'ndrangheta

'Ndrangheta a Desio. Condannato a 14 anni lo sfasciacarrozze Ignazio Marrone

31/08/2017

di Pier Attilio Trivulzio

Desio, crocevia della Brianza dove i calabresi della 'ndrangheta vanno – non certo a cuor leggero - a braccetto con i siciliani di Cosa Nostra ed ex Stiddari, costretti a pagare per operare sul territorio.  
Insomma, 'nduja e cannoli alla  brianzola.

Come nel processo appena conclusosi a Monza il cui collegio giudicante presieduto da Giovanni Gerosa, giudici a latere Gaia Caldarini e Marta Pollicino hanno condannato ad una pena di 14 anni il siciliano 41enne di Canicattì titolare della “Recupero eAutodemolizioni srl” di Desio, Ignazio Marrone, “per aver fatto parte dell'associazione di tipo mafioso denominata 'ndrangheta in cui ha ricoperto un ruolo di vertice nella locale di Desio legata alle famiglie Iamonte-Moscato“ e a 10 anni il medico plastico calabrese 43enne, Arturo Sgrò “partecipe della locale con il compito di riscuotere crediti derivanti da illecite attività e provvedere al sostentamento dei detenuti in carcere e tra questi i familiari Giuseppe ed Edoardo Salvatore Sgrò arrestati nel luglio del 2010”.
A Sgrò sono state concesse le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e la minima partecipazione.

Per Marrone – detenuto nel carcere di Opera dal 30 novembre 2010 al 30 gennaio 2012, compagno di cella con il gelese Alessandro Barbieri - appartenente al clan dei Rinzivillo ed imparentato con la famiglia Madonia - il pubblico ministero della Dda, Cecilia Vassena aveva chiesto 15 anni.

Marrone e Sgrò erano stati arrestati a fine gennaio dello scorso anno su ordine del Gip Carlo Ottone De Marchi.

Una taske force di 500 uomini, per quattro giorni avevano bloccato il capannone di Desio, 20 mila metri quadri di via Ferravilla dotato di sofisticate apparecchiature di videocontrollo della “Recuperi e Autodemolizioni srl” e il vicino terreno di via Matilde Serao che era stato interamente rivoltato come un calzino alla ricerca di armi.

L'operazione si era poi conclusa in un capannone della vicina Muggiò dove oltre a motori, cambi e parti d'auto di provenienza furtiva era stata rinvenuta una pistola.

Per evitare di essere intercettato Ignazio Marrone aveva provveduto a munirsi di un jammer, disturbatore di frequenze, e “fregare”, così, gli uomini della Squadra Mobile di Milano e i carabinieri di Desio che lo controllavano.
Ma non è servito, così come non è servito lo stesso espediente a Massimo Carminati, il fascista di Mafia Capitale.

Ignazio Marrone  aveva rapporti con personaggi di spessore  criminale come Pio Candeloro, Nicola Minniti,  Saverio Moscato, Farruggio Salvatore e Giuseppe Pensabene (condannato 15 anni per la banca della ‘ndrangheta di Seveso) al quale aveva proposto la tregua dopo un attentato nel novembre 2009 ai camion della sua azienda, tregua che ha segnato il vertice della locale di Desio. “Ignazio Marrone figura di raccordo tra appartenenti a consorterie mafiose siciliane e calabresi nella locale di Desio”, scrive il Gip Luerti.

Emblematico l'attivarsi di Marrone nei confronti di Emanuele Napolitano, nato a Gela il 5 marzo 1968 e che a fine novembre 2013 viene trasferito dal carcere di S. Sara di Oristano a Opera.

Scrive il Gip: “Napolitano è accusato di associazione mafiosa, tentato omicidio, strage, estorsione, tentato sequestro, traffico di stupefacenti, rapina aggravata, ricettazione, armi” ed anche per il Gip che chiede la sua carcerazione nell'ambito dell'operazione Fire Off oltre ad “associazione a delinquere armata di stampo mafioso finalizzata a estorsione, attentati ed incendi a danno di imprenditori siciliani operanti nel settore edile di Busto Arsizio, il soggetto acquisisce il controllo anche indiretto delle attività edili avvalendosi delle diffuse conoscenze della loro pregressa vicenda giudiziaria, del loro collegamento a famiglie mafiose di origini gelesi e della capacità di incutere timore anche attraverso ricorso a minacce con armi e attentati incendiari”.

Monza - L'ingombrante presenza della moglie del boss nel bar della Provincia

14 febbraio 2017

di Pier Attilio Trivulzio

Anna Saladino, moglie di Pio Candeloro boss della 'ndrangheta, arrestato a Seregno nel giugno 2010 (Ordinanza Infinito) e condannato in via definitiva ad una pena di 20 anni, dal marzo 2015 lavora a Monza in via Grigna, sede della Provincia di Monza e Brianza.
Sta dietro al banco del bar, si occupa della ristorazione, batte scontrini ed incassa. E' stata assunta dalla Cooperativa sociale MAR Multiservizi che ha sede operativa a Gallarate ed è amministrata da Paola Oliva Lonelli.


Direttore operativo e responsabile degli inserimenti del personale della MAR Multiservizi, il napoletano Quintino Magarò, consigliere comunale a Gallarate della DC a metà anni 80, nel 2001 torna in consiglio comunale con il CDC-CDU, nel 2006 con l’Udc e nel 2011 con la lista di destra “Mucci Orgoglio Gallaratese”, quando ottiene il record di preferenze (385).

Nella veste di direttore generale della Cooperativa Primavera, Quintino Magarò riesce a far aggiudicare la gara d'appalto del comune di Gallarate da 1,3 milioni “per attività integrative scolastiche per gli anni 2010-2012” alla sua cooperativa che non ha né i necessari requisiti tecnici né quelli finanziari. L'esposto della esclusa Cooperativa Eurotrend accende i fari su Magarò che viene condannato con rito abbreviato per associazione a delinquere e truffa allo Stato a 3 anni di carcere. La pena viene confermata in secondo grado.
Dal 2009 al 2012 truccando con un software i cedolini di 1750 soci e lavoratori occasionali la Cooperativa Primavera ha sottratto ai lavoratori 500 mila euro di contributi INPS, evaso 1,4 milioni di Irpef ed altri 1,5 milioni di evasione contributiva. La Guardia di finanza ha posto sotto sequestro 18 immobili e quote societarie per il valore di 3 milioni.
Le vicende giudiziarie convincono, nel dicembre 2015, Quintino Magarò a rassegnare le dimissioni dal consiglio comunale di Gallarate, dopo tre anni di sospensione.

A marzo 2015, MAR Multiservizi firma il contratto quinquennale con la Provincia di Monza e Brianza, lo scorso settembre Magarò era a Mantova a brindare per l'appalto triennale del bar-bouvette del Tribunale.
La Cooperativa si è anche aggiudicata la gestione del bar della Sogemi all'Ortomercato di Milano (in passato pesantemente infiltrato dalla ‘ndrangheta), e ancora il bar del Comando Carabinieri di Brescia, dell'IRIS Versari di Cesano Maderno, un bar a Monza ed un altro a Milano.
Qualcuno comincia, giustamente, a preoccuparsi. La presenza di Anna Saladino che trova lavoro in Provincia, assunta da un condannato per associazione a delinquere e truffa allo Stato, desta preoccupazione e origina l’esposto che finisce in Procura.

Il curriculum della donna vanta quattro anni in società con la zia, Sebastiana Saladino, nella gestione del Tricky Bar di Seregno di proprietà del comune di Seregno, gestione ceduta in fretta e furia quando il marito Pio Candeloro, Tony per gli amici, venne arrestato.

Nel luglio del 2010, mentre a Seregno in giunta ci sono pareri discordanti sulla proposta per la “concessione del patrocinio con l'utilizzo del logo e altri interventi alla società Tricky Bar per l'iniziativa Calabresella mia”, nonostante il bar abbia maturato sei mesi di affitto non pagato al comune - che verranno poi rateizzati e saldati dalle tre gestioni che si succederanno -, arriva la notizia dell’arresto di Pio Candeloro a chiudere la questione e ad evitare un maggiore imbarazzo dopo che il comune aveva già concesso al bar il patrocinio per una serata di preselezione di Miss Italia.

Forse per questo la lettera del dicembre 2010 inviata al comune, proprietario dei muri, da Sebastiana Saladino per comunicare l’avvenuta cessione della gestione a terzi del bar di piazza Liberazione, si chiude con la frase emblematica: “Sicuri d'avervi fatto cosa gradita”.

L’esposto sulla presenza della Saladino nel bar della Provincia e la successiva indagine che è stata aperta, arrivano in un momento in cui le istituzioni manifestano una maggior attenzione in Brianza sulle licenze commerciali e sul pericolo che queste finiscano in mano e personaggi legati alla criminalità organizzata.
In particolare c’è da ricordare le misure prese dalla Prefettura di Monza nei confronti di alcuni bar di Seregno ( Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti) e della Dylangroup di Cesano Maderno (vedi Cesano Maderno - 'Ndrangheta. Tra i soci di Marziano della Dilancar c'è anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli).

La presidente della cooperativa Mar Multiservizi, Paola Leonelli, ha dichiarato alla stampa che “nulla sapeva che la signora Saladino, in possesso dell’invalidità, fosse coniugata con il Sig. Candeloro, condannato per reati di criminalità organizzata di stampo mafioso” e ha aggiunto che la Saladino è stata assunta all’interno delle quota riservata alle persone svantaggiate che la legge prescrive per le cooperative sociali: un terzo dei dipendenti.

La famiglia di Pio Candeloro e Anna Saldino è ben integrata nella realtà sociale brianzola, con amicizie un tempo importanti che non sono venute a mancare anche in tempi recenti, come quella con Massimo Ponzoni, l’ex assessore regionale per anni uomo di punta di Forza Italia in Brianza, condannato per bancarotta.
Mai rinviato a giudizio, ma più che sfiorato dal sospetto di una vicinanza agli ambienti ‘ndranghetisti, Ponzoni venne definito dal Gip Gennari “capitale sociale della ‘ndrangheta”, in un capitolo dell’ordinanza che il magistrato dedicò ad alcuni politici e che inizia così: “È chiaro che, se l’obiettivo dei nostri (gli ‘ndranghetisti - ndr) è quello di mettere le mani su appalti pubblici, avere ottimi rapporti con esponenti politici rappresenta un capitale aggiunto di notevole valore e considerevole interesse”. La sorella di Massimo, Laura Ponzoni, è stata arrestata nel febbraio del 2016, insieme al marito, il costruttore Argentino Cocozza, nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga che ha visto coinvolto anche Carmelo Pio, nipote di Candeloro.

Naturalmente ci sono anche le amicizie delle coppia Candeloro Pio- Anna Saladino con personaggi del mondo della ‘ndrangheta, come Arturo Sgrò medico chirurgo al Niguarda di Milano, arrestato nel gennaio dell’anno scorso e vicino alla ‘ndrina degli Iamonte di Melito Porto Salvo, clan di appartenza dello stesso Pio Candeloro, e Paolo De Luca, il “boss invisibile”, arrestato a novembre dell’anno scorso e vicino agli Stagno, collegati ai clan Galati e Mancuso di Vibo Valentia così coma la famiglia Cristello, un tempo potenti e ricchi esponenti della ‘ndrangheta a Seregno, grazie alla gestione privilegiata del canale di traffico della droga, adesso fortemente in declino dopo i tanti arresti e l’uccisione nel 2008, in una faida interna al clan Cristello-Stagno, di Rocco Cristello.

La famiglia Pio-Saladino si intreccia poi con altre famiglie, quella di Tripodi che gestisce l’omonimo bar-panetteria chiuso per ordine della Prefettura nel gennaio dell’anno scorso (Antonino Tripodi ha sposato la nipote di Pio Candeloro), e la famiglia Conti, di origine siciliana, proprietaria di vari locali pubblici, le pizzerie Aldo e Aldo2 e il bar Mosquito a Barlassina, la birreria The Stone a Seveso, le pizzerie Aldo3 e Aldo4, rispettivamente a Meda e a Seregno, tutti locali che vennero posti sotto sequestro cautelativo quando nell’ottobre 2015, nell’ambito dell’Operazione July, venne sgominata un’associazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti al cui vertice c'era Aldo Conti, personaggio dal noto passato criminale. In quella indagine sono emersi collegamenti, oltre che con un’organizzazione criminale albanese, anche con esponenti della ‘ndrangheta.

ps: nella foto Pio Candeloro e Anna Saladino al Tricky Bar di Seregno poco prima degli arresti del luglio 2010.

