giacinto mariani

Seregno - Il distributore di Giussani, il pozzo fantasma e le dimissioni dell'assessore Milani

31 maggio 2017

di k.ts.

Qualche anno fa avevamo scritto di Emilio Giussani, il proprietario della Giussani Scavi e di Brianza Inerti, molto vicino all’attuale sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, e al vicesindaco Giacinto Mariani.
Avevamo raccontato della sua capacità di aggiudicarsi i lavori del comune battendo la concorrenza con ribassi di poche centinaia di euro su appalti che valevano centinaia di migliaia di euro (vedi Appalti d'oro per Giussani. In meno di nove anni incassati 4 milioni dal comune), come se possedesse la sfera di cristallo e riuscisse a guardare nel futuro. 
Emilio Giussani, cavatore, scavatore, stradino, costruttore e immobiliarista, ha recentemente affinato le sue capacità “magiche” e ha fatto sparire dalla sede operativa della sua azienda quello che aveva tutta l’aria di essere un distributore abusivo di gasolio, giusto 24 ore prima che i tecnici comunali ispezionassero il luogo per verificarne l’effettiva presenza.

La storia inizia qualche mese fa, quando Gussani presenta al comune la richiesta di costruire un distributore di carburanti ad uso privato interno, cioè per il rifornimento dei soli mezzi della ditta, presso la sede della sua società in via Macallè.
La richiesta viene da prassi inoltrata allo Sportello Unico Attività Produttive. 

Il Suap, esplicate le pratiche di sua competenza, chiede all’ufficio urbanistica se esistono cause che impediscono il rilascio dell’autorizzazione.
Un problema in effetti c’è, il distributore ricade nella fascia di rispetto di un pozzo della rete idrica di Seregno e quindi, secondo quanto prevede la normativa, il distributore di carburanti lì non si può mettere.

Per il funzionario dell’ufficio urbanistica, però, il pozzo è dismesso da anni, nonostante sia stato inserito nel PGT entrato in vigore nel gennaio del 2015.
Non sarebbero, quindi, quindici, ma uno in meno, i pozzi che soddisfano per l’80% il fabbisogno idrico dei seregnesi (Seregno è in deficit idrico e il 20% del suo fabbisogno gli viene fornito dai pozzi nel comune di Meda).
Bisogna, quindi, prenderne atto e modificare il PGT.


Ogni modifica al Piano di Governo del Territorio prevede l’approvazione in consiglio comunale.
La presentazione della proposta spetta all’assessore competente, nel caso Barbara Milani, assessore all’Urbanistica, che, per preparare la relazione da portare in consiglio, vuole sapere perché e da chi è stato chiuso il pozzo. E qui iniziano i problemi.

Brianzacque, il gestore unico del sistema idrico nella Provincia di Monza e Brianza, quel pozzo dice di non averlo mai gestito. Nel 2007, infatti, quando la società riceve il patrimonio idrico da varie aziende municipalizzate tra cui Aeb - la società che fino ad allora aveva gestito il servizio idrico a Seregno - il pozzo non compare nella dote.
L’assessore chiede di vedere le analisi che hanno portato alla chiusura del pozzo.
Ma non le hanno gli uffici comunali, non le ha Aeb, non le ha Brianzacque (forse il pozzo era gestito da Alsi, l’Azienda Alto Lambro, poi confluita in Brianzacque; almeno così sembra dall’intestazione che compare nel sistema Sif della Provincia di Monza e Brianza, vedi documento).

Si fanno, invece, avanti i vertici di Reti+ (società del gruppo Aeb-Gelsia) convinti che il pozzo sia in disuso da trent’anni, perché inquinato dai nitriti.
Ma anche Reti+ non ha le analisi delle acque.
Insomma si rimane nel vago, di analisi nemmeno l’ombra e di certezze poco o niente.

Intanto, mentre si cerca di dipanare la matassa del pozzo fantasma, arriva sulla scrivania dell’assessore la foto di quello che sembra a tutti gli effetti un distributore di carburante già funzionante sull’area della Giussani srl. Un distributore con tanto di struttura di contenimento, tettoia contro gli agenti atmosferici, estintore e segnale di pericolo di incendio.

La Milani gira la foto ai funzionari del comune, invitandoli ad attivarsi. Giussani ha pure precedenti di abusivismo, è stato, infatti, pizzicato ad allargare la sua cava del 40% rispetto all’area autorizzata, invadendo alcuni terreni agricoli ricadenti nel Plis (Parco locale d’interesse sovracomunale).
Anche in quel caso è stato lo zelo della Milani a far emergere l’abuso, superando lentezze e ritrosie. Il precedente assessore all’Urbanistica, l’attuale sindaco Edoardo Mazza che ha lavorato alla stesura del PGT non si era accorto di nulla, anche se l’allargamento di ben 23mila metri quadri al di fuori del perimetro autorizzato è chiaramente visibile anche su google earth, almeno dal 2014 (nella foto, solo l’area marroncina è quella autorizzata, mentre si vede che la cava occupa anche alcune aree tratteggiate appartenenti al Plis)

Passa un mese, ma i funzionari responsabili non si muovono, la Milani preme e sollecita, alla fine dagli uffici si rassegnano e chiamano Giussani.

- “Dovremo fare un’ispezione.”
- “Questa settimana non ci sono, venite venerdì.”
- “Va bene, a venerdì.”

Giovedì pomeriggio, nella sede della Giussani srl, l’attività è febbrile, i camionisti sono in fila a riempire di gasolio i serbatoi dei mezzi, mentre gli operai scavano (nella foto si vede la montagnola di terra davanti al distributore).
La sera la colonnina del distributore non c’è più, spariti e sigillati i tubi della pompa, il cartello di pericolo incendio finisce poco più in là, rimane la struttura in muratura e sul suolo la sagoma rettangolare di uno scavo che sembra proprio corrispondere a quella di una cisterna interrata rimossa.

Il venerdì mattina passano i tecnici comunali per il controllo: tutto a posto, il distributore di carburanti non c’è.
Giussani è salvo. Rischiava una denuncia penale oltre che per abusivismo, per mancanza del Certificato di Prevenzione Incendi dei Vigili del Fuoco, cosa che ovviamente quel distributore non poteva avere.

L’assessore, allora, dice basta e se ne va.
Sarà colpa degli uffici che percepisce neghittosi soprattutto quando c’è da tenere la schiena dritta davanti ai costruttori, sarà una Giunta che non l’apprezza e scambia la sua meticolosità per pedanteria, o sarà il vice sindaco che adesso fa fuoco e fiamme e prima l’aveva voluta in Giunta - ma se la sarà immaginata una velina da manovrare - e invece Barbara Milani (che ha pure partecipato a Miss Padania e fatto un po’ di televisione) è un avvocato ed ha anche il dottorato; insomma ne sa più di Giacinto Mariani che non ha brillato neanche a prendere il diploma da ragioniere.

Ieri Barbara Milani ha rassegnato la dimissioni, le sono bastati due anni per capire com’è l’andazzo a Seregno, chiamatela scema.

 

Seregno - +Energy e Pgt, due vicende che corrono parallele ma si intrecciano almeno per alcuni protagonisti

05/10/2016

di Brianzabeat

+Energy e l’approvazione del Pgt sono due vicende che corrono parallele, ma che in qualche modo si intrecciano, almeno in alcuni dei suoi protagonisti.
Infatti il PGT su cui lavorava l’amministrazione guidata da Giacinto Mariani, socio di fatto di +Energy, prevedeva la trasformazione urbanistica da industriale a commerciale con conseguente valorizzazione delle aree di proprietà della Effebiquattro e della Immobiliare Stefania di Mario Barzaghi, a sua volta socio di +Energy.
Per dare una misura approssimativa della valorizzazione dell'area Effebiquattro  qualora il PGT fosse stato approvato così come era stato proposto, si consideri che per quella specifica zona di Seregno, un metro quadro di un negozio e di un ufficio valgono dalle tre alle cinque volte un metro quadro di un magazzino o di un capannone industriale (vedi sito).

L’accostamento tra le due vicende non è stato considerato diffamatorio da tutti e tre i giudici del Tribunale di Monza (vedi Seregno - Le prime verità giudiziarie sul caso +Energy: Giacinto Mariani e Luigi Spenga coinvolti nella società) che hanno valutato le richieste di risarcimento danni nei confronti di Gatti e dell’Espresso presentate da Giacinto Mariani, Luigi Spenga e Mario Barzaghi.

Vale la pena, quindi, stilare una breve cronologia per i nostri lettori che non conoscono le vicende.


11 agosto 2009 - L’architetto incaricato Giorgio De Wolf deposita in comune, con protocollo riservato, il nuovo PGT.
Sull’area dove sorge lo stabilimento Effebiquattro di Mario Barzaghi e sulle aree confinanti è previsto un intervento urbanistico di 121mila metri quadrati di superficie edificabile e la costruzione di un edificio di 65 metri di altezza.

30 Marzo 2010 - Alle elezioni Giacinto Mariani viene confermato sindaco di Seregno e nello stesso giorno il consigliere regionale Massimo Ponzoni riceve un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta.
Il 3 dicembre 2009 la Guardia di Finanza aveva sequestrato in casa di Sergio Pennati, commercialista di Ponzoni, un documento in cui lo stesso Pennati descrive, tra le altre cose, l’influenza di Ponzoni sui PGT di Desio, Seregno, Monza, Lentate.
A Seregno Pennati dedica solo una frase, ma significativa: “ Il suo uomo è Attilio Gavazzi che con il genero Andrea Attolini sta predisponendo il PGT, sempre con il Ponzoni che dà il benestare delle aree che a lui interessano”.
Nello stesso documento Sergio Pennati scrive che alcuni giornalisti sono sul libro paga di Massimo Ponzoni, tra questi anche il direttore dell’Esagono, Marco Pirola.

Nell’aprile del 2010 si forma la nuova giunta Mariani, Attilio Gavazzi viene sostituito come assessore all’Urbanistica da Edoardo Mazza, conserva però la carica da vicesindaco e gli viene assegnato l’assessorato ai Servizi Sociali.

Mentre il PGT rimane fermo e i suoi contenuti non vengono divulgati, nel giugno del 2010 Giacinto Mariani e Luigi Spenga, tramite la Aperta Fiduciaria, costituiscono, con l’Immobiliare Stefania (società della famiglia Barzaghi), la società +Energy.
Da subito +Energy opera in collaborazione con la Simec controllata, secondo il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, da elementi della camorra.

All’interno della maggioranza e in particolare della Lega Nord di Seregno si consuma una dura spaccatura sul PGT e sulla gestione dell’urbanistica.
Scrivono i giudici del Tribunale di Monza nella sentenza che ha assolto Luca Talice dall’accusa di aver commesso violenza sessuale nei confronti di Federica Forcolin e Davide Giannobi:
Sta di fatto che all’interno della maggioranza alla guida del comune di Seregno era in atto una vera e propria guerra dal settembre 2010, quando era stata resa nota la bozza del PGT (Piano di Governo del Territorio). La maggioranza si era, infatti, divisa in due fazioni, la prima schierata con Talice che si opponeva radicalmente alla trasformazione delle aree verdi in edificabili, la seconda facente capo al sindaco sostenitore della bozza contemplante appunto dette trasformazioni urbanistiche. Dalle intercettazioni è dato capire che, con il sindaco Giacinto Mariani erano schierati, oltre al vicesindaco Attilio Gavazzi, Maria Teresa Viganò, Marco Berizzi, Marco Formenti, Forcolin e Giannobi, quest’ultimi distanziatisi dalla “corrente” di Talice ben prima che divenissero pubblici i fatti per cui è a processo e dunque, non in conseguenza dell’isolamento che avrebbero subito a causa delle loro denunce, ma per scelta autonoma propria. Scelta, peraltro, artatamente tenuta nascosta, in quanto i due avrebbero dovuto fingere di rimanere sostenitori delle idee portate avanti da Talice ” (vedi sentenza Talice).

Un fatto inedito, sempre riferibile a quel periodo, viene raccontato da Luca Talice nel libro sulla sua vicenda giudiziaria di prossima pubblicazione.

Ai primi di settembre del 2010, un mese e mezzo prima della denuncia di Forcolin e Giannobi, il senatore della Lega Nord, Cesarino Monti, si propone come mediatore tra la posizione della sezione della Lega Nord e quella del sindaco Giacinto Mariani e mi invita a un “pranzo della pace”.
Per avere un testimone, per evitare di essere messo in mezzo e perché non mi fido, mi presento con l’assessore e amico Riccardo Liviero. Mangiamo la pizza e parliamo di tutto ma non di urbanistica. A fine pranzo, Giacinto Mariani si alza per andare in bagno, il senatore Monti arriva al nocciolo della questione senza troppi preamboli: “In politica - mi dice - bisogna accettare compromessi, anch’io in Senato ho votato cose che non mi piacevano. Voi dovete approvare questo PGT. Siamo d’accordo?”.
Io e Liviero lo guardiamo stupiti, ma non diciamo una parola.
La pizzata della pace è fallita, Giacinto Mariani non ha ottenuto la promessa di votare un PGT a scatola chiusa, che non ci piace, visto che a una prima occhiata, è molto lontano da quel consumo zero di suolo che era l’obbiettivo della sezione della Lega Nord di Seregno. A mio e a parere della maggioranza della sezione è un PGT dei costruttori e non della città.
La rottura tra noi e loro si è consumata in silenzio, ma è evidente”.

Fine settembre, primi di ottobre del 2010 Federica Forcolin e Davide Giannobi raccontano a Giacinto Mariani e a Marco Formenti le presunte violenze sessuali da parte di Luca Talice.
Al processo il teste Giacinto Mariani ricorda così il momento della rivelazione:
Abbiamo fatto una cena fuori Seregno, fine settembre - primi di ottobre 2010, adesso la data sinceramente non me la ricordo, siamo andati in pizzeria, ci siamo seduti, abbiamo ordinato, poi dopo abbiamo cominciato a parlare della sezione. Marco ha cominciato a dire: “Ci sono dei problemi in sezione sugli indirizzi politici, su determinati comportamenti”, io a quel punto ho detto: “scusate, vado in bagno”, sono andato in bagno, quando sono rientrato dalla toilette c’era il Marco Formenti bordeaux, i due ragazzi che piangevano”.

11 gennaio 2011 - Il settimanale Esagono, diretto da Marco Pirola, rivela l’inchiesta che vede Luca Talice accusato di violenze sessuali ai danni di Davide Giannobi e Federica Forcolin.

Nel Marzo del 2011 Fabio Mascheroni viene sostituito come amministratore da Mario Barzaghi e la sede legale di +Energy viene trasferita in via Leonardo da Vinci 55 a Meda, dove c'è la sede operativa e legale della Aben's Professional, i cui soci dal 2004 sono Giacinto Mariani e Marco Formenti.
Tra il settembre del 2009 e il luglio del 2012 compare come socio di Aben's Professional anche Vito Potenza, assessore al Bilancio del comune di Seregno e coordinatore provinciale dell'Associazione Nazionale Carabinieri.

Nella primavera del 2011 la Guardia di Finanza si presenta diverse volte nell’ufficio tecnico del comune di Seregno per acquisire documenti.

Scriverà Laura Ballabio su il Giorno nel febbraio 2013, all’indomani della notizia dell’inchiesta che vedrà Attilio Gavazzi imputato per corruzione. “Seregno, il suo Pgt e i suoi progetti urbanistici sono nel mirino della Procura di Monza dalla primavera del 2011, quando, tra maggio e giugno, furono ben quattro le visite agli uffici comunali, in particolare all’ufficio tecnico in via XXIV Maggio. Anche in quel caso la lente era puntata sull’urbanistica cittadina e sull’allora bozza del Piano di governo del territorio” (vedi articolo).

30 maggio 2011 - Attilio Gavazzi viene estromesso dalla Giunta Mariani dove ricopriva il ruolo di assessore ai Servizi Sociali e di vicesindaco.

10 Giugno 2011 - Giorgio De Wolf, l’estensore del PGT, incontra la Commissione consiliare Territorio del comune di Seregno per presentare il suo lavoro. A domanda del consigliere dell’UDC, Piergiorgio Borgonovo, su chi siano stati i suoi referenti risponde:
Un professionista non definisce gli indirizzi dello sviluppo di una città, ma cerca di tradurre nel concreto gli obiettivi che gli vengono sottoposti. Nella prima fase del mio lavoro, non ho mai avuto la possibilità di incontrare la commissione ed anche con l'ufficio tecnico ho potuto lavorare solo in seconda battuta. I miei referenti sono stati il sindaco (Giacinto Mariani) e l'assessore (Attilio Gavazzi)” (vedi Seregno Pgt, l'estensore De Wolf: «Referenti, sindaco e Gavazzi») .

