniugata con il Sig. Candeloro, condannato per reati di criminalità organizzata di stampo mafioso” e ha aggiunto che la Saladino è stata assunta all’interno delle quota riservata alle persone svantaggiate che la legge prescrive per le cooperative sociali: un terzo dei dipendenti.

La famiglia di Pio Candeloro e Anna Saldino è ben integrata nella realtà sociale brianzola, con amicizie un tempo importanti che non sono venute a mancare anche in tempi recenti, come quella con Massimo Ponzoni, l’ex assessore regionale per anni uomo di punta di Forza Italia in Brianza, condannato per bancarotta.
Mai rinviato a giudizio, ma più che sfiorato dal sospetto di una vicinanza agli ambienti ‘ndranghetisti, Ponzoni venne definito dal Gip Gennari “capitale sociale della ‘ndrangheta”, in un capitolo dell’ordinanza che il magistrato dedicò ad alcuni politici e che inizia così: “È chiaro che, se l’obiettivo dei nostri (gli ‘ndranghetisti - ndr) è quello di mettere le mani su appalti pubblici, avere ottimi rapporti con esponenti politici rappresenta un capitale aggiunto di notevole valore e considerevole interesse”. La sorella di Massimo, Laura Ponzoni, è stata arrestata nel febbraio del 2016, insieme al marito, il costruttore Argentino Cocozza, nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga che ha visto coinvolto anche Carmelo Pio, nipote di Candeloro.

Naturalmente ci sono anche le amicizie delle coppia Candeloro Pio- Anna Saladino con personaggi del mondo della ‘ndrangheta, come Arturo Sgrò medico chirurgo al Niguarda di Milano, arrestato nel gennaio dell’anno scorso e vicino alla ‘ndrina degli Iamonte di Melito Porto Salvo, clan di appartenza dello stesso Pio Candeloro, e Paolo De Luca, il “boss invisibile”, arrestato a novembre dell’anno scorso e vicino agli Stagno, collegati ai clan Galati e Mancuso di Vibo Valentia così coma la famiglia Cristello, un tempo potenti e ricchi esponenti della ‘ndrangheta a Seregno, grazie alla gestione privilegiata del canale di traffico della droga, adesso fortemente in declino dopo i tanti arresti e l’uccisione nel 2008, in una faida interna al clan Cristello-Stagno, di Rocco Cristello.

La famiglia Pio-Saladino si intreccia poi con altre famiglie, quella di Tripodi che gestisce l’omonimo bar-panetteria chiuso per ordine della Prefettura nel gennaio dell’anno scorso (Antonino Tripodi ha sposato la nipote di Pio Candeloro), e la famiglia Conti, di origine siciliana, proprietaria di vari locali pubblici, le pizzerie Aldo e Aldo2 e il bar Mosquito a Barlassina, la birreria The Stone a Seveso, le pizzerie Aldo3 e Aldo4, rispettivamente a Meda e a Seregno, tutti locali che vennero posti sotto sequestro cautelativo quando nell’ottobre 2015, nell’ambito dell’Operazione July, venne sgominata un’associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti al cui vertice c'era Aldo Conti, personaggio dal noto passato criminale. In quella indagine sono emersi collegamenti, oltre che con un’organizzazione criminale albanese, anche con esponenti della ‘ndrangheta.

ps: nella foto Pio Candeloro e Anna Saladino al Tricky Bar di Seregno poco prima degli arresti del luglio 2010.

Muggiò - Zaccaria torna in carcere, deve scontare la pena residua per il fallimento Tornado Gest

04/12/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Saverio Lo Mastro, ultimo amministratore della società Tornado Gest, è uscito dal carcere di Monza il 26 ottobre scorso: fine pena dopo una condanna a 12 anni e 8 mesi, di cui 4 patteggiati per il fallimento della società che a Muggiò, nel parco del Grugnotorto, ha costruito il Magic Movie Park, un multiplex a 15 schermi.
Un altro protagonista della vicenda è finito, invece, ieri in carcere.

Il procuratore della Tornado Gest, Felice Vittorio Zaccaria, l'uomo che il 4 maggio di dieci anni fa proprio a Lo Mastro aveva ceduto la società amministrata dalla moglie Aldina Stagnati con debiti dichiarati per 30 milioni, risultati in realtà 53.