Muggiò - Zaccaria torna in carcere, deve scontare la pena residua per il fallimento Tornado Gest

04/12/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Saverio Lo Mastro, ultimo amministratore della società Tornado Gest, è uscito dal carcere di Monza il 26 ottobre scorso: fine pena dopo una condanna a 12 anni e 8 mesi, di cui 4 patteggiati per il fallimento della società che a Muggiò, nel parco del Grugnotorto, ha costruito il Magic Movie Park, un multiplex a 15 schermi.
Un altro protagonista della vicenda è finito, invece, ieri in carcere.

Il procuratore della Tornado Gest, Felice Vittorio Zaccaria, l'uomo che il 4 maggio di dieci anni fa proprio a Lo Mastro aveva ceduto la società amministrata dalla moglie Aldina Stagnati con debiti dichiarati per 30 milioni, risultati in realtà 53.

Zaccaria, condannato in via definitiva a 5 anni, dovrà scontare ancora 3 anni e 8 mesi.
Era stato arrestato assieme alla moglie, a Lo Mastro e a Stefano Firmano il 23 aprile 2009 e messo in libertà provvisoria in attesa della sentenza su ordine del giudice Italo Ghitti il 16 dicembre. Firmano dopo tre giorni aveva ottenuto i domiciliari e patteggiato 3 anni; Aldina Stagnati è stata invece condannata ad una pena di 4 anni e quindi dovrà scontare in carcere i restanti 2 anni 8 mesi.

Tra la persone indagate dal pubblico ministero Giordano Baggio c'era anche Rocco Cristello, personaggio legato alla 'ndrangheta, socio di Lo Mastro nelle società Valedil e Residence Pusiano, dov'era presente anche Firmano. L'ipotesi accusatoria per Cristello, Zaccaria, Stagnati, Lo Mastro, Firmano e il cinese Song Zhichai oltre che di bancarotta fraudolenta era di riciclaggio.

Tre giorni dopo la richiesta del sostituto procuratore Giordano Baggio al Gip di proroga delle indagini, Cristello veniva, però, ucciso da due killer mentre posteggia davanti a casa, a Verano Brianza, la sua automobile, uscendo così dalla vita e dall’inchiesta.
Recentemente la Cassazione ha respinto il ricorso di Zaccaria che aveva chiesto la revoca del provvedimento relativo al fondo patrimoniale scovato dopo un lungo lavoro investigativo dai curatori Maurizio Oggioni, Maria Ester Palermo ed Emanuele Gentili e quindi, a breve, finirà all'asta la villa di Villasanta del costruttore calabrese.

In quanto al Magic Movie di Muggiò, abbandonato da dieci anni, saccheggiato e circondato da montagne di rifiuti, potrebbe diventare la location di un film di fantascienza. Una richiesta in tal senso è infatti arrivata ai curatori fallimentari.

Il piano d'intervento integrato presentato da Tornado Gest passato in Consiglio comunale con 13 voti a favore la sera del 28 febbraio 2002 prevedeva attorno al multiplex un'oasi verde di 130 mila metri quadrati, club house, laghetto per la pesca sportiva e la pista ciclabile; ma nulla di ciò è stato realizzato.
Ora alla diffida dell'Amministrazione che ha chiesto a Unipol il pagamento della fideiussione di 3 milioni a suo tempo rilasciata (dopo che ne era stata consegnata un'altra risultata falsa) è stato risposto che verrà nominato un perito che quantificherà l'importo delle opere promesse ma mai realizzate.
Fallimento del “Magic Movie Park” è stato un fallimento annunciato.

Felice Vittorio Zaccaria non possedeva i capitali, mancava la strada per raggiungere il multiplex, non era stato fatto un piano industriale.
Eppure il costruttore di Roccella Jonica che a Muggiò aveva costruito le villette di Santa Giuliana, di via Venezia e il Supercondominio di via Sondrio (i cui appartamenti ancora oggi sono privi di abitabilità), dopo aver realizzato la palestra della Cond Art e il condominio Delle Grazie in via San Carlo s'era messo in testo di diventare un magnate dei multiplex.

Aveva richiesto al Ministero dello Spettacolo licenze per realizzarli a Muggiò e a Segrate. A Muggiò dichiarando falsamente di avere già ottenuto il permesso a costruire mentre invece dopo un controllo della Polizia locale gli era stato imposto l'alt ai lavori. A Segrate aveva già scavato una buca profonda e preparato le fondamenta quando è stato bloccato e gli è stato imposto di rimettere il luogo nelle condizioni iniziali.

Era intenzionato a costruire un terzo multiplex ad Arcore con la società Movie2, la richiesta però è rimasta inevasa.
Ad Oggiono aveva previsto un quarto insediamento. Qui il cantiere era pronto per accogliere la struttura prefabbricata preparata dalla SIPC Solai di Vignate quando una telefonata ha bloccato il camion, limitando i danni. I debiti per i lavori di scavo non pagati, sono stati comunque di 4 milioni, di cui 1,3 milioni recuperati dai curatori con la cessione dell'area ad un supermercato.

Felice Vittorio Zaccaria dovrà scontare la pena residua di 3 anni e 8 mesi che potrebbe però aumentare dal momento che che ha in corso altri procedimenti penali. Così come il figlio Andrea Simone che deve rispondere del fallimento della società Palazzo dei Conti.

E nuovi guai dovrebbero venire dalla causa intentata dal curatore della Coel di Lallio (Bergamo) per gli appartamenti del condominio Delle Grazie a Muggiò costruito sul terreno della Sef della famiglia Firmano.

Gli appartamenti, nonostante fossero posti sotto sequestro, due sono stati venduti con tanto di rogito notarile a Roberta Andreini, uno ad Anna Paola Immerso, convivente di Giovanni Stagnati, figlio di Aldina; ed altri due a Chiara Parmiani, moglie di Andrea Simone Zaccaria.

Su uno degli appartamenti della Parmiani il 6 agosto 2013 (repertorio n. 23.027 notaio Ugo Cantiello di Garbagnate Milanese) risulta iscritta una ipoteca volontaria a favore della “Nona Idroline srl società Unipersonale” di cui si sta occupando la Procura di Milano per operazioni di riciclaggio legate alla cosca De Stefano.

Mentre la società Residence Pavia è stata ceduta dagli Zaccaria a Piergiuseppe Avanzato, socio dell'immobiliarista di Vimercate Giuseppe Malaspina nella Due G che a Como ha presentato un progetto di edificazione di un'imponente area a ridosso della dogana con la Svizzera.
 

Brianza - ‘Ndrangheta & edilizia. La telefonata dell’avvocato del clan De Stefano in cui si parla di Malaspina

02/07/2016

di Pier Attilio Trivulzio

Referente del clan De Stefano per i grandi investimento al Nord, l'avvocato Mario Giglio - condannato dal Tribunale di Reggio Calabria a 8 anni – nell'ottobre 2009 compie un viaggio in Lombardia.
Dopo alcuni appuntamenti a Milano per vedere un terreno di via Ripamonti che Giulio Lampada sta acquistando da Armando Vagliati, consigliere comunale di Forza Italia nel '97 a palazzo Marino, raggiunge Cologno Monzese e s'incontra con Angelo Raffaele Cantalupo assessore ai lavori pubblici, ecologia e ambiente, leader della lista dei Riformisti (area socialista).

Alle elezioni di giugno in appoggio al sindaco del Pd Mario Soldano aveva candidato Leonardo Vallepersona – per i carabinieri - con precedenti o pregiudizi per associazione mafiosa, estorsione e usura” che aveva raccolto soltanto 83 voti.
Cantalupo gli parla del costruttore Giuseppe Malaspina che ha in atto un progetto di riqualificazione dell'area ex legatoria Torriani: 39mila metri quadrati edificati su 91mila metri cubi.

Il Comune é disposto a consentire alla società Delfina Lucia di Malaspina fino a 110mila metri cubi di edificabilità residenziale in cambio di numerosi benefit: nuova sede comunale, nuova piazza pubblica, 18mila metri quadrati di verde, parcheggio sotterraneo da 600 posti, 63 alloggi popolari, appartamento di 120 mq attrezzato a disposizione delle persone diversamente abili e una palazzina per i servizi sanitari.

Fatti i conti – dice Cantalupo all'avvocato Giglio dopo avergli raccontato che in vista di Expo 2015 Malaspina sta costruendo un mega albergo a Villasantaincasseremo benefici quantificabili in 28milioni di euro. Oltre agli oneri di urbanizzazione”.

Mario Giglio si fa un giro ad Arcore, vede la villa di Berlusconi e la residenza di via Keplero del Malaspina.
Tornato a Reggio Calabria, il 22 ottobre 2009 – intercettato - chiama il pregiudicato mafioso Giuseppe Stefano Livio Liuzzo (condannato a 14 anni e 6 mesi). Parlano di terreni e di quanto serve per l'urbanizzazione. Liuzzo: “...300 al metro, su 10.000 sono 3 milioni”. Giglio: “..voglio dire, ma può anche fare una fideiussione assicurativa, uno lo trova...ci vuole la forza, oggi un'impresa seria...Il gioco vale la candela....Malaspina nipote di Santo Malaspinaovvero iPIO di fossato”,....OMISSIS....ci sono anche imprese di qua che uno potrebbe contattare a chiedere soldi....

MALASPINA.....OMISSIS....il nipote di SANTO MALASPINA (in realtà il fratello - ndr), ….OMISSIS....LO SAPETE CHE HANNO? NON LO SAPETE...OMISSIS..., no, no, no, no, lo dovete vedere negli occhi, dove sta lui, MALASPINA, AD ARCORE, LA VILLA DI BERLUSCONI OMISSIS....UN SOLO APPALTO CHE HA PRESO A COLOGNO MONZESE, che me l'ha detto CANTALUPI (in realtà Cantalupo - ndr), L'ASSESSORE DEI LAVORI PUBBLICI, 28,4 MILIONI DI EURO, per fare,....OMISSIS...MALASPINA E QUEGLI ALTRI, I PIO DI FOSSATO (inteso come quelli che hanno saltato il fosso - ndr), Dio ci liberi, ti spaventi quando vedi questa villa, dici “ma veramente questo è partito da Fossato e si é combinato là?”.

Dunque, sette anni, fa il nome di Giuseppe Malaspina entra ufficialmente in una indagine della DDA. Ora il pubblico ministero Salvatore Bellomo é da due anni impegnato a tempo pieno ad indagare su di lui e le sue società fallite, ma nel 2009 stava completando il puzzle che darà vita a luglio 2010 all'ordinanza “Il Crimine-Infinito” con l'arresto tra gli altri, di Pio Candeloro e Pio Domenico.

Ritroviamo il nome di Malaspina nell'ordinanza Tibet per i rapporti con il cugino immobiliarista Fausto Giordano entrato a far parte dell'associazione di Giuseppe Pensabene, quello della “banca della ‘ndrangheta” di Seveso nel giugno 2011.

Guarda, Fausto, che li bisogna cominciare il cantiere a Besana sennò sono rovinato”, dice il preoccupato Malaspina a Giordano dopo l'ordigno lanciato contro la Progeam di Vimercate della ex moglie Adriana Foti. Giordano: “Eh, cominciamolo, vediamo”.