12 luglio 2011 - In una seduta convulsa viene cancellato il progetto di PGT (vedi delibera di Consiglio comunale). Viene, quindi, affidato allo stesso De Wolf l’incarico di redigere un nuovo PGT.

Nel dicembre 2011 vengono sequestrate a Pasquale Pirolo, uomo legato alla camorra, carte relative alla Simec, società che ha stretto un rapporto commerciale con +Energy.

16 gennaio 2012 - Viene spiccato mandato di arresto nei confronti di Massimo Ponzoni. Diventa di dominio pubblico il memoriale di Sergio Pennati nel quale l’ex socio e commercialista di Massimo Ponzoni indica Attilio Gavazzi e il genero Andrea Attolini come gli uomini attraverso i quali lo stesso Ponzoni influenza le scelte urbanistiche a Seregno.

24 settembre 2012 - Viene costituita la Eco Art di Cesano Maderno, riconducibile alla moglie di Cincotto. Scriveranno gli inquirenti quando a gennaio 2013 sequestrano anche la Eco Art dopo aver sequestrato qualche mese prima la Simec: “Ciò che colpisce, inoltre, è la data della sua costituzione (il 24 settembre del 2012) proprio in prossimità della emissione, da parte di questo Tribunale, del decreto di sequestro (11 ottobre 2012) in estensione che avrebbe colpito – di lì a pochi giorni – il gruppo di società (SIMEC – CTIDA – BERKELEY) che le indagini svolte dalla DIA di Napoli e dalla Questura di Caserta avevano consentito di individuare come società ‘infiltrate’ dalla camorra casertana attraverso l’amicizia sorta tra Pasquale Pirolo, Del Vecchio Gaetano ed alcuni imprenditori e tecnici del nord Italia tra cui, appunto, Cincotto Ugo Ersilio e Zanardi Federico”.

15 ottobre 2012 - Il nuovo PGT viene depositato all’Ufficio tecnico ed è pubblicamente visionabile. La trasformazione urbanistica sull’area Effebiquattro che nella prima stesura del PGT era presentata come un tutt’uno viene spezzata in quattro ambiti di trasformazione economica Ate 1, 2 , 3 , 4. L’ambito di trasformazione Ate 3 insiste sullo stabilimento Effebiquattro, gli altri su aree limitrofe (vedi documento). Alcuni elementi, ad esempio l’altezza delle costruzioni e la percentuale dell’area da cedere ad uso pubblico vengono demandati a successivi piani attuativi.

5 novembre 2012 - Esce la notizia del sequestro della Simec di Cesano Maderno, su ordine della Procura di Santa Maria Capua Vetere che ritiene “l’attività di detta società riconducibile a Pasquale Pirolo (uomo del clan Bardellino ndr), in società di fatto con il Cincotto”.

21 dicembre 2012 - Mario Barzaghi rileva tutte le quote di +Energy , tra queste anche quelle coperte da fiduciaria e riferibili di fatto a Giacinto Mariani e a Luigi Spenga.

Il 9 aprile 2013 alle ore 16, secondo quanto riportato nell’atto notarile, Mario Barzaghi si reca dal notaio e mette in liquidazione +Energy (l’atto viene registrato in Camera di Commercio il 17 aprile 2013).
Qualche ora dopo, la mattina del 10 aprile 2013, Fabrizio Gatti si presenta nella sede dell’Effebiquattro per intervistare Mario Barzaghi su +Energy, sul suo assetto societario e sui rapporti tra +Energy e Simec (vedi Giornalista io ti ammazzo), un’inchiesta su cui sta lavorando da settimane..

18 aprile 2013 - Viene pubblicata su l’Espresso e su infonodo.org l’inchiesta su +Energy. Si dimettono sei consiglieri della Lega Nord e un assessore.

19 aprile 2013 - Giacinto Mariani indice una conferenza stampa sul caso +Energy nella quale nega il suo coinvolgimento nella società e attribuisce l’inchiesta giornalistica de l’Espresso e di infonodo.org ai tentativi della mafia di screditarlo.
La mia persona che cerca sempre di mettere la propria faccia nel contrasto alla criminalità da fastidio, perché a questo punto tre indizi fanno una prova, e i giornalisti o presunti tali costruiscono delle questioni inesistenti, io faccio uno più uno fa due e quindi questa è la situazione attuale”.

12 dicembre 2013 - Il Consiglio Comunale adottata il nuovo PGT , sull’area dove sorge l’Effebiquattro è sempre prevista una trasformazione urbanistica.

25 febbraio 2014 - L’Immobiliare Stefania e la Effebiquattro presentano ricorso al Tar della Lombardia contro il PGT dalla Giunta guidata da Giacinto Mariani e adottato dal consiglio comunale. Viene anche richiesto al comune di Seregno un risarcimento per presunti danni subiti.

28 giugno 2014 - Il PGT viene approvato dal Consiglio comunale. Le quattro aree di trasformazione economica, tra cui quella dell’Effebiquattro, vengono tutte cancellate.

 

Seregno - Le prime verità giudiziarie sul caso +Energy: Giacinto Mariani e Luigi Spenga coinvolti nella società

05/10/2016

di Brianzabeat

E’ stata depositata mercoledì 21 settembre la sentenza del Tribunale civile di Monza sulla richiesta di risarcimento danni presentata da Giacinto Mariani nei confronti di Fabrizio Gatti e del settimanale L’Espresso per un articolo sulla vicenda +Energy:
In Brianza tra Lega e clan.Il sindaco, il numero due della Confindustria locale, il capitano dell'Arma. In affari con i Casalesi. I segreti del modello Seregno .

L’articolo in questione, frutto di un’inchiesta condotta da Gatti su una segnalazione raccolta da infonodo.org (vedi Seregno – Una fiduciaria aperta per Giacinto Mariani, il sindaco fotovoltaico. La società con Barzaghi sullo sfondo del PGT), ha prodotto querele sia in sede penale sia in sede civile, con richiesta di risarcimento danni per complessivi 27 milioni e 200mila euro nei confronti di Gatti e de L’Espresso, a cui si sono aggiunti i 50mila euro chiesti da Giacinto Mariani all’ex segretario del Pd di Seregno, Mauro Brivio e all’ex sindaco Gigi Perego che avevano utilizzato alcuni brani dell’articolo per alcuni manifesti politici.

Se sul piano penale le denunce sono state archiviate o in via di archiviazione, non avendo ravvisato le Procure competenti - quella di Velletri per L’Espresso che ha sede a Roma e quella di Monza per i due politici del Pd di Seregno - gli estremi per un rinvio a giudizio per reato di diffamazione; sul piano civile, invece, gli esiti e le sentenze emesse da tre giudici del Tribunale di Monza sono state contrastanti.

Il 26 aprile 2016 il giudice, il dott. Alessandro Gnani, ha condannato Gatti e L’Espresso a pagare un risarcimento danni di 130mila euro in favore di Mario Barzaghi, a fronte di una richiesta di risarcimento di 26,1 milioni di euro.
Il 28 luglio 2016 il giudice, la dott.ssa Caterina Caniato, ha respinto in toto le richieste del capitano Luigi Spenga che aveva richiesto un risarcimento di 400mila euro e lo ha condannato, come parte soccombente, a pagare 28mila euro di spese processuali.
Infine, il 6 settembre 2016, la dott.ssa Cristina Ravera ha condannato Fabrizio Gatti e L’Espresso a pagare un risarcimento di 34mila euro in favore di Giacinto Mariani, contro i 500mila richiesti.

Le tre sentenze che non concordano sulla lettura e le interpretazioni di singole frasi hanno confermato, però, la veridicità complessiva dell’inchiesta giornalistica che consisteva nell’esposizione di una serie di fatti principali:

- La partecipazione di Giacinto Mariani e del capitano Luigi Spenga nella +Energy, coperti da una società fiduciaria e utilizzando o meno dei prestanome (la compagna dell’uno e la madre dell’altro).
- I rapporti tra +Energy e Simec quando già Simec era sotto il controllo di personaggi legati al clan dei casalesi.
- Il fatto che mentre l’amministrazione Mariani si apprestava a presentare il PGT con l’importantissima trasformazione urbanistica sull’area Effebiquattro, il sindaco Giacinto Mariani diventava socio di Mario Barzaghi patron dell’Effebiquattro.

Per quanto riguarda la partecipazione di Giacinto Mariani alla società +Energy, scrive, infatti, nella sentenza la dott.ssa Ravera: «A ciò occorre aggiungere che la veridicità dell’assunto di un diretto coinvolgimento di Giacinto Mariani nella gestione di +Energy è confermato da Fabio Mascheroni, già amministratore unico di detta società, nel corso della sua intervista, prodotta in atti, non oggetto di contestazione da parte dell’attore. Fabio Mascheroni ha, infatti, dichiarato che “sono stato contattato sia dal capitano Spenga che da Giacinto Mariani e anche da Barzaghi, mi è stato offerta l'opportunità di fare l'amministratore a questa società”, alla domanda dell’intervistatore: “Torniamo alla società, ma chi erano veramente i soci di +Energy?”, Mascheroni ha risposto “Io posso solo confermare i nomi che ha già fatto Mario Barzaghi nell'intervista all'Espresso. Alla fine le persone con cui io interagivo costantemente erano il capitano Spenga, il sindaco Giacinto Mariani e Mario Barzaghi. In forma minore la compa... i due avvocati”. E ancora, alla domanda “Ecco, e poi alle riunioni, le riunioni della società chi partecipava?” Mascheroni ha dichiarato “Sempre Giacinto Mariani, Spenga e Barzaghi”. Dal che ne discende che il riferimento ad un collegamento fra Giacinto Mariani e +Energy risulta assistito da una verità intrinseca».

Riguardo alla partecipazione di Spenga nella società +Energy, la dott.ssa Caniato, oltre a citare la testimonianza di Mascheroni, aggiunge: “Nell’atto di citazione il capitano Spenga non nega ed anzi conferma che la madre fosse socia della +Energy al 20% e si limita ad affermare la propria estraneità dagli affari della società. Non ha fornito alcuna giustificazione circa tale intestazione né ha effettuato alcuna puntuale contestazione ed invero nemmeno commento sul contenuto delle interviste (quella al Cavalier Barzaghi e quella, successiva alla pubblicazione dell’articolo, all’amministratore Mascheroni), che lo indicavano come direttamente coinvolto con la società.
[…] Il mascheramento del rapporto societario (tramite fiduciaria e tramite prestanome con un diverso cognome) di per sé conduce ad un sospetto e legittima l’esercizio del diritto di critica e l’inferenza che fosse nota al Capitano oltre che al Sindaco , la natura non limpida degli affari”.

Sui rapporti tra +Energy e Simec, la società che secondo il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere era controllata dal clan dei casalesi, scrive sempre la dott.ssa Ravera che ha valutato la querela di Giacinto Mariani:
«Orbene, alla luce di tali risultanze emerge che, al tempo in cui +Energy ha intrattenuto rapporti commerciali con Simec (ossia negli anni 2010 e 2011), quest’ultima era già collegata alla criminalità organizzata (segnatamente, alla figura di Pasquale Pirolo, persona di fiducia di Antonio Bardellino, esponente di spicco della criminalità organizzata casalese) attraverso l’amministratore unico Ugo Ersilio Cincotto, di guisa che l’accostamento fra la notizia del sequestro preventivo di Simec e +Energy non appare inveritiero».

Su questo tema è ancora più esplicita la sentenza della dott.ssa Caniato:
Inoltre l’intervenuta collaborazione del Capitano Spenga nell’operazione “Infinito” – menzionata nell’articolo - ha conferito al medesimo una competenza professionale ed una esperienza specifica in materia di criminalità , per le quali risulta non solo più grave il suo coinvolgimento in affari con la Simec, ma anche inverosimile una sua completa inconsapevolezza circa la reale natura del proprio socio d’affari. Inoltre la sua competenza in ambito comunale consente di considerare inverosimile una sua inconsapevolezza circa gli auspicati faraonici progetti edilizi (poi naufragati per mancanza di approvazione comunale come descritto e provato in dettaglio dal giornalista)“.

E’ stato giudicato veritiero e non diffamatorio, anche il ritratto che Gatti ha fatto di Giacinto Mariani descritto come ex tenutario del night club Lilì la Tigresse, dove “donnine in tanga si dimenano nella lap dance” e come “socio di impresari che nella loro discoteca di Lissone ospitavano killer della ‘ndrangheta” (e offrivano loro bottiglie di champagne - ndr).
Non fosse bastato quanto scritto dal magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia, Alessandra Dolci, che si era espressa in merito a una querela presentata da Mariani contro infonodo.org per un articolo che trattava l’argomento, arriva la conferma della dott.ssa Ravera che scrive:
Orbene, la veridicità del riferimento alla pregressa titolarità da parte di Giacinto Mariani di locali a luci rosse non è stata oggetto di contestazione alcuna da parte dell’attore e risulta documentalmente dimostrata.
Parimenti, la circostanza che importanti esponenti della ‘ndrangheta (Cosimo Gallace e Antonio Belnome) frequentassero un locale (Noirclub di Lissone), gestito da una società (Titty S.r.l.), i cui soci erano, a loro volta, soci con Giacinto Mariani di altre società (Moltissimo S.r.l. e Carte S.r.l.) è documentalmente provata
”.

 

La dott.ssa Ravera che ha giudicato la querela sporta da Mariani ha invece considerato non veritieri e diffamatori due periodi dell’articolo di Fabrizio Gatti:

- “La +Energy importa pannelli fotovoltaici dalla Cina. La Simec li installa. E alla fine, almeno fino a quando non vengono aboliti, si incassano gli incentivi statali”. Perché secondo la Ravera :”I convenuti non hanno, infatti, offerto alcun elemento a dimostrazione di presunte appropriazioni indebite da parte di +Energy e Simec degli incentivi statali”.

- “Cioè la società che verrà sequestrata per camorra e quella del ragionier Mariani e del cavalier Barzaghi si impegnano fin dall'inizio a mantenere segreta qualsiasi informazione «ad esempio documenti, progetti, risorse tecniche, dati societari». Un accordo superfluo. È scontato che nessuno parlerà. Perché mai un sindaco leghista che tanto si batte per la sicurezza dei suoi concittadini e un vicepresidente della Confindustria del Nord dovrebbero rivelare che il loro partner commerciale è un disoccupato di Maddaloni, provincia di Caserta, padre di quattro figli, che non sa come arrivare a fine mese?”. Perché secondo la Ravera, Gatti metterebbe in modo indebito in relazione l’accordo di riservatezza firmato da +Energy e Simec con il fatto che la società sarebbe stata successivamente intestata a un disoccupato di Maddaloni.

Al di là dell’interpretazione di questi singoli passaggi che verranno vagliati in Corte d’appello a Milano, a seguito degli inevitabili ricorsi, resta il dato politico dell’intera vicenda adesso confermato dal primo grado di giudizio del tribunale.

Resta, cioè, il fatto che a distanza di tre anni, l’ex sindaco e attuale vice sindaco Giacinto Mariani non ha dato risposta a domande importanti e non lo ha fatto né in consiglio comunale, né sui giornali e nemmeno nelle aule dei tribunali.

- Perché ha partecipato alla società +Energy?
- Perché per farlo ha utilizzato una fiduciaria e la compagna, Antonella Mauri?
- Perché ha sempre negato, più o meno esplicitamente, un suo diretto coinvolgimento nella società?
- Non è stato quantomeno inopportuno e sospetto costituire una società con i proprietari di Effebiquattro e dell’Immobiliare Stefania, proprio nel momento in cui il Consiglio Comunale si apprestava ad approvare un PGT, su cui lui, se non altro per la carica ricoperta, aveva influenza e responsabilità?

Nel consiglio comunale di martedì scorso, Giacinto Mariani ha relazionato sulla sentenza del Tribunale civile, alla fine invitando l’intero consiglio, maggioranza e opposizione, a mettere una pietra sopra la vicenda (vedi video).
Sono intervenuti consiglieri e amministratori, fra i quali il sindaco Edoardo Mazza, che si sono congratulati con Mariani e non hanno sollevato obiezioni né fatto domande.
Avere il senso delle istituzioni significa anche chiedere a un amministratore coinvolto in vicende poco limpide di non mentire e di chiarire la propria posizione senza lasciare zone d’ombra, sgombrando il campo da dubbi e sospetti che ricadono sulla sua figura istituzionale ancor prima che sulla sua persona.
Non facendo domande, i casi sono due.
O i consiglieri e gli amministratori di Seregno hanno poco rispetto per le istituzioni che rappresentano, oppure conoscono già risposte convincenti e plausibili sulla partecipazione di Giacinto Mariani in +Energy .
In quest’ultimo caso, dovrebbero renderle note anche all’opinione pubblica, visto che il vicesindaco Mariani non è stato in grado di farlo in tre anni e nemmeno in Tribunale.