Zaccaria, condannato in via definitiva a 5 anni, dovrà scontare ancora 3 anni e 8 mesi.
Era stato arrestato assieme alla moglie, a Lo Mastro e a Stefano Firmano il 23 aprile 2009 e messo in libertà provvisoria in attesa della sentenza su ordine del giudice Italo Ghitti il 16 dicembre. Firmano dopo tre giorni aveva ottenuto i domiciliari e patteggiato 3 anni; Aldina Stagnati è stata invece condannata ad una pena di 4 anni e quindi dovrà scontare in carcere i restanti 2 anni 8 mesi.

Tra la persone indagate dal pubblico ministero Giordano Baggio c'era anche Rocco Cristello, personaggio legato alla 'ndrangheta, socio di Lo Mastro nelle società Valedil e Residence Pusiano, dov'era presente anche Firmano. L'ipotesi accusatoria per Cristello, Zaccaria, Stagnati, Lo Mastro, Firmano e il cinese Song Zhichai oltre che di bancarotta fraudolenta era di riciclaggio.

Tre giorni dopo la richiesta del sostituto procuratore Giordano Baggio al Gip di proroga delle indagini, Cristello veniva, però, ucciso da due killer mentre posteggia davanti a casa, a Verano Brianza, la sua automobile, uscendo così dalla vita e dall’inchiesta.
Recentemente la Cassazione ha respinto il ricorso di Zaccaria che aveva chiesto la revoca del provvedimento relativo al fondo patrimoniale scovato dopo un lungo lavoro investigativo dai curatori Maurizio Oggioni, Maria Ester Palermo ed Emanuele Gentili e quindi, a breve, finirà all'asta la villa di Villasanta del costruttore calabrese.

In quanto al Magic Movie di Muggiò, abbandonato da dieci anni, saccheggiato e circondato da montagne di rifiuti, potrebbe diventare la location di un film di fantascienza. Una richiesta in tal senso è infatti arrivata ai curatori fallimentari.

Il piano d'intervento integrato presentato da Tornado Gest passato in Consiglio comunale con 13 voti a favore la sera del 28 febbraio 2002 prevedeva attorno al multiplex un'oasi verde di 130 mila metri quadrati, club house, laghetto per la pesca sportiva e la pista ciclabile; ma nulla di ciò è stato realizzato.
Ora alla diffida dell'Amministrazione che ha chiesto a Unipol il pagamento della fideiussione di 3 milioni a suo tempo rilasciata (dopo che ne era stata consegnata un'altra risultata falsa) è stato risposto che verrà nominato un perito che quantificherà l'importo delle opere promesse ma mai realizzate.
Fallimento del “Magic Movie Park” è stato un fallimento annunciato.

Felice Vittorio Zaccaria non possedeva i capitali, mancava la strada per raggiungere il multiplex, non era stato fatto un piano industriale.
Eppure il costruttore di Roccella Jonica che a Muggiò aveva costruito le villette di Santa Giuliana, di via Venezia e il Supercondominio di via Sondrio (i cui appartamenti ancora oggi sono privi di abitabilità), dopo aver realizzato la palestra della Cond Art e il condominio Delle Grazie in via San Carlo s'era messo in testo di diventare un magnate dei multiplex.

Aveva richiesto al Ministero dello Spettacolo licenze per realizzarli a Muggiò e a Segrate. A Muggiò dichiarando falsamente di avere già ottenuto il permesso a costruire mentre invece dopo un controllo della Polizia locale gli era stato imposto l'alt ai lavori. A Segrate aveva già scavato una buca profonda e preparato le fondamenta quando è stato bloccato e gli è stato imposto di rimettere il luogo nelle condizioni iniziali.

Era intenzionato a costruire un terzo multiplex ad Arcore con la società Movie2, la richiesta però è rimasta inevasa.
Ad Oggiono aveva previsto un quarto insediamento. Qui il cantiere era pronto per accogliere la struttura prefabbricata preparata dalla SIPC Solai di Vignate quando una telefonata ha bloccato il camion, limitando i danni. I debiti per i lavori di scavo non pagati, sono stati comunque di 4 milioni, di cui 1,3 milioni recuperati dai curatori con la cessione dell'area ad un supermercato.