Degli atti intimidatori contro le società del Malaspina, Giuseppe Pensabene ne parla con Emanuele Sangiovanni “...avvocato, qui c'è un paesano mio che è miliardario (Malaspina Giuseppe)...questo ha immobili da tutte le parti, è veramente a livelli....solamente ha che deve fottere tutti, non deve pagare a nessuno, lui non paga neanche gli operai, ne ha prese tante di botte e di cose, adesso gli hanno mandato il fratello all'ospedale, gli hanno sparato nelle vetrine, ma tu, una persona così ti puoi permettere a fare questa vita qui? Ci sono calabresi che sono malati dentro....E' inutile che poi per inculare 20-30-50mila euro, vai a perdere nell'arco del tempo, vai a perdere 500, perdi pure l'amicizia...c'é gente....chi non é capace , e chi ce l'ha nella pancia, nell'anima che devono essere proprio...devono fottere, e basta”.

Il ritratto che Pensabene fa dell'immobiliarista di Montebello Jonico trasferitosi in Brianza è a tinte forti, a lui interessa “Fottere e basta”.
Ne sanno qualcosa le amministrazioni brianzole (e non solo visto che un grosso bidone l'ha tirato anche a Venezia con la società San Giobbe ) che hanno avuto a che fare con lui e hanno riversato sui contribuenti gli errori d'aver rilasciato a società del Malaspina, messe in liquidazione o finite in fallimento, permessi a costruire.

I muggioresi hanno dovuto sborsare oltre 1,2milioni di euro per quel campo di calcio lasciato incompiuto dalla Selenia srl. Malaspina chiedeva maggior volumetria sull'area residenziale ex Fillattice per completare lavori stimati in ulteriori 300mila euro. Ha inoltre disatteso l'obbligo di realizzare l'area mercato annessa al residenziale creando al Comune di Muggiò un danno di oltre 500 mila euro.

A Muggiò nel 2003 era stata l'amministrazione di destra col sindaco (pdl) Pietro Stefano Zanantoni a trattare con Giuseppe Malaspina la convenzione per l'area ex Fillattice-Cinema Mignon ed a chiedergli di realizzare il campo sportivo sull'area ex Star; nel 2008 a Correzzana un'altra amministrazione di destra, quella di Mario Corbetta, sindaco e assessore all'Urbanistica firma, con la Delfina Lucia, la convenzione per il progetto d'intervento integrato per le vie Principale, Ferrari, Galilei e Sant'Anna che prevede anche la realizzazione del Polifunzionale e un asilo a Villa Teresa.

Mentre le case sono finite e già vendute la realizzazione del Polifunzionale, che avrebbe dovuto essere completato entro la data del 28 novembre 2009, langue.

La giunta concede al costruttore 18 mesi di proroga senza però modificare il termine di ultimazione convenzionalmente previsto, però solo a marzo 2013 il responsabile tecnico geometra Pierluigi Vimercati firma il permesso a costruire e il 22 maggio 2014 certifica che lo stato avanzamento lavori (SAL) che serve per alleggerire le fideiussioni, é dell'11 per cento.

Siamo a un mese dalle elezioni comunali, l'impresa FAV del geometra Lorenzo Favetta riprende a lavorare qualche settimana nel cantiere. Mentre Mario Corbetta di Uniti per Correzzana, torna a sedersi sulla poltrona riservata al primo cittadino. Il 21 luglio l'architetto Fabrizio Amoretti, direttore dei lavori della Delfina Lucia – nel frattempo messa in liquidazione volontaria - chiede all'amministrazione di sottoscrivere un avanzamento lavori del Polifunzionale del 50,1 per cento. E' stato lui stesso a redigere il verbale del sopralluogo al cantiere ed a constatare lo stato di avanzamento; l'ufficio tecnico, supinamente, a sua volta certifica.

Qualcosa però non torna e i due soggetti attuatori anziché pagare aprono un contenzioso con la Delfina Lucia.

Il 16 febbraio 2015 altro sopralluogo e, strano ma vero, la costruzione anziché progredire è più spoglia.
Il SAL certificato scende infatti al 40 per cento. Il balletto di cifre riserva l'ennesima sorpresa a dicembre quando, in vista della pratica di escussione della fideiussione contestata dalla Vittoria Assicurazioni, il solito architetto e direttore dei lavori, Fabrizio Amoretti, allega la documentazione preliminare al collaudo certificando che il SAL non é né 11, né 50,1, e neppure del 40 per cento bensì nel 28,5%.

Insomma, un gran pasticcio che porta ad una sola considerazione: qualcuno ha deliberatamente voluto dare – due volte - una mano a Giuseppe Malaspina. Prima ritardando la consegna del permesso a costruire del Polifunzionale, non già del residenziale, senza modificare il termine di consegna dell'opera previsto dalla convenzione; e poi aiutandolo con dati relativi al SAL. Il tecnico comunale? Il sindaco Mario Corbetta che di Malaspina è amico da anni ed a Correzzana è stato assessore all'Urbanistica?.
Se sarà davvero così lo dirà la Procura di Monza.

Contro la gestione dell'amministrazione Corbetta la lista Correzzana Viva ha inviato due esposti alla Corte dei Conti della Lombardia consegnati anche alla Procura di Monza. Nel secondo esposto i consiglieri di Correzzana Viva denunciano “la grave situazione di diffusa illegalità che, continuativamente, fin dal maggio 2010, grava sull'operato dell'Amministrazione di Correzzana che alla luce di nuove e più gravi evidenze contabili sempre connesse ai rapporti con le società del Gruppo Malaspina supera ormai abbondantemente il milione di euro....Mancato accertamento dal 2010 ad oggi delle tasse dovute dalla Caronno Prima per 54.272 euro.

Nel 2010 Caronno Prima versò solo 2.224 euro di ICI omettendo poi il saldo e di fatto “scomparendo” dall'anagrafica comunale dell'ufficio tributi....Soggetto fantasma come la Delfina Lucia per la quale erano state accertate IMU e ICI impagate per gli anni 2012 e 2013 notificate alla società soltanto ad inizio 2014.
“Tali gravi omissioni ed occultamenti anche nei bilanci comunali per anni – scrivono i consiglieri di Correzzana Viva – hanno riguardato solo le società riferibili al Malaspina”.

I documenti allegati alla denuncia – ricevuti dopo regolare accesso agli atti - sono privi di data, hanno numero di protocollo consequenziale e una numerazione di avviso non progressiva per uno dei due accertamenti.

I consiglieri hanno poi scoperto che tutti i documenti portano la data del 10 maggio 2016, otto giorni prima della richiesta d'accesso agli atti da loro fatta e la stessa del giorno in cui sono stati consegnati dall'ufficio tributi. Alla stessa data l'Amministrazione ha inviato a mezzo di posta certificata ad Affatato Cristina, curatore fallimentare della società Delfina Lucia e a Nelso Tilatti e Renzo Bucci curatori della Costruzioni Caronno Prima l'insinauzione tardiva per 52.000 euro.

Correzzana Viva ha sottoposto alla Corte dei Conti anche la questione della convenzione per la gestione degli impianti sportivi per nove anni con la società EMMECI Snc di Emanuele Milano al canone di 100 (cento) euro al mese anziché di 20/22 mila euro anno. In totale il Comune ha incassato in 9 anni 10.800 euro mentre ESSECI trattiene il corrispettivo dell'affitto dai campi da tennis e della sala riunioni nonché, ovviamente, i guadagni del bar.

 

Seregno - Cgil: Contro le mafie per trasparenza e legalità

Comunicato stampa

La Funzione Pubblica CGIL Monza e Brianza aderisce e parteciperà alla fiaccolata organizzata il 23 maggio per le vie del centro di Seregno, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci.
 
Ricordare chi è stato ucciso dalle mafie significa tracciare in modo indelebile il solco che deve separare la criminalità dal sistema democratico.

Mafia, camorra, n'drangheta, sacra corona unita occupano pezzi di territorio, hanno ampliato la loro influenza in realtà che si sentivano al riparo, tentano di piegare le istituzioni corrompendone l'autorevolezza.
 
I lavoratori delle Funzioni Pubbliche, che per definizione “fanno” tali istituzioni, sono chiamati quotidianamente a prendere una netta posizione contro ogni indebita ingerenza ed a sostegno di trasparenza e correttezza.
 
Affinché le amministrazioni pubbliche siano effettivamente il luogo dove i diritti si traducano in risposte concrete per i cittadini e siano presidi di legalità sul territorio.
 
 

Libera sceglie Seregno per manifestare contro le mafie: "Liberiamo Seregno dalle mafie"

LIBERIAMO SEREGNO DALLE MAFIE

E’ all’insegna di questo impegno che il Coordinamento di Monza-Brianza dell’Associazione “Libera nomi e numeri contro le mafie” ha deciso di commemorare il prossimo 23 Maggio a Seregno il 24° anniversario della strage di Capaci in cui furono assassinati: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinari. Abbiamo scelto Seregno perché da ormai un decennio in questa città si sono verificato fatti riportati dalla stampa che ci preoccupano, e che prefigurano il significativo rischio di un vero e proprio saccheggio del territorio per mano mafiosa.

Gli attentati degli anni 80, e più recentemente la faida della locale di ‘ndrangheta di Seregno-Giussano, la comparsa ripetuta della città di Seregno negli atti dell’inchiesta “Infinito” del 2010 e dell’operazione “Ulisse” del 2012 dimostrano la persistente presenza mafiosa nel tempo, a cui vanno aggiunti i preoccupanti avvenimenti degli ultimi mesi, che desunti da notizie stampa sono a conoscenza di tutti.


- ottobre 2015, viene chiusa a scopo preventivo la pizzeria “Aldo 3” di Seregno in una maxi operazione della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Monza, secondo gli investigatori il locale sarebbe stato avviato con i proventi di un vasto traffico di cocaina.
- inizio marzo 2016, su disposizione della Prefettura di Monza, per pericolo di infiltrazione mafiosa. Il Comune di Seregno ha revocato due licenze commerciali a due locali pubblici : il “Bar Torrefazione” rilevato poco più di un anno fa dalla moglie di colui che è considerato il capo della locale di ‘ndrangheta di Desio; e il bar panetteria “Tripodi pane &caffè” gestito dalla famiglia Tripodi, uno dei cui membri è stato condannato per possesso e detenzione di armi nell’operazione “infinito”. In questo locale, peraltro, hanno scelto di organizzare eventi nell’ambito della campagna elettorale l’ex sindaco in occasione delle elezioni europee del 2014, e l’attuale sindaco in occasione delle elezioni amministrative del 2015.
- il giorno dopo la chiusura sulla saracinesca del bar panetteria “Tripodi pane &caffè” è apparso un lenzuolo recante la scritta “Noi vi vogliamo bene”. Episodio tipico dei contesti ad alta densità mafiosa.
- aprile 2016 i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano sequestrano l’immobile del “Caffè del corso”, in seguito ad accertamenti riferibili all’operazione anti-droga che aveva rivelato il traffico di cocaina dell’anno scorso.
Ci preme infine ricordare lo “sfogo” dai toni minacciosi davanti alle telecamere, che ha fatto il giro del web, dell’ex sindaco contro la redazione di un giornale online che aveva spesso rilevato, chiedendone conto, dei rapporti tra membri dell’amministrazione comunale e persone coinvolte, a vario titolo, nelle inchieste legate alle infiltrazioni mafiose.

E’ arrivato il momento di dire BASTA e chiedere l’impegno di tutti per
LIBERARE SEREGNO E LA BRIANZA DALLE MAFIE
Libera commemorerà l’anniversario della strage di Capaci il 23 Maggio con una fiaccolata per le strade di Seregno che partirà alle 20.30 dal cinema Roma (via Umberto I 14) dove ritorneremo per la proiezione in prima visione del film di Fiorella Infascelli “Era d’estate”, che racconta l’esilio all’Asinara dei due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

HANNO FINO AD ORA ADERITO
Collettivo AGITAmente, CGIL Monza-Brianza, CISL Monza-Brianza-lecco, CST UIL Monza-Brianza, Infonodo.org, SPI Cgil Monza Brianza, FNP Cisl Monza Brianza Lecco, UIL Pensionati, Associazione Diritti Insieme, Alisei, ACLI provinciale Monza Brianza, circolo ACLI di Seregno, Osservatorio Antimafie Monza-Brianza “Peppino Impastato”, Associazione “Senza Confini”, Brianza Sicura, Casa della Sinistra di Seregno, Legambiente di Seregno, Associazione Amici cinema Roma, Commissione Cultura Alternativa di Carate, Noi per Seregno 2015
Per chi volesse contattarci per adesioni o informazioni scrivere a mb@libera.it

 

Seregno - 'Ndrangheta e consenso sociale. Dopo lo striscione è la volta del cittadino "perbene"

di Marco Tagliabue, regista

Egregio direttore, ho letto la lettera non firmata pubblicata martedì su il Giornale di Seregno in difesa della famiglia Tripodi e sono molto preoccupato.