Per maggiore completezza di informazione pubblichiamo le sentenze del Tribunale civile di Monza relative alle richieste risarcimento danni promosse da Luigi Spenga e Giacinto Mariani contro Fabrizio Gatti e l'Espresso.

 

Sentenze Mariani e Spenga by infonodo on Scribd

A Seregno un “regime opaco” e una “condizione territoriale allarmante”

27/04/2016

Tratto da LaMeglioItalia.blog

Allarmante condizione territoriale, improntata a un regime opaco”. Queste le pesantissime considerazioni su Seregno della dott.ssa Pierangela Renda, Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza.
È solo uno dei passaggi più significativi della sentenza con cui il Gip di Monza ha assolto il blogger Michele Costa di Infonodo dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’ex Sindaco di Seregno Giacinto Mariani, che attualmente ricopre la carica di vicesindaco nella Giunta di Edoardo Mazza.

Nell’udienza preliminare del 10 febbraio 2016, infatti, il Giudice si era pronunciato per l’assoluzione e oggi vengono rese note le motivazioni della sentenza.
Motivazioni di peso che impongono una riflessione seria sulla qualità dell’azione politica e amministrativa di Seregno di questi ultimi anni.


Andiamo con ordine. L’articolo pubblicato nel febbraio del 2013 dal titolo “Seregno – Piergiuseppe Avanzato dal processo All Iberian-fondi neri  Fininvest a una Costellazione di immobiliari” avrebbe offeso la reputazione di Giacinto Mariani, questa l’accusa della parte civile, perché metteva in luce i rapporti tra la Costellazione e Mariani e associava nomi di personaggi che avevano un “certo” passato con operazioni che, all’epoca dei fatti, interessavano il territorio di Seregno.
A sintetizzare i fatti descritti nell’articolo di Infonodo è lo stesso Gip:
Dopo avere descritto un discutibile profilo personale e imprenditoriale di [Piergiuseppe] Avanzato (indicato come soggetto coinvolto nel processo All Iberian e intraneo, pertanto, alle vicende di rilevanza penale che hanno riguardato Fininvest per la creazione di fondi neri; al contempo imprenditore del settore immobiliare in società con Malaspina Giuseppe, già condannato per omicidio e di recente vittima di vicende estorsive maturate nell’ambito della criminalità organizzata del vimercatese, collegata a quella operante nel territorio di Seregno) l’autore dell’articolo ha dato conto della riferibilità a detto immobiliarista di una importante area dismessa ubicata nel territorio di Seregno (area ex carburatori Dell’Orto, destinata ad operazioni immobiliari ovviamente suscettibili di necessario vaglio e controllo presso l’ufficio tecnico del comune di Seregno), precisando che la società ‘La Costellazione’ (che è soltanto una delle articolazioni in cui si snoda la galassia societaria riferibile ad Avanzato) si avvale dello studio tecnico di progettazione che ha realizzato opere di rifacimento del Moto Club Restaurant (di cui Mariani è socio) ed è tra i partnersufficiali di altri locali riferibili ai soci di Mariani stesso, tra cui il Noir di Lissone”.

Il Giudice ha ritenuto gli elementi contenuti nel procedimento non idonei e non sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio in quanto il “nucleo storico del narrato dell’autore dell’articolo è risultato rispondente al vero per una parte e oggettivamente non diffamatorio per il residuo”.
Interessante anche rilevare che quanto “al ruolo di rilievo imprenditoriale assunto nel comune di Seregno dall’immobiliarista Avanzato non vi è neppure contestazione in denuncia-querela, ove la persona offesa si duole dell’associazione alla sua persona della società ‘La Costellazione’”. E ancora, come “rispetto a tale profilo di doglianza” debba sottolinearsi “come non sia in alcun modo contestato che lo studio tecnico di cui si avvale la Costellazione abbia svolto attività professionali anche presso un locale riferibile a Mariani Giacinto”.
Il Gip ritiene “indiscutibile” (e “pregevole sotto il profilo del senso profondo del concetto di democrazia e di libera espressione del pensiero”) che Infonodo possa, o addirittura debba, “scandagliare i fatti e di conseguenza esprimere la propria valutazione critica in ordine alle scelte imprenditoriali del primo cittadino, che proprio per il ruolo pubblico rivestito è naturalmente esposto a pervasivi (e talvolta anche fastidiosi) giudizi sul proprio operato anche privato”.
Soprattutto alla luce dei “significativi” rapporti di Piergiuseppe Avanzato  con Giuseppe Malaspina da cui muovono le ragionevoli critiche sotto il profilo della gestione pubblica le relazioni sopraesposte tra Avanzato e Mariani.
Prende forma, dunque, quello “sfondo” di fatti ritenuto dal Gip “allarmante”. Tesi che trova il suo fondamento anche nel contenuto della richiesta di archiviazione avanzata nel 2013 dal sostituto procuratore Alessandra Dolci del Tribunale di Milano in relazione a querele sporte nei confronti del medesimo imputato su fatti collegati o del tutto simili a quelli narrati.

Quindi, non solo non c’è diffamazione, ma addirittura si osserva  “un contesto intrecciato di cointeressenze imprenditoriali” che ben prestano il fianco a valutazioni critiche. E, come scrive infine il Gip, un contesto nel quale si intravvede “un regime opaco” e, all’epoca dei fatti, una condizione territoriale allarmante.

 

Seregno - 'Ndrangheta e consenso sociale. Dopo lo striscione è la volta del cittadino "perbene"

di Marco Tagliabue, regista

Egregio direttore, ho letto la lettera non firmata pubblicata martedì su il Giornale di Seregno in difesa della famiglia Tripodi e sono molto preoccupato.

Preoccupato che vengano usate le stesse parole: “perché le colpe dei padri non ricadano sui figli”, si legge nella lettera, utilizzate a luglio in consiglio comunale dal vicesindaco Giacinto Mariani per difendere la famiglia Tripodi e la scelta di organizzare in quel bar il suo spot elettorale.

Preoccupato che nella lettera si parli di una mela marcia, “né tantomeno si può sostenere che se in una famiglia c’è una mela marcia, non si può pensare che le altre mele siano sane”. Giacinto Mariani aveva detto: “per me le famiglie di Seregno sono tutte uguali anche se a casa loro hanno una mela bacata”.

Preoccupato che questo scrittore non sembri uno sprovveduto e sappia benissimo la differenza tra gli strumenti di prevenzione contro le infiltrazione della mafia e una condanna penale, ma ometta (a questo punto non posso pensare altro che lo faccia deliberatamente) altre informazioni, facendo, ad esempio, l’inversione tra padri e figli. Qui al limite le colpe dei figli, le colpe di Antonino, ricadono sul figlio, cioè su di lui e sul suo esercizio commerciale.

Preoccupato che un cittadino di Seregno che si autodefinisce persona perbene, normale, come tanti, abbia come primo e unico pensiero un moto di affetto per Antonino Tripodi.

Preoccupato che il cittadino “perbene” difenda l’indifendibile, come lo striscione “Noi vi vogliamo bene”, appeso nella notte sulla saracinesca di un locale chiuso dalla Prefettura “per pericolo di infiltrazioni mafiose” e che ha suscitato l'indignazione dei quotidiani nazionali.

Preoccupato, perché la parentela del consigliere Sabia (parentela di quinto grado) con Gerardo Gambardella, condannato a dodici anni di reclusione nel processo Infinito, venga messa in piazza da Antonino Tripodi e ripresa dal vicesindaco in consiglio comunale.
A luglio Giacinto Mariani aveva detto a Sabia: “Non so se questo a casa sua non vale e se qualcuno a casa sua ha combinato qualche marachella e allora siete tutti colpevoli”. Lo scrittore omette le condanne passate in giudicato dei familiari dei Tripodi.
Omette che mai in nessuna occasione la famiglia Tripodi abbia condannato l'Ndrangheta.
Omette lui stesso, un cittadino perbene, una condanna ferma della criminalità mafiosa.

E sono molto preoccupato per quel passaggio della lettera quando, raccontando delle frequentazioni del bar Tripodi, la persona “perbene” scrive: “tantissime figure istituzionali, anche alcuni dei politici che oggi si indignano e prendono le distanze sui giornali”. Questo a pochi giorni dall’intervista del sindaco a il Cittadino, in cui per la prima volta e doverosamente Edoardo Mazza ha preso le distanze dalle sue scelte passate e ha dichiarato: “ Ho capito che quell’aperitivo elettorale al Tripodi Caffè è stato inopportuno politicamente”.

Ho sinceramente apprezzato questa dichiarazione anche se tardiva e molto prudente, mi preoccupa che dopo pochi giorni arrivi una lettera del genere ai giornali e che venga pubblicata. Mi preoccupa se, all’interno della Giunta, quella di Mazza è l’unica voce fuori dal coro. Niente ho sentito dagli altri amministratori, niente dal vicesindaco Giacinto Mariani che per primo ha creato con le sue dichiarazioni e le sue frequentazioni consenso sociale e politico attorno a quel bar panetteria ora chiuso: consenso sociale di cui questa lettera, non fosse bastato lo striscione, mi sembra l’immagine più eloquente.

Di seguito la lettera pubblicata su il Giornale di Seregno martedì 22 marzo

"Inevitabile affezionarsi al bar non è una colpa".
Ci scrive un cliente del "Tripodi" a Seregno: "Perché le colpe dei padri non ricadano sui figli..." 

Seregno - La città della bellezza

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del consigliere comunale del Pd, Leonardo Sabia, e di altri tre membri della sezione del Pd che tornano sulla questione 'ndrangheta a Seregno, dopo il consiglio comunale di martedì scorso, in cui si è discusso delle infiltrazioni della criminalità organizzata ed è stata costituita la commissione antimafia.

di Jacques Maria Brandt, Luca Lissoni, Chiara Mandaradoni e Leonardo Sabìa

L'onestà è un postulato quasi negativo: un prestito a fondo perduto, una forma di quieto vivere, una fiducia da accordare per convenzione. L'onestà fa guadagnare solo la speranza che il prossimo si comporti onestamente, la soddisfazione etica di aver mantenuto un impegno, la bontà di credere in un mondo in cui le persone si possano fidare. L'onestà è un patto tra uomini che scelgono di credersi per non doversi preoccupare del prossimo e potersi concentrare sulla propria famiglia, sul proprio lavoro, sul proprio benessere. L'onestà è una virtù. L'inerzia ha convinto molti che non lo sia. Tante persone percepiscono l'onestà come un ideale e non come un fondamento, come un punto di arrivo e non come un punto di partenza. Certi onesti ritengono di essere arrivati, di aver raggiunto un obiettivo. Trascinano l'onestà al livello di ideale, abbassando quel livello. Dimenticano che gli ideali sono visioni irrealizzate e opinabili, accantonandoli.

“Non siamo a Locri, in Calabria. Non siamo al Sud. Siamo alle porte di Milano”, scriveva Roberto Saviano nel 2010.
Siamo a Seregno. Qui la ‘ndrangheta si maschera dietro i volti di alcuni cittadini. Stessa città brianzola di qualche tempo fa, stessa mafia. Stessa indifferenza. Sottovalutiamo il valore dello stupore, e tutto ci appare scontato.
La mafia ci assomiglia. Lo diceva Giovanni Falcone, invitando a non pensare alla mafia come
“ad una piovra, ad un cancro, a qualcosa di estremamente brutto ed altro rispetto a noi”.

La mafia ci assomiglia perchè si insinua nelle nostre disattenzioni, prolifera nelle nostre superficialità, semina i suoi affari quando noi ci interessiamo solo ai nostri.
Falchi e colombe. Due termini utilizzati da chi studia l’evoluzione animale come da chi studia quella umana. Due termini per definire chi agisce in modo antagonista e chi in modo cooperativo all’interno della società, scegliendo se adottare uno stile di vita individualista o volto al benessere collettivo. Se da una parte le società in cui prevalgono le colombe sono quelle in cui gli individui vivono meglio, dall'altra parte in queste società pare che i falchi ottengano un guadagno superiore al guadagno medio di chi “gioca con il gruppo”. Ci siamo convinti che chi accetta di andare contro la legge, chi è disposto a nuocere ai propri simili realizzi maggiormente i propri scopi individuali. Ci siamo convinti che i disonesti siano avvantaggiati rispetto agli onesti. Dimentichiamo che il falco ottiene i suoi vantaggi ed evita svantaggi ben più notevoli solo se le colombe ignorano il sopruso.

La mafia ci assomiglia perchè prende i nostri piccoli tradimenti di fiducia quotidiani, li estremizza e li eleva a regola. Quante volte compiamo azioni che danneggiano la nostra comunità? L'indifferenza verso i soprusi, l'interesse particolare immediato anteposto all'interesse comune previdente. Fumare una sigaretta davanti all’asilo, chiedere all’elettricista se può non fare la fattura.

La mafia ci assomiglia perchè, dice il magistrato della DDA di Milano Alessandra Dolci,
“si infiltra nelle attività legali. In precedenza la criminalità di stampo mafioso era dedita ad attività illecite quali estorsioni, usura e traffico di stupefacenti. I successi nell'attività di contrasto hanno portato le organizzazioni criminali a diversificare il proprio raggio d'azione, creando al proprio interno un ulteriore asset definito capitale sociale, cioè l'insieme di politici, imprenditori, professionisti, pubblici amministratori, forze dell'ordine che si mettono a disposizione della criminalità organizzata rendendo servigi in un'ottica di scambio reciproco”.

A Seregno la 'ndrangheta ha creato attività commerciali e si è impossessata delle nostre, ha portato le sue persone e corrotto le nostre. Seregnesi corrotti e seregnesi superficiali: una minoranza di cittadini secondo cui la criminalità organizzata a Seregno sarebbe solo una diceria, un'esagerazione. L’Amministrazione è il megafono di questa minoranza: spot e aperitivi presso un bar i cui titolari sono i custodi dell'arsenale della 'ndrangheta e “una famiglia come le altre”;
scuse ai bar chiusi poiché “è un atto della Prefettura, non potevamo fare diversamente”; dietrofront quattro giorni dopo a suon di “i due esercizi sono stati chiusi a seguito di una richiesta fatta dal Comune alla Prefettura circa la sussistenza dei requisiti antimafia” oppure “il sostituto procuratore Salvatore Bellomo è venuto personalmente a Seregno per sottolineare la fattiva collaborazione tra Amministrazione, Magistratura e Forze dell'Ordine”; smentite da parte di Salvatore Bellomo, che apostrofa “l'antimafia dei fatti” dell'Amministrazione dicendo “non faccio visite di cortesia nei Comuni, tantomeno a Seregno”nessuna convocazione del Consiglio Comunale per 15 giorni.

Ma soprattutto – seguendo l'invito di Peppino Impastato, che ci ha insegnato a diffondere bellezza per combattere la mafia - nessun progetto di città. Se scostassimo le tende contribuiremmo alla bellezza. Se camminassimo per le vie della città e ne valutassimo i dettagli, noteremmo il degrado: il verde abbandonato, le carreggiate bucate, i marciapiedi sconnessi, i muri scrostati. L'educazione ferma, la cultura povera, le iniziative rare. Il commercio stagnante, le imprese bloccate. Il servizio sociale frammentato.
Seregno offre servizi mediocri e non cresce. Prevalgono gli interessi particolari dei falchi. Si impone la legge del più forte, terreno fertile per la criminalità organizzata.
Seregno soffre la mancanza di una visione. La città ha smesso di sognare, ha scordato la propria identità, ha rinunciato a progettarsi.

Abbiamo cominciato definendo l'onestà un fondamento, non un ideale. Ecco un'idea per sconfiggere mafia e fascismi, un modo per diffondere bellezza: considerare l'onestà come l'inizio da non discutere, perseguire ideali come fine da discutere. Noi proponiamo libertà e giustizia. Desideriamo un mondo in cui gli individui sfruttino il proprio talento e la propria intraprendenza, e ne condividano i frutti con chi ha meno talento e meno intraprendenza.

L’identità dell’essere umano è definita da bisogni e aspirazioni. Nella vita pubblica, i primi sono conciliabili con i servizi essenziali (spazi pubblici curati e trasporti capillari, scuole funzionali e prestazioni sociali puntuali) i secondi da un progetto che permetta di crescere economicamente ed eticamente (incentivi alle imprese, piani per l'occupazione, rigenerazione del territorio, programmi culturali). L’amministrazione dovrebbe proporre una visione di Seregno che risponda al presente e guardi al futuro. Una visione che fornisca ai cittadini occasioni per contemplare ciò che sta oltre le nostre tende, per aiutarsi a vicenda, per strutturare le personalità. Bellezza, giustizia, libertà.
Occorre garantire i servizi essenziali. Il bilancio dimostra che sono disponibili le finanze per investire: manutenzione di strade, parchi, scuole, impianti sportivi, edifici pubblici, abitazioni comunali. Contemporaneamente è necessario impostare la città futura, intesa come polmone dell'area metropolitana e relazionata con i comuni limitrofi.

