Seregno - La città della bellezza

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del consigliere comunale del Pd, Leonardo Sabia, e di altri tre membri della sezione del Pd che tornano sulla questione 'ndrangheta a Seregno, dopo il consiglio comunale di martedì scorso, in cui si è discusso delle infiltrazioni della criminalità organizzata ed è stata costituita la commissione antimafia.

di Jacques Maria Brandt, Luca Lissoni, Chiara Mandaradoni e Leonardo Sabìa

L'onestà è un postulato quasi negativo: un prestito a fondo perduto, una forma di quieto vivere, una fiducia da accordare per convenzione. L'onestà fa guadagnare solo la speranza che il prossimo si comporti onestamente, la soddisfazione etica di aver mantenuto un impegno, la bontà di credere in un mondo in cui le persone si possano fidare. L'onestà è un patto tra uomini che scelgono di credersi per non doversi preoccupare del prossimo e potersi concentrare sulla propria famiglia, sul proprio lavoro, sul proprio benessere. L'onestà è una virtù. L'inerzia ha convinto molti che non lo sia. Tante persone percepiscono l'onestà come un ideale e non come un fondamento, come un punto di arrivo e non come un punto di partenza. Certi onesti ritengono di essere arrivati, di aver raggiunto un obiettivo. Trascinano l'onestà al livello di ideale, abbassando quel livello. Dimenticano che gli ideali sono visioni irrealizzate e opinabili, accantonandoli.

“Non siamo a Locri, in Calabria. Non siamo al Sud. Siamo alle porte di Milano”, scriveva Roberto Saviano nel 2010.
Siamo a Seregno. Qui la ‘ndrangheta si maschera dietro i volti di alcuni cittadini. Stessa città brianzola di qualche tempo fa, stessa mafia. Stessa indifferenza. Sottovalutiamo il valore dello stupore, e tutto ci appare scontato.
La mafia ci assomiglia. Lo diceva Giovanni Falcone, invitando a non pensare alla mafia come
“ad una piovra, ad un cancro, a qualcosa di estremamente brutto ed altro rispetto a noi”.

La mafia ci assomiglia perchè si insinua nelle nostre disattenzioni, prolifera nelle nostre superficialità, semina i suoi affari quando noi ci interessiamo solo ai nostri.
Falchi e colombe. Due termini utilizzati da chi studia l’evoluzione animale come da chi studia quella umana. Due termini per definire chi agisce in modo antagonista e chi in modo cooperativo all’interno della società, scegliendo se adottare uno stile di vita individualista o volto al benessere collettivo. Se da una parte le società in cui prevalgono le colombe sono quelle in cui gli individui vivono meglio, dall'altra parte in queste società pare che i falchi ottengano un guadagno superiore al guadagno medio di chi “gioca con il gruppo”. Ci siamo convinti che chi accetta di andare contro la legge, chi è disposto a nuocere ai propri simili realizzi maggiormente i propri scopi individuali. Ci siamo convinti che i disonesti siano avvantaggiati rispetto agli onesti. Dimentichiamo che il falco ottiene i suoi vantaggi ed evita svantaggi ben più notevoli solo se le colombe ignorano il sopruso.

La mafia ci assomiglia perchè prende i nostri piccoli tradimenti di fiducia quotidiani, li estremizza e li eleva a regola. Quante volte compiamo azioni che danneggiano la nostra comunità? L'indifferenza verso i soprusi, l'interesse particolare immediato anteposto all'interesse comune previdente. Fumare una sigaretta davanti all’asilo, chiedere all’elettricista se può non fare la fattura.

La mafia ci assomiglia perchè, dice il magistrato della DDA di Milano Alessandra Dolci,
“si infiltra nelle attività legali. In precedenza la criminalità di stampo mafioso era dedita ad attività illecite quali estorsioni, usura e traffico di stupefacenti. I successi nell'attività di contrasto hanno portato le organizzazioni criminali a diversificare il proprio raggio d'azione, creando al proprio interno un ulteriore asset definito capitale sociale, cioè l'insieme di politici, imprenditori, professionisti, pubblici amministratori, forze dell'ordine che si mettono a disposizione della criminalità organizzata rendendo servigi in un'ottica di scambio reciproco”.

A Seregno la 'ndrangheta ha creato attività commerciali e si è impossessata delle nostre, ha portato le sue persone e corrotto le nostre. Seregnesi corrotti e seregnesi superficiali: una minoranza di cittadini secondo cui la criminalità organizzata a Seregno sarebbe solo una diceria, un'esagerazione. L’Amministrazione è il megafono di questa minoranza: spot e aperitivi presso un bar i cui titolari sono i custodi dell'arsenale della 'ndrangheta e “una famiglia come le altre”;
scuse ai bar chiusi poiché “è un atto della Prefettura, non potevamo fare diversamente”; dietrofront quattro giorni dopo a suon di “i due esercizi sono stati chiusi a seguito di una richiesta fatta dal Comune alla Prefettura circa la sussistenza dei requisiti antimafia” oppure “il sostituto procuratore Salvatore Bellomo è venuto personalmente a Seregno per sottolineare la fattiva collaborazione tra Amministrazione, Magistratura e Forze dell'Ordine”; smentite da parte di Salvatore Bellomo, che apostrofa “l'antimafia dei fatti” dell'Amministrazione dicendo “non faccio visite di cortesia nei Comuni, tantomeno a Seregno”nessuna convocazione del Consiglio Comunale per 15 giorni.