Preoccupato che vengano usate le stesse parole: “perché le colpe dei padri non ricadano sui figli”, si legge nella lettera, utilizzate a luglio in consiglio comunale dal vicesindaco Giacinto Mariani per difendere la famiglia Tripodi e la scelta di organizzare in quel bar il suo spot elettorale.

Preoccupato che nella lettera si parli di una mela marcia, “né tantomeno si può sostenere che se in una famiglia c’è una mela marcia, non si può pensare che le altre mele siano sane”. Giacinto Mariani aveva detto: “per me le famiglie di Seregno sono tutte uguali anche se a casa loro hanno una mela bacata”.

Preoccupato che questo scrittore non sembri uno sprovveduto e sappia benissimo la differenza tra gli strumenti di prevenzione contro le infiltrazione della mafia e una condanna penale, ma ometta (a questo punto non posso pensare altro che lo faccia deliberatamente) altre informazioni, facendo, ad esempio, l’inversione tra padri e figli. Qui al limite le colpe dei figli, le colpe di Antonino, ricadono sul figlio, cioè su di lui e sul suo esercizio commerciale.

Preoccupato che un cittadino di Seregno che si autodefinisce persona perbene, normale, come tanti, abbia come primo e unico pensiero un moto di affetto per Antonino Tripodi.

Preoccupato che il cittadino “perbene” difenda l’indifendibile, come lo striscione “Noi vi vogliamo bene”, appeso nella notte sulla saracinesca di un locale chiuso dalla Prefettura “per pericolo di infiltrazioni mafiose” e che ha suscitato l'indignazione dei quotidiani nazionali.

Preoccupato, perché la parentela del consigliere Sabia (parentela di quinto grado) con Gerardo Gambardella, condannato a dodici anni di reclusione nel processo Infinito, venga messa in piazza da Antonino Tripodi e ripresa dal vicesindaco in consiglio comunale.
A luglio Giacinto Mariani aveva detto a Sabia: “Non so se questo a casa sua non vale e se qualcuno a casa sua ha combinato qualche marachella e allora siete tutti colpevoli”. Lo scrittore omette le condanne passate in giudicato dei familiari dei Tripodi.
Omette che mai in nessuna occasione la famiglia Tripodi abbia condannato l'Ndrangheta.
Omette lui stesso, un cittadino perbene, una condanna ferma della criminalità mafiosa.

E sono molto preoccupato per quel passaggio della lettera quando, raccontando delle frequentazioni del bar Tripodi, la persona “perbene” scrive: “tantissime figure istituzionali, anche alcuni dei politici che oggi si indignano e prendono le distanze sui giornali”. Questo a pochi giorni dall’intervista del sindaco a il Cittadino, in cui per la prima volta e doverosamente Edoardo Mazza ha preso le distanze dalle sue scelte passate e ha dichiarato: “ Ho capito che quell’aperitivo elettorale al Tripodi Caffè è stato inopportuno politicamente”.

Ho sinceramente apprezzato questa dichiarazione anche se tardiva e molto prudente, mi preoccupa che dopo pochi giorni arrivi una lettera del genere ai giornali e che venga pubblicata. Mi preoccupa se, all’interno della Giunta, quella di Mazza è l’unica voce fuori dal coro. Niente ho sentito dagli altri amministratori, niente dal vicesindaco Giacinto Mariani che per primo ha creato con le sue dichiarazioni e le sue frequentazioni consenso sociale e politico attorno a quel bar panetteria ora chiuso: consenso sociale di cui questa lettera, non fosse bastato lo striscione, mi sembra l’immagine più eloquente.

Di seguito la lettera pubblicata su il Giornale di Seregno martedì 22 marzo

"Inevitabile affezionarsi al bar non è una colpa".
Ci scrive un cliente del "Tripodi" a Seregno: "Perché le colpe dei padri non ricadano sui figli..." 

Seregno - La città della bellezza

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del consigliere comunale del Pd, Leonardo Sabia, e di altri tre membri della sezione del Pd che tornano sulla questione 'ndrangheta a Seregno, dopo il consiglio comunale di martedì scorso, in cui si è discusso delle infiltrazioni della criminalità organizzata ed è stata costituita la commissione antimafia.

di Jacques Maria Brandt, Luca Lissoni, Chiara Mandaradoni e Leonardo Sabìa

L'onestà è un postulato quasi negativo: un prestito a fondo perduto, una forma di quieto vivere, una fiducia da accordare per convenzione. L'onestà fa guadagnare solo la speranza che il prossimo si comporti onestamente, la soddisfazione etica di aver mantenuto un impegno, la bontà di credere in un mondo in cui le persone si possano fidare. L'onestà è un patto tra uomini che scelgono di credersi per non doversi preoccupare del prossimo e potersi concentrare sulla propria famiglia, sul proprio lavoro, sul proprio benessere. L'onestà è una virtù. L'inerzia ha convinto molti che non lo sia. Tante persone percepiscono l'onestà come un ideale e non come un fondamento, come un punto di arrivo e non come un punto di partenza. Certi onesti ritengono di essere arrivati, di aver raggiunto un obiettivo. Trascinano l'onestà al livello di ideale, abbassando quel livello. Dimenticano che gli ideali sono visioni irrealizzate e opinabili, accantonandoli.

“Non siamo a Locri, in Calabria. Non siamo al Sud. Siamo alle porte di Milano”, scriveva Roberto Saviano nel 2010.
Siamo a Seregno. Qui la ‘ndrangheta si maschera dietro i volti di alcuni cittadini. Stessa città brianzola di qualche tempo fa, stessa mafia. Stessa indifferenza. Sottovalutiamo il valore dello stupore, e tutto ci appare scontato.
La mafia ci assomiglia. Lo diceva Giovanni Falcone, invitando a non pensare alla mafia come
“ad una piovra, ad un cancro, a qualcosa di estremamente brutto ed altro rispetto a noi”.

La mafia ci assomiglia perchè si insinua nelle nostre disattenzioni, prolifera nelle nostre superficialità, semina i suoi affari quando noi ci interessiamo solo ai nostri.
Falchi e colombe. Due termini utilizzati da chi studia l’evoluzione animale come da chi studia quella umana. Due termini per definire chi agisce in modo antagonista e chi in modo cooperativo all’interno della società, scegliendo se adottare uno stile di vita individualista o volto al benessere collettivo. Se da una parte le società in cui prevalgono le colombe sono quelle in cui gli individui vivono meglio, dall'altra parte in queste società pare che i falchi ottengano un guadagno superiore al guadagno medio di chi “gioca con il gruppo”. Ci siamo convinti che chi accetta di andare contro la legge, chi è disposto a nuocere ai propri simili realizzi maggiormente i propri scopi individuali. Ci siamo convinti che i disonesti siano avvantaggiati rispetto agli onesti. Dimentichiamo che il falco ottiene i suoi vantaggi ed evita svantaggi ben più notevoli solo se le colombe ignorano il sopruso.

La mafia ci assomiglia perchè prende i nostri piccoli tradimenti di fiducia quotidiani, li estremizza e li eleva a regola. Quante volte compiamo azioni che danneggiano la nostra comunità? L'indifferenza verso i soprusi, l'interesse particolare immediato anteposto all'interesse comune previdente. Fumare una sigaretta davanti all’asilo, chiedere all’elettricista se può non fare la fattura.

La mafia ci assomiglia perchè, dice il magistrato della DDA di Milano Alessandra Dolci,
“si infiltra nelle attività legali. In precedenza la criminalità di stampo mafioso era dedita ad attività illecite quali estorsioni, usura e traffico di stupefacenti. I successi nell'attività di contrasto hanno portato le organizzazioni criminali a diversificare il proprio raggio d'azione, creando al proprio interno un ulteriore asset definito capitale sociale, cioè l'insieme di politici, imprenditori, professionisti, pubblici amministratori, forze dell'ordine che si mettono a disposizione della criminalità organizzata rendendo servigi in un'ottica di scambio reciproco”.

A Seregno la 'ndrangheta ha creato attività commerciali e si è impossessata delle nostre, ha portato le sue persone e corrotto le nostre. Seregnesi corrotti e seregnesi superficiali: una minoranza di cittadini secondo cui la criminalità organizzata a Seregno sarebbe solo una diceria, un'esagerazione. L’Amministrazione è il megafono di questa minoranza: spot e aperitivi presso un bar i cui titolari sono i custodi dell'arsenale della 'ndrangheta e “una famiglia come le altre”;
scuse ai bar chiusi poiché “è un atto della Prefettura, non potevamo fare diversamente”; dietrofront quattro giorni dopo a suon di “i due esercizi sono stati chiusi a seguito di una richiesta fatta dal Comune alla Prefettura circa la sussistenza dei requisiti antimafia” oppure “il sostituto procuratore Salvatore Bellomo è venuto personalmente a Seregno per sottolineare la fattiva collaborazione tra Amministrazione, Magistratura e Forze dell'Ordine”; smentite da parte di Salvatore Bellomo, che apostrofa “l'antimafia dei fatti” dell'Amministrazione dicendo “non faccio visite di cortesia nei Comuni, tantomeno a Seregno”nessuna convocazione del Consiglio Comunale per 15 giorni.

Ma soprattutto – seguendo l'invito di Peppino Impastato, che ci ha insegnato a diffondere bellezza per combattere la mafia - nessun progetto di città. Se scostassimo le tende contribuiremmo alla bellezza. Se camminassimo per le vie della città e ne valutassimo i dettagli, noteremmo il degrado: il verde abbandonato, le carreggiate bucate, i marciapiedi sconnessi, i muri scrostati. L'educazione ferma, la cultura povera, le iniziative rare. Il commercio stagnante, le imprese bloccate. Il servizio sociale frammentato.
Seregno offre servizi mediocri e non cresce. Prevalgono gli interessi particolari dei falchi. Si impone la legge del più forte, terreno fertile per la criminalità organizzata.
Seregno soffre la mancanza di una visione. La città ha smesso di sognare, ha scordato la propria identità, ha rinunciato a progettarsi.

Abbiamo cominciato definendo l'onestà un fondamento, non un ideale. Ecco un'idea per sconfiggere mafia e fascismi, un modo per diffondere bellezza: considerare l'onestà come l'inizio da non discutere, perseguire ideali come fine da discutere. Noi proponiamo libertà e giustizia. Desideriamo un mondo in cui gli individui sfruttino il proprio talento e la propria intraprendenza, e ne condividano i frutti con chi ha meno talento e meno intraprendenza.

L’identità dell’essere umano è definita da bisogni e aspirazioni. Nella vita pubblica, i primi sono conciliabili con i servizi essenziali (spazi pubblici curati e trasporti capillari, scuole funzionali e prestazioni sociali puntuali) i secondi da un progetto che permetta di crescere economicamente ed eticamente (incentivi alle imprese, piani per l'occupazione, rigenerazione del territorio, programmi culturali). L’amministrazione dovrebbe proporre una visione di Seregno che risponda al presente e guardi al futuro. Una visione che fornisca ai cittadini occasioni per contemplare ciò che sta oltre le nostre tende, per aiutarsi a vicenda, per strutturare le personalità. Bellezza, giustizia, libertà.
Occorre garantire i servizi essenziali. Il bilancio dimostra che sono disponibili le finanze per investire: manutenzione di strade, parchi, scuole, impianti sportivi, edifici pubblici, abitazioni comunali. Contemporaneamente è necessario impostare la città futura, intesa come polmone dell'area metropolitana e relazionata con i comuni limitrofi.