Primo passo: recuperare lo spirito commerciale, nel senso più comunitario del termine. Seregno era cresciuta nel corso del secondo dopoguerra perché alternativa al caos metropolitano. I nuovi cittadini avevano preferito la piccola comunità, le passeggiate in centro, la spesa agli alimentari rispetto ai servizi che Milano offriva. Questa relazione è diventata sterile e la città ha perso il proprio senso. Il rapporto tra cittadini va nutrito attraverso un progetto che integri economia, territorio, educazione.

Bisogna promuovere un'economia diversificata, offrendo incentivi alle nuove imprese, abbassando la pressione fiscale su quelle esistenti. Proporre la collaborazione con l'Amministrazione alle aziende, il baratto amministrativo ai seregnesi in difficoltà.
Bisogna pensare ad un'urbanistica che promuova la relazione, riqualificando parti di Seregno secondo una logica di apertura. Possiamo restituire identità ai quartieri e collegarli, pensando al verde come ponte tra di essi: i giardini dei condomini possono essere aggregati, le recinzioni possono essere ridotte.
Bisogna diffondere la cultura e lo sport, scudi contro criminalità organizzata e fascismi. Finanziare le associazioni sul territorio; coinvolgere scuole, oratori, privati, imprenditori, commercianti, partiti; affidarsi agli anziani, delegando loro l'organizzazione delle iniziative. Distribuire strutture culturali leggere; eventi che identifichino porzioni di Seregno, trasmettano la visione della città, educhino alla legalità. Incoraggiare lo sport, sovvenzionando le associazioni e organizzando competizioni tra i quartieri.

Di fronte a progetti che mirano all’inclusione, la criminalità organizzata non potrà che rimanere esclusa. Il rinvigorimento di una comunità implica che ogni individuo sia relazionato all’altro. Comporta che i cittadini siano interessati da ciò e a ciò che accade fuori dalla propria finestra. Questo principio non concede spazio a compromessi, non tollera i falchi. Garantisce gli anticorpi in grado di asfissiare mafie e fascismi. Garantisce una Seregno che, attraverso la bellezza, sia libera e giusta.

Seregno - Lealtà Azione e Memento, l'uso delle lapidi per legittimare il nazifascismo

18/11/2015

di k.ts.

C’è anche il nome di un marinaio morto prima del 23 settembre 1943, data ufficiale della costituzione della Repubblica di Salò, sulla lapide posta settimana scorsa dal Comitato nazionale ricerche ed onoranze dei caduti della Repubblica sociale italiana Carlo Borsani, nel cimitero di Seregno.

La lapide, posizionata sul monumento dei caduti delle guerre, reca la scritta: 
Caddero vittima della violenza. Nel nome di una patria straziata. I combattenti seregnesi della Repubblica Sociale Italiana”. Di seguito i nomi di diciotto caduti, tra i quali quello di Carlo Dell’Orto, il cui corpo era già in fondo al mare quando Mussolini nel piccolo paese in riva al Lago di Garda diede vita alla tristemente famosa Repubblica Sociale Italiana o Repubblica di Salò. 

Diventa ancor più assurdo il fatto che i neofascisti di oggi abbiano inserito questo caduto (scomparso in mare il 22 settembre del 1943) tra i morti della Repubblica Sociale Italiana, se si considera che l’esercito della RSI iniziò a formarsi a partire dal novembre-dicembre 1943. L’Esercito Nazionale Repubblicano (ENR) non venne istituito prima del 9 novembre, la Guardia Nazionale Repubblicana (GNR) fu istituita l’8 dicembre, il Corpo di Polizia Repubblicana il 20 novembre, le Brigate Nere il 30 giugno 1944 e lo stesso Partito Fascista Repubblicano, seppure annunciato da Mussolini a Radio Monaco il 18 settembre, si formò a Verona il 14 novembre 1943.

La vicenda di Carlo Dell’Orto e le evidenti forzature storiche con cui è stata condotta la posa della lapide ai caduti della RSI tolgono la maschera e ogni dubbio sulle reali intenzioni di chi l’ha promossa e anche le responsabilità di chi l’ha avallata: Giacinto Mariani, l’ex sindaco di Seregno e attuale vicesindaco.

Non, dunque, per rispetto dei morti. Perché non si rispetta un uomo se lo si arruola dopo la sua morte tra i repubblichini, come è successo a Carlo Dell’Orto (1917-1943).

Non per la necessità di dare ai famigliari un luogo in cui ricordare il parente scomparso, come ha dichiarato ai giornali il pensionato di Lealtà Azione, Norberto Bergna, pseudo storico di questa operazione (“Era una promessa che avevo fatto, più di 50 anni fa a Livia la mamma di Piero, il più giovane dei nostri caduti, ucciso nel canavese la sera che compiva 17 anni [..] Quei por fioeu non devono essere dimenticati, altrimenti sono morti per niente, avevano una grande fede che si chiamava Italia e quindi devono avere un nome al cimitero, un segno che li faccia ricordare”). Perché Pietro detto “Piero” Vaccina aveva già un nome, un segno, una lapide sul monumento ai caduti del comune di Seregno. 
Una lapide che sta a non più di un metro di distanza da dove il Comitato Carlo Borsani ha posto la sua di lapide.
Qualcuno sulla lapide posta dal comune (vedi foto) ha anche attaccato un adesivo della X° Mas - Briagata Valanga a cui apparteneva. 

Ma evidentemente anche questo non bastava, perché la questione non era dare una lapide a un ragazzo morto a 17 anni, anche se a sostegno di regimi criminali come sono stati il fascismo e il nazismo, ma il ricordarlo proprio perché è morto per il fascismo.

Non inganni la tanto sbandierata pietà per i morti, qui questa pietà non entra nella questione. C'è invece la strumentalizzazione dei vivi sui morti, vivi che per sbandierare il loro di fascismo utilizzano l’adesione al fascismo dei morti, anche quello di un giovane morto più di settanta anni fa ed eternamente cristallizzato nella sua decisione di aderire, diciassettenne, alla Repubblica Sociale Italiana.

Doppia lapide anche per i diciannovenni Bruno Perego (1926-1945) e Luciano Mauri (1925-1944): una posta dal comune e l’altra dai nostalgici della Repubblica Sociale Italiana.

La storia di Carlo Dell’Orto, morto prima che nascesse la Repubblica Sociale Italiana, è ancora più particolare e merita qualche parola in più.

Dell’Orto era imbarcato come marinaio ausiliario sullo Sgarallino, un piroscafo che assicurava il trasporto dei passeggeri tra Piombino e l’isola d’Elba, requisito nel maggio 1943 dalla Marina Italiana e trasformato in unità militare mettendoci sopra due cannoni contraerei da 76 mm e dipingendo lo scafo con livrea mimetica. 

L’8 settembre del 1943 l’armistizio, il 12 settembre i paracadutisti tedeschi liberano Mussolini dal Gran Sasso e lo portano a Monaco di Baviera, intanto occupano il nord e il centro Italia, il 16 settembre bombardano l’Elba dove c’è un comando italiano, ci saranno 100 morti e oltre 200 feriti. 

Racconterà Stefano Campodonico, marinaio dell’equipaggio, sopravvissuto all’affondamento dello Sgarallino: “Io mi trovavo a bordo quando caddero le bombe che colpirono l’orologio in piazza e anche l’ospedale e lo stabilimento, ricordo benissimo che un marinaio cannoniere di sua iniziativa sparò  un colpo di cannone e il fumo del proiettile si vide proprio vicino all’aereo che aveva bombardato”. 
Il 17 settembre i paracadutisti tedeschi occupano l’Isola d’Elba, gli italiani si arrendono. Alcuni dei soldati italiani originari dell’Elba fuggono nelle campagne o si rifugiano presso conoscenti o parenti.

Io e altri eravamo nella campagna nella vicinanza delle grotte, questi paracadutisti rastrellarono la zona. Vennero anche da noi, alzammo le braccia - prosegue Campodonico - . Ricordo che i tedeschi facevano dei bandi per cui tutti dovevamo presentarci ai propri posti e chi non si presentava sarebbe stato fucilato”.

Il 21 settembre il comando tedesco ordina che lo Sgarallino riprenda i collegamenti tra Piombino e l’Elba allo scopo di consentire il trasporto di civili, viveri ed equipaggiamento.

La mattina del 22 settembre alle 9,30 un sottomarino inglese affonda il piroscafo che trasporta molti civili, tra cui donne e bambini. 
Moriranno più di 300 persone, tra questi Carlo Dell’Orto, nato Seregno il 22/04/1917 e disperso in mare il 22 settembre del 1943.

In rete si trovano diversi elenchi dei caduti della RSI fatti da simpatizzanti del fascismo.

L’altra verità, uno di questi siti, ha raccolto un elenco in cui tutti i 35 membri dell’equipaggio dello Sgarallino, fra cui appunto Carlo Dell’Orto, vengono arruolati “da morti” nella Repubblica Sociale Italiana.

Ma se l’operazione relativa alla posa della lapide della RSI sul monumento ai caduti del cimitero di Seregno ha anche molte approssimazioni dal punto di visto storico, diventa più chiaro l’intento di chi l’ha promossa e pagata.

Per capire le loro ragioni bisogna andare a vedere chi sono.

Al di là delle varie sigle e delle facce con cui è stata presentata l’iniziativa, è abbastanza evidente che dietro a tutto questo ci sia Lealtà Azione, organizzazione politica di estrema destra di Monza, il cui presidente Stefano Del Miglio ha un curriculum criminale di tutto rispetto (vedi Curriculum criminale Stefano Del Miglio), fatto di aggressioni e violenze politiche con il gruppo Hammerskin (network internazionale neonazista nato a metà anni Ottanta negli Stati Uniti da una costola del Ku Klux Klan) trasferitosi praticamente in blocco in Lealtà Azione, anche se tutt’ora Del Miglio si divide tra l’una e l’altra organizzazione neofascista.

Norberto Bergna, il rappresentante del Comitato Carlo Borsani, l’associazione che ha posto la lapide al cimitero di Seregno, è di Lealtà Azione.

Una ramo di Lealtà Azione, l’associazione Memento, oltre a collaborare con il gruppo di ricerca storica sui caduti della RSI (che ha creato l’elenco dei caduti da cui ha attinto Bergna), è un’associazione che si occupa di quelli che definisce i campi dell’onore che non sono altro che i luoghi dei cimiteri italiani dove sono sepolti i caduti della Repubblica Sociale Italiana, tra cui il Campo 10 al Cimitero Musocco di Milano e il Campo 62 nel cimitero di Monza. 
Dal 4 novembre di quest’anno Memento si occupa anche di vigilare e tenere pulita la lapide ai caduti di Salò che l’amministrazione comunale di Seregno ha permesso che venisse apposta al cimitero, riuscendo in questi giorni anche “a catturare” e a consegnare ai carabinieri un 73enne antifascista seregnese (vedi Seregno, ha 73 anni l’imbrattatore della stele con i nomi dei caduti di Salò). L’eroica impresa del giovane aderente a una formazione che il giornale la Repubblica definisce come neonazista (vedi Milano, la guglia adottata dai neo-nazisti: ecco gli sponsor impresentabili del Duomo) sarà doverosamente celebrata sul Tg Web, organo ufficiale del comune di Seregno.

Walter Todaro, l’addetto stampa del comune, si è già prontamente aggiudicato lo scoop. 

In alcune ricorrenze Lealtà Azione organizza, sempre nei cimiteri, delle vere e proprie parate in stile militare, la cui simbologia e il cui significato sono evidenti.

Dal canto suo, il Comitato Carlo Borsani (intitolato alla memoria della medaglia d’oro al valore militare Carlo Borsani - 1941, fronte greco. Come amano ricordare i giornali locali e la testata giornalistica del comune di Seregno, vedi link, dimenticandosi però che Carlo Borsani non  è stato solo quello, ma fu gerarca fascista, firmatario del Manifesto sulla purezza della razza del 1938 e collaboratore di Avanguardia- Settimanale della Legione SS italiana) si definisce un comitato apartitico, ma non apolitico. 
Il Comitato invita, però, a partecipare alla fiaccolata che ogni 29 aprile, da qualche anno a questa parte, ricorda oltre allo stesso Carlo Borsani, Sergio Ramelli ed Enrico Pordenovi.

Quale sia il tenore di questa fiaccolata lo documenta bene un video de il Fatto quotidiano, dove si vede un capoccia che grida tre volte “Camerata Carlo Borsani!”, a cui i partecipanti alla manifestazione rispondono “Presente!”, facendo il saluto fascista.

Quando arriva la sera si accendono le fiaccole e si suonano i tamburi in una parata in “stile nazista” (leggi da l’Espresso, Camerati a Milano  e guarda il video della parata).

Norberto Bergna ha dichiarato ai giornali a proposito del posizionamento della lapide della RSI sul monumento ai caduti di Seregno: “ Finalmente ce l’abbiamo fatta! Grazie alla sensibilità dimostrata dall’amministrazione comunale, in particolare nella persona del vicesindaco Giacinto Mariani”.

Fatto confermato da Giacinto Mariani: “L’autorizzazione? É stata mia e gliela darei anche domani”.

Ma i rapporti tra l’amministrazione seregnese e Lealtà Azione non si limitano a questo scambio di riconoscimenti e paternità. 
Marco Tognini, l’ex commissario della Lega Nord di Seregno e molto vicino al sindaco Giacinto Mariani, tiene stretti rapporti con Lealtà Azione di Monza, con cui ha organizzato anche un convegno dal titolo Omofobia o eterofobia?
Tognini era anche presente all’inaugurazione della nuova sede di Lealtà Azione sempre a Monza (vedi Lealtà Azione inaugura la nuova sede).

D’altra parte Fausto Marchetti (di Lealtà Azione) che ama sfilare in formazione militare nei cimiteri lombardi (vedi foto sotto) è socio del pub-ristorante-sala scommesse Clash Stadium di Desio assieme all’ex assessore di Seregno Nicola Viganò (le cui simpatie per il fascismo non sono mai state nascoste), a Valerio Ciafrone (fratello dell’assessore Gianfranco Ciafrone), a un paio di soci dei ristoranti/locali di Giacinto Mariani (Molto e Mucho Mas) e insieme ad altri esponenti di Lealtà Azione quali Walter Di Lillo o vicini a quella organizzazione come Andrea Arbizzoni.

Dopo aver sdoganato le minacce di morte nel discorso politico (vedi "Giornalisti animali, dovete morire": le minacce del sindaco in Brianza ), Giacinto Mariani ha, dunque, fatto un passo ulteriore e ha regalato alla città di Seregno la lapide della RSI, in questo modo dando visibilità e agibilità istituzionale a una formazione politica neonazista (sempre secondo Repubblica).
Il fatto che, come i fascisti, Giacinto Mariani fosse assolutamente intollerante alla critica e alla normale dialettica democratica tra opinione pubblica e classe politica infonodo.org lo aveva capito già da un pezzo.

Per approfondimenti su Lealtà Azione si consiglia la lettura del sito Osservatorio sulle nuove destre.

Sul rapporto tra Hammerskin e ‘ndrangheta calabrese leggere invece l’articolo di Davide Milosa su il Fatto quotidiano Armi, politica, neonazi e strane veline: i vicerè della cocaina a Milano.

 

Seregno - Perché continueremo a scrivere nonostante le minacce di morte di Giacinto Mariani

Ferruccio De Bortoli ha scritto nel suo editoriale di saluto ai lettori, dopo aver lasciato la direzione de il Corriere della sera:

Con il tempo, cari lettori, ho imparato che i giornali devono essere scomodi e temuti per poter svolgere un’utile funzione civile. Scomodi anche quando sono moderati ed equilibrati come il Corriere. La verità è che i bravi giornalisti spesso ne sanno di più di coloro che vorrebbero zittirli.
In questo Paese, di modesta cultura delle regole, l’informazione è considerata da gran parte della classe dirigente un male necessario. Uno dei tanti segni di arretratezza. Piaccia o no, le notizie sono notizie. I fatti sono i fatti, anche quando smentiscono le opinioni di chi scrive. E le inchieste sono un dovere civile, oltre che professionale. Perché le democrazie si nutrono di trasparenza e confronto, di attenzione e rispetto. Dove c’è trasparenza c’è riconoscimento del merito, concorrenza e crescita. Nell’opacità si regredisce. 

Una società democratica non deperisce solo se ha un’opinione pubblica avvertita e responsabile, alla quale - come diceva Luigi Einaudi, collaboratore del Corriere e presidente della Repubblica - devono essere forniti gli ingredienti utili per scegliere. Non solo nelle urne ma nella vita di ogni giorno. Conoscere per deliberare. L’opinione pubblica, architrave di una democrazia evoluta, è composta da cittadini con spirito critico non da sudditi che se le bevono tutte”.