Ma soprattutto – seguendo l'invito di Peppino Impastato, che ci ha insegnato a diffondere bellezza per combattere la mafia - nessun progetto di città. Se scostassimo le tende contribuiremmo alla bellezza. Se camminassimo per le vie della città e ne valutassimo i dettagli, noteremmo il degrado: il verde abbandonato, le carreggiate bucate, i marciapiedi sconnessi, i muri scrostati. L'educazione ferma, la cultura povera, le iniziative rare. Il commercio stagnante, le imprese bloccate. Il servizio sociale frammentato.
Seregno offre servizi mediocri e non cresce. Prevalgono gli interessi particolari dei falchi. Si impone la legge del più forte, terreno fertile per la criminalità organizzata.
Seregno soffre la mancanza di una visione. La città ha smesso di sognare, ha scordato la propria identità, ha rinunciato a progettarsi.

Abbiamo cominciato definendo l'onestà un fondamento, non un ideale. Ecco un'idea per sconfiggere mafia e fascismi, un modo per diffondere bellezza: considerare l'onestà come l'inizio da non discutere, perseguire ideali come fine da discutere. Noi proponiamo libertà e giustizia. Desideriamo un mondo in cui gli individui sfruttino il proprio talento e la propria intraprendenza, e ne condividano i frutti con chi ha meno talento e meno intraprendenza.

L’identità dell’essere umano è definita da bisogni e aspirazioni. Nella vita pubblica, i primi sono conciliabili con i servizi essenziali (spazi pubblici curati e trasporti capillari, scuole funzionali e prestazioni sociali puntuali) i secondi da un progetto che permetta di crescere economicamente ed eticamente (incentivi alle imprese, piani per l'occupazione, rigenerazione del territorio, programmi culturali). L’amministrazione dovrebbe proporre una visione di Seregno che risponda al presente e guardi al futuro. Una visione che fornisca ai cittadini occasioni per contemplare ciò che sta oltre le nostre tende, per aiutarsi a vicenda, per strutturare le personalità. Bellezza, giustizia, libertà.
Occorre garantire i servizi essenziali. Il bilancio dimostra che sono disponibili le finanze per investire: manutenzione di strade, parchi, scuole, impianti sportivi, edifici pubblici, abitazioni comunali. Contemporaneamente è necessario impostare la città futura, intesa come polmone dell'area metropolitana e relazionata con i comuni limitrofi.

Primo passo: recuperare lo spirito commerciale, nel senso più comunitario del termine. Seregno era cresciuta nel corso del secondo dopoguerra perché alternativa al caos metropolitano. I nuovi cittadini avevano preferito la piccola comunità, le passeggiate in centro, la spesa agli alimentari rispetto ai servizi che Milano offriva. Questa relazione è diventata sterile e la città ha perso il proprio senso. Il rapporto tra cittadini va nutrito attraverso un progetto che integri economia, territorio, educazione.

Bisogna promuovere un'economia diversificata, offrendo incentivi alle nuove imprese, abbassando la pressione fiscale su quelle esistenti. Proporre la collaborazione con l'Amministrazione alle aziende, il baratto amministrativo ai seregnesi in difficoltà.
Bisogna pensare ad un'urbanistica che promuova la relazione, riqualificando parti di Seregno secondo una logica di apertura. Possiamo restituire identità ai quartieri e collegarli, pensando al verde come ponte tra di essi: i giardini dei condomini possono essere aggregati, le recinzioni possono essere ridotte.
Bisogna diffondere la cultura e lo sport, scudi contro criminalità organizzata e fascismi. Finanziare le associazioni sul territorio; coinvolgere scuole, oratori, privati, imprenditori, commercianti, partiti; affidarsi agli anziani, delegando loro l'organizzazione delle iniziative. Distribuire strutture culturali leggere; eventi che identifichino porzioni di Seregno, trasmettano la visione della città, educhino alla legalità. Incoraggiare lo sport, sovvenzionando le associazioni e organizzando competizioni tra i quartieri.

Di fronte a progetti che mirano all’inclusione, la criminalità organizzata non potrà che rimanere esclusa. Il rinvigorimento di una comunità implica che ogni individuo sia relazionato all’altro. Comporta che i cittadini siano interessati da ciò e a ciò che accade fuori dalla propria finestra. Questo principio non concede spazio a compromessi, non tollera i falchi. Garantisce gli anticorpi in grado di asfissiare mafie e fascismi. Garantisce una Seregno che, attraverso la bellezza, sia libera e giusta.

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