Felice Vittorio Zaccaria dovrà scontare la pena residua di 3 anni e 8 mesi che potrebbe però aumentare dal momento che che ha in corso altri procedimenti penali. Così come il figlio Andrea Simone che deve rispondere del fallimento della società Palazzo dei Conti.

E nuovi guai dovrebbero venire dalla causa intentata dal curatore della Coel di Lallio (Bergamo) per gli appartamenti del condominio Delle Grazie a Muggiò costruito sul terreno della Sef della famiglia Firmano.

Gli appartamenti, nonostante fossero posti sotto sequestro, due sono stati venduti con tanto di rogito notarile a Roberta Andreini, uno ad Anna Paola Immerso, convivente di Giovanni Stagnati, figlio di Aldina; ed altri due a Chiara Parmiani, moglie di Andrea Simone Zaccaria.

Su uno degli appartamenti della Parmiani il 6 agosto 2013 (repertorio n. 23.027 notaio Ugo Cantiello di Garbagnate Milanese) risulta iscritta una ipoteca volontaria a favore della “Nona Idroline srl società Unipersonale” di cui si sta occupando la Procura di Milano per operazioni di riciclaggio legate alla cosca De Stefano.

Mentre la società Residence Pavia è stata ceduta dagli Zaccaria a Piergiuseppe Avanzato, socio dell'immobiliarista di Vimercate Giuseppe Malaspina nella Due G che a Como ha presentato un progetto di edificazione di un'imponente area a ridosso della dogana con la Svizzera.
 

Seregno - Mafia e stragismo. Proiezione film "Rapido 904. La strage di Natale"

A 6 mesi esatti dalla partecipatissima fiaccolata+film per dire NO alle mafie, mantenendo la promessa fattaci con comitati, associazioni promotrici e singole/i cittadine/i di non mollare l'attenzione e dare continuità ad iniziative sul tema, il collettivo AG!TAmente e Libera Monza e Brianza organizzano una serata di informazione e divulgazione.
Sarà proiettato il film documentario "Rapido 904. La strage di Natale" di Martino Lombezzivincitore del premio "Filmare la storia 2016"; finalistaall'"Ariano Irpino Film Festival 2016" sezione documentari; in concorso a "Documentaria Noto 2016".
Sarà presente il regista che, a fine proiezione, chiacchiererà con Monia Colaci (attivista anti-mafia) e il pubblico.

Il film (prodotto da Zona - www.zona.org) va alla ricerca delle tracce che l’attentato del 23 dicembre 1984 al treno Napoli-Milano ha lasciato nei corpi e nella memoria dei sopravvissuti: alcuni di loro, dopo trent’anni di silenzio, parlano oggi per la prima volta. Parlano anche alcuni dei soccorritori: ferrovieri, medici, vigili del fuoco, poliziotti che per primi entrarono nella galleria della strage, ignari dello scenario di morte e distruzione che si sarebbero trovati di fronte. Con questa parte di memorie personali, che forma il corpo del film, si intreccia la cronaca del processo di Firenze (conclusosi nell'aprile 2015) a Totò Riina, accusato di essere il mandante della strage. Spezzoni d’epoca, tratti dagli archivi della Fondazione FS e dalle Teche RAI, ci riportano ai momenti immediatamente successivi all’attentato. Queste immagini dialogano con altre, contemporanee, dei luoghi dove si è consumata la strage. Il percorso emotivo del film nasce dal confronto fra questi materiali e le memorie dei testimoni.

Nello sviluppo si tirano le fila, ma non vengono tratte conclusioni che sono lasciate agli spettatori. L'obiettivo della serata sarà proprio questo: interrogarci sulla storia, su QUELLA storia, capire perché - E SE (noi crediamo di sì) - ha senso parlarne ancora oggi.
L'occasione di riflessione è di quelle da non perdere: il documentario fa luce su una strage pervicacemente "dimenticata" e sarà senz'altro interessante chiederci quali siano gli elementi di discontinuità e continuità con la criminalità organizzata che permea oggi la nostra società.
La proiezione sarà alle ore 21.00 di mercoledì 23 novembre 2016 al cinema Roma di Seregno.

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