Fatte le debite proporzioni, infonodo.org ha cercato di fare lo stesso a Seregno e in Brianza.

In questa campagna elettorale abbiamo irritato il Pd, offeso per il contenuto di un articolo che raccontava quelle che secondo noi erano le debolezze del Partito Democratico e del suo candidato sindaco (vedi a Seregno - Elezioni comunali. Il Pd rischia di sbatterci la faccia..un'altra volta); abbiamo scatenato le ire di alcuni dipendenti del comune di Seregno, perché li abbiamo richiamati al rispetto delle normativa vigente in materia di comunicazione istituzionale durante la campagna elettorale (vedi Seregno - Elezioni 2015. Il comune elimina il sondaggio sulle elezioni, i risultati sono manipolabili) e ovviamente abbiamo alimentato la rabbia scomposta della destra che ci vede, ormai da anni, come il fumo negli occhi.

Insomma, siamo stati scomodi a tutti. Possiamo quindi dire, seguendo il pensiero di De Bortoli, che abbiamo svolto “un’utile funzione civile”.

Nel passato abbiamo pubblicato per primi la notizia del processo a carico di Giacinto Mariani - mentre altre testate che avevano in mano le carte aspettavano a farlo - perché le “notizie sono notizie” (vedi Seregno - Il sindaco Giacinto Mariani a processo per appropriazione indebita).

Abbiamo pubblicato la lettera di incarico a Banca Profilo, advisor della fusione tra il gruppo AEB-Gelsia e Acsm-Agam, per lo stesso motivo (vedi Seregno - Fusione Gelsia, Acsm-Agam. All'advisor Banca Profilo 1 milione di euro con conflitto d'interessi dichiarato).

Abbiamo raccontato dei soci d’affari di Giacinto Mariani e del trattamento di favore che hanno riservato a noti ‘ndranghetisti nei loro locali (vedi Seregno - I verbali di Antonino Belnome: buttafuori e champagne per la 'ndrangheta), perché i “fatti sono fatti”.

Abbiamo scritto di forniture e appalti poco chiari per l’acquisto di banchi scolastici (vedi Seregno – Vicenda Vastarredo: a che punto siamo? La responsabilità politica del Gavazzi), per lo spazzamento neve e il rifacimento delle strade (vedi Seregno - Appalti d'oro per Giussani. In meno di nove anni incassati 4 milioni dal comune), per il trasporto pubblico locale (Seregno - Trasporto pubblico. Come l'amministrazione Mariani é riuscita ha raddoppiare i costi tagliando il servizio), perché “nell’opacità si regredisce”.

Abbiamo collaborato con l’Espresso nell’inchiesta sulla società +Energy che vedeva assieme: Mario Barzaghi, massimo beneficiario del Pgt allora in discussione, Giacinto Mariani e Luigi Spenga, il capitano dei carabinieri, e abbiamo raccontato dei rapporti commerciali tra +Energy e una società controllata dal clan dei casalesi (vedi Seregno – Una fiduciaria aperta per Giacinto Mariani, il sindaco fotovoltaico. La società con Barzaghi sullo sfondo del PGT), perché “le inchieste sono un dovere civile, oltre che professionale”.

Abbiamo scritto sulla trasparenza del sito del comune (vedi Seregno – Segreti, bugie e violazioni delle norme sulla trasparenza), perché “dove c’è trasparenza c’è riconoscimento del merito, concorrenza e crescita”.

Abbiamo pubblicato l’ordinanza in cui si parla dell’atteggiamento del consigliere Francesco Gioffré, al limite della connivenza con la ‘ndrangheta (vedi Seregno - 'Ndrangheta e Politica. Dopo il caso Gioffré il sindaco minaccia le dimissioni), abbiamo pubblicato la relazione della commissione d’indagine sul Cru 16 di piazza Risorgimento ( vedi Seregno - CRU 16. Ecco come sono stati sprecati i soldi pubblici. Tutta la relazione della commissione d’inchiesta. Martedì la discussione in consiglio comunale), perché “una società democratica non deperisce solo se ha un’opinione pubblica avvertita e responsabile” e all’opinione pubblica si devono “fornire gli ingredienti utili per scegliere”.

La lettura dei documenti ufficiali, delle visure, delle ordinanze, delle sentenze, di determine e delibere, sono ingredienti utili per scegliere.
Abbiamo sempre cercato, dove era possibile, di spiegare perché scrivevamo ciò che scrivevamo, usando i link ad articoli e a documenti o pubblicando quelli in nostro possesso, in modo che chi ci leggeva e avesse avuto voglia di approfondire, sarebbe potuto andare alle stesse fonti a cui avevamo attinto noi e si sarebbe potuto fare un’idea, magari anche diversa dalla nostra.

In risposta a questo, chi ha aperto il sito infonodo.org e ne è stato per qualche tempo responsabile si è visto arrivare addosso una montagna di querele da parte di Giacinto Mariani, del suo assessore Formenti e dell’ex presidente di AEB.

Tredici di queste, di cui undici presentate dallo stesso Mariani, sono state archiviate dagli organi giudiziari competenti (vedi sotto).

Ma nonostante questo Giacinto Mariani ha continuato a presentare querele contro infonodo.org.
Una delle ultime è per questo articolo: Seregno - Inchieste, tangenti e aree dismesse. I nove anni di urbanistica di Giacinto Mariani e della sua amministrazione.

Quello che non è andato giù a Mariani nell’articolo che è una semplice cronistoria, è l’accostamento tra la parola tangenti e la sua amministrazione.
Visto che Attilio Gavazzi è stato per sei anni assessore e vicesindaco delle amministrazioni guidate da Giacinto Mariani e che lo stesso Gavazzi, in particolare durante il primo mandato, era un assessore di peso che concentrava su di sé diverse deleghe (Lavori Pubblici, Edilizia Privata e Urbanistica) e adesso Gavazzi è a processo accusato di aver preso tangenti durante il suo mandato di assessore, allora è pura verità scrivere che l’amministrazione Mariani è stata coinvolta in vicende di tangenti.
Perché è vero che la responsabilità penale è personale, ma quella politica non lo è, e un sindaco risponde politicamente dei comportamenti della sua giunta.

Se questo accostamento tra le tangenti e la sua amministrazione gli dava tanto noia, Mariani non avrebbe dovuto querelare infonodo.org, ma piuttosto costituirsi parte civile nel processo che la Procura di Monza ha istituito contro Gavazzi. Questo perché é stato il suo vicesindaco che ha accostato, secondo gli inquirenti, le tangenti alla sua amministrazione, non infonodo.org.
Si è costituito parte civile? E se no, perché non lo ha fatto?

Giacinto Mariani non ha mai chiesto al sito infonodo.org né una rettifica, né una replica, ma ha sempre e solo querelato, per poi agitare davanti ai giornalisti e alle opposizioni le sue querele, e dire: “Vedete, ho querelato, sono tutte falsità!”.
Non è mai voluto entrare nel merito delle cose scritte da infonodo.org. Se fossero state realmente delle falsità, sarebbe stato facile smontarle davanti alla stampa e davanti alla cittadinanza.
E perché non lo ha fatto?

Adesso Mariani dichiara: “Per dieci anni io e la mia compagna abbiamo dovuto subire attacchi”.
Ma noi non abbiamo mai attaccato la signora Mauri e l’abbiamo citata solo in merito alla vicenda +Energy, perché é stata lei che ha firmato, a nome di quote detenute attraverso la Aperta Fiduciaria, il verbale di approvazione del bilancio 2011 di +Energy.

Infonodo ha però scritto chiaramente che il reale socio non era la signora Mauri, ma il suo compagno, Giacinto Mariani.
E’ stato lui che si è nascosto dietro una fiduciaria e dietro alla moglie per fare i suoi affari, non siamo stati noi a puntare il dito o ad attaccare la signora.
Così come altri si sono nascosti dietro alla madre o al fratello.

Quando un nostro redattore è riuscito, finalmente, a fare una domanda a Giacinto Mariani e gli ha chiesto se ritenesse opportuno girare il suo spot elettorale per le elezione Europee nella panetteria di Tripodi (condannato in via definitiva per traffico e detenzione di armi all’interno del processo Infinito contro la ‘ndrangheta in cui lo stesso comune di Seregno si é costituito parte civile), la risposta stizzita e furiosa dell’ex sindaco è stata: “E’ una panetteria come le altre, è una famiglia come le altre di Seregno”.

Sarà anche così, come dice Mariani, però i giudici nella sentenza di primo grado di condanna di Tripodi scrivono: “ Tripodi Antonino, detto Nino, è un soggetto incensurato, titolare, insieme al padre, di un panificio a Seregno, presso il quale all'epoca dei fatti svolgeva effettivamente attività lavorativa.
E' coniugato con Pio Francesca, nipote di Pio Candeloro (condannato a 21 anni di reclusione e considerato capo della locale di Desio - ndr).
La madre di Tripodi, Crea Teresa, è sorella di Crea Paolo, menzionato quale capo locale di Desio, nella sentenza emessa dal Tribunale di Milano in data 21 ottobre 1997 a conclusione del processo denominato "l fiori della notte di San Vito, ed è nipote della moglie di Pio Domenico (condannato a 16 anni di reclusione, locale di Desio - ndr).
Sono state intercettate una serie di conversazioni telefoniche che documentano i rapporti del Tripodi con Pio Candeloro, con Sgrò Giuseppe (locale di Desio - ndr), con Sgrò Eduardo (locale di Desio - ndr), con Polimeni Candeloro (condannato a 11 anni di reclusione, locale di Desio - ndr).
I dialoghi captati sono neutri quanto al loro contenuto, perché attengono tutti a forniture di pane (che in particolare Pio Candeloro omette di pagare) all' organizzazione di partite di calcetto e ad incontri di carattere conviviale, ma la frequentazione da parte di Tripodi di più soggetti intranei al locale di Desio ha indubbiamente un valore indiziante rispetto alla sua partecipazione al delitto associativo”. (vedi Sentenza Tribunale di Milano - VIII Sezione penale)

Quando a questa tornata elettorale, Edoardo Mazza, il nuovo sindaco di Seregno, partecipa a un rinfresco elettorale, presente il vicepresidente di Regione Lombardia Mario Mantovani e l’aperitivo viene organizzato proprio nella panetteria di Tripodi e l'incontro fotografato. Se poi questa foto finisce a il Fatto quotidiano che la ritiene una notizia e ci fa un articolo (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss) che poi viene letto da tanti a Seregno, non si può, come hanno fatto Mazza e Mariani, accusare siti anonimi di cattiverie gratuite. Il Fatto quotidiano non è un sito anonimo e sta ponendo una questione, almeno, di opportunità politica.

Visto che in quella piazza dove c’è la panetteria Tripodi di bar ce ne sono tre e in centro a Seregno sono decine, non si capisce perché in campagna elettorale proprio quella panetteria diventi una calamita irresistibile dove organizzare eventi elettorali.

E’ la versione settentrionale di quello che succede in alcuni paesi del sud dove la statua del santo in processione si ferma davanti alla casa del boss e fa l’inchino?
E’ una domanda. Ce lo chiediamo e lo chiediamo.

Perché la ‘ndrangheta e le mafie non sono solo criminalità, ma criminalità organizzata+economia+politica.
Criminalità organizzata che gestisce usura, traffici illegali e racket, economia con il riciclaggio e gli investimenti in attività produttive, politica che offre una copertura nelle istituzioni.

Ma se la politica è rappresentata da Francesco Gioffré , “opaco fratello della vittima e unica voce fuori dal coro il quale sentito il 26/04/2011, pur ammettendo di conoscere i fratelli Rocco e Francesco Cristello (che sostiene di aver aiutato per una pratica presso il comune nel quale egli stesso è consigliere comunale), ha tentato in ogni modo di minimizzare la portata dei fatti giungendo quasi a prendere le difese dei Cristallo, sino al punto di dirsi estremamente stupito nell’apprendere la notizia del loro arresto del luglio 2010”, come scrive il Gip Andrea Ghinetti (vedi Ordinanza di custodia cautelare operazione Ulisse), allora non c’è alcuna speranza per questo territorio.

Nell’ottobre 2012 quando queste parole sono finite sui giornali e le hanno lette tutti, il PDL ha chiesto a Gioffré le dimissioni da consigliere comunale e di fronte al suo rifiuto, Chiara Novara, a nome di tutto il PDL, ha bollato in aula questo atteggiamento, come: “Un atteggiamento che va a minare la tutela dell’immagine e del bene sia della città sia del consiglio comunale. Un atteggiamento poco sensibile del bene di tutti i cittadini e di tutti i componenti di questa assise che consapevoli della gravità e della delicatezza della vicenda hanno auspicato al nostro pari un passo indietro [..] Pertanto alla luce della posizione assunta dal consigliere non riteniamo più possibile considerarlo componente del gruppo consigliare PDL” (ascolta audio).

Parole al vento da dare in pasto a “sudditi che se le bevono tutte”, perché di fatto Gioffré ha continuato ad appoggiare la giunta Mariani e dopo due anni e mezzo é stato ricandidato in Forza Italia come quinto della lista, contando sul fatto che molti elettori hanno dimenticato e né giornali né partiti di opposizione avrebbero scritto o detto una parola. Così come in effetti è avvenuto.

Noi lo abbiamo ricordato, il Fatto quotidiano lo ha ricordato: meritiamo di morire per questo?

A Seregno tutti i politici sono contro la ‘ndrangheta, ma quella teorica che sta in qualche luogo remoto e lontano, più la ‘ndrangheta reale e concreta si avvicina fino ad installarsi e crescere sotto casa, più i proclami diventano borbottii, sussurri e alla fine silenzio e omertà.

Negli anni Giacinto Mariani ci ha accusato di essere al servizio della ‘ndrangheta, dei costruttori, di affaristi, di banditi.
Lo ha dichiarato su giornali e in conferenza stampa (vedi Seregno - Il sindaco Mariani:" Mi attaccano perché sono contro la mafia". Poi scappa e non risponde alle domande). Adesso, non riuscendo a costringerci al silenzio usando i suoi avvocati, ci minaccia fisicamente, ci augura la morte, come molti hanno potuto vedere nel video di Seregno TV.

Non la morte come sito, ma la morte delle persone che scrivono per questo sito.

La gravità di queste affermazioni stanno davanti agli occhi di tutti quelli che vogliono vedere.
E in molti hanno visto, anche tra giornalisti e testate nazionali; a loro, amici o sconosciuti, che ci hanno portato la loro solidarietà pubblicamente o in privato va il nostro ringraziamento. Agli altri, ai cretini che applaudivano la morte fisica di quelli che scrivono, e a quegli altri che hanno iniziato a fare distinguo, possiamo rispondere con certezza che noi continueremo a scrivere in piena libertà e non facendoci condizionare in alcun modo dalle minacce né di Giacinto Mariani, né di nessun altro.

Ringraziamo in particolare, Fabrizio Gatti dell’Espresso "Giornalisti animali, dovete morire": le minacce del sindaco in Brianza” e Alessandro Bartolini de Il Fatto quotidiano “Seregno, l’ex sindaco contro il sito di denuncia: “Animali, ladri, dovete morire” per aver raccontato sulle loro testate le minacce di Giacinto Mariani e il perché.

 

Richiesta Archiviazione e Decreto Di Archiviazione-rotated by infonodo

Seregno - Trasporto pubblico. Come l'amministrazione Mariani é riuscita ha raddoppiare i costi tagliando il servizio

di k.ts.

Immaginate un dirigente messo alla guida di un’azienda che in meno di dieci anni diminuisce la produzione del 36,4% e allo stesso tempo quasi triplica i costi per unità di prodotto (+ 162 %), scontenta i clienti, perdendone una parte, e a quelli che gli restano fornisce a un prezzo maggiorato del 36,8% un prodotto peggiore.

E’ quello che in sintesi sono riusciti a fare, nella gestione del trasporto pubblico locale, Giacinto Mariani e i suoi assessori ai Trasporti che si sono succeduti dal 2005 a oggi.
Gianmario Alioli, assessore dal 2005 al 2010, premiato con una poltrona da € 16.200 annui in Brianzacque (2010-2013) e adesso consigliere comunale uscente nelle fila di Forza Italia, e l’ assessore Marco Formenti (2010-2015) della Lega Nord, indicato per lungo tempo come possibile candidato sindaco del centrodestra.

Nell’ultimo anno di amministrazione Mariani, il comune di Seregno sta pagando il TPL - servizio di trasporto pubblico locale - € 856.199,88, mentre nel 2005 gli costava € 469.319,73.
Cioè adesso tira fuori quasi il doppio del denaro, però per un servizio peggiore, visto che dopo vari tagli alle corse e alle linee, i chilometri percorsi dai bus “seregnesi” sono scesi dai 265.253 del 2005 ai 168.747 dell’ultimo anno (-36,4%), a fronte di un biglietto per singola corsa che é aumentato del 36,8% passando da € 0,95 nel 2005 a € 1,30 di oggi (e analogo è stato l’aumento per gli abbonamenti).