Primo passo: recuperare lo spirito commerciale, nel senso più comunitario del termine. Seregno era cresciuta nel corso del secondo dopoguerra perché alternativa al caos metropolitano. I nuovi cittadini avevano preferito la piccola comunità, le passeggiate in centro, la spesa agli alimentari rispetto ai servizi che Milano offriva. Questa relazione è diventata sterile e la città ha perso il proprio senso. Il rapporto tra cittadini va nutrito attraverso un progetto che integri economia, territorio, educazione.

Bisogna promuovere un'economia diversificata, offrendo incentivi alle nuove imprese, abbassando la pressione fiscale su quelle esistenti. Proporre la collaborazione con l'Amministrazione alle aziende, il baratto amministrativo ai seregnesi in difficoltà.
Bisogna pensare ad un'urbanistica che promuova la relazione, riqualificando parti di Seregno secondo una logica di apertura. Possiamo restituire identità ai quartieri e collegarli, pensando al verde come ponte tra di essi: i giardini dei condomini possono essere aggregati, le recinzioni possono essere ridotte.
Bisogna diffondere la cultura e lo sport, scudi contro criminalità organizzata e fascismi. Finanziare le associazioni sul territorio; coinvolgere scuole, oratori, privati, imprenditori, commercianti, partiti; affidarsi agli anziani, delegando loro l'organizzazione delle iniziative. Distribuire strutture culturali leggere; eventi che identifichino porzioni di Seregno, trasmettano la visione della città, educhino alla legalità. Incoraggiare lo sport, sovvenzionando le associazioni e organizzando competizioni tra i quartieri.

Di fronte a progetti che mirano all’inclusione, la criminalità organizzata non potrà che rimanere esclusa. Il rinvigorimento di una comunità implica che ogni individuo sia relazionato all’altro. Comporta che i cittadini siano interessati da ciò e a ciò che accade fuori dalla propria finestra. Questo principio non concede spazio a compromessi, non tollera i falchi. Garantisce gli anticorpi in grado di asfissiare mafie e fascismi. Garantisce una Seregno che, attraverso la bellezza, sia libera e giusta.

Cesano Maderno - 'Ndrangheta. Tra i soci di Marziano della Dilancar c'è anche il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli

di k.ts.

Giovedì scorso su richiesta della Prefettura il comune di Cesano Maderno ha emesso un’ordinanza in cui impone la cessazione di ogni attività alla Dilangroup , società specializzata nella vendita di auto nuove e usate via internet.

L’interdittiva della Prefettura, notificata lunedì al rappresentante legale, Giandomenico Marziano, è stata presa “perché sono stati acquisiti sufficienti elementi per ritenere la sussistenza di possibili tentativi di infiltrazione mafiosa”.
Soci della Dilangroup sono con un 50% ciascuno: lo stesso Giandomenico Marziano, nato a Melito Porto Salvo (RC) nel 1978 e Giuseppe Laganà, anche lui nato a Melito Porto Salvo e residente a Seregno.

Giuseppe Laganà é considerato dalle forze dell’ordine come uomo molto vicino a Pio Candeloro, il capo della locale di Desio condannato a 23 anni di reclusione.
Nell’ordinanza dell’inchiesta Infinito compare in vari passaggi significati, ad esempio in questo:
Pio Candeloro organizza incontri conviviali, come uso negli ambienti della ‘ndrangheta, in cui chiama a raccolta tutti i suoi affiliati e le persone a lui contigue.
Un esempio in tal senso giunge dalsummit” del 07.03.2009, indetto ed organizzato dal Capo Società PIO Candeloro, tenutosi presso il ristorante “Garibaldi 24” di Desio, al quale partecipano, oltre al PIO, PENSABENE Giuseppe, SGRO’ Giuseppe, MANNA Domenico, LAGANA’ Giuseppe, il già citato imprenditore edile ANTONICI Giovanni Paolo unitamente ad altri soggetti”.

L’interdittiva della Prefettura sarebbe stata motivata proprio dagli elementi raccolti nei confronti di Giuseppe Laganà.

Ma se Giandomenico Marziano da un parte nella Dilangroup vanta un socio considerato vicino agli ambienti mafiosi, tanto da meritarsi la chiusura dell’attività per ordine della Prefettura, dall’altra può vantare soci che ricoprono le più alte cariche istituzionali del paese.

E’ il caso della Dilancar Low Cost, capitale sociale 900 euro, costituita il 06/11/2014, cioè tre mesi dopo la costituzione della Dilangroup di Mariziano e Laganà, stessa sede sociale in via Don Vignoli 47 a Cesano Maderno, stessa attività: il commercio all’ingrosso di autoveicoli via internet.

Nella Dilancar Low Cost compaiono come soci con ciascuno il 50% delle quote, lo stesso Giandomenico Marziano e il vicepresidente del Senato l’onorevole Roberto Calderoli della Lega Nord.

La terza società di cui è socio Marziano e la concessionaria Dilancar, stessa sede sociale delle altre due, in cui compaiono come soci sempre con un 50% ciascuno, Giandomenci Marziano e Fallara Luciana, già titolare della Dilancar di Motta San Giovanni, provincia di Reggio Calabria.

A diretta richiesta di spiegare questa strana situazione di trovarsi socio da una parte con un personaggio legato ad ambiente mafiosi e dall’altra con Roberto Calderoli da vent'anni uomo di spicco della Lega Nord, Giandomenico Marziano ha preferito non rispondere alle nostre domande.

Resta il fatto che ci troviamo difronte a una strana triangolazione tra mafia, imprenditoria, politica e istituzioni.

Una triangolazione che ricorda, ma qui il rapporto è ancora più diretto, quella che era venuta alla luce dalla nostra inchiesta giornalistica in collaborazione con Fabrizio Gatti dell’Espresso e che riguardava +Energy.

In quel caso avevamo Mario Barzaghi, vicepresidente di Confindustria Brianza, Giacinto Mariani, sindaco della Lega Nord e Luigi Spenga, capitano dei carabinieri, tutti soci di +Energy che stringevano una collaborazione commerciale con la Simec, sequestrata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere perché considerata controllata da Pasquale Pirolo legato al clan dei casalesi (vedi Una fiduciaria Aperta per Giacinto Mariani, il sindaco fotovoltaico).

 

Calderoli Roberto

Seregno - 'Ndrangheta. La caciara di Grimoldi e le bugie di Giacinto Mariani

di k.ts.

E’ stato convocato per stasera, martedì 15, il primo consiglio comunale dopo la chiusura di due esercizi commerciali “per pericolo di infiltrazione mafiosa”.
All’ordine del giorno le opposizioni hanno messo proprio la presenza della ‘ndrangheta sul territorio e le misure per contrastarla.

Sulla vicenda, che ha assunto una valenza nazionale, é intervenuto nei giorni scorsi anche il deputato della Lega Nord Paolo Grimoldi che ha dichiarato: "La senatrice PD, Lucrezia Ricchiuti, ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro degli Interni per sapere se il ministro intenda inviare una commissione d’accesso per accertare collegamenti diretti o indiretti con la mafia? Mah, a questo punto potrei presentare un’interrogazione parlamentare anch’io, ma al ministro della Salute per sapere se intenda sottoporre la senatrice Ricchiuti a un trattamento sanitario obbligatorio".


Immediata la replica della Ricchiuti.
“Il sindaco Mazza ha chiamato i rinforzi ma non è stato fortunato. Gli è venuto in soccorso un esponente della Lega nord che ha la coda di paglia e palesemente un nervo scoperto. Più in particolare un nervo dentale ”, commenta la Senatrice Pd Lucrezia Ricchiuti in risposta agli attacchi del deputato Paolo Grimoldi (Lega Nord) pubblicati su Qui Brianza.

“Grimoldi evidentemente straparla perché si sarà fatto curare da quella Lady Dentiera che è sotto inchiesta insieme al suo collega di partito Rizzi. Quanto a trattamenti sanitari fossi in lui osserverei maggiore cautela.”, conclude la Senatrice.

Il riferimento della senatrice Ricchiuti è al recente arresto di Fabio Rizzi , coinvolto insieme a Maria Paola Canegrati e ad altre venti persone nell’inchiesta Smile sulla corruzione nell’assegnazione degli appalti per i servizi dentistici in diverse aziende ospedaliere di Regione Lombardia.
Nell’inchiesta compare anche il nome di Pietrogino Pezzano, ex direttore sanitario dell’Asl di Desio, indagato per due anni dalla Direzione Distrettuale Antimafia per i suoi rapporti con noti esponenti della ‘ndrangheta (Pezzano per questi fatti non è mai stato rinviato a giudizio).

La vicinanza di Paolo Grimoldi a Fabio Rizzi è cosa nota, tanto che nel 2015, quando Grimoldi è stato eletto alla segreteria della Lega Lombarda, ha voluto e nominato come suo vicepresidente proprio Fabio Rizzi.

Nell’articolo di Qui Brianza, già citato, é tornato a far sentire la sua voce anche Giacinto Mariani, rompendo l’afasia che sembrava aver attanagliato la Giunta di Seregno che sulla vicenda dei bar chiusi non ha accettato di rispondere alle domande di testate nazionali quali l’Espresso, Repubblica e il Fatto quotidiano.

Oltre a una sommaria ricostruzione della vicenda (vedi Qui Brianza), nella quale Giacinto Mariani si è ben guardato dallo spiegare perché in uno di quei bar ci avesse girato lo spot elettorale per le europee, il vicesindaco di Seregno ha attaccato con la solita musica:
In questi anni abbiamo lavorato costantemente per il nostro territorio e per la nostra gente e i fatti lo dimostrano. Abbiamo avuto una collaborazione costante e concreta con la Prefettura e le forze dell’ordine che ha portato a risultati effettivi, basti ricordare che l’operazione contro l’Ndrangheta denominata ‘Star Wars’ è partita da una segnalazione del 2009 della nostra Polizia Locale e che ci siamo costituiti parte civile in 6 processi scaturiti dall’operazione Infinito".
Solita musica che non solo risulta stonata, ma in alcuni passaggi é anche falsa.

L’operazione Star Wars nasce da una segnalazione di una Gev, Guardia ecologica volontaria, e dal lavoro di indagine della Polizia Provinciale di Milano, guidata dal Comandante Flavio Zanardo.
Da parte sua il comune di Seregno, avvertito della presenza di abusi edilizi sul terreno di Fortunato Stellitano usato anche come discarica abusiva, mandò due sopralluoghi: il 9 marzo e il 31 marzo 2006, un altro nel febbraio 2007, ma aspettò il maggio 2008 per ordinare a Stellitano l’abbattimento degli abusi edilizi, quando cioè l’inchiesta Star Wars era avviata da mesi e il magistrato titolare dell’inchiesta, Giordano Baggio, aveva già sequestrato il terreno di Desio il 21 marzo 2008.

Una lentezza nell’agire contro gli abusi edilizi che venne riscontrata anche nel caso dell’Autodemolizione Alabiso, tanto che un funzionario dell’ufficio tecnico del comune di Seregno si é guadagnato un rinvio a giudizio al Tribunale di Monza da cui é stato poi assolto nel luglio del 2013.
L’inchiesta su Alabiso é stata inizialmente condotta da Giordano Baggio, prima del suo trasferimento alla Procura di Milano nel settembre 2011.

Lentezza dell’amministrazione Mariani ad agire contro questi due abusi edilizi, ma anche lentezza nel costituirsi parte civile nel processo Infinito che inizia l’11 maggio 2011.

Si legge su il Corriere della sera dell’11 maggio 2011 (vedi Operazione «Infinito», al via il maxi processo contro la 'ndrangheta): “La Regione Calabria ha intenzione di costituirsi parte civile nel processo, come ha dichiarato l’avvocato della Calabria, Luigi Gullo, che si è stupito con i cronisti per l’assenza della Regione Lombardia  [...]. Si sono presentati come «persone offese» che intendono costituirsi parti civili gli avvocati di due soli Comuni lombardi, quello di Bollate, nel Milanese, e quello di Pavia”.