In pratica, se nel 2005 ogni chilometro percorso da un autobus costava al comune € 1,76 (+iva) e in più il comune aveva 23.000 km-bus gratuiti, oggi lo stesso autobus costa al comune € 4,61 al chilometro +iva ( +162%).

La storia di questa conduzione disastrosa del trasporto pubblico urbano inizia nel 2004, quando l’amministrazione di centrosinistra mette a gara per i successivi sette anni il servizio fino ad allora gestito dalla Amsp, l’azienda municipalizzata di Seregno poi confluita in AEB.
La base d’asta per i 230.000 km annuali del servizio venne fissata a € 449.995,00 (+iva) all’anno per un costo di € 1,9565 (+iva) per autobus-Km.
La gara é vinta dalla società di trasporti Sila spa che se la aggiudica offrendo un ribasso del 10% sul costo chilometrico (che diventa così di 1,76 € /Km), e in più garantisce altri 23.000 km all’anno senza ulteriore aggravio per il comune, in aggiunta ai 230mila previsti dal bando.
La Sila offre anche al comune l’1% degli “degli introiti derivanti dalla valorizzazione commerciale da versare all'Ente affidante”.

A dicembre del 2004 la giunta di centrosinistra approva lo schema di contratto aggiungendo ulteriori 12.253,30 km che al prezzo di 1,76 € /Km portano il costo annuale complessivo a € 469.319,73.

Il servizio inizia il primo marzo del 2005, il 31 marzo, a seguito dei risultati delle elezioni amministrative, la guida della città passa in mano al centrodestra.

Il 17 gennaio 2007 la Giunta Mariani decide un adeguamento delle tariffe, il biglietto ordinario passa da 0.95 centesimi a 1 euro (+5,26%), analoghi aumenti vengono decisi per gli abbonamenti.
In aggiunta a questo aumento tariffario che garantisce più entrate al gestore, il 15 marzo 2007 il comune di Seregno determina un adeguamento annuale del contratto con Sila spa di € 45.825,21.
Negli anni successivi gli aumenti contrattuali si faranno sempre più consistenti.

La progressione della quota annuale per il servizio di trasporto pubblico locale a carico del comune è stata la seguente.

* i dati non sono relativi all’anno solare ma ai dodici mesi compresi tra il 1 marzo di ogni anno e il 28 febbraio dell’anno sucessivo

Una progressione che non ha alcun senso anche considerando gli adeguamenti per l’inflazione che in tutto quel periodo é rimasta molto bassa.

Indice Inflazione

2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011
1,7% 2,0% 1,7% 3,2% 0,7% 1,6% 2,7%

Nell’ottobre del 2010, Sila che aveva in gestione anche la rete di trasporti nella provincia di Lodi, Varese, Nord Milano area Ovest, fallisce e porta i libri in tribunale.
Nell’ultimo bilancio depositato relativo al 2008, a fronte di un fatturato di 27 milioni di euro ha perdite per 33milioni di euro.

Nell’area milanese a Sila subentra la Stie, così come a Seregno, dove porta a scadenza il contratto da metà ottobre 2010 fino al 1 marzo 2012.

Contratto che viene ridefinito con un taglio di 17mila km (i festivi e il servizio per il mercato*) anche se poi il risparmio per il comune è solo di € 15.179,92 + iva, neanche un euro a km a ben guardare.

La quota annuale a carico del comune arriva a € 847.408, 44.

Un mese prima del fallimento della Sila, l’assessorato ai Trasporti del comune di Seregno affida per 10mila euro lo svolgimento di un’indagine sul trasporto pubblico locale alla società milanese Tradelab.
La società non sembra avere molte competenze sul trasporto pubblico però aveva già fornito due consulenze per complessivi 30mila euro per la partecipazione del comune a un bando regionale sui distretti del commercio.
A Seregno, l’assessore al commercio e quello ai trasporti sono la stessa persona, Marco Formenti.

Non si capisce bene che cosa abbia prodotto lo studio della Tradelab, sta di fatto che, andando il contratto a scadenza a marzo del 2012, il comune avrebbe dovuto fare una gara per affidare il servizio per i prossimi anni. Cosa che invece non fa.

L’amministrazione Mariani fa invece un’altra cosa, proroga il servizio di sei mesi, dal 1° marzo al 31 agosto, alla modica cifra di € 423.704,23.

Nel 2013, un’altra proroga, il costo pagato dal comune sale a € 872.825,16, nel 2014 la fattura mensile pagata a Stie arriva nei primi sei mesi a € 74.917,49 (su base annua siamo a € 899.099,88).

L’amministrazione corre, allora, nuovamente ai ripari e ancora una volta lo fa tagliando le percorrenze, eliminando il servizio di trasporto in agosto e aumentando i prezzi di biglietti e abbonamenti (vedi delibera Giunta comunale n°214/2014). In pratica gli utenti pagano di più per avere un servizio peggiore.

L’ultima proroga è stata fatta il 30 giugno dell’anno scorso.

Per il servizio di trasporto pubblico dal 1° luglio 2014 al 31 luglio 2015 (ma ad agosto il servizio è sospeso) il comune di Seregno proroga a Stie il servizio con un impegno di spesa di € 927.549,91 (vedi determina n° 339/2014).
Considerando il taglio drastico della percorrenza complessiva dei bus che viene ridotta a 168.747 Km (vedi det. 510/2014 del 09/10/2014), il costo effetivo del servizio si riduce, considerate le quote mensili da € 71.349.99, a € 856.199,88 all’anno iva compresa.
In pratica siamo a 5,07 euro (iva inclusa) su km percorso dagli autobus ( al netto dell’iva del 10%  la cifra é 4,61€ /km*bus).

Ci si chiede come mai il comune di Saronno, con la medesima società di trasporto - la Stie - riesca invece, nello stesso periodo, ad ottenere condizioni di gran lunga più favorevoli.

Basta leggersi la determina n° 340/2014 del 09/04/2014 del comune di Saronno che “ prevede una percorrenza kilometrica base anno pari a 202.497,12 bus*km a fronte di un corrispettivo annuale pari a € 620.000,00 (oltre iva al 10%) a cui corrisponde un costo unitario di € 3,062 / bus*Km” (vedi determina del comune di Saronno pubblicata sotto).
In pratica, per 34.000 km in più il comune di Saronno paga 174mila euro in meno di quello di Seregno.

Se si considerano però gli stessi km percorsi allora la differenze si fa ancora più grande.

4,61€ /km (costo unitario per il comune di Seregno) - 3,062€ /km (costo unitario per il comune di Saronno)=1,548 € /km (differenza di prezzo applicata da Stie ai due comuni)

1,548 € /km x 168.747 Km (chilometri percorsi dai bus a Seregno in un anno)= € 261.220,356 all’anno + 10% iva= € 287.341,4 iva compresa.

Prevediamo già l’obiezione che gli introiti di Stie derivanti dai biglietti venduti a Seregno e a Saronno sono diversi.

Proprio per questo siamo andati a vedere i diversi incassi (è logico che un servizio peggiore con minori percorrenze avrà meno utenti): dall’ultimo bilancio di Stie depositato, risulta che l’incasso per vendita di biglietti per il trasporto pubblico urbano a Seregno è stato di € 98.129,88, nello stesso periodo a Saronno l’incasso derivante da vendita di biglietti è stato di € 134.495,78.

La differenza c’è effettivamente a favore dei biglietti venduti a Saronno, ma è una differenza di € 36.365,9.

Come si giustificano allora i 250mila euro e passa all’anno di differenza, per lo stesso servizio fornito dalla stessa società, in due comuni che distano 15 km di strada l’uno dall’altro?

Al 31 luglio andrà in scadenza l’ultima proroga e la nuova amministrazione dovrà decidere in breve tempo che cosa fare. Nessun bando è stato preparato e quindi se si vorrà mantenere il servizio si dovrà procedere con una ulteriore proroga.

Eppure Legge regionale 6/2012 ‘Riforma del TPL’ prevede che “i Comuni non Capoluogo (come è ad esempio Seregno - ndr), previo parere dell’Agenzia competente, possono affidare servizi aggiuntivi a quelli programmati dall’Agenzia”.

E se è vero che a causa delle lungaggini di Regione Lombardia e alla trasformazione delle province, a distanza di tre anni l’Agenzia competente sul bacino che comprende Seregno non è ancora operativa, è anche vero che è dovere di un amministratore di Seregno non buttare via i soldi delle tasse dei suoi cittadini.

In aggiunta a questo, meno trasporto pubblico significa più auto in circolazione che sono le principali responsabili dell’inquinamento atmosferico, inquinamento atmosferico che si traduce, lo dicono chiaramente i dati, in una vita più breve per chi é costretto a respirarlo (vedi Pianura Padana. Ogni abitante perde in media 3 anni di vita a causa dello smog).

NOTA

I contratti di servizio per i trasporto pubblico si dividono in due categorie: contratto net cost e contratto gross cost.

Nel contratto net cost sia il rischio industriale (legato ai costi di esercizio ed all’attività di impresa) che in rischio commerciale – legato all’attività di vendita, cioè al livello di ricavi ottenibile – sono a carico del gestore, che ottiene un corrispettivo pattuito in anticipo e calcolato come differenza tra costi di esercizio e ricavi da traffico preventivati. In tale tipologia l'ente affidante conosce a priori l’onere netto che dovrà sostenere. Questo contratto è ritenuto fortemente incentivante perché spinge sia a contenere i costi che ad attuare strategie a sostegno della domanda.

Nel contratto gross cost, il rischio industriale è a carico dell’operatore mentre il rischio commerciale è a carico dell’ente concedente. Il gestore cioè riceve un corrispettivo basato sui solo costi, concordato in anticipo e pagato per la produzione di un ammontare prestabilito di servizio. In tale tipologia il gestore non deve fare previsioni sulle entrate del servizio offerto. L’impresa è incentivata solo a contenere i costi, mentre i ricavi sono gestiti ed incassati esclusivamente dall’ente affidante.

Il contratto firmato dal comune di Seregno con Sila nel 2004 è un contratto di tipo net cost, in cui Sila si sarebbe dovuta accollare il rischio industriale e il rischio commerciale della variazione del venduto dei biglietti.

Per come è andata, invece, il comune si é di fatto assunto il rischio industriale e il rischio commerciale al posto dell’azienda.

Saronno determina 2014 Trasporto Pubblico Locale

Seregno - Elezioni 2015, verso il ballottaggio. Il sindaco che non c'é e il volo delle locuste

di k.ts.

C’erano undici candidati in lista per aggiudicarsi la poltrona di sindaco di Seregno, ha vinto quello che non c’è. Il candidato di quel 50% e passa dell’elettorato di Seregno che non si é sentito rappresentato dall’offerta messa sul tavolo da partiti e liste civiche e ha deciso di non votare (48,42%) e se è andato ai seggi ha annullato la scheda o l’ha consegnata bianca: complessivamente il 3,39% dei votanti.

Nel 2010 Giacinto Mariani era stato eletto al primo turno con 15.361 voti, a distanza di cinque anni il suo assessore all’Urbanistica, Edoardo Mazza, candidato sindaco per Forza Italia e Lega Nord (con due liste di appoggio, tra cui Amare Seregno che cinque anni fa presentava un proprio candidato sindaco), si ferma a 6.926 voti.
Numeri da disastro, di cui però il Pd non riesce ad approfittare perché non aumenta il consenso, anzi, il suo candidato William Viganò (4.148 voti) prende 900 voti in meno di quello raccolto da Mauro Ballabio cinque anni fa.

Rispetto alle elezioni per il parlamento europeo, in cui il Partito democratico era arrivato a Seregno al 36,3 %, dimezza percentuali e voti: erano stati 7.464 nel 2014, con un affluenza alle urne del 59%.

I numeri del centrodestra sono i numeri della bocciatura di dieci anni di amministrazione. Con Giacinto Mariani, sindaco uscente, che segna il gol della bandiera, diventando il candidato consigliere più eletto, prendendo in queste elezioni 476 voti di preferenza, praticamente la metà dei voti che aveva preso a Seregno nelle europee dell’anno scorso (vedi Il Pd è il primo partito. Giacinto Mariani bocciato nella sua Seregno) che pure erano state vissute da Mariani come una bruciante umiliazione.

Dopo dieci anni da sindaco e avendo esplicitamente richiesto i voti di preferenza in campagna elettorale, quei 476 voti definirli un gol della bandiera forse è troppo; sarebbe più giusto chiamarli la conquista di un calcio d’angolo, da fare, però, pesare poi per diventare vice sindaco e avere la delega all’Urbanistica e voce in capitolo sulle partecipate, settori ai quali Giacinto Mariani é interessato in modo esplicito (il suo socio d’affari Fiorenzo Ballabio è da anni che viene nominato nei collegi sindacali di AEB-Gelsia dallo stesso Mariani).

Nella bocciatura della giunta guidata da Giacinto Mariani ci stanno le esigue preferenze raccolte da Marco Formenti (91 voti) che dopo dieci come assessore al Commercio e dopo una ventilata candidatura a sindaco per la Lega Nord prende le stesse preferenze di Edoardo Trezzi, un semisconosciuto che molti elettori della Lega hanno votato scambiandolo per Roberto Trezzi. Vale a dire il consigliere uscito/espulso dalla Lega, l’anno scorso in disaccordo con la linea dettata da Mariani e dall’eterno commissario Marco Tognini (la sezione della Lega Nord è commissariata ormai da più di due anni).

Unica eccezione alla bocciatura della giunta uscente, le preferenze raccolte da Ilaria Cerqua (472 voti per l’assessore ai Servizi sociali) che si è giovata del suo presenzialismo, delle relazioni intessute al centro anziani dal fedele Vittorio Armenio (premiato con una carica nel consiglio di amministrazione di Gelsia, €12.000 l’anno la sua retribuzione) e della campagna da candidato sindaco che aveva già lanciato ma che le è stata stoppata quando non c’è stata convergenza sul suo nome e il suo partito: Forza Italia, le ha preferito Edoardo Mazza.

La Seregno dei Gioffré, ricandidato dopo che lo stesso suo partito ne aveva chiesto le dimissioni due anni fa per le sue frequentazioni con noti ‘ndranghetisti (da riascoltare la dichiarazione letta in consiglio comunale da Chiara Novara a nome di tutto il Pdl, ascolta audio); dei Ciafrone, intesi come fratelli e loro dipendenti, infilati nei vari cda delle municipalizzate; di Gianfranco Ciafrone, inteso come vicesindaco, che si “dimentica” per anni di pagare la tassa sui rifiuti, dei Tripodi e dei loro aperitivi elettorali (vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss); delle fiduciarie del sindaco uscente Giacinto Mariani (vedi Seregno – Una fiduciaria aperta per Giacinto Mariani, il sindaco fotovoltaico. La società con Barzaghi sullo sfondo del PGT); dello champagne agli ‘ndranghetisti e della gestione dei buttafuori in alcuni locali pubblici di Seregno (vedi Seregno - I verbali di Antonino Belnome: buttafuori e champagne per la 'ndrangheta)... questa Seregno è minoranza e raccoglie meno del 20% dei voti degli aventi diritto. E’ una buona notizia.
La cattiva notizia è che questa Seregno minoritaria rischia di continuare a governare, soprattutto per l’insipienza del Pd locale e del suo candidato.

Tre mesi fa scrivevamo:
Scordatevi il voto del maggio dell’anno scorso...Alle prossime elezioni del 31 maggio per il rinnovo dell’amministrazione comunale, sarà un’altra storia.
Nonostante le divisioni nel centrodestra, il Partito Democratico stenta a imporsi come lepre della situazione. Ruolo che il risultato delle elezioni dell’anno scorso, sull’onda del vero e proprio plebiscito per il partito di Renzi, sembrava avergli assegnato, o comunque aver messo le basi per una sua affermazione a Seregno dopo dieci anni di amministrazione di centrodestra (vedi ”Seregno - Elezioni comunali. Il Pd rischia di sbatterci la faccia..un'altra volta)”.

Non avevamo e non abbiamo la sfera di cristallo però il trantran con cui il Pd e il suo candidato William Viganò si apprestavano a iniziare la loro campagna elettorale, era lo stesso con cui avevano condotto in questi anni la loro opposizione.

E se qualcuno lavora poco come consigliere comunale poi non si trasforma in un fulmine di guerra quando arriva il momento delle elezioni.
Perché gli mancano le basi da cui partire, testimone ne sia il programma elettorale del Pd: vuoto, debole e generico, sintomo di chi ha studiato poco e non ha una idea chiara sul che fare (vedi programma Pd).

Nel programma del Pd non c’è nemmeno la revisione del Pgt, idea chiave che pure esiste nel programma delle forze che stanno alla sua destra e hanno appoggiato Pietro Amati e in quello dei partiti che stanno alla sua sinistra e hanno sostenuto Giusy Minotti.

Un Pgt che non é affatto a consumo zero come l’assessore all’Urbanistica Edoardo Mazza ha cercato di raccontare, prova ne sia il Piano Attuativo approvato dalla Giunta uscente alla vigilia del voto ( vedi Delibera di Giunta 104/2015).

In una Provincia di Monza e Brianza che è la più cementificata d’Italia, secondo gli ultimi dati di Ispra (vedi Ogni anno in Italia scompare sotto il cemento una superficie grande come Milano), Seregno è nettamente al di sopra della già alta media provinciale con il 44% del suolo coperto da cemento.
Ma la corsa alla cementificazione non è ancora finita ed è pronta a ripartire con nuovo vigore.
Nel programma di Forza Italia-Lega Nord, infatti, si può leggere: “Individuazione e creazione di un centro direzionale strategico propedeutico allo sviluppo della città economica legato soprattutto al terziario avanzato”.
E’ il vecchio progetto del Pgt Mariani-Gavazzi-Corbetta che individuava nell’area Effebiquattro il “centro direzionale strategico”.
Pgt che è stato poi scartato non dalle opposizioni, che non avevano i numeri per farlo, ma da quella opposizione interna alla maggioranza costituita dal gruppo consigliare della Lega Nord che sull’idea di un vero consumo zero di suolo aveva detto parole chiarissime e fatto battaglia dura.

L’hanno pagata cara quella posizione contro gli interessi dei poteri forti.
Luca Talice che era in un certo senso il leader di quella pattuglia leghista è stato accusato di violenza sessuale.
Basta leggersi le motivazioni dell’assoluzione di Talice per capire quanta parte di quella vicenda sia ascrivibile alla sua opposizione alla cementficazione di Seregno (vedi sotto le motivazioni della sentenza di assoluzione di Luca Talice).

Gli altri o sono stati espulsi dalla sezione della Lega Nord (Roberto Trezzi) o sono stati messi ai margini, alcuni di loro retrocessi disciplinarmente da militanti a semplici simpatizzanti.
Il centrodestra che adesso si raccoglie attorno a Mazza non ha più al suo interno quella componente pronta a frenare gli appetiti dei costruttori, e chi  - come Mazza e Mariani - non si fa scrupoli a mischiarsi con certa gente ( vedi Elezioni comunali 2015, Seregno: in Brianza campagna elettorale di Fi nel bar dell’armiere dei boss), é chiaro che idea di città ha in testa e andrà a sviluppare una volta arrivato al potere, e a questo giro con le mani libere.

Ricordano uno sciame di locuste in volo, guidato da niente altro che la propria voracità.

Per capire il valore degli affari che stanno dietro alle scelte urbanistiche dell’amministrazione comunale basta guardare al bilancio della Dell’Orto del 2009, anno in cui  la società ha ceduto lo stabile di via San Rocco per € 5.016.000 più un differenziale.
Si legge nel bilancio che “Il differenziale da incassare, variabile in funzione delle volumetrie accordate in base al Piano di Governo del Territorio, é variabile da un minimo di 1,5 milioni a un massimo di 4 milioni di euro”.
In pratica il Piano attuativo previsto per quell’area dal vigente Pgt è in grado di raddoppiare il valore fondiario dell’area stessa.

Come funziona il meccanismo tutto interno alla Giunta attraverso il quale verranno approvati i piani attuativi, si é visto in opera alla vigilia del voto con il già citato Piano Attuativo di via dello Stadio.

Lo scenario di una vittoria di Edoardo Mazza è di avere a Seregno, come vicesindaco e assessore all’Urbanistica Giacinto Mariani, il sindaco uscente che mentre veniva scritto il primo Pgt, quello del sacco della città, costituiva attraverso una fiduciaria una società con Mario Barzaghi, massimo beneficiario di quel Piano di Governo del Territorio.

Per vincere al ballottaggio, William Viganò dovrà recuperare una differenza di 2.778 voti, tanta è la distanza che lo separa da Edoardo Mazza.

Gli potrebbe bastare, se si confermerà la tendenza astensionista, prendere al ballottaggio tra i sette e gli ottomila voti.
Lontano da quei 11.188 elettori che nel 1995 diedero fiducia a Gigi Perego che era partito dietro dopo il primo turno, con un patrimonio di 6.452 voti quasi raddoppiati al ballottaggio.

William Viganò dovrebbe cercare di arrrivare ai livelli raggiunti nel 2005 da Pietro Amati, candidato sindaco di quei partiti che poi confluirono nel Pd, che prese al primo turno 7.403 voti.
Da quella elezioni che vide l’affermazione di Giacinto Mariani con 15.417 voti, mentre Giuseppina Minotti di Rifondazione Comunista raccolse 1.912 voti (quest’anno sono stati 697) sono passati solo dieci anni eppure sembra un’era geologica fa, sia per chi ha governato, sia per chi è stato all’opposizione.
 

Sentenza Talice Urbanistica by infonodo

Seregno - Barazaghi dopo aver minacciato di morte Fabrizio Gatti chiede 27 milioni di risarcimento

di Fabrizio Gatti, articolo originale da blog Espresso 
Vicepresidente di Confindustria minacciò di morte giornalista dell’Espresso. Ora gli chiede 27 milioni di risarcimento

La reazione di Mario Barzaghi, allora vicepresidente di Confindustria della provincia di Monza e Brianza, intervistato sui suoi affari con una società poi sequestrata perché paravento del clan dei Casalesi. Anche un sindaco della Lega e un ufficiale dei carabinieri, soci di Barzaghi, hanno avviato cause civili: «Siamo stati danneggiati dall’inchiesta».

Scusate se devo scrivere di me stesso. Ma quel giornalista sono io.Minacciato di morte e bloccato per un’ora nell’ufficio di Mario Barzaghi, imprenditore e cavaliere del lavoro, allora vicepresidente di Confindustria della provincia di Monza e Brianza. Era successo mercoledì 10 aprile 2013. E qui sotto potete vedere quell’intervista e come è finita.
GUARDA Le minacce riprese dalla telecamera
 

Qualche giorno fa ho saputo, dal suo atto di citazione, che Mario Barzaghi ora mi chiede 27 milioni. Per l’esattezza, 26 milioni e 900 mila euro: «Condannare… al pagamento in favore del cav. Mario Barzaghi dell’importo di euro 15.000.000,00, di Effebiquattro spa (una sua società) della somma di euro 10.000.000,00, di Immobiliare Stefania (un’altra sua società) della somma di euro 1.000.000,00 a titolo di risarcimento del danno», è scritto nell’atto di citazione. Segue la richiesta di altri 900 mila euro a carico del «Gruppo Editoriale l’Espresso».
La storia in breve: l’allora vicepresidente di Confindustria di Monza, attraverso l’Immobiliare Stefania, il sindaco leghista di Seregno, Giacinto Mariani, e il capitano dei carabinieri, Luigi Spenga, loro attraverso due stretti familiari e un’anonima fiduciaria, aprono una società per importare pannelli fotovoltaici dalla Cina. E per la loro installazione, stringono un accordo con un’altra società. Agli industriali della zona si presentano con la stessa carta intestata: la «+Energy», la sigla che unisce Barzaghi, sindaco e capitano, e la «Simec». Alcuni mesi dopo, l’11 ottobre 2012, la «Simec» viene messa sotto sequestro dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere perché accusata di appartenere da lungo tempo alla costellazione di imprese dei boss dei Casalesi.

GUARDA L’ex amministratore unico della società di Barzaghi-Mariani-Spenga rivela a «Seregno Tv» il ruolo del sindaco della Lega e del capitano dei carabinieri.

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta dell’Espresso, l‘Arma dei carabinieri, totalmente estranea, ha immediatamente trasferito il capitano di Seregno. Mario Barzaghi si è dimesso dalla carica di vicepresidente provinciale di Confindustria. Matteo Salvini, futuro leader nazionale della Lega, ha invece tenuto in piedi il suo sindaco nonostante le dimissioni in blocco, per protesta contro lo scandalo, di tutti i consiglieri comunali leghisti.
Ora Barzaghi, dopo le minacce nei miei confronti ripetute anche davanti ai carabinieri, invece di prendersela con se stesso o con i suoi ex soci, il sindaco e il capitano, o il prestanome dei Casalesi con cui hanno firmato accordi, se la prende con me. E chiede un risarcimento tale che, se il giudice del Tribunale di Monza dovesse dargli ragione, impegnerebbe me, la mia famiglia e i miei nipoti per non so quante generazioni a lavorare per lui.

Anche il sindaco della Lega, Giacinto Mariani, chiede soldi. Nella sua causa civile la richiesta è di 400 mila euro: «Consumata la fase acuta dell’epidemia virale scatenata dai veleni messi in circolo da L’Espresso», è scritto nell’atto di citazione, «cosa è emerso dai gravi e fantasiosiaccostamenti del Sindaco Mariani alla malavita propugnati nell’articolo? Nulla. Nulla, e ancora nulla. Non solo Giacinto Mariani all’epoca dei fatti non era nemmeno iscritto al registro degli indagati ma, ad oggi, non è neppure destinatario di alcuna accusa di alcun tipo». Come se l’etica di un buon amministratore pubblico fosse dettata solo dal codice penale.

E pure il capitano Luigi Spenga chiede soldi: 500 mila euro di risarcimento più gli interessi. Certo, se perfino il comandante di una compagnia dell’Arma entra in società attraverso i familiari con il sindaco della città e si mette nelle condizioni di non accorgersi delle infiltrazioni della criminalità, potremmo alzare tutti bandiera bianca. Ma va aggiunto che l’Arma in questo pasticcio in salsa brianzola non c’entra nulla.
Barzaghi, Mariani, Spenga sostengono che non potevano conoscere le attività passate e future di Ugo Cincotto, l’amministratore della Simec. Ma infatti nessuno ha accusato i tre di essere consapevoli di cosa esistesse dietro la Simec. Ovviamente qualunque cittadino ha il diritto di ricorrere all’autorità giudiziaria. E anche il diritto di critica, che il sindaco della Lega ha così esercitato in una conferenza stampa poche ore dopo la pubblicazione dell’inchiesta dell’Espresso: «Dietro sicuramente c’è una scelta strategica di massacrare la mia persona, l’amministrazione e tutte le cose che ho fatto e sto facendo contro la mafia. Stranamente più alzo l’attenzione nei confronti della lotta alla mafia e più… cercano di denigrare la mia persona». Come se chi scrive fosse al servizio dei mafiosi.

Viviamo in un «Paese che ha certamente bisogno di cambiamenti, ivi compresi quelli di cultura e di coscienza», sostiene l’ex vicepresidente provinciale di Confindustria nel suo atto con cui chiede i 27 milioni. Ha ragione. Ma ancora una volta si tenta di colpire chi racconta la realtà. Anche quando dà fastidio.

LEGGI La storia integrale è raccontata nell’inchiesta: «IN BRIANZA TRA LEGA E CLAN. Il sindaco, il numero due della Confindustria locale, il capitano dell’Arma. In affari con i Casalesi. I segreti del modello Seregno».

 

Seregno - La 'ndrangheta, Giacinto Mariani e le famiglie come le altre

di k.ts.

Martedì, conferenza stampa del sindaco. L’occasione della sua convocazione é stata la sentenza di assoluzione nel processo milanese che ha visto Giacinto Mariani imputato con l'accusa di appropriazione indebita.

La notizia del processo era stata pubblicata da Infonodo.org ed era caduta nella settimana del voto per il rinnovo del Parlamento Europeo, dove Mariani era candidato per la Lega Nord.
Nell’articolo, oltre al rinvio a giudizio, affrontavamo anche la questione della campagna elettorale di Giacinto Mariani e il video del suo spot elettorale girato nella panetteria Tripodi a Seregno (vedi Seregno - Il sindaco a processo per appropriazione indebita).

La conferenza stampa - alla quale non eravamo stati invitati - ci ha dato finalmente la possibilità di chiedere al sindaco sull’opportunità di girare lo spot elettorale proprio nella panetteria della famiglia Tripodi, coinvolta in inchieste di ‘ndrangheta.

Alla nostra domanda Giacinto Mariani ha risposto convinto: “E’ una panetteria come tutte le altre, è una famiglia come tutte le altre di Seregno, ha un’attività legale sul territorio. Lei ce l’ha un’attività sul territorio?” 

Nel processo Infinito, in cui il comune di Seregno si è costituito parte civile, Antonino Tripodi che fa il panettiere è stato accusato di associazione mafiosa e di far parte della locale di ‘ndrangheta di Desio. É stato condannato a cinque anni di reclusione in primo grado con sentenza confermata in appello per detenzione illegale di armi clandestine (alcune con matricola abrasa).

Nella sentenza si legge:

Tripodi Antonino, detto Nino, è un soggetto incensurato, titolare, insieme al padre, di un panificio a Seregno, presso il quale all'epoca dei fatti svolgeva effettivamente attività lavorativa.
E' coniugato con Pio Francesca, nipote di Pio Candeloro (condannato a 21 anni di reclusione e considerato capo della locale di Desio - ndr).
La madre di Tripodi, Crea Teresa, è sorella di Crea Paolo, menzionato quale capo locale di Desio, nella sentenza emessa dal Tribunale di Milano in data 21 ottobre 1997 a conclusione del processo denominato "l fiori della notte di San Vito, ed è nipote della moglie di Pio Domenico (condannato a 16 anni di reclusione, locale di Desio - ndr).
Sono state intercettate una serie di conversazioni telefoniche che documentano i rapporti del Tripodi con Pio Candeloro, con Sgrò Giuseppe (locale di Desio - ndr), con Sgrò Eduardo (locale di Desio - ndr), con Polimeni Candeloro (condannato a 11 anni di reclusione, locale di Desio - ndr).
I dialoghi captati sono neutri quanto alloro contenuto, perché attengono tutti a forniture di pane (che in particolare Pio Candeloro omette di pagare) all' organizzazione di partite di calcetto e ad incontri di carattere conviviale, ma la frequentazione da parte di Tripodi di più soggetti intranei al locale di Desio ha indubbiamente un valore indiziante rispetto alla sua partecipazione al delitto associativo”.

Antonino Tripodi viene assolto dall’accusa di far parte del locale di ‘ndrangheta di Desio perché scrivono i giudici:

Gli elementi indizianti a carico dell'imputato, costituiti dalla frequentazione di soggetti intranei al locale di Desio e dal concorso nella detenzione di armi ed esplosivi quali quelli descritti, pur essendo precisi e concordanti, non raggiungono la rilevanza della prova certa perché non sono tra loro correlati da quell'anello che li avrebbe dotati di univoca significatività, costituito dalla riferibilità delle armi al locale di Desio, i cui esponenti sono gli unici imputati con cui risulta che il Tripodi abbia avuto un rapporto.
Conseguentemente l'imputato deve essere assolto dal delitto ascritto al capo l) per non avere commesso il fatto”.

Ed è giusto che sia così. Siamo in uno stato di diritto e per togliere la libertà a una persona ci vogliono prove certe.

Qui però non stiamo parlando della situazione processuale di Antonino Tripodi, né stiamo parlando di qualcuno che va a comprarsi un chilo di pane in panetteria o a bersi un caffé, qui stiamo parlando del sindaco di Seregno, Giacinto Mariani, che decide in campagna elettorale di legare la sua immagine a quella della famiglia Tripodi, legata a sua volta da vincoli parentali a una serie di soggetti di notevole spessore criminale.

In un nord Italia, visto che Mariani correva alle europee nella circoscrizione Nord Occidentale (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia), dove varie inchieste hanno dimostrato come il voto mafioso e ‘ndranghetista sia in grado di influenzare le elezioni.

In politica i simboli sono importanti, non soltanto quelli stampati sulle schede elettorali. Per la ‘ndrangheta i simboli sono importanti, basti pensare al valore che danno alle loro iniziazioni.
Un sindaco che fa campagna elettorale nel locale di un pregiudicato* coinvolto in un inchiesta di ‘ndrangheta, imparentato con un boss locale, è un simbolo che in Calabria leggono benissimo.

In una Brianza che ha una presenza ‘ndranghetista radicata sarebbe ora che si imparasse anche qui a leggere certi segnali.

Nell’ordinanza dell’inchiesta Insubria, ultima operazione contro la ‘ndrangheta in Lombardia di qualche settimana fa, il Giudice per le Indagini Preliminari, Simone Luerti, scrive nel paragrafo Linee di tendenze dell'operatività del sodalizio criminale in Lombardia:

“La 'ndrangheta è radicata nel territorio lombardo, cioè ne costituisce una presenza stabile e costante. Ciò ovviamente ne determina una forma di visibilità e riconoscimento”.