Il 15 e 16 maggio 2011 si svolge a Desio il ballottaggio per le elezioni del sindaco, lo vince Roberto Corti che già in campagna elettorale aveva espresso l’intenzione di costituirsi parte civile nei processi Infinito.
Il 16 maggio la Giunta di Giussano (Pdl-Lega Nord) si riunisce e dà mandato per la costituzione di parte civile del comune contro la locale di ‘ndrangheta di Seregno-Giussano.
A Seregno, invece, l’amministrazione non prende ancora nessuna decisione nel merito.

Il 13 giugno 2011 il sindaco di Desio Roberto Corti (ancora pro tempore, verrà infatti proclamato nel consiglio comunale del 18 giugno) convoca la Giunta - vicesindaco Lucrezia Ricchiuti - e come primo atto dà mandato all’avvocato Giarda, nei giorni precedenti messo in preallarme, per la costituzione del comune come parte civile nei processi Infinito.

Nello stesso giorno, 13 giugno 2011, esce dal torpore anche il sindaco Giacinto Mariani e, non essendoci più tempo per convocare la Giunta e deliberare in proposito, presenta al protocollo la disposizione per la costituzione di parte civile del comune di Seregno contro la locale di Seregno-Giussano nel processo Infinito.
Come si può leggere nella det. 390/2011.

Il ritardo con cui i comuni di Giussano e Seregno hanno presentato la costituzione di parte civile contro la locale di Seregno-Giussano viene notato e raccontato da Federica Vernò su il Cittadino Mb (vedi Giussano-Seregno, 'ndrangheta. Infinito, i due Comuni parte civile) che scrive:
L'avvocato incaricato dai due Comuni, Gianpiero Fagnani di Monza, ha presentato l'atto di costituzione [...] la mattina stessa (16 giugno 2011 - ndr) nonostante, per Giussano, sia di metà maggio la delibera con cui la giunta, su proposta del sindaco, aveva deciso di costituirsi parte civile innanzitutto per tutelare l'immagine della città”.

Come mai, ci si chiede, l’amministrazione di Seregno ha atteso fino agli sgoccioli per prendere la decisione di costituirsi parte civile nel processo Infinito ed è stata l’ultima tra i paesi brianzoli a muoversi in tal senso?
Giacinto Mariani aveva iniziato il suo secondo mandato un anno prima, nell’aprile del 2010, e aveva quindi tutto il tempo per convocare una Giunta e decidere, ma non lo fa e si muove solo alla fine con una disposizione dell’ultimo minuto, mettendosi in coda alle amministrazioni di Giussano e Desio.
Mariani, ultimo a costituirsi parte civile, è però il primo a rivendicarlo, come se questo atto costituisse una specie di salvacondotto che gli permetterebbe tutto, anche di frequentare ambienti in odore di ‘ndrangheta.

PS
“Nel programma televisivo Italian job del 2007, l’attore Paolo Calabresi (ex Jene), si finge Michele Bellidora, rettore di una piccola università privata di Lugano, che offre ad un anonimo deputato del Carroccio, la possibilità “di fregiarsi di una laurea in cambio di qualche favore.
Bellidora ottiene dal parlamentare (con il viso oscurato) la promessa, poi mantenuta, di un’intervista a Telepadania, con tanto di anticipazione pubblicitaria su La Padania (vedi La guerra leghista delle lauree false)”.
All’interno della stessa Lega Nord, in molti individuano Paolo Grimoldi nel deputato in cerca di lauree facili .
Nell’articolo non si dice, però, se la laurea venduta da Bellidora fosse in odontoiatria o psicologia.

 

Seregno - Ricchiuti (PD): "Mazza ha taciuto e prende la parola solo per replicare a un legittimo atto parlamentare"


di k.ts.

“Se non fossero preoccupanti sarebbero solo penose le considerazioni del sindaco Mazza”. Lo afferma la senatrice Ricchiuti replicando al primo cittadino di Seregno che l’ha accusata di scarsa onestà intellettuale.

“Il sindaco accusa me e il Partito democratico di Seregno di fraintendere o di modificare la realtà quando lui vive una separazione dai fatti e dai cittadini. Era presente quando l’ex sindaco e suo sodale Giacinto Mariani ha augurato la morte ai giornalisti di infonodo.it e ha taciuto; Mariani vive nello stesso palazzo e frequenta il bar chiuso per ‘ndrangheta e Mazza ha taciuto; Mariani ha più volte affermato che i Tripodi sono una famiglia di Seregno come tutte le altre e Mazza ha taciuto; è stato calato un lenzuolo di solidarietà ai Tripodi (e non alle vittime delle mafie) e Mazza ha taciuto.

Prende la parola solo per replicare a un legittimo atto parlamentare e per mostrare al mondo che non conosce la grammatica amministrativa e procedurale. Chiama collaborazione con le autorità quello che nella procedura penale si chiama ordine di esibizione (come ha ben chiarito la procura della Repubblica di Monza che sta indagando su Seregno). E chiama “antimafia delle parole” quelli che a tutti sembrano concreti fatti che per l’art. 143 del testo unico sugli enti locali del 2000 potrebbero ben rivelarsi collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata”.

“Forse era meglio che Mazza continuasse a tacere. Domenica 13 marzo parleranno in piazza i cittadini”, conclude Ricchiuti.

La dura replica della senatrice del Pd al comunicato stampa diramato questa mattina dal sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, é arrivata in serata.

La senatrice il 9 marzo ha presentato richiesta al Ministero degli Interni di valutare se esistano le condizioni per lo scioglimento per mafia del comune di Seregno (vedi video).

In settimana era anche intervenuta sui social network contestando le dichiarazioni di Mazza che aveva tentato di far passare le indagini che la polizia giudiziaria sta conducendo anche presso l’ufficio tecnico di Seregno, come una specie di visita di cortesia.

Cosa poi smentita anche dal sostituo procuratore Salvatore Bellomo che guida le indagini : «Non faccio visite di cortesie nei Comuni e tantomeno a Seregno – ha precisato il magistrato al quale è stato chiesto un chiarimento – mi sono recato in forze in quel municipio per ottemperare al mio lavoro di inquirente penale, ma sull'indagine ovviamente non posso dire nulla; tantomeno ho fatto i complimenti sulla chiusura del bar che è stata decisa dalla Prefettura, sono andato per notificare un decreto di acquisizione di atti e documenti utili all'inchiesta» (vedi articolo).

 

Seregno - Comunicato stampa del Consigliere Amati

Due sono i dati che inequivocabilmente si affermano in questa vicenda: il primo è che abbiamo l’ennesima dimostrazione che il nostro territorio è malato. La criminalità organizzata sotto varie forme ha occupato le cronache degli ultimi mesi e settimane attraverso locali chiusi perché luogo di spaccio, persone legate a traffici di ogni genere e, appunto, recentemente, i due locali sigillati in centro città.
Minimizzare, far finta che tutto ciò sia solo una specie di incidente di percorso di una città viva, sana, operosa, come viene spesso descritta dai nostri amministratori, è un nascondere la realtà, favorendo indirettamente il proliferare di attività non sempre lecite.
Seconda cosa: quello striscione deve diventare il simbolo della vergogna.
L’omertà, la collusione e l’indifferenza devono essere espulse dal ventre sano della città che, ora, però, deve aprire gli occhi sulla realtà di queste presenze che sono evidentemente venute solidificandosi in un tessuto che penso debba essere ancora aggredito ed estirpato.
Mi auguro che la prefettura e con essa la magistratura, con il supporto paziente e intelligente delle forze dell’ordine, agiscano in profondità. E che, soprattutto, la politica faccia il proprio dovere.

Pietro Amati, consigliere comunale Ripartiamo e Per Seregno Civica

Seregno - 'Ndrangheta. Revocata la licenza a Tripodi, smarrimento tra i tripodisti


Il centrodestra si chiude nel silenzio stampa, qualcuno sostiene che si tratti di omertà

di k.ts.
 

Il comune di Seregno, su invito della Prefettura di Monza, ha emesso  le ordinanze di revoca delle licenze commerciali di due locali di Seregno, "per pericolo di infiltrazione mafiosa".

Si tratta del bar La Torrefazione di Corso del Popolo, rilevato poco più di un anno fa da Maria Marano, moglie di Giuseppe Pensabene, condannato a 15 anni di reclusione, considerato capo reggente della locale di ‘ndrangheta di Desio (dopo l’arresto di Candeloro Pio) e a capo del sodalizio mafioso smantellato dagli inquirenti con l’operazione Tibet in cui si scoprì l’esistenza di una vera e propria banca della ‘ndrangheta a Seveso.

Il secondo locale è il bar panetteria Tripodi Pane & Caffè di piazza Vittorio Veneto, gestito dalla famiglia Tripodi, tra i cui membri c'é anche Antonino Tripodi, arrestato nell’operazione Infinito e condannato per possesso e detenzione di armi.

L’intervento della Prefettura é ascrivibile alle normali procedure di autorizzazione antimafia a cui le nuove attività commerciali sono sottoposte.
Nel caso de La Torrefazione, si tratta appunto della nuova attività della sig.ra Marano che ha acquistato il bar La Torrefazione dal predente proprietario nel dicembre del 2014: per quanto riguarda Tripodi Pane & Caffè, invece, si tratta di un subentro delle licenze commerciali della ditta individuale di Tripodi Giovanni (padre di Antonino), da parte della Tripodi srl che vede come soci lo stesso Giovanni Tripodi, la moglie Teresa Crea, i figli Antonino e Isabella Tripodi, e il nipote Andrea. Il subentro é stato registrato nel gennaio del 2015.

Ad un anno di distanza la Prefettura ha dato il responso e ha chiuso entrambe le attività commerciali ai sensi del Codice delle leggi antimafia approvato nel 2011.

Nulla è stato invece fatto in questi anni da parte degli amministratori del comune di Seregno che non solo hanno continuato a considerare valide le autorizzazioni rilasciate alla panetteria Tripodi - anche dopo l’arresto di Antonino Tripodi e la sua condanna - ma, anzi, hanno frequentato la panetteria, dal settembre 2013 diventata bar panetteria, organizzandovi all’interno anche appuntamenti elettorali.

Nel maggio 2014, l’allora sindaco Giacinto Mariani, impegnato nella campagna elettorale per il parlamento europeo dove era candidato, ha girato parte del suo spot elettorale proprio nella panetteria Tripodi, cosa di cui avevamo scritto in un precedente articolo.
Ai tempi, la questione non é stata, però, ritenuta interessante né dalla stampa locale né dalle forze politiche.

Nel dicembre del 2014, dopo molto ostruzionismo da parte dell’allora sindaco, un redattore di infonodo é riuscito a chiedere a Giacinto Mariani perché avesse deciso di legare la propria immagine elettorale a un locale gestito da un famiglia in odore di mafia.

La risposta dell’amministratore e pubblico ufficiale Giacinto Mariani é stata: “ E’ una panetteria come tutte le altre, è una famiglia come tutte le altre che ha una regolare attività sul territorio”. Vedi video.

Il tutto mentre pezzi dello Stato, Magistratura e forze dell’ordine, scrivevano e scrivono sentenze e ordinanze di tenore completamente diverso.

Basta leggersi la recente ordinanza sugli arresti di Ignazio Marrone e Arturo Sgrò che cita una sentenza della Corte di Cassazione su un troncone del processo Infinito.

La cosca desiana inoltre ha nelle sue disponibilità armi da fuoco pronte all’uso. Le armi costituiscono un aspetto non secondario della potenzialità criminale, in quanto consentono al sodalizio di contare in ogni momento in uno strumento tra i più incisivi per consolidare il proprio prestigio criminale, sia sotto il profilo generale che in concreto per convincere qualche recalcitrante a sottostare ai voleri e agli interessi della cosca stessa. L’attività di indagine ha infatti portato al sequestro di armi esplosivi all’interno del box di TRIPODI Antonino, nipote di PIO Candeloro (ha sposato PIO Francesca, figlia di PIO Alfonso fratello di PIO Candeloro). Intanto il TRIPODI, oltre che legato da vincoli di parentela con appartenenti alla cosca, mantiene contatti con numerosi associati quali lo stesso PIO Candeloro, SGRO’ Giuseppe, uomo di fiducia del PIO, SGRO’ Eduardo Salvatore, fratello di Giuseppe ed i fratelli POLIMENI Giuseppe e Candeloro, quest’ultimo referente e portavoce ufficiale di MOSCATO. Il box in questione si è immediatamente presentato come luogo a disposizione della cosca per occultare armi o droga; le procedure di avvicinamento al box che prevedono un primo contatto telefonico e poi l’apertura “in sicurezza” del cancello, una volta verificata l’assenza di pericolo di intrusione di “estranei” (rectius Forze dell’Ordine); a questa procedura sottostà anche PIO Candeloro il quale si deve recare nel box per visionare qualche cosa ivi ricoverata. La persona del TRIPODI é in possesso di tutte le caratteristiche per svolgere la funzione di custode delle armi della cosca: è soggetto incensurato e fino a quel momento sconosciuto alle forze dell’ordine - é titolare, inoltre, di un panificio quindi con attività del tutto regolare. L’ipotesi investigativa diventa realtà evidente attraverso il sequestro delle armi avvenuto il 23 febbraio del 2009 ad opera dei CC N.O. di Desio”.

Quando i carabinieri intervengono nel box di Antonino Tripodi sequestrano: “Un revolver marca Astra mod."Cadix", calibro 38 Special, avente matricola abrasa; una pistola semi-automatica "Glock" mod."19" calibro 9 X 21 (rubata); una pistola semi-automatica "Colt" modo "Govemment" cal.45 "ACP" (rubata); un fucile sovrapposto da caccia calibro 12 marca "Pietro Beretta" avente canne mozze e calcio tagliato con matricola abrasa; tre saponette di esplosivo TNT, sei micce per accensione a lenta combustione, otto inneschi detonanti a fuoco, un innesco detonante elettrico completo di cavo elettrico, un innesco temporizzato completo di timer”, oltre a munizioni di vario calibro.

Oppure leggere la sentenza di primo grado del Processo Infinito che condanna Antonino Tripodi a 5 anni di carcere: Tripodi Antonino, detto Nino, è un soggetto incensurato, titolare, insieme al padre, di un panificio a Seregno, presso il quale all'epoca dei fatti svolgeva effettivamente attività lavorativa. [...]
La madre di Tripodi, Crea Teresa, è sorella di Crea Paolo, menzionato quale capo locale di Desio, nella sentenza emessa dal Tribunale di Milano in data 21 ottobre 1997 a conclusione del processo denominato "l fiori della notte di San Vito, ed è nipote della moglie di Pio Domenico (condannato a 16 anni di reclusione, locale di Desio - ndr)”.

Sono passaggi dell’attività giudiziaria e investigativa che l’ex sindaco di Seregno e attuale vicesindaco, Giacinto Mariani, ha deliberatamente e colpevolmente ignorato, pur conoscendoli.

L’attuale sindaco ed ex assessore Edoardo Mazza non ha voluto essere da meno e nel maggio del 2015 durante la sua campagna partecipa un aperitivo elettorale di Forza Italia nella panetteria Tripodi in compagnia di Stefano Gatti (consigliere comunale di Forza Italia in carica) e del vicepresidente di Regione Lombardia, Mario Mantovani, poi arrestato per tangenti.

Quando Alessandro Bartolini, giornalista de il Fatto quotidiano, chiede lumi a Mazza, la risposta dell’attuale sindaco è in linea con il suo predecessore: “Vengo spesso qui a prendere il caffè, è proprio dietro il mio studio legale. So che Tripodi è stato coinvolto nell’indagine Infinito ma non mi crea nessun problema politico sapere che nel suo locale è stato organizzato un rinfresco” (vedi Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss).

Sempre in campagna elettorale, il 26 maggio 2015 arriva Maroni e Seregno: mezza sezione della Lega Nord lo aspetta prendendo un aperitivo da Tripodi e mettendosi in posa.

Nella foto Alberto Cantù (consigliere comunale), Alberto Peruffo (consigliere comunale), Cristian Missaglia (consigliere di amministrazione di AEB, municipalizzata del comune di Seregno), Maria Cadorin (assessore alle attività produttive e commerciali), Marco Tognini commissario per due anni della sezione, da quando cioè sette consigliere della Lega Nord di Seregno si dimettono a seguito della vicenda +Energy che vedeva coinvolto Giacinto Mariani come socio occulto. +Energy che é bene ricordarlo aveva stretto un rapporto commerciale esclusivo con la Simec, poi sequestrata dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere perché in mano alla criminalità organizzata campana.

Il 15 giugno 2015, alla fine del ballottaggio che ha visto prevalere Mazza sul candidato del Pd William Viganò, Giacinto Mariani si é poi coerentemente lasciato andare a minacce di morte in puro stile mafioso all’indirizzo del nostro collaboratore che qualche mese prima aveva osato porre la domanda sull’opportunità di girare il suo spot elettorale nella panetteria Tripodi.
Vedi video.

Quando, poi, il 2 luglio del 2015, in occasione dell’insediamento del nuovo consiglio comunale, il giovane consigliere del PD, Leonardo Sabia si era permesso di intervenire in questo modo:
Se da una parte ci sono ragioni che riguardano i sospetti mai fugati, mai allontanati da chi aveva questa responsabilità, dall’altra parte c’è un clima generale, c’è un’atmosfera di omertà diffusa, c’è un’atmosfera da, le famiglie sono tutte uguali, le famiglie non sono tutte uguali, le famiglie come chi fa politica, come chiunque, si prendono delle responsabilità e reagiscono in base a quello che fanno, alle responsabilità che hanno e come se le prendono e come le portano avanti, le famiglie, le persone non sono tutte uguali, e questo è ora di iniziare a ricordarlo e a dirlo a voce alta, a partire da questo Consiglio Comunale”.

La pronta risposta dell’ex assessore ed attuale consigliere comunale della Lega Nord, Flavio Sambruni, era stata di questo tenore:
Mi dispiace vedere ancora, per lo meno, che si ricomincia subito a rivangare questi episodi,
guardi io nel bar delle famiglie come le altre, ci sono andato anche io! E allora che faccio? Sono andato anche io e più di una volta in questa campagna elettorale, senza nessunissimo
problema, senza nessunissimo problema, ho preso anche io i pasticcini, sono buoni, questo fa
di me una persona particolare? Ma voglio sperare che lei non voglia dire questo, così come
voglio sperare che lei non pensi questo di tutti i cittadini che vanno in questo bar a prendere i pasticcini a mangiare la focaccina buona”.

Insomma, con varie gradazioni che vanno dalla connivenza alla pura e semplice imbecillità, tra i tripodisti in consiglio comunale possiamo annoverare: il sindaco, il vice sindaco, un assessore e quattro consiglieri comunali, mentre è incerta la collocazione di Francesco Gioffrè, consigliere comunale di Forza Italia, che i Magistrati hanno indicato con un atteggiamento al limite della connivenza con la ‘ndrangheta.
Perché nel suo caso la vicinanza era con il clan Cristello e quindi non sappiamo se si possa inserire tra i tripodisti o tra i cristelliani, e non vorremmo fargli uno sgarbo collocandolo nella corrente sbagliata.

Al momento le uniche reazioni raccolte all’interno del centrodestra sono quelle del sindaco Mazza che quasi a scusarsi ha dichiarato in merito alle ordinanze di chiusura dei bar di Pensabene e Tripodi: “Come Amministrazione comunale non abbiamo potuto far altro che notificare gli atti. Dovevamo fare di conseguenza, ad un atto interdittivo di un ente superiore”.

Seregno - La città delle cosche

di Marco Tagliabue*

Egr. Direttore
Quel lenzuolo che come fosse un sudario ricopre la vetrina della panetteria Tripodi, con un messaggio di “affetto” che alcuni cittadini hanno scritto con vernice rosso sangue, cristallizza una dolorosa realtà storica: Seregno è nelle mani della 'Ndrangheta e quindi non sono sorpreso dall’ordinanza prefettizia di chiusura dei cosiddetti bar della mafia nel centro di Seregno. Solo un cieco poteva non vedere. Bastava leggere i giornali, informarsi sul blog Infonodo, guardare qualche film.

La mafia è esattamente quella che gestisce quei bar: controllo del territorio, consenso sociale e barbarie.
Come quello davanti alla Basilica che in sfregio al suo luogo, accoglieva gente “perbene” e vendeva cocaina, spacciata da diciottenni della città, gestiti da un ex stupratore.

Quello che sta succedendo a Seregno, sia chiaro, è unico in Italia. Nessun sindaco o politico, nemmeno in Calabria, ha mai girato il suo spot elettorale in un bar della 'Ndrangheta.
Io personalmente, il bar dei Tripodi, il bar del Corso e la Torrefazione non li ho mai piu’ frequentati da quando ho letto quelle notizie, già anni fa.

Qui non si tratta solo di illegalità ma di mafia. Mafia è morte, sangue e dolore. Seregno ne ha buona memoria, dal sequestro Cesana all’omicidio del sedicenne Giorgietti mentre andava a scuola, a piedi, al liceo di Meda. E chi, per ignoranza, ingordigia, vigliaccheria, comodità o collusione ha flirtato in questi anni coi Tripodi, i Siragusa, i Cristello, i Pio e i Pensabene, è complice anche di quel sangue e di quel dolore. Perché è in quel sangue che gli 'ndranghetisti si riconoscono, si identificano e ne traggono il loro insulso “Onore”.

Solo un cieco poteva non vedere e solo uno stolto poteva continuare a frequentare quei posti. E solo un irresponsabile poteva organizzare manifestazioni elettorali in quei bar quando era chiaro da almeno cinque anni chi erano i proprietari.
La 'Ndrangheta fa schifo. È composta da rozzi figuri, balordi senza onore, che si crogiolano in riti ancestrali ridicoli, tra formule cretine e capretti, e che traggono forza nelle debolezze di chi, colluso, gli sta attorno, facendo affari assieme, tra droga e potere.

Seregno deve cacciarli lontano questi criminali, penosi nei loro cerimoniali e che si credono “uomini” umiliando l’istituzione sacra della “Famiglia”.

Ma quale “Famiglia” è quella che fa dell’usura, del racket, dello spaccio di droga, del traffico d’armi, dell’omicidio, dell’intimidazione, della corruzione, il suo stile di vita? Quelle “Famiglie” devono sparire da Seregno.

Temo e allo stesso tempo mi auguro lo scioglimento del Consiglio Comunale. Troppo “contiguo” il comportamento e la familiarità (torna il termine…) di alcuni assessori e consiglieri della maggioranza con quel mondo mafioso. Troppo timido, colpevolmente e ridicolmente timido il comportamento delle opposizioni. Ma responsabilità penali ed etica non sempre coincidono. E nei “distinguo” proveranno a salvare le loro poltrone, augurandosi l’intervento garantista della magistratura mentre la città assiste, inerte e atterrita, alle sparatorie, agli incendi, eccetera eccetera.
Ma questa, nella retorica leghista, non era l’immagine di una città del sud Italia?

*regista televisivo

'Ndrangheta e Servizio Sanitario in Lombardia e Brianza - Contesto criminale, contesto sociale

Titolo originale Contesto criminale, contesto sociale
di Alessandra Dolci Magistrato della Direzione distrettuale antimafia, Procura di Milano tratto da Narcomafie - Nuovi appetti della criminalità. Mafia e sanità

Il sistema sanitario manifesta una certa permeabilità alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Il processo di decentramento avviato nel ‘92 ha portato all’affermarsi di condizioni e prassi diverse per ciascuna Regione. La Lombardia si caratterizza ad esempio per una massiccia presenza di strutture private accanto a quelle pubbliche, con il delicato aspetto dell’accreditamento istituzionale dei privati e i successivi accordi contrattuali con la Regione. Questo ha dato luogo a un abbassamento della soglia di legalità sotto il profilo dell’incentivazione dei sistemi di clientela e corruttela, e delle truffe a danno del sistema sanitario nazionale.

Il capitale sociale. Una delle caratteristiche della criminalità organizzata di stampo mafioso è l’infiltrarsi nelle attività legali, cosa che si è verificata in Lombardia soprattutto a partire dagli ultimi decenni. In precedenza le indagini mostravano una criminalità di stampo mafioso dedita ad attività illecite quali estorsioni, usura e traffico di stupefacenti. I successi nell’attività di contrasto, con riferimento soprattutto al traffico di stupefacenti, hanno portato le organizzazioni criminali a diversificare il proprio raggio d’azione, creando al proprio interno un ulteriore importantissimo asset definito “capitale sociale”, cioè l’insieme di soggetti politici, imprenditori, liberi professionisti, pubblici amministratori, appartenenti alle forze dell’ordine, che si mettono a disposizione della criminalità organizzata rendendo servigi in un’ottica di scambio reciproco.

La ’ndrangheta privilegia l’infiltrazione in settori legali a controllo pubblico e la sanità è particolarmente allettante. La decentralizzazione cui si faceva cenno sopra ha significato una prevalenza nella gestione e nel controllo del settore da parte del potere politico: i dirigenti generali delle Asl sono di nomina politica, a loro volta nominano il direttore amministrativo e il direttore sanitario. I primari di reparto non sono selezionati tramite concorso pubblico ma per chiamata diretta del direttore ospedaliero. Ciò ha portato all’affermarsi di un sistema di fedeltà politiche come regolatore, non solo delle carriere, ma anche dell’allocazione e gestione delle risorse pubbliche (se metto ai vertici della sanità un soggetto che è espressione del mio partito sarò in grado di controllare il rapporto tra pubblico e privato e cioè sarò in grado di accreditare cliniche private, studi dentistici, centri di analisi, case di riposo gestiti da imprenditori amici, vicini, simpatizzanti). Ovviamente non par vero alla ’ndrangheta di inserirsi in questo sistema poiché ciò le consente di entrare in relazione con élites politiche e pubblici amministratori facendo affari.

Business criminali. Fare affari significa creare società intestate a prestanome che possano concorrere negli appalti per forniture di servizi  (infermieristici, di pulizie, di ristorazione ecc.),  ma anche  reinvestire i proventi delle attività illecite in strutture private che poi saranno accreditate, come le residenze per anziani.
Quindi, esaminando i motivi di attrazione della criminalità organizzata, per il settore della sanità troveremo un profilo afferente ai vantaggi economici e un altro profilo, di carattere sociale/politico elettorale, dato dal contatto con il sistema sanitario, la cui natura comporta l’ampliamento della rete relazionale e, quindi, del capitale sociale. Si aggiunge inoltre la possibilità di contare su un bacino elettorale allargato, attraverso  triangolazioni di potere tra personaggi vicini all’universo mafioso, politici e personale medico/sanitario.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la possibilità di elargire favori in un settore che attiene ai bisogni essenziali della persona: chi ha un grave problema di salute in famiglia è disposto a rivolgersi a chiunque sia in grado di garantire un aiuto. Nelle nostre indagini abbiamo avuto modo di constatare come persone che si trovavano in tali condizioni si rivolgessero al soggetto che sapevano essere in odore di mafia ma che era in grado di garantire loro una visita gratuita, un esame, un ricovero, un posto letto nell’immediatezza. Tutto questo crea consenso attorno alla criminalità organizzata.
Infine, un ultimo aspetto dell’attrazione verso il mondo sanitario riguarda i vantaggi sul fronte giudiziario e cioè la possibilità di avere, da parte di esercenti la professione medica, perizie di favore, oppure la cura o il ricovero di latitanti.

Alcuni casi emblematici. Passando all’esame di alcuni casi concreti e partendo dai vantaggi in ambito giudiziario, è significativa la vicenda di  Pelle Francesco, alias ‘Ciccio Pakistan’, che fu tratto in arresto, dopo un periodo di latitanza, il 18 settembre 2008, mentre si trovava ricoverato sotto falso nome presso la clinica Maugeri di Pavia. Si tratta di un personaggio di grande spicco nel panorama ’ndranghetistico, ricercato perché coinvolto nella strage di San Luca, nell’ambito della faida che contrapponeva la cosca Pelle-Vottari ai Nirta-Strangio. Nella documentazione falsa, relativa al ricovero, l’infermità di Pelle, rimasto paraplegico a seguito di uno scontro a fuoco, era invece ascritta alle lesioni riportate in un incidente stradale.

Le indagini svolte non misero in luce le coperture di cui Pelle aveva senz’altro goduto all’interno della struttura sanitaria pavese. Pelle, in ragione delle condizioni di salute, dopo la cattura beneficiava degli arresti domiciliari in una struttura sanitaria idonea che lo stesso detenuto aveva individuato nell’ospedale Niguarda di Milano, di cui bisognava acquisire la disponibilità. Nell’ambito dell’indagine Tenacia si registravano conversazioni da cui emergeva che Ivano Perego, imprenditore condannato in seguito con sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, chiedeva all’amico politico Antonio Oliverio se conoscesse personale medico avvicinabile, che acconsentisse al ricovero di un calabrese con problemi alla spina dorsale. La richiesta venne accolta e il calabrese in questione era proprio ‘Ciccio Pakistan’ (Francesco Pelle), che fu ricoverato nell’unità spinale dell’Ospedale Niguarda. In un’altra indagine denominata Caposaldo emergeva che Pelle teneva i contatti con i parenti sanlucoti attraverso un compiacente paramedico a disposizione dei Flachi, famiglia che controlla il territorio dove si trova l’ospedale Niguarda.

Tuttavia, il caso più eclatante circa la penetrazione della ’ndrangheta nel sistema sanitario lombardo è quello di Carlo Chiriaco (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa alla pena definitiva di undici anni di reclusione). Chiriaco, originario di Reggio Calabria, laureato in medicina e chirurgia all’università di Pavia, ha un cursus honorum importante: si è iscritto giovanissimo alla Dc, ha ricoperto anche cariche politiche in ambito pavese, ha rivestito cariche pubbliche. Lo troviamo giovane ispettore sanitario al San Matteo, poi presidente delle Istituzioni assistenziali riunite di Pavia, direttore sanitario della Asp (che riunisce quattro importanti strutture sanitarie pavesi) e infine direttore sanitario dell’Asl di Pavia dal primo febbraio 2008 fino alla data dell’arresto. Al momento di quest’ultima nomina Chiriaco era già stato coinvolto in alcune vicende giudiziarie anche gravi (una condanna in primo e secondo grado quale mandante di un’estorsione, procedimento poi terminato in prescrizione) ed era stato destinatario della misura di prevenzione dell’avviso orale emesso dal Questore di Pavia in data 16 aprile 2007.

Secondo la relazione prefettizia sulle infiltrazioni mafiose nell’Asl pavese, dal punto di vista formale, non sussisteva alcun precedente ostativo alla nomina di Chiriaco. La relazione evidenziava anzi che la nomina non era stata da ascriversi a un condizionamento di tipo mafioso, ma favorita dal contesto politico. La Commissione sottolineava che il curriculum presentato dall’aspirante direttore sanitario non era veritiero con riferimento al più importante incarico professionale rivestito, ma che la cosa non fu rilevata da nessuno.

Carlo Chiriaco si è rivelato una risorsa preziosa per la ’ndrangheta (lui stesso si definiva, in alcune conversazioni, come “uomo di ’ndrangheta”). Era in grado di reperire incarichi e posti di lavoro per parenti e amici degli esponenti della criminalità organizzata; di far ottenere appalti; di inserirsi nel mondo politico ad alto livello, mediando tra il mondo politico e gli esponenti della ’ndrangheta e allocando pacchetti di voti. Si tratta dell’esempio tipico di quella triangolazione di potere cui si faceva cenno sopra poiché catalizzava i voti della ’ndrangheta (e anche di soggetti vicino a Cosa nostra) a favore di un candidato alle elezioni regionali, che poi avrebbe dovuto favorire la nomina a direttore generale dell’allora direttore amministrativo dell’Ospedale San Paolo di Milano. Al momento del suo arresto si stava interessando per far ottenere, a una società legata a Giuseppe Neri (esponente di spicco della ’ndrangheta lombarda), l’accredito a favore di una nuova struttura per anziani in provincia di Pavia. Sul fronte dei favori giudiziari Chiriaco, attraverso medici compiacenti, fissava visite mediche nelle strutture pavesi a Pasquale Barbaro, (figlio di uno degli esponenti storici della ’ndrangheta e sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Platì), consentendogli di spostarsi, attraverso le visite periodiche in Lombardia, per portare le cosiddette ambasciate da/e per la Calabria.

Altra figura emblematica di medico è quella di Vincenzo Giglio. È stato condannato con sentenza definitiva per aver consapevolmente fornito un apporto (esterno) all’associazione mafiosa legata alle famiglie Valle-Lampada, svolgendo un importante ruolo di collegamento tra i membri del sodalizio e ambienti istituzionali, politici e imprenditoriali. Ha inoltre messo in contatto i fratelli Lampada con Francesco Morelli, all’epoca consigliere regionale e presidente della commissione Speciale di vigilanza della Regione Calabria, vice presidente della commissione Affari istituzionali e componente delle commissioni Affari europei e Relazioni internazionali e sanità e servizi sociali.

Nel corso dell’indagine Infinito sono poi emersi altri esempi di professionisti nel campo medico che, sebbene non direttamente indagati per concorso esterno, risultano avere avuto frequenti contatti con appartenenti alla ’ndrangheta.
È il caso di Francesco Berte, all’epoca delle indagini medico penitenziario in servizio presso la Casa Circondariale di Monza che, alla ricerca di una candidatura politica che gli garantisse un futuro incarico di direttore generale di una Asl, intratteneva frequenti rapporti con Rocco Cristello – capo della locale di Seregno ed assassinato a Verano Brianza il 27 marzo 2008 – durante il periodo in cui questi svolgeva attività lavorativa in regime di semilibertà presso il Giardino degli Ulivi a Seregno.

Erano altresì emersi contatti tra esponenti della locale di Desio e il medico originario di Reggio Calabria, Nicola Mazzacuva, che ricopriva, all’epoca di Infinito, la carica di presidente del consiglio comunale di Desio.

Mazzacuva, in particolare, avrebbe avuto diretti contatti con Saverio Moscato (partecipe della locale di Desio e fratello di Annunziato, capo locale), tanto da prendere parte al funerale della madre dei fratelli Moscato. La giunta comunale di Desio si sciolse con le dimissioni di numerosi consiglieri comunali proprio a seguito delle accertate infiltrazioni mafiose e per il coinvolgimento nella stessa inchiesta del presidente del consiglio comunale Mazzacuva, del consigliere Natale Marrone, e dell’ex assessore provinciale Rosario Perri.

Infine, sempre nel filone desianano dell’indagine era emersa la figura di Pietrogino Pezzano, direttore generale della Asl di Milano, in contatto con Eduardo Sgrò (che grazie a questa “entratura” si aggiudicava la commessa per la fornitura di condizionatori per la Asl di Desio), Candeloro Pio, Candeloro Polimeni e Saverio Moscato, condannati per associazione di tipo mafioso. Nonostante tali rapporti fossero stati disvelati e resi pubblici dopo gli arresti nell’indagine Infinito, Pezzano veniva nominato direttore generale della Asl Milano 1. A seguito dell’ondata di sdegno sollevata da tale nomina era stato poi “sfiduciato” dal consiglio regionale lombardo.
All’esito delle molte indagini che vedono coinvolti esponenti della criminalità organizzata e appartenenti al mondo sanitario si è avuto modo di constatare anche in questo settore un drastico abbassamento del “costo morale” nella sua duplice valenza: interna (della coscienza individuale) ed esterna (del giudizio del contesto sociale).

Una frase di Giovanni Falcone a proposito di mafia e antimafia diceva: “È sbagliato pensare alla mafia come ad una piovra, ad un cancro, a qualcosa di estremamente brutto ed altro rispetto a noi, noi invece dobbiamo pensare che un poco ci assomiglia”.
Questo ci deve far riflettere sulla necessità di alzare la nostra soglia critica e tenere ben presente che l’etica non coincide con la sfera penalmente rilevante dei comportamenti, dunque non è detto che ciò che è penalmente irrilevante sia eticamente accettabile.

Nella foto Pietrogino Pezzano

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