“Si è pertanto superata la logica della infiltrazione, intesa come sporadico inserimento dei mafiosi in traffici illeciti e ad essa è subentrato il radicamento. Alla logica degli affari è stata affiancata la logica della appartenenza; al modello di azione tendente al profitto si è unita una modalità operativa finalizzata all'esercizio del potere; agli interessi individuali delle singole "locali" e dei singoli appartenenti si sono affiancati gli interessi collettivi dell' organizzazione criminosa”.

“Il radicamento della 'ndrangheta in Lombardia determina la presenza di una condizione di assoggettamento e omertà diffusa, frutto della forza di intimidazione che promana dall'associazione mafiosa armata e radicata sul territorio lombardo”.

“L'associazione ha per scopo la commissione di reati (estorsioni, usure, delitti contro il patrimonio in generale, omicidi, altri delitti contro la persona, traffico di rifiuti, favoreggiamento di latitanti, incendi, recupero crediti con modalità intimidatorie), l'acquisizione di attività economiche, l'inserimento in competizioni elettorali al fine di procurare voti a soggetti poi disponibili ad esaudire i desiderata del sodalizio mafioso nonché il conseguimento di vantaggi ingiusti”.

“Tra le condizioni di contesto che hanno consentito il radicamento della 'ndrangheta in Lombardia vi è la disponibilità del mondo imprenditoriale, politico e delle professioni (cioè il cosiddetto capitale sociale della 'ndrangheta) ad entrare in rapporti di reciproca convenienza con il sodalizio mafioso”.

In modo coinciso si può dire che la ‘ndrangheta in Lombardia si va ormai costituendo come vero centro di potere che attrae verso sé settori borghesi.
I centri di potere, anche se criminali, non si possono affrontare solo con le armi del codice penale. La Brianza ha bisogno di una classe politica che consideri la presenza della 'ndrangheta nel territorio come una vera e propria emergenza sociale ed economica, un nemico per la democrazia.

In Brianza di politici "capitale sociale della ‘ndrangheta" se ne sono visti troppi.

Quando Giacinto Mariani parla a sproposito di killer e di bombe relativamente ad articoli sul nostro sito, si dovrebbe ricordare che le armi e gli esplosivi - quelli veri - stavano nel box di Antonino Tripodi che per quelle armi e quell’esplosivo è stato condannato, vedi sotto.
 

Tripodi Antonino


 ** Nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta Tibet di quest’anno che ha individuato in Giuseppe Pensabene il nuovo reggente della locale di Desio, i nomi della famiglia Tripodi, di Antonino Tripodi e della sorella Isabella compaiono in un passaggio significativo.

Scrivono gli inquirenti:
“Ulteriori elementi rivelatori dello “spessore” criminale di GIORDANO Fausto derivano dai suoi contatti con alcuni altri pregiudicati calabresi già emersi nell’ambito dell’indagine “Infinito”, e ritenuti vicini alle locali della ‘ndrangheta di Seveso e di Desio (MB), quali ALAMPI Giuseppe e TRIPODI Antonino .

Con riferimento a TRIPODI Antonino alias “Nino”, detenuto in forza del provvedimento restrittivo emesso nel procedimento penale “Infinito”, alle ore 15.45 del 22.07.2011, GIORDANO Fausto veniva chiamato da TRIPODI Isabella alias “Isa”, sorella di TRIPODI Antonino, che utilizzava la scheda cellulare n. xxx, che gli faceva gli auguri di compleanno. GIORDANO manifestava il suo “rispetto” verso la famiglia TRIPODI, chiedendole informazioni sullo stato giudiziario del fratello TRIPODI Antonino”.

Isabella Tripodi (una delle danzatrice dello spot elettorale del sindaco di Seregno) compare anche nel consiglio di amministrazione dell’immobiliare Metro Quadro srl.
Secondo gli inquirenti la società era di fatto riconducibile a Fausto Giordano e da questi messa a disposizione di Giuseppe Pensabene.
Giuseppe Pensabene e Fausto Giordano sono stati arrestati a marzo di quest’anno. Sono imputati ai sensi dell’art. 416-bis di associazione mafiosa oltre ad altri reati tra cui usura e riciclaggio.

Desio - La discarica delle 'ndrangheta avrà un piano di caratterizzazione. Impegno di Regione Lombardia in vista della bonifica

di k.ts.

Il Consiglio Regionale Lombardo ha approvato l’Ordine del Giorno che impegna Regione Lombardia a pagare il costo - stimato in circa 150mila euro - del piano di caratterizzazione per la bonifica dei terreni di via Molinara a Desio, adibiti illegalmente a cava e a discarica di rifiuti industriali pericolosi.

L’OdG é stato presentato dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Gianmarco Corbetta (vedi video), ed è stato votato all’unanimità dall’assemblea nella seduta di ieri.

La “cava” illegale di via Molinara era stata sequestrata nel settembre del 2008 dalla Polizia Provinciale di Milano nell’ambito dell’inchiesta Star Wars che aveva portato alla luce un traffico illegale di rifiuti.
I rifiuti venivano interrati a Desio in via Molinara e a Seregno in un terreno di proprietà della moglie di Fortunato Stellitano.

Proprio Stellitano, con precedenti per associazione mafiosa, era a capo della banda che gestiva il traffico.
I mezzi, utilizzati per il trasporto e per smaltire i rifiuti, erano rubati e venivano poi rivenduti in Romania dalla banda. Come deposito dei mezzi, Stellitano utilizzava un’area a Briosco posta anch’essa sotto sequestro (vedi documento).

Negli otto mesi dell’inchiesta, gli uomini della Polizia provinciale di Milano, guidati da Flavio Zanardo (dal 2009 comandante della Polizia provinciale di Monza e Brianza), avevano eseguito intercettazioni sulle utenze usate da Stellitano e dai suoi complici.
Era emerso un quadro preoccupante sulle protezioni offerte da alcuni noti politici desiani alle attività di Stellitano - ritenuto legato ai Moscato di Desio e alla cosca della ‘ndrangheta Iamonte di Melito Porto Salvo.

Nell’inchiesta erano comparsi i nomi di Rosario Perri, ai tempi dirigente dell’Ufficio Tecnico di Desio e Massimo Ponzoni, assessore regionale all’Ambiente (vedi La Brianza trema per l’inchiesta sulla ‘ndrangheta). Durante gli appostamenti la polizia provinciale identificò anche l’auto di quest’ultimo presente sui terreni utilizzati dagli ‘ndranghetisti per seppellire i rifiuti industriali.

Coinvolti e condannati per altri procedimenti giudiziari, né Rosario PerriMassimo Ponzoni sono stati, però, chiamati a rispondere davanti all’autorità giudiziaria sui presunti rapporti intrattenuti con personaggi legati alla ‘ndrangheta.

Il legame tra Massimo Ponzoni e la ‘ndrangheta è tornato d’attualità, nel maggio di quest’anno, durante l’audizione di Fernando Dalla Chiesa (direttore dell’Osservatorio sulla Criminalità Organizzata dell’Università di Milano) alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, quando il senatore Salvatore Titto Maggio (Scelta Civica) ha chiesto: “Intervengo semplicemente per una considerazione che mi era risultata lampante rispetto alle considerazioni sull'incapacità [della ‘ndrangheta NdR ] di raggiungere livelli istituzionali quali quello regionale o comunale semplicemente per segnalarvi un fatto (pag. 29 del report dell’Osservatorio sulla criminalità dell’Università di Milano). Un consigliere regionale della Lombardia, Massimo Ponzoni, è notoriamente esponente di ambienti ’ndranghetisti della provincia di Monza e Brianza, quindi mi chiedevo come mai questo dato non vi risulti”.

La risposta articolata di Dalla Chiesa si può sintetizzare in due frasi: “Nel caso del consigliere Ponzoni, dichiarato dal giudice Gennari «capitale sociale della ’ndrangheta», la condanna che ha recentemente subìto non chiama però ancora in causa la criminalità mafiosa, ma è una condanna per corruzione. [...] Quello di Ponzoni è sicuramente uno dei casi di intermediazione tra pubblica amministrazione locale e pubblica amministrazione regionale, dove corruzione e criminalità organizzata si intrecciano, quindi sicuramente un caso paradigmatico” (vedi resoconto stenografico).

Il costo complessivo per la bonifica dei terreni contaminati da amianto, idrocarburi e dai residui di lavorazione industriale contenenti anche metalli pesanti quali piombo e cromo sono stati stimati in 2,5 milioni di euro.
Soldi che con tutta probabilità verrano pagati dalla collettività visto che i condannati sono risultati nullatenenti (vedi Desio - Il Comune pagherà la bonifica della discarica della ’ndrangheta).

Nonostante la condanna in sede penale con sentenza che ha previsto un risarcimento di 50mila euro per il comune di Desio e di 30mila per quello di Seregno - parti civili al processo (vedi Discarica della ‘ndragheta: rimborsate Desio e Seregno) - e nonostante le richieste avanzate in sede civile dai due comuni per i risarcimenti, molto difficilmente le due amministrazioni otterranno i soldi per le bonifiche.

Per il momento, oltre a non ricevere un euro dai condannati, hanno dovuto sostenere i costi legali dei processi. Seregno ha già anticipato più di 20mila euro per le spese legali (vedi determine 2009 e determine 2012-2014 ) in attesa un giorno di rifarsi sui condannati.

Aspettando che la discarica a Seregno come promesso diventi un parco (vedi Seregno, diventerà un parco la discarica abusiva della 'ndrangheta), sui giornali l'amministrazione informa che l'opera di bonifica costerà 350mila e partirà nel 2015 ( vedi articolo) anche se sul bilancio del comune di Seregno i soldi per la bonifica non sembra siano stati nemmeno stanziati.

Dopo gli arresti di Stellitano e dei suoi complici, dalle colonne del Corriere della sera, Andrea Galli scriveva: “Cento camion che attraversavano Briosco, Desio e Seregno. Un frastuono e un traffico che possibile non s' accorgesse nessuno? E possibile che nei Comuni, gli uffici tecnici fossero all' oscuro di quanto accadesse sui propri prati? E i sindaci Giampiero Mariani (Desio) e Giacinto Mariani (Seregno)[...]? E i vigili? Ispezionavano? “.

Qualche giorno dopo, in consiglio comunale, Giacinto Mariani si era difeso sostenendo che l’inchiesta era partita da un segnalazione dell’amminstrazione di Seregno (vedi Discariche della ‘ndrangheta e consiglio comunale).

Circostanza, di fatto, smentita dagli inquirenti che fanno risalire l’origine dell’inchiesta alla segnalazione di una Guardia Ecologica Volontaria fatta alla Polizia Provinciale.
Il comune di Seregno ci mise invece quasi tre anni per richiedere l'abbattimento di costruzioni abusive sui terreni degli Stellitano, abusi edilizi segnalati alla Polizia Locale di Seregno nel 2005. I primi sopralluoghi del comune di Seregno, datano 9 e 31 marzo 2006.  
Emise l'ordinanza di abbattimento dei manufatti solo nel maggio 2008 quando l'inchiesta della Polizia Provinciale era già in corso da alcuni mesi.

 

Seregno - Caso «+ Energy», il sindaco chiede i danni

di Gigi Baj da il Giorno del 23/07

AD UN ANNO dalla bufera mediatica riguardante la vicenda «+Energy» si alzano i toni nel panorama politico locale.
Il sindaco Giacinto Mariani ha infatti confermato la querela per diffamazione nei confronti non solo del settimanale «L’Espresso», che aveva sollevato il caso, ma anche contro il sito internet di informazione «Infonodo» e soprattutto contro il Partito Democratico, accusato di avere affisso dei manifesti nei quali si citava il primo cittadino quale socio occulto della «+Energy Fotovoltaici srl», la società nella quale operavano anche l’ex capitano della Compagnia dei Carabinieri di Seregno Luigi Spenga e l’imprenditore Mario Barzaghi, accostandolo al clan camorristico dei Casalesi.
Nelle motivazioni della denuncia, il sindaco ha chiesto all’allora segretario politico del Pd Mauro Brivio un risarcimento di 100mila euro per il grave nocumento derivato dall’esposizione dei quei manifesti nella prospettiva anche della sua candidatura alle elezioni europee che, come noto, non sono state favorevoli all’esponente della Lega Nord. Un danno di immagine a livello politico e personale. Nel mirino del sindaco Mariani è finito anche l’ex sindaco Gigi Perego, che avrebbe direttamente pagato i diritti di affissione dei manifesti.
Giacinto Mariani era stato chiaro e determinato sin dall’inizio: «Nei miei confronti si tratta soltanto di calunnie. Non c’è mai stato nulla da nascondere su questa vicenda. Valuterò l’opportunità di adire a vie legali nei confronti di chi cerca di screditarmi con notizie false e ingiuriose».
A nulla sono valsi i tentativi di conciliazione tra gli avvocati Ettore Trezzi (legale di Giacinto Mariani) e Luigi Cimino che rappresentava i due esponenti del Pd. Il tentativo di accordo non ha portato a nulla. Secondo indiscrezioni Brivio e Perego non avrebbero accettato di pubblicare un manifesto di scuse come il legale di Giacinto Mariani aveva preteso per evitare il prosieguo della causa che entro la fine dell’anno potrebbe arrivare al primo grado di giudizio. Tutto iniziò nel maggio 2013 quando un giornalista dell’Espresso fece scoppiare il caso della «+Energy Fotovoltaici srl di Meda», società importatrice di pannelli solari che avrebbe avuto a che fare con la Simec di Cesano Maderno, che i magistrati ritenevano essere controllata da Pasquale Pirolo, vicino ai clan dei Casalesi. Nei giorni scorsi presso il Tribunale di Roma si è svolta intanto la prima udienza del procedimento per diffamazione intentato da Giacinto Mariani contro il settimanale «L’Espresso» con una richiesta di 400mila euro di risarcimento. Una seduta molto breve terminata con il rinvio al prossimo mese di gennaio. 

Brianza - Il PD é il primo partito con il 41,42%. Alessia Mosca è il candidato più votato. Giacinto Mariani bocciato dalla sua Seregno

k.ts.

Il terremoto politico uscito dalle urne nella tornata elettorale di ieri, con l’ampia affermazione del PD, sopra il 40% a livello nazionale, si riflette anche nel voto nei comuni della Provincia di Monza e Brianza.  Dove, i dati definitivi vedono il Partito Democratico primo partito con il 41,42%, che stacca nettamente il Movimento 5 Stelle fermo al 17,05%.
Al terzo posto Forza Italia con il 17,01% superata dai grillini per 155 voti. In quarta posizione la Lega Nord  conserva il 12,63% del consenso.

Gli altri partiti: Ncd  3,91%, Lista Tsipras 3,15%, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale 2,63%,  si fermano in Brianza tutti sotto il 4%, soglia di sbarramento superata a livello nazionale dal Nuovo Centro Destra e con tutta probabilità dalla lista Tsipras che si attesta mentre scriviamo al 4,03% con ancora 300 sezioni su 61.592 da scrutinare. Fuori dal parlamento Europeo, invece, la formazione guidata da Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia.

La Brianza che per molti anni é sembrata un feudo inattaccabile del centrodestra con PDL-Lega che da soli sfioravano complessivamente il 60%  mentre il centrosinistra  era relegato al ruolo di eterno perdente, con questa elezioni ha completamente ribaltato la situazione.

Il Pd è di gran lunga il primo partito in tutti paesi della Brianza con percentuali da regioni rosse impensabili solo pochi anni fa.

Sul fronte dei candidati, nella circoscrizione Nord-Ovest, Matteo Salvani, segretario della Lega Nord ed europarlamentare uscente, è il candidato in assoluto più votato con 216.755 voti.

Di questi, 15.867 preferenze gli arrivano dai comuni della provincia di Monza e Brianza, dove il candidato più votato in assoluto è la monzese, Alessia Mosca del PD con 19.996 preferenze.

E’ andata, invece, male al sindaco di Seregno Giacinto Mariani che nell’intera circoscrizione Nord-Ovest (Lombardia-Piemonte-Liguria e Valle D’Aosta) ha ottenuto 3.538 voti di preferenza, piazzandosi quattordicesimo sui 20 candidati  presenti in lista per la Lega Nord.

Dei voti totali raccolti da Mariani, 2.745 preferenze gli arrivano dai comuni della Provincia di Monza e Brianza ma solo 912 voti da Seregno, il comune di cui è primo cittadino da quasi dieci anni.

Una sonora bocciatura se si considera che a Seregno la Lega Nord ha raccolto 3.300 voti (16,04 % dei consensi) ma solo un terzo  di questi ha espresso una preferenza per Giacinto Mariani